Area 51: alieni, ufo o progetti militari segreti?

a cura di Gabriele "Ixion" Filippi

Un'introduzione alla misteriosa base statunitense denominata Area 51, tra alieni, ufo e progetti militari segreti che avrebbero portato alla fabbricazione di aerei tecnologicamente avanzati come i caccia-bombardieri stealth.

Le stesse luci nel cielo notturno assumono significati diversi se viste da occhi diversi. Per l'esperto di aerei da guerra sono un bombardiere B1 in volo sperimentale, per l'ufologo una navicella aliena, per l'astronomo meteoriti in discesa nella nostra atmosfera...

Las Vegas, Hotel Luxor: le finestre di questo singolare albergo si affacciano su un terminale all'angolo nord-ovest dell'aeroporto internazionale McCarran. Da qui decollano dei 737 altrettanto particolari, ma sicuramente meno appariscenti dell'albergo in stile egiziano. Completamente bianchi con solo una striscia rossa lungo la fiancata, sono privi di qualsiasi nome o logo. Negli ambienti dell'aviazione, questi aerei vengono associati alla fantomatica compagnia aerea "Janet".

Ad aumentare l'alone di mistero che circonda questa compagnia fantasma c'è il fatto che alcuni di questi aeromobili possiedono un "tail number" (il codice alfanumerico che identifica univocamente ogni aereo) che ne assegna la proprietà all'Aeronautica Militare Statunitense. Ogni mattina questi aerei decollano per portare al lavoro più di 100 persone ciascuno; un lavoro segreto, svolto in un luogo segreto: l'Area 51.

I deserti sono più o meno tutti uguali: un caldo bestiale, qualche cespuglio secco che rotola e la desolazione più totale, senza un segno di vita per chilometri e chilometri. Ma questo non vale se parliamo del deserto del Nevada. A renderlo speciale non sono solamente i suggestivi picchi delle alture che lo circondano, né il Groom Lake, per quanto interessante possa apparire un lago prosciugato.

In un deserto possiamo aspettarci di trovare tutto, tranne strade asfaltate, bunker, hangar e una pista di atterraggio lunga otto chilometri. Si tratta di 26.000 km quadrati di deserto "militarizzato" da una base che ufficialmente non esiste, ma che tutti conoscono: l'Area 51.

La via di accesso principale è tutt'altro che appariscente. Si tratta di una strada sterrata e polverosa che si stacca dalla statale 375 (chiamata "The Extraterrestrial Highway" per via dei numerosi avvistamenti di UFO lì verificatisi), all'altezza di una grande cassetta della posta di color bianco (una volta completamente nera).

Sedici km a sud di questo complesso troviamo il Papoose Lake, un altro lago salato asciutto. Nemmeno qui il nostro interesse è catturato dalle bellezze naturali, ma di nuovo da un'installazione militare, ancor più segreta dell'Area 51, denominata S4. E' nei laboratori di questa base che ha lavorato per alcuni mesi Bob Lazar, testimone noto per aver rilasciato dichiarazioni sulle "particolari" ricerche che vi si svolgevano.

Completano la militarizzazione di queste terre desolate (ma non troppo) il poligono nucleare di Tonopah, e la base aerea di Nellis.

Divenute accessibili al pubblico, le immagini satellitari hanno reso possibile osservare ciò che per anni era rimasto celato sulle cartine topografiche. Oggi, grazie a programmi come Google Earth, possiamo curiosare su questa zona, nota anche come Dreamland, interpretando ombre e sagome stampate sul terreno, o leggendo i commenti della Google Earth Community.

Ma possiamo solo fantasticare su cosa si nasconda dentro (e sotto) la misteriosa Area 51. Installazioni militari, progetti top-secret, UFO, alieni: tutto questo è Dreamland.

(Un)known Area 51

Quello che non può essere visto, non esiste. E' questa la filosofia adottata dal Pentagono, che per decenni ha contribuito a rendere misteriosa l'Area 51. La morfologia del terreno in questa zona costituisce già di per sé un'ottima protezione da occhi indiscreti. Si tratta infatti di un vallata desertica, circondata per chilometri e chilometri da montagne che superano i mille metri di altitudine.

