Posizione attuale all'interno del sito Letture Fantastiche:
> Prima pagina > Libri > Anteprima > Testo

Libri :.

Lettura gratuita o acquisto di libri e racconti. Fantascienza, fantasy, noir, horror, storia alternativa, in aggiunta alla narrativa tradizionale.
[+] Leggi dettagli

Approfondimenti :.

Notizie e testi gratuiti di scienza, storia, tradizione, folclore e altro, utili allo scrittore in cerca di materiale per le ambientazioni o all'appassionato desideroso di soddisfare la propria curiosità.
[+] Leggi dettagli

Promozione :.

Invio a Letture Fantastiche di romanzi e racconti inediti oppure volumi editi per servizio gratuito di promozione. Usufruite in modo gratuito dello spazio autori nella sezione Libri-Opere di Letture Fantastiche.
[+] Leggi dettagli

.:: L'amante ::.

di Simonetta Santamaria


Ti ho trovata, finalmente.
Ce ne ho messo di tempo, ma n'è valsa la pena.
Tempo e pazienza.
Sono doti che non mi difettano. Non più.
Ora so chi sei. Conosco il tuo nome, so da dove vieni e dove abiti, che macchina hai, che lavoro fai e dove lo fai.
So come sei, quanti anni hai; posso anche lanciarmi in una stima approssimativa delle tue misure: un metro e settantadue per sessanta chili di peso circa, direi.
Ed eccoti qua, ti guardo dalle foto che ti ho scattato mentre esci da casa. I lunghi riccioli neri mossi dal vento, le gambe magre e scattanti avvolte nei jeans: si vede che sei americana. Qui, il portiere ti porge il grosso mazzo di fiori. Guarda, in questa gli sorridi, in quest'altra invece ti si legge in viso la solita perplessità: ma chi può essere?
Solito biglietto, solita calligrafia sconosciuta:

Il Principe

Perfetto: tutto come al solito.
Qui sei di spalle che risali a posare i fiori. Bel sedere, devo ammettere.
Sfioro la tua immagine su carta Kodak. Provo a chiudere gli occhi e immaginare come sarà toccarti davvero.
Io so dove toccarti. Come toccarti.
E so anche che non hai detto nulla di tutta questa storia a Enrico. Hai paura che non ti creda, vero? Che possa sospettare una tresca tra te e chissà chi. Che lo lambisca il sentore di un tuo atteggiamento, diciamo così, sconveniente.
Chi di tradimento ferisce, di tradimento perisce, baby.
Bene.
E' un mese che ti sto tampinando. Ho trasformato la tua casa in una serra e il tuo cervello in un contenitore traboccante di curiosità.
Geniale.
E' giunto il momento di soddisfare le nostre brame.
Stiamo per incontrarci.

- Miss Ellwood, la signora Deritis l'attende.
- Prego, la faccia entrare.
- Buongiorno, sono Letizia Deritis.
- Piacere, Nancy Ellwood. Si accomodi. Cosa posso fare per lei?
- Ecco, vede, sono venuta in quest'istituto per informarmi sulla possibilità di fare un corso rapido di inglese, del tipo full immersion. Io però lavoro e non posso seguire le lezioni negli orari stabiliti, così ho chiesto se c'era un'insegnante di madre lingua disposta a delle lezioni private e loro mi hanno fatto il suo nome.
- Capisco. Nessun problema. L'istituto mette a disposizione delle aule per l'intero pomeriggio al di fuori degli orari di lezione. Lei preferisce lezioni singole o di gruppo?
- Singole, senza dubbio.
- Perfect. Sono libera i giorni dispari dalle diciotto alle venti. Il costo è di cinquantamila lire l'ora: quaranta per me e dieci per la scuola. Le va bene?
- Benissimo. Quando posso iniziare?
- Anche subito.
- Magnifico. Allora ci vediamo oggi pomeriggio alle diciotto.

