Storie vere di fantasmi napoletani - Terza parte: castelli e torri fantasma

a cura di Alberto Ferrero

Storie vere di fantasmi napoletani, terza parte: castelli e torri fantasma. Anche nei più classici dei luoghi infestati da fantasmi, troviamo storie partenopee dalla spiccata originalità. Coccodrilli nel Maschio Angioino, prigionieri mandati a morte e tornati a ricercare il loro braccio, struggenti storie d'amore sublimatesi in una sottile vendetta femminile. Sono solo alcune delle testimonianze riportate da Alberto Ferrero nella sua esplorazione del soprannaturale campano legato ai manieri fortificati e alle torri.

Castel dell'Ovo

La Leggenda

Denominato un tempo Castello Marino o di Mare, Castel dell'Ovo deve il suo attuale nome al profilo ovoidale della propria pianta. La leggenda però vuole che sia stato il poeta Virgilio ad affibbiargli tale denominazione, questo dopo aver nascosto un uovo (contenuto in un fiasco o in una caraffa di vetro a sua volta all'interno di una gabbia in ferro) in una stanza del castello, la cui sorte sarebbe dipesa appunto da quella dell'uovo, tenuto in sospensione nella suddetta stanza.

Sotto il regno, prosegue la leggenda, di Giovanna I d'Angiò (1326 - 1382), l'uovo si ruppe e il castello irrimediabilmente crollò, ma fu la regina stessa a farlo ricostruire sostituendo un altro uovo a quello rotto. Un altro testo leggendario vuole invece la città di Napoli posta interamente su un uovo.

Un altro testo ancora parla della presenza di due castelli, entrambi circondati interamente dal mare, ognuno posto su un uovo. Un giorno una delle due uova fu incautamente rotta da un tale, causando così il crollo del rispettivo castello. Rimase l'altro uovo, sul quale il sopravvissuto castello ancora oggi si ergerebbe.

Il Cavaliere

Molti affermano di aver visto e sentito il cosiddetto fantasma del "cavaliere dal braccio spezzato", un prigioniero che vaga per i sotterranei del palazzo, nei quali in effetti scomparvero diversi condannati, i quali, o riuscivano a scappare o morivano di fame, oppure rimanevano vittime della marea che, entrando nei sotterranei del castello, li uccideva portando poi via i loro corpi con il ritiro delle acque.

Il cavaliere annegò probabilmente con un braccio incatenato al muro mentre l'acqua riempiva la cella. Secondo alcune testimonianze, correrebbe intorno alle mura di cinta entrando poi all'interno del castello. Altri invece avrebbero udito i suoi lamenti provenire insistentemente dai sotterranei del castello; la sua voce invocherebbe ripetutamente il braccio perduto.

Il Mostro

Dopo che alcune guardie trovarono nei sotterranei brandelli di carne umana, iniziò a diffondersi la terribile diceria del "mostro del castello", probabilmente un coccodrillo, o qualche altro animale affine, nascosto nei sotterranei e nelle cui fauci cadevano ignari prigionieri.

Maschio Angioino

Il Coccodrillo

In una fossa nelle prigioni del Maschio Angioino (o Castel Nuovo), buia, umida, posta sotto il livello del mare e in cui venivano gettati prigionieri ritenuti meritevoli di particolari castighi, iniziarono un giorno ad avvenire misteriose sparizioni. La causa fu poi individuata in un coccodrillo, giunto a Napoli dall'Egitto dopo essersi probabilmente attaccato alla fiancata di una nave. Entrando da un buco non notato precedentemente, la vorace bestia azzannava i prigionieri prendendoli per le gambe e portandoli via con sé.

In un primo momento, si approfittò della sua presenza dandogli in pasto condannati ritenuti scomodi. Laddove risultò poi piuttosto pericoloso tollerarlo oltre, si ritenne più opportuno ucciderlo. Il bestione fu quindi pescato (grazie a un'ancora di nave come canna da pesca e a una coscia di cavallo come esca), eliminato, impagliato ed appeso su una porta del maniero, rimanendovi praticamente fino alla metà dell'800.

I Congiurati

Nei sotterranei del castello sono ancora presenti quattro casse scoperte, nelle quali ben visibili quattro cadaveri risalenti al periodo a cavallo tra il XV e il XVI secolo. Tra di essi anche un prelato, con le mani legate e il viso contratto, morto probabilmente per soffocamento. Si tratta degli sventurati protagonisti della famigerata "congiura dei baroni", appoggiata da papa Innocenzo VIII e scoppiata a Napoli tra il 1485 ed il 1486 sotto il regno di Ferdinando I (o Ferrante) d'Aragona (1431 - 1494).