Nel corso degli anni, la crescente notorietà dell'Area 51 ha spinto le autorità a perpetrare una politica di espropri, più o meno legali, nel tentativo di frapporre sempre più deserto fra le installazioni e la curiosità di civili e giornalisti. Man mano che la gente si avvicina, la base si "allontana", allargando i propri confini come una macchia d'olio. Ormai la proprietà del governo è così estesa che non è possibile recintarla. La zona off-limits viene indicata da bandiere arancioni, mentre lungo le strade polverose che portano alla base si trovano segnali che intimano di non proseguire nel cammino. Se bandiere e cartelli non sono sufficienti per dissuadere i più curiosi, allora entrano in azione i "Cammo Dudes", una sorveglianza armata gestita da un'azienda privata (probabilmente la EG&G). A bordo dei loro Cherokee bianchi, questi vigilanti si spostano lungo i confini esterni del complesso militare.

Protetti dal Dipartimento dello Sceriffo della Contea di Lincoln, sono l'unica forza di polizia degli Stati Uniti che opera in questa area.

Le foto satellitari mostrano quella che apparentemente sembra essere una normalissima base militare. Ma, analizzando le foto in modo più approfondito, si nota innanzitutto la completa assenza di strade asfaltate che colleghino la base alla viabilità principale. Ecco quindi che prende forza la tesi secondo la quale gli uomini che lavorano lì vi giungano a bordo di aerei.

Continuando a curiosare qua e là, è possibile individuare bersagli giganteschi impressi sul terreno, ingressi di tunnel, edifici isolati spersi fra le montagne. Agghiacciante lo spettacolo che ci riserva il poligono di Nellis: crateri del diametro di 400-500 metri, creati da esplosioni nucleari sotterranee, che si estendono a perdita d'occhio. Inoltre è possibile apprezzare quanto la base dell'Area 51 sia a uno stato "avanzato". Decine di hangar, tra cui l'enorme hangar 18 (300 piedi di lato), caserme, dormitori, uffici, parcheggi nei quali si possono notare auto civili, e un'estesa rete di piste di atterraggio, tra cui la già citata pista di 8 chilometri (probabilmente la più lunga al mondo). Purtroppo le immagini satellitari non ci mostrano cosa si nasconda nel sottosuolo. Ciò che vediamo in superficie è quasi sicuramente la punta di un iceberg. Per il momento non possiamo fare altro che affidarci alle solite testimonianza anonime non confermate. Si parla di 90 piani sotto terra, dove il livello di segretezza aumenta in modo proporzionale alla profondità; o, ancora, di tunnel chilometrici che collegano l'Area 51 con le altre installazioni militari che si trovano nelle zone circostanti. Verità o illazioni, il mistero rimane.

Storia

La costruzione dell'Area 51 risale sicuramente a prima degli anni Sessanta, ma le notizie di cui siamo in possesso sono già discordanti non solo sull'anno di nascita ma anche sulla paternità e sulle funzioni che inizialmente la base ha svolto.

I primi "movimenti" si registrano fra il 1941 e il 1945: sul lato est del Groom Lake vengono realizzate due rudimentali piste di atterraggio, lunghe approssimativamente 5.000 e 7.000 piedi. Si tratta di piste di appoggio ai voli eseguiti dalla base di Nellis. In disuso a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, si deteriorano rapidamente.

Del decennio a seguire non abbiamo molte notizie; possiamo supporre che la zona abbia continuato a svolgere un ruolo secondario, di supporto alle installazioni militari vicine.