- Ciao, darling! Dove sei? Non ti sento bene... odiosi cellulari!
- Sono in macchina, amore. Ho un appuntamento in cantiere. Ci vediamo nel pomeriggio? Mia moglie inizia un corso di non so cosa, computer, mi pare.
- Damn! Oggi non posso, ho una nuova lezione privata! Verso le otto?
- Non so, dovrei inventare un'altra scusa...
- Oh, Enrico! Mi sono rotta le scatole di questa situazione! Sono mesi che andiamo avanti così, ritagliando pezzetti di giornata! Avevi promesso che le avresti detto di noi.
- Lo farò, Nancy, quando tornerò da questo maledetto incarico, te lo prometto. Ormai anch'io non resisto più.
- Hai deciso quando partirai?
- La prossima settimana. Prima vado e prima torno.
- Tre mesi... sono tanti, darling. Mi mancherai da morire!
- E tu vienimi a trovare! La Francia non è poi così lontana.
- Lo sai che ho la scuola. Magari nei weekend...
- ... noi due, soli... giorni e notti di sesso sfrenato! - Oh, yes! Non vedo l'ora!
- Ti amo troppo, baby.
- I love you too. Cerca di venire, stasera.

- Ciao. Ecco che rientra. La solita voce smorta.
- Ciao, tesoro. Com'è andata la giornata?
- Stancante. Niente di particolare. E tu? Hai iniziato quel corso di...
- Computer, Enrico, computer. Sì, l'ho iniziato. Ho la fortuna di avere un'insegnante molto brava.
- Ah, sì? Una donna? Strano.
- Tu non hai idea di cosa sono capaci le donne, se vogliono, tesoro. Ha impegni per stasera?
- Veramente ci sarebbe una cena con i colleghi per discutere gli ultimi particolari prima della partenza...
La solita scusa. Tutto troppo solito perché vada bene. Mi avvicino e gli sfioro il davanti dei pantaloni. Una volta bastava un tocco per farlo eccitare.
- Allora, il tempo che avremmo dovuto dedicare alla cena potremmo impiegarlo in un altro modo - gli sussurro maliziosamente in un orecchio mentre mi slaccio la camicetta. Lo sento inturgidirsi. Lo sento.
- Sì... no... vedi, ho pochissimo tempo per... raggiungerli. Più tardi, quando torno... - biascica e scivola via dalle mie spire.
La solita storia. Da quant'è che non facciamo sesso, Enrico e io? Non dico l'amore, quello non lo facciamo più da una vita, ma almeno c'era il sesso. Gli piaceva fare sesso con me. Io, una sorta di De Sade al femminile, pronta a intuire e saziare ogni sua voglia, ogni suo capriccio. E lui i miei.
Oh, come vorrei prenderlo ora, sbatterlo sul tappeto, strappargli quegli stupidi vestiti da ingegnere contegnoso e resuscitare la Bestia che c'era in lui. Baciare ogni centimetro del suo corpo, carezzarlo e farlo fremere sotto il tocco delicato e perverso delle mie dita...
Ok. Sangue freddo. Ricomporsi. Niente scenate. Lui non deve sospettare che io so. Lui deve partire tranquillo.
Vai, caro, vai.
Vai, che qui ci penso io.
Ho dodici settimane di tempo.

