Libri THRILLER Libri FANTASY


L'Inferno, in letteratura e cinematografia horror

a cura di Gianluca Turconi

Il concetto di Inferno, un regno di tormento e punizione eterna, ha affascinato e terrorizzato l'umanità per millenni. Nelle culture antiche di tutto il mondo, l'Inferno è stato immaginato in una miriade di forme: a volte come un mondo sotterraneo governato da divinità o spiriti, altre volte come un abisso infuocato di sofferenza. La sua comparsa come idea fondamentale nella cultura umana riflette preoccupazioni profondamente radicate riguardo alla moralità, alla giustizia e all'aldilà. Nel corso del tempo, l'inferno si è evoluto da nozione religiosa e filosofica a potente simbolo e ambientazione nella letteratura e nella cinematografia horror, dove funge da tela per esplorare le paure umane, il senso di colpa e l'ignoto metafisico.

Rappresentazione dell'Inferno dantesco in un'esposizione a Castel dell'Ovo a Napoli nel 2021 - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet
Rappresentazione dell'Inferno dantesco in un'esposizione a Castel dell'Ovo a Napoli nel 2021.

L'inferno nelle antiche religioni e filosofie umane

Fin dalle prime civiltà documentate, l'idea di un mondo sotterraneo o di un luogo di punizione postuma ricorre ripetutamente. Nell'antica mitologia mesopotamica, il mondo sotterraneo, noto come Kur o Irkalla, era un regno cupo e polveroso dove tutte le anime finivano indipendentemente dalle loro azioni terrene. Era governato dalla dea Ereshkigal e non era necessariamente un luogo di tormento, ma di desolazione e ombra. Allo stesso modo, le antiche credenze egizie descrivevano il Duat, un complesso mondo sotterraneo dove le anime venivano giudicate da Osiride. I malvagi erano condannati a subire una punizione eterna, mentre i giusti godevano della vita eterna. Gli antichi greci immaginavano l'Ade come il regno dei morti, un luogo oscuro dove vagavano le anime. Tra le sue regioni c'era il Tartaro, un profondo abisso dove i peccatori più atroci subivano tormenti eterni, sorvegliati da creature spaventose. I Romani ereditarono gran parte di questa cosmologia, fondendola con le loro idee.

Anche nelle tradizioni orientali sono emersi concetti simili all'inferno. L'induismo e il buddismo parlano del Naraka, un regno purgatoriale dove le anime subiscono sofferenze corrispondenti al loro karma prima della rinascita. A differenza della dannazione eterna di alcune credenze occidentali, il Naraka è temporaneo e riflette una visione ciclica della vita, della morte e della rinascita. La mitologia cinese descrive il Diyu, un labirintico mondo sotterraneo governato da Yama, il re dell'inferno, dove le anime vengono giudicate e punite in vari tribunali. Queste diverse visioni culturali dell'inferno condividono temi comuni: un luogo di giudizio, punizione e sofferenza, che spesso riflette i valori sociali e i codici etici.

Il concetto di inferno è diventato particolarmente centrale nella cultura umana con l'ascesa delle religioni monoteistiche, in particolare l'ebraismo, il cristianesimo e l'islam. In queste tradizioni, l'inferno è spesso descritto come un luogo di punizione eterna per i malvagi, in netto contrasto con la beatitudine del paradiso. L'inferno cristiano, influenzato dalle precedenti idee ebraiche e greco-romane, divenne un regno vivido e infuocato governato da Satana e dai suoi demoni. Questa visione fu profondamente radicata nella cultura medievale europea, plasmando l'arte, la letteratura e la teologia. La paura dell'inferno fungeva da deterrente morale, rafforzando l'ordine religioso e sociale.

L'inferno cinese Diyu e i suoi governanti - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet
L'inferno cinese Diyu e i suoi governanti.

La letteratura horror e non solo

Il ruolo dell'inferno come tema centrale nella letteratura horror iniziò a cristallizzarsi durante il Medioevo, con opere che utilizzavano le sue immagini per evocare paura e riflessione morale. La Divina Commedia di Dante Alighieri, in particolare la sua prima parte, L'Inferno, è forse l'opera letteraria più influente che descrive l'inferno con dettagli vividi e fantasiosi. Scritto all'inizio del XIV secolo, l'Inferno presenta un mondo infernale strutturato in nove cerchi, ciascuno dei quali punisce peccati diversi con tormenti simbolici e spesso raccapriccianti. L'inferno di Dante non è solo un luogo di punizione, ma un universo morale in cui la giustizia viene amministrata con precisione poetica. La sua influenza sulla letteratura e sull'arte occidentale è stata profonda, nel plasmare innumerevoli interpretazioni dell'inferno come luogo di orrore e di resa dei conti morale.

Seguendo Dante, molti autori hanno esplorato l'Inferno nelle loro opere, spesso fondendo elementi religiosi, filosofici e psicologici. Il Paradiso perduto (1667) di John Milton reimmagina l'Inferno come un vasto regno infuocato governato da Satana che dichiara famigeratamente che “è meglio regnare all'Inferno che servire in Paradiso”. L'Inferno di Milton non è solo un luogo di punizione, ma anche un regno di ribellione e disperazione che riflette temi complessi come il libero arbitrio, l'orgoglio e la redenzione. I movimenti letterari romantico e gotico del XVIII e XIX secolo hanno ulteriormente ampliato la portata simbolica dell'Inferno. Scrittori come Edgar Allan Poe e Nathaniel Hawthorne hanno utilizzato immagini infernali per esplorare la follia umana, il senso di colpa e il soprannaturale.