Per trovare le prime tracce di edifici, dobbiamo aspettare il 1955. Nell'aprile di questo anno, Tony LeVier, pilota collaudatore della Lockheed, è alla ricerca di un'area adatta al test di un nuovo aereo militare rivoluzionario: l'U-2. Il progetto, sviluppato per conto della CIA e nato già come top secret, necessita di una location atta a garantire un adeguato livello di segretezza. LeVier, assieme al suo superiore Kelly Johnson e a un responsabile della CIA, mette gli occhi sul Groom Lake. In pochi mesi la Lockheed Skunk Work completa la realizzazione dell'installazione, denominata "The Ranch", per una spesa complessiva di 800.000 dollari. La base è costituita da tre hangar, una torre di controllo, una pista di decollo e una serie di case mobili prefabbricate. I tempi sono serrati: nell'estate dello stesso anno un C-124 consegna il primo U-2, e il nuovo aereo spia compie il primo volo sul Groom Lake, protetto dall'Ordine Esecutivo 10633 del presidente Eisenhower, che decreta la chiusura dello spazio aereo sopra la base.

Pensando allo scenario sociopolitico di quel periodo, in funzione soprattutto dei rapporti fra USA e URSS, è evidente l'importanza strategica del nuovo velivolo. Mentre il Pentagono mantiene il segreto in ambito militare, il Governo lavora nei confronti dell'opinione pubblica. Viene così emanato il Public Land Order 1662 del 20 Giugno 1958. L'atto decreta il sequestro di 38.400 acri (60 miglia quadrate) a favore della Commissione dell'Energia Atomica, in connessione con il vicino poligono nucleare noto come Nevada Test Site.

Ciò nonostante, il 21 Settembre 1959, circola una fotografia dell'installazione di Groom Lake. L'immagine, tutt'oggi reperibile, viene scattata dallo USGS (United States Geological Survey), nell'ambito di un progetto per la realizzazione di una mappa geografica globale. Un anno dopo (settembre 1960) iniziano i lavori per l'ampliamento della base, in previsione dell'inizio dei test sui futuri "Black Projects". L'operazione OXCART - il nome in codice che identifica il progetto di ampliamento - prevede il prolungamento della pista d'atterraggio principale, da portare a 2,5 chilometri, e l'aumento della capacità dei serbatoi di carburante fino a 1.320.000 galloni.

Aereo A-12, il predecessore del SR-71 - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia

Le linee futuristiche dell'aereo militare A-12, predecessore del SR-71, potevano certamente far pensare che nell'Area 51 degli anni '60 si studiassero veivoli UFO.

Il primo dei rivoluzionari aerei a vedere la luce in questa struttura è l'A-12, predecessore dell'SR-71 meglio noto come "Black Bird". E' l'ottobre del 1962, e la Lockheed firma un contratto da 1 milione di dollari per lo sviluppo di questo progetto.

I lavori relativi all'operazione OXCART si completano nel 1965, portando la popolazione dell'Area 51 a 1.835 unità, e affiancando all'attività di test in volo quella di sviluppo di nuove tecnologie a terra. Nel 1967, la DIA (Defense Intelligence Agency) invia ai laboratori della base un MIG 21 dando il via a un programma denominato "Have Doughnut", oggi ancora in corso.

Le notizie iniziano a trapelare, la pressione dell'opinione pubblica contro la guerra, e le contestazioni per le ingenti somme stanziate dal governo in ambito bellico, spingono il Pentagono a trasferire lo sviluppo del Black Bird alla NASA.

Il 22 Maggio del 1967, un A-12 decolla da Groom Lake per raggiungere la base aerea di Kadena, a Okinawa. Si tratta dell'inizio dell'operazione "Black Shield", che prevede l'impiego dei Black Projects per la conduzione di voli di ricognizione e spionaggio sul Vietnam del Nord.

Nel 1968 vengono scattate sull'Area 51 altre foto dall'alto, ancora una volta dallo USGS.