Fantastico. Tre sole settimane e già siamo entrate in confidenza.
Letizia, Nancy... un che fai e che non fai buttati lì, tra una regola d'inglese e l'altra.
Ho fatto la parte della buona amica. Lo sapevo che ti saresti aperta, che avresti parlato: sei sola e triste. E vulnerabile.
- Sei sposata, Nancy?
- Beh, no. Ho un uomo, però.
Faccio la gnorri. - Americano?
- No, italiano. - E sorride. Sorride anche con gli occhi, che le si riempiono di luce. Un moto d'ira mi attanaglia lo stomaco. Calma. Calma.
Sorrido anch'io. - Si vede che ne sei innamorata - mi sforzo di pronunciare. Che frase idiota!
- Oh, yes! Ma è una storia difficile.
Eccola qua.
- Mi dispiace. Spero non sia un problema serio! - le dico sfoderando un'aria di circostanza.
Lei tace, guarda altrove. Sta valutando se confidarsi o no. Le prendo la mano. Lo so che vuoi parlare, piccola Nancy. Forza, puoi fidarti di me.
Lei guarda la sua mano nella mia, guarda me, sorride di nuovo.
- E' sposato - sfagiola alla fine.
- Capisco. Dev'essere dura dover dividere il proprio uomo con un'altra.
- Lo è. E' quasi un anno che va avanti questa storia!
La lascio parlare, intanto giocherello con le sue dita.
- Ora lui è partito per un viaggio di lavoro. Mi ha promesso che al suo ritorno avrebbe finalmente detto tutto alla moglie. Il loro è un rapporto già finito da tempo, perciò non mi faccio tanti scrupoli: Enrico non la ama più.
Altro moto d'ira. Quel nome...
- Ne sei proprio sicura? Se così fosse come mai non l'ha già lasciata? - Mi sento tanto Lucy che fa consulenza psicologica nelle strisce dei Peanuts.
- I don't know. Io so solo quello che mi racconta. E' come se temesse il confronto con lei. Credo sia una donna dalla personalità molto forte.
Sacrosanto.
- Non vanno più neanche a letto insieme!
Verissimo anche questo.
- Secondo me anche lei ha un altro. Dopo tutto questo tempo!
Ah, no! Falso. Lei non ha nessun altro. Non ancora.
Nancy fa una smorfia addrizzando la schiena. Mi alzo e le poggio le mani sulle spalle. Sussulta. Con naturalezza, inizio a massaggiarle il collo. E' tesa, contratta, ma dura poco. La sento ammorbidirsi sotto il tocco sapiente delle mie dita.
- Hai mai pensato di solleticare la sua gelosia facendogli credere, che so, di avere un corteggiatore? - la imbecco.
Mi guarda per un attimo incuriosita. Altro sorriso, malizioso, questa volta.
Funziona.
- Gosh! In effetti... ci sarebbe pure!
Ma no! Davvero?
- C'è un pazzo che da un mese non fa altro che mandarmi giganteschi mazzi di fiori! - La cosa sembra solleticarla.
- Lo conosci?
- No, non so chi sia! Nei biglietti che accompagnano i fiori si firma soltanto "Il Principe". Che vorrà dire, poi...
Mai letto Machiavelli? No di certo: sei americana, tesoro. Quello, però, non è lo stesso Principe del tuo conterraneo Walt Disney.
Qual era il suo messaggio?
Lo scoprirai, piccola. Lo scoprirai.
L'assenza di Enrico mi fa gioco.
Sette settimane e sono riuscita a diventare la migliore amica di Nancy. Usciamo insieme, ceniamo insieme e insieme facciamo shopping, come dice lei. Non mi fa più pagare nemmeno le lezioni d'inglese, solo le diecimila per la scuola.
Sette settimane e si sono incontrati soltanto quattro volte. Una in Francia e tre qui.
Perciò, per tre volte, l'ha incontrato anche la legittima moglie. Con grande disappunto di Nancy.
Niente di nuovo, con lui. Tutto come al solito, terribilmente irritante. Sfuggente come una serpe, rifugge ogni tipo di contatto fisico con me. E pensare che l'ho sempre considerato un ottimo amante.
Forse lo ero io.
No. Lo sono ancora. Sto facendo pratica su me stessa.
Il corpo femminile è una selva tutta da esplorare. Basta una banalità come una lieve carezza all'interno del braccio per provocare piacevoli brividi. E la testa! Cosa c'è di più eccitante di un delicato massaggio tra i capelli? Più erotico del sentirsi sfiorare l'interno coscia, solleticare l'incavo del ginocchio, seguire con malizia il profilo del seno...
Non credo che Nancy sia un'amante migliore di me. Non ne ha lo stile, è troppo perbenista. Qualcuno ha definito la donna perfetta "raffinata in piazza e troia a letto".
Niente di più giusto.
Enrico mi chiedeva se avessi mai trovato il mio punto G. Idiota. La carne di una donna è tutta un punto G.
La donna è puro Eros.
Errore. Non era affatto un ottimo amante.
Ma è una questione di principio.
Mancano cinque settimane al ritorno di Enrico.
Devo sbrigarmi.