Usando come stratagemma il falso matrimonio di una sua nipote, organizzato nella grande sala aragonese del castello e al quale vennero infatti invitati i più importanti baroni del regno, il sovrano riuscì a far arrestare i principali responsabili della congiura, facendoli poi uccidere nelle carceri ed imbalsamare appunto in alcune casse. Si ritiene che gli spiriti dei congiurati, ancora senza pace, vaghino per le segrete del castello reclamando giustizia.

Castel Sant'Elmo

Misteriose presenze ultraterrene a Castel Sant'Elmo, al Vomero, costruito nel 1328. Nei sotterranei, di notte, si udirebbero sibili agghiaccianti e urla acute, stridenti, manifestazioni registrate a più riprese anche dai giornali. Qualcuno a suo tempo suppose che si trattasse di rumori prodotti dal vento nelle grotte sottostanti o qualcosa di simile, tuttavia non bastò questo quale spiegazione ufficiale e lo strano fenomeno è ancora oggi avvolto nell'ombra e nel mistero.

Lungo la Pedamentina, una piccola scalinata che fiancheggia tutta la collina sulla quale si erge il castello, vagherebbe invece un fantasma vestito di bianco piuttosto allegro e giocherellone. Suo passatempo particolare spaventare gli altri mentre, gridando e ridendo, entra ed esce dal muro vicino alla scalinata.

Alla fine della prima rampa della Pedamentina, esiste inoltre un vecchio cancello in cui le guardie reali uccidevano tutti quelli che volevano assalire il castello. I corpi dei nemici venivano poi lasciati nei sotterranei per essere divorati dai topi. Secondo alcune testimonianze, i lamenti e i pianti di tali vittime sarebbero ancora udibili passando dinnanzi al cancello.

La Regina di Castello Giusso

Secondo più testimonianze, Castello Giusso, a Vico Equense, sarebbe infestato dal fantasma della regina Giovanna I d'Angiò. Amante insaziabile, si pensa che la sua anima vaghi inquieta tra le stanze del castello, in cui, secondo la leggenda, morì cadendo probabilmente in una delle trappole nelle quali lei stessa faceva piombare i suoi amanti una volta offerta loro un'appassionata notte d'amore. La tradizione vuole che le urla degli sventurati giovani si sentano sin dalla cappella del castello, in particolare durante il mese di agosto.

Il Fantasma di Castelcapuano

Lungo i corridoi di Castelcapuano, antica fortezza trasformata in tribunale dagli spagnoli, vagherebbe ancora indisturbata l'anima in pena di Giuditta Guastamacchia, donna bellissima quanto perfida, impiccata il 19 aprile del 1800 insieme all'amante, al padre e ad altri complici, per aver organizzato l'assassinio del marito.

La sua testa fu tagliata ed esposta al popolo da una delle finestre della Corte della Vicaria per diversi giorni. La leggenda popolare vuole che ogni anno, nell'anniversario della sua morte, il fantasma di Giuditta ricompaia nelle sale dell'antico tribunale.

La Castellana di Castellammare

Un castello situato nella zona di Castellammare di Stabia, edificato nell'XI secolo e già di proprietà del duca di Sorrento, più volte ricostruito e oggi ancora in buone condizioni, è tristemente conosciuto per la presenza del fantasma di una castellana che nel 1459, al tempo della "congiura dei baroni", aprì le porte del maniero stesso, difeso dal provenzale Gaillard, agli assedianti che lo conquistarono senza così subire alcuna perdita.

La donna, il cui nome, per uno strano scherzo del destino, pare essersi smarrito nel tempo, si era infatti invaghita perdutamente di uno dei soldati che militavano tra le schiere degli assalitori. Ma il cavaliere, per cui lei era giunta addirittura al tradimento, felicemente sposato, respinse le sue attenzioni, lasciandola in un profondo abisso di delusione e depressione. Rifiutata in amore ed evitata ormai da tutti a causa del suo vile tradimento, non le restò che togliersi la vita, avvelenandosi poco tempo dopo.

Il suo fantasma si racconta che vaghi all'interno del castello e molti sono i testimoni che affermano di averla vista più volte dinnanzi all'ingresso come in attesa di qualcuno. Ma è nella camera da letto, detta anche "la camera degli angeli", che si avverte una strana forza che impedisce a chiunque di svolgervi qualsiasi attività, un'intrusione malefica che spinge alla diffidenza, una forza misteriosa e talmente ostile da costringere chiunque alla fuga e al terrore. Chi ha avuto modo di vederla, parla di una donna di mezza età, indosso una lunga veste rossa, lunghi capelli neri che le scendono sulle spalle, sul volto un sorriso di scherno.