I test di volo intanto non ottengono sempre esito positivo, e gli incidenti aerei vedono quasi sempre sparire sia il velivolo sia il pilota. Probabilmente il limite viene superato nel 1972, quando si assiste a un totale oscuramento delle operazioni condotte nell'Area 51, in seguito a un disastroso incidente che porta alla sospensione del progetto "Red Lights" (sino al gennaio del 1974). Su questo progetto, contrariamente ai Black Projects, circolano solo vaghe notizie (probabilmente perché tutt'oggi in corso) che lo collegano con i presunti dischi volanti di provenienza extraterrestre che sarebbero precipitati sulla Terra nel 1947 e nel 1949, nei pressi della notissima Roswell (New Mexico). Si vocifera che i test di volo fossero condotti con prototipi realizzati sulle tecnologie aliene dedotte dai relitti rinvenuti.

I primi risultati delle nuove ricerche arrivano il 16 Novembre del 1977: prende corpo il progetto "Have Blue", finalizzato allo sviluppo del caccia invisibile F-117A. I militari danno dimostrazione delle tecnologie stealth sviluppate in occasione del "TACIT BLUE", una esercitazione condotta nel febbraio del 1982 proprio a Groom Lake. In concomitanza, viene declassificato il Black Project A-12, la cui esistenza viene così pubblicamente rivelata. L'attenzione rivolta all'Area 51 da parte dell'opinione pubblica inizia a essere invadente. Esemplare in tal senso è l'incursione, nell'aprile del 1983, di 4 contestatori di Greenpeace, intenzionati a raggiungere il Nevada Test Site dopo 5 giorni di marcia attraverso le alture a sud del lago Groom.

Viene quindi effettuato nel 1984 un esproprio di altri 89.600 acri di terreno. La mancanza di atti ufficiali che dimostrino la legittimità dell'operazione sollevano un clamore tale che il Congresso è costretto a votarla retroattivamente per legalizzarne la natura.

A scongiurare altri audaci dall'addentrarsi nella zona off-limits, viene schierata una forza di sorveglianza armata (i già citati Cammo-Dudes).

Anche se il programma "Tacit Blue" viene concluso, il Pentagono non sembra intenzionato ad abbandonare l'installazione, che ormai ha un livello infrastrutturale molto avanzato. La costituzione della "zona cuscinetto" intorno alla base riesce a tenere lontani occhi indiscreti da terra, ma non da satellite. Viene quindi completamente riorganizzata la gestione delle operazioni, in base alle "finestre d'ombra". Diversamente dai satelliti meteorologici, infatti, quelli spia non sono geostazionari, non hanno cioè una posizione fissa rispetto alla Terra, ma le ruotano attorno, consentendo pertanto un monitoraggio solo ciclico, non continuativo.

Gli addetti alla sicurezza dell'Area 51 sono così in grado di determinare con certezza le ore nelle quali poter operare in esterno senza correre il rischio di essere spiati.

Ad attirare l'Area 51 nell'occhio del ciclone ci pensa però Bob Lazar nel maggio del 1989, tramite un'intervista esplosiva rilasciata alla rete televisiva di Las Vegas KLAS-TV. Lazar dichiara di essere un ingegnere assunto per studiare veicoli extraterrestri custoditi in una installazione segreta vicino al lago Papoose, poco più a sud del lago Groom: la misteriosa area S4. E' la scintilla che scatena l'inferno, rendendo l'Area 51 famosa in tutto il mondo. Non è da meno il clamore suscitato da Jonathan Turley, docente di legge alla George Washington University. Turley avvia nel 1994 una battaglia legale, denunciando le pericolose condizioni in cui lavorano alcuni operai dell'Area 51, e perfino il verificarsi di alcuni decessi.

Curiosi in terra, curiosi in cielo, curiosi nello spazio. Tutto il mondo osserva Dreamland. La Air Force decide quindi di aumentare ulteriormente il livello di sicurezza, ufficializzando nel 1995 ancora un esproprio, stavolta 3.972 acri di montagne tra il Freedom Ridge e il Whiteside Peak. Il sequestro, già messo in atto due anni prima, preclude l'accesso a un altro punto che gode di ottima visuale sul lago Groom.

L'esistenza dell'Area 51 è ormai di dominio pubblico, e lo dimostra il numero di aprile 1994 della nota rivista Popular Science, che riporta una fotografia scattata da un satellite spia sovietico (la foto risale al 17 Luglio del 1988), insieme a un lungo articolo riguardante la base.