Nove settimane.
- Damn! Sono stufa!
- Si vede. Che hai?
- Non lo so... con Enrico ci stiamo vedendo così di rado e quelle poche volte c'è sempre il problema della moglie. Io non ne posso più di vivere così!
- Hai ragione. Se fossi lui non mi comporterei così - le dico scostandole un ciuffo ribelle dal viso. Mi attardo tra i suoi capelli. Nancy sembra essere ormai assuefatta ai miei gesti delicati. E posso finalmente azzardare l'ipotesi che non le dispiacciano. Affatto.
- E il tuo ammiratore misterioso?
- Continua a mandarmi fiori. Se almeno capissi chi è!
- Scoprilo.
- E come?
- Lasciagli un messaggio dal portiere. Non è a lui che consegna i suoi regali?
- Sì, ma che gli dico?
- Che so, qualcosa del tipo "La principessa vuole incontrare il suo Principe". Sono certa che ti fisserà un appuntamento.
Nancy riflette. - Non mi sembra corretto nei confronti di Enrico, però.
- Non è corretto neanche che lui ti tenga sospesa così. Deve fare una scelta, ormai. E se non si decide, allora il Principe gli darà un piccolo incoraggiamento. Fidati.
Nancy ora ride, una scintilla di malizia scocca nel suo sguardo.
- Why not? In fondo non c'è niente di male!
E' fatta.
Ora posso ridere anch'io.

Undici settimane.
Il Principe si è fatto desiderare un po' ma alla fine l'incontro è fissato.
Stasera.
Sono riuscita a farla elettrizzare come una scolaretta.
L'appuntamento è da Nardi's, uno dei ristoranti più chic della città.
Abbiamo scelto insieme l'abbigliamento più adatto. Le ho consigliato il vestito nero, quello di seta con le bretelle sottili, lo scollo morbido e audace che lascia intravedere il suo seno generoso. Un bel seno, davvero. Appetitoso, direi. Che accoglie proprio lì, nell'incavo, un delizioso pendaglio d'oro rosso e lapislazzuli, agganciato ad una catenina anch'essa d'oro rosso.
Nancy sta per uscire di casa quando ecco che nota il biglietto infilato sotto la porta. E' incuriosita. Lo raccoglie. Lo legge.

Il Principe è qui

- Gosh! Che diamine significa? - la sento esclamare attraverso la porta ancora chiusa. Avverto una contrazione al basso ventre.
Mi sto eccitando.
Nancy spalanca la porta, come a volerlo cogliere in flagrante.
Ed è lì.
Quell'uomo è davanti a lei.
Elegante nel suo doppio petto grigio scuro, ravvivato da una sciarpa di seta bianca.
Non riesce a vederlo in viso perché nascosto dall'ennesimo mazzo di fiori.
Lei è visibilmente imbarazzata ma divertita allo stesso tempo.
- Good Lord! Ma che sta succedendo? Insomma, si può sapere...
Lui le porge un altro biglietto, in silenzio. Lei sospira e lo prende con un guizzo.