Respinta da chi le aveva rubato il cuore, distrutta nei suoi più teneri e sinceri sentimenti, colpita nel suo orgoglio, la sua vita fu la palese dimostrazione di come si possa gioire e soffrire, vivere e morire per amore. E se da viva l'amore di un uomo l'aveva trafitta a punto tale da spingerla al suicidio, da spirito suo preciso scopo è quello di perseguitare appunto gli uomini, tutti, senz'alcuna distinzione, non lasciandoli dormire, spaventandoli con forti rumori e facendoli persino cadere per le scale, prorompendo poi in forti risate rimbombanti per l'intera fortezza.

Diversi coloro che asseriscono di averla sentita ridere, risa provenienti da vari punti del castello, ma anche i suoi pianti, i suoi sussurri, i suoi lamenti terrorizzano chiunque abbia avuto l'ardire di visitare il maniero. Il suo viso prorompe in un forte riso di scherno e con la sua sfrenata ilarità si fa beffa di quell'amore che fu sadico nel riservarle unicamente dolore.

Ride del mondo e degli uomini che lo abitano, tra i quali l'uomo che la deluse in amore, l'uomo a causa del quale, poco prima di congedarsi dal palcoscenico della vita, arrivò alla drastica conclusione che non vi possa essere al mondo persona che non si riveli un infame in grado d'illudere, ingannare e buttar via qualsiasi donna gli si getti ai piedi.

Torre degli Incurabili

Lungo la strada che da Napoli conduce a Giugliano, zona Campi Flegrei, nelle vicinanze del parco acquatico Magic World, esiste ancora la cosiddetta "Torre degli Incurabili", da molti conosciuta anche come "'o mulino a viento", strano e antico rudere situato nelle campagne giuglianesi.

Alcuni dicono che vi portassero i malati di malattie incurabili, persone anziane in fin di vita e moribondi della zona, altri suppongono che fosse una sorta di manicomio. Gli anziani del posto ritengono che quell'edificio, ormai abbandonato da tantissimi anni, fosse davvero un mulino a vento, altri invece che fosse sì adibito a mulino a vento, ma in realtà costruito perseguendo altri scopi.

Una testimonianza in merito, risalente a circa trent'anni fa, arriva da un vecchio cacciatore, che percorreva in quell'occasione la strada che passa esattamente di fronte alla torre, strada allora ancora in stato rudimentale: era infatti uno stretto sentiero circondato da siepi. L'uomo s'accorse improvvisamente di essere seguito, sentiva distintamente dei passi distanti appena qualche metro, passi che parevano tanto quelli di una donna.

L'anomalo inseguimento avvenne per un lasso di tempo di circa dieci minuti. Nelle vicinanze della torre, la donna, o qualunque altro essere fosse, cessò bruscamente il suo cammino. Ciò che il cacciatore sentì in seguito fu un forte rumore, simile a quello compiuto dal battito delle ali di un uccello che cerca di alzarsi in volo. Giratosi e guardatosi intorno, l'uomo non vide più nessuno...

Torre Patria

Al confine tra Giugliano e Castel Volturno, nei pressi del Lago Patria, si può ammirare la "Torre di Annibale" (o Torre Patria), costruita nel 1421 da Ferrante d'Aragona e da lui donata alla città di Aversa nel 1467. Molte le storie costruitevi sopra, storie narranti luci, voci notturne, apparizioni, come quella di un uomo vestito di rosso che puntualmente scomparirebbe sulla strada vicino alla torre, oppure il pianto di un bambino invisibile e ancora una dama misteriosa vagante di sera nei pressi della torre, donna dal fascino d'altri tempi e di cui lo strano girovagare desta legittimi e fondati dubbi; a chi osa chiederle il perché di quel suo insolito passeggiare, non riferirebbe alcuna parola, limitandosi invece a scomparire nel buio della notte.

Curiosa l'esperienza vissuta da un contadino, circa venti anni fa, nei paraggi proprio della torre. Notato un nido su un albero, l'uomo volle arrampicarsi per guardare cosa vi fosse dentro. Ma l'albero, essendo marcio, si spaccò in due, facendo così cadere irrimediabilmente il contadino a terra. Appena pochi metri più avanti, qualcosa spuntò fuori da dietro a un albero attratta dal forte rumore. Il contadino parlò di una luce gialla, un bagliore che assunse la forma di un corpo, che si mosse per qualche secondo salvo poi svanire nel nulla.

Torre Palasciano

Ferdinando Palasciano (1815 - 1891), medico napoletano tra le figure più prestigiose della Croce Rossa, profondo sostenitore del principio di "neutralità dei feriti in guerra", ovvero poter prestare soccorso a chiunque indipendentemente dal colore della propria divisa, non avrebbe mai abbandonato, stando ad alcuni testimoni, la sua abitazione, detta appunto "Torre Palasciano", a salita Moiariello, nelle adiacenze di via Ponti Rossi. Molti coloro che affermano di vederlo passeggiare ancora oggi nei pressi della sua ultima residenza.

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