Le autorità tentano di smorzare il clamore creatosi.

Un esempio eclatante è rappresentato dalla sospensione del caso legale promosso da Turley nel 1996, con decreto presidenziale 95-45 emanato da Clinton, grazie al quale l'Area 51 viene di fatto esonerata dal rispetto delle leggi in vigore per "necessità di sicurezza nazionale". L'attenzione rivoltale rende ormai la base la più nota installazione segreta al mondo. Tutti sanno che esiste, ma nessuno sa ancora con certezza cosa nasconda.

Nello stesso anno, mentre il progetto Tacit Blue viene declassificato, si eseguono nuovi lavori alle piste di atterraggio, prolungando di 5.000 piedi quella secondaria, la 14L-32R, necessaria probabilmente ai test di volo del "Bird of Prey", noto anche come BoP, un nuovo velivolo top-secret destinato allo sviluppo delle applicazioni della tecnologia "stealth".

Alla fine del 1999 la base viene trasferita alla Air Force, che continua a lavorare sulle infrastrutture, ripavimentando la "Transient Parking Ramp" (nota come JANET ramp), ampliando l'ingresso Nord (filo spinato, cancelli, nuove guardiole), e avviando poi nel 2001 i test sulla bassa rilevabilità del Lockheed Martin F/A-22A Raptor. Tali test fanno parte dell'ennesimo progetto top secret sviluppato a scopo militare, il Dynamic Coherent Measurement System (DYCOMS) airborne RCS range (noto come Project 100 o più semplicemente P-100).

I lavori relativi alle piste interessano anche il Corridoio 12/30, lungo circa 5.420 piedi e largo 150 Le ultime notizie riguardano il completamento nel 2003 di due nuove cisterne di carburante e una pista di collegamento con l'Hangar 19.

Qualcuno ha visto un UFO?

Fotografia della ricostruzione di un alieno conservata al museo di Roswell - Immagine Creative Commons Attribution-ShareAlike 1.0, fonte Wikipedia

Ricostruzione di un alieno conservata al museo di Roswell, cittadina dove sarebbero precipitato un UFO nel secondo dopoguerra. Veivolo ed equipaggio sarebbero poi stati studiati nell'Area 51.

La maggior parte delle indiscrezioni trapelate sull'Area 51 ci arrivano dagli addetti occupati al suo interno. Lazar afferma di aver lavorato per cinque mesi allo studio di velivoli di natura extraterrestre. Lo scienziato rilascia numerosi dettagli, primo fra tutti la posizione dei laboratori in cui si troverebbero gli UFO, e puntualizza che lo staff di 22 scienziati di cui avrebbe fatto parte era impegnato in un progetto di retroingegneria, finalizzato cioè a individuare le tecnologie impiegate nella costruzione di nove dischi volanti.

Lazar scende nei particolari, descrivendo i velivoli che avrebbe avuto modo di esaminare di persona. Sulla supericie delle fusoliere mancherebbero giunture, bulloni o saldature, ed i bordi arrotondati sarebbero privi di spigoli vivi. A suo dire sembrerebbero modellati nella cera, come se fossero stati fusi in un monoblocco. Anomali anche gli interni, con sedili ad appena 30 cm dal pavimento. Lo scienziato descrive anche il sistema di propulsione, costituito da una sfera poco più grande di una palla da tennis, capace di irradiare un campo antigravitazionale all'interno di un cilindro cavo lungo quanto il velivolo.

Altra fonte d'informazioni sull'Area 51 è George Knapp (il giornalista della KLAS che fu contattato da Lazar), il quale ha reso noto un videotape, ricevuto da un uomo che avrebbe diretto vari programmi nella base di Nellis, in cui si asserisce che dal 1950 le autorità statunitensi starebbero custodendo materiale di origine extraterrestre, e addirittura delle creature aliene.