Nel XX secolo, l'inferno è diventato un motivo versatile nella letteratura horror, spesso distaccato dalla rigida dottrina religiosa e utilizzato per evocare il terrore esistenziale e l'orrore cosmico. Il mito di H.P. Lovecraft, pur non concentrandosi sull'inferno in senso tradizionale, evoca regni altrettanto terrificanti abitati da entità incomprensibili al di là della moralità umana. Clive Barker, scrittore e regista horror contemporaneo, si è distinto per le sue descrizioni vivide e fantasiose dell'inferno e delle dimensioni infernali. I suoi Books of Blood e Hellbound Heart (adattato nel film Hellraiser) presentano l'inferno come un regno complesso, spesso seducente, che mescola dolore, piacere e trasformazione. L'inferno di Barker sfida le idee convenzionali, sottolineando la fluidità tra sofferenza ed estasi, punizione e liberazione.

Il romanzo breve Hellbound Heart di Clive Barker, adattato nel film Hellraiser del 1987, ha costituito un punto di svolta sia per la letteratura sia per la cinematografia horror contemporanea sull'Inferno - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet
Il romanzo breve Hellbound Heart di Clive Barker, adattato nel film Hellraiser del 1987, ha costituito un punto di svolta sia per la letteratura sia per la cinematografia horror contemporanea sull'Inferno.

La cinematografia

La cinematografia ha abbracciato l'inferno come potente elemento visivo e tematico nei film horror. Le prime rappresentazioni cinematografiche attingevano spesso all'immaginario religioso, con l'inferno raffigurato come una fossa ardente abitata da diavoli e anime dannate. Film come Il settimo sigillo (1957) di Ingmar Bergman hanno usato l'inferno in modo simbolico per esplorare questioni esistenziali sulla morte e la fede. Gli anni '70 e '80 hanno visto un'impennata dei film horror a tema infernale, riflettendo le più ampie ansie culturali e l'ascesa degli effetti speciali che hanno dato vita a visioni spaventose.

Un film fondamentale è L'esorcista (1973), in cui l'inferno viene evocato attraverso la possessione demoniaca, suggerendo una terrificante frattura tra il regno terreno e quello infernale. Il successo del film ha contribuito a diffondere l'idea dell'inferno come fonte di orrore radicata nel conflitto spirituale. Un'altra opera fondamentale è il già citato Hellraiser (1987), basata sul romanzo breve di Barker, che ha introdotto i Cenobiti, esseri ultraterreni provenienti da una dimensione infernale che mescolano dolore e piacere nelle loro torture. Hellraiser ha ridefinito l'inferno cinematografico come un regno di fantasia oscura, horror psicologico ed esplorazione dei tabù.

Anche il cinema horror giapponese ha contribuito con interpretazioni uniche dell'inferno, spesso attingendo dai concetti buddisti e shintoisti. Film come Jigoku (1960) descrivono l'inferno come un paesaggio vividamente immaginato di punizione e sofferenza, fondendo l'iconografia religiosa con immagini surreali e da incubo. Queste rappresentazioni enfatizzano le conseguenze morali delle azioni e la natura ciclica della vita e della morte, in sintonia con le tradizioni filosofiche orientali.

Negli ultimi decenni, l'inferno ha continuato a evolversi nel cinema horror, apparendo in diverse forme, dai veri e propri mondi sotterranei agli stati psicologici. Film quali Event Horizon (1997) descrivono l'inferno come una dimensione cosmica di follia e disperazione, mentre L'avvocato del diavolo (1997) esplora l'inferno in modo metaforico attraverso i temi della tentazione, della corruzione e del decadimento morale. La flessibilità dell'inferno come concetto permette ai registi di affrontare le paure contemporanee - distruzione ambientale, alienazione tecnologica, vuoto spirituale - attraverso la lente dell'orrore antico e archetipico.

Il film Event Horizon porta l'Inferno nello spazio profondo - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet
Il film Event Horizon porta l'Inferno nello spazio profondo.

In tutte queste espressioni culturali, l'inferno non serve solo come luogo di punizione, ma anche come specchio che riflette le paure umane, i dilemmi etici e l'ignoto. Le sue varie rappresentazioni nelle culture di tutto il mondo - dagli oscuri mondi sotterranei della Mesopotamia e della Grecia, alle fiamme infernali della teologia cristiana, ai regni karmici dell'induismo e del buddismo - arricchiscono il suo simbolismo nella letteratura e nel cinema horror. Il potere duraturo dell'inferno risiede nella sua capacità di evocare ansie primordiali sulla morte, la giustizia e il significato della sofferenza, rendendolo un terreno fertile per l'esplorazione artistica.

In sintesi, l'inferno nacque come concetto multiforme nelle culture antiche, evolvendosi poi in un elemento fondamentale del pensiero morale e spirituale umano. Le sue vivide rappresentazioni nella letteratura, dall'Inferno di Dante alle oscure fantasie di Barker, hanno plasmato la concezione occidentale e globale della punizione eterna e della giustizia cosmica. La cinematografia ha sfruttato le immagini terrificanti e i temi esistenziali dell'Inferno per creare alcune delle opere horror più memorabili, fondendo paure religiose, filosofiche e psicologiche. In tutte le culture e in tutti i media, l'Inferno rimane un potente simbolo di orrore che ci invita a confrontarci con gli aspetti più oscuri dell'esistenza e della psiche umana.

↑ Torna a inizio pagina ↑