A supportare tali tesi ci sarebbero gli svariati avvistamenti di UFO condotti intorno all'area di Groom Lake. Fra i tanti, vale la pena menzionare quello ripreso da una troupe della Nippon Tv guidata da Norio Hayakawa. Il filmato mostra un oggetto che decolla dall'Area 51 a velocità incredibile ed effettua manovre impensabili per un normale aereo.

Secondo un dipendente della Lockheed, intervistato da Jim Goodall, scrittore e giornalista specializzato in aeronautica, "alcuni degli oggetti che sfrecciano sul deserto del Nevada farebbero venire l'acquolina in bocca a George Lucas".

Alla fine degli anni Quaranta l'aviazione ha compiuto un notevole balzo in avanti, grazie all'impiego di nuove tecnologie, come la sostituzione della propulsione a elica con quella a reazione, o con l'introduzione della sagoma della fusoliera così detta "a freccia positiva". Trattandosi di tecnologie applicate in campo bellico, sono sempre state sviluppate sotto la massima segretezza. Si è quindi sempre trattato di "cose mai viste prima".

E' facile pertanto associare i molteplici avvistamenti di UFO ai vari voli sperimentali condotti sull'Area 51. Anche lo stesso Norio Hayakawa, una volta investigatore d'assalto determinato a scoprirne i segreti, definisce oggi l'Area 51 una installazione dedicata alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie.

Niente UFO. Nessun alieno. O forse no?

Black projects

Ma da dove arrivano tutti questi prototipi? Dalla Skunk Works, in California. Il Black Bird è ormai noto al pubblico ed è fuori produzione; cos'altro giustifica, oggi, l'attività svolta a porte chiuse da questa divisione della Lockheed? Forse possiamo trovare risposta in un documento del Pentagono del 1985, nel quale veniva definito il budget per l'U-2 ed il Black Bird, e dove erroneamente igura un terzo misterioso progetto denominato AURORA PROJECT. Benché il livello di segretezza che protegge l'Aurora Project sia altissimo, una serie di indizi ci consente di presagire cosa si aggiri oggi nei cieli di Dreamland.

Dopo aver realizzato aerei in grado di volare a velocità supersoniche, e di risultare invisibili ai radar, la prossima frontiera dall'ingegneria avionica è quella di creare un aereo in grado di raggiungere velocità ipersoniche, cioè pari a cinque o sei volte la velocità del suono. Un tale velivolo necessiterebbe di un angolo di freccia positivo molto accentuato, onde evitare seri problemi di surriscaldamento dovuti all'attrito con l'aria, e di un volume tale da poter contenere un adeguato sistema di propulsione e maggior carburante, oltre ovviamente l'equipaggio con le relative strumentazioni di bordo. La forma più idonea a soddisfare queste esigenze è quella di un corpo unico triangolare, dalle superfici curvilinee in cui si fondano insieme fusoliera, ali e motore. Il sistema di propulsione dovrebbe essere certamente unico nel suo genere, quindi con un suono caratteristico, diverso da quello di un comunissimo jet o di un razzo.

A confermarci il fatto che non stiamo parlando di fantascienza, troviamo traccia di un test di rilevamento radar condotto nel 1992, che coinvolge i controllori di volo del traffico aereo della costa occidentale degli Stati Uniti. I controllori vengono avvertiti della possibilità di individuare velivoli ad altissima velocità, in grado di produrre suoni ed esplosioni soniche (il rumore prodotto da un aereo quando rompe il muro del suono, esso si accompagna a un anello di condensa generato dallo spostamento d'aria che segue l'aereo, che si comprime su quella che lo precede) insolite e frastornanti, simili a terremoti. La mattina del 30 gennaio, nel sud della California, un profondo boato sveglia diverse persone, mentre i sismografi dell'US Geological Survey registrano una scossa di terremoto.

Un velivolo non identificato rompe il muro del suono e tocca Mach 3.1. Sono tornati gli UFO.

Testo riprodotto su autorizzazione della redazione di Terre di Confine e apparso sul numero 6, gennaio 2007, della rivista

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