Il Principe

- Andiamo, la smetta con questo giochetto! Mi ha incuriosita abbastanza, non crede? E' ora che il Principe mostri la sua faccia!
Abbasso il mazzo di fiori, adagio, per assaporare ogni istante.
Imbarazzo e divertimento svaniscono all'istante.
L'incredulità cala sul viso e negli occhi di Nancy con la sveltezza di un sipario.
- Oh, my God! Letizia! Ma... che ci fai tu qui? Che significa...
- Per te - le dico porgendole il mazzo di fiori. - Entriamo?
Lei mi segue smarrita come un cagnolino che non sa dove andare. Mi siedo sul divano e allento la cravatta. Questi vestiti mi stanno scomodi. Le faccio cenno di sedersi accanto a me.
Lei obbedisce.
La guardo a lungo. I lunghi riccioli le si appoggiano sulle spalle nude, il contrasto fra il nero dei capelli e la pelle chiara è fantastico. Era proprio così che la volevo.
L'Eros non ha sesso.
- Tu? Non capisco...
- Sei bellissima, stasera. Più di quanto avessi immaginato consigliandoti questo vestito. - Le sfioro il braccio, un gesto familiare, ormai. - Il Principe è stato un piccolo stratagemma per arrivare a te. Come le lezioni d'inglese. Perdonami, ma se mi fossi dichiarata apertamente tu mi avresti di certo respinta. Il Principe ha lavorato per me; ti ha fatto una corte parallela, per così dire.
- Io non capisco... non so cosa dire...
- Non dire nulla, allora.
Mi avvicino. Le accarezzo i capelli. Nancy si irrigidisce. Fa per scostarsi ma io le trattengo il capo.
- No, please...
- Ssh. - Le poggio un dito sulla bocca. Seguo il contorno delle sue labbra e poi giù, sul collo, fino al pendaglio d'oro rosso e lapislazzuli. Sento la pelle d'oca. Sposto la mano sul suo seno, delicatamente. I capezzoli rispondono al mio tocco. Abbasso la bretella del vestito, scoprendoli.
Un seno così ti fa venire la voglia di tornare bambino.
- Sei così morbida - le dico prima di baciarglielo.
Nancy chiude gli occhi.
Non puoi resistere, baby.

Ho superato me stessa.
Non credevo di essere così brava.
Un appagamento al di sopra di ogni comprensione.
L'ho fatta fremere di piacere, sfiorandola come e dove solo una donna sa. L'ho sentita gemere, prima timidamente, poi senza più imbarazzo.
Le ho fatto toccare il cielo una, due, tre volte, e io con lei.
Ma il mio piacere aveva un sapore diverso.
Il sapore della vendetta.
In fondo lei non è stato altro che un mezzo per colpire Enrico. Mio marito.
L'ho ripagato con la stessa moneta.
Lui mi ha allontanata, rifiutata, relegata in un cantuccio ogni giorno più piccolo. E tra una settimana mi avrebbe abbandonata.
Mi ha mortificata nell'essere donna non desiderandomi, non toccandomi, non lasciandosi toccare.
Il sesso era l'ultimo, l'unico contatto vero tra noi.
Sarebbe stato troppo facile fargli la classica scenata, troppo umiliante supplicarlo di tornare.
L'ho giocato sul suo stesso terreno. Gli ho tolto l'oggetto dei suoi nuovi desideri. Gliel'ho carpito, sedotto, violato nel modo più subdolo.
Subdolo come lui con me. Per oltre un anno.
Mi dispiace per Nancy.
Vittima incolpevole, tutto sommato. Vittima della nèmesi.
Tra un orgasmo e l'altro ha voluto sapere perché proprio "Il Principe".
- E' il titolo di un trattato di Niccolò Machiavelli, un letterato italiano del XVI secolo - le ho spiegato. - Non sto a sciorinarti i contenuti; l'importante è il messaggio che la sua opera diffonde.
- E quale sarebbe, questo messaggio?
- "Il fine giustifica i mezzi", baby.
- Non capisco.
Non capiva. Così mi sono spiegata meglio.
- Vuol dire che se ritieni giusta una cosa, automaticamente anche il modo per ottenerla è giusto. Era onesto che Nancy sapesse la verità.
Che io, in realtà, non mi chiamavo Letizia Deritis ma Fiorenza Martinez, un nome troppo particolare per essere dimenticato. Infatti lei mi ha riconosciuto subito.
Fiorenza Martinez in Bertini, per la precisione. Moglie di Enrico Bertini. Suo amante.
Le ho spiegato che non ce l'avevo con lei, ma che non avrei potuto consentire a nessuno di prendersi qualcosa di mio.
Enrico meritava una punizione esemplare. Avrebbe saputo che la sua Nancy era un'infida lesbica doppiogiochista e allora l'avrebbe ripudiata senza pietà. Non si sarebbe più fidato delle altre donne. Solo di me.
E io sarei tornata al centro dei suoi desideri. Per sempre.
Facile.
Ma poi ho letto nei suoi occhi il disprezzo.
Ha urlato. Mi ha sputato in faccia.
Ma più di tutto, non ho retto quell'espressione carica di disprezzo.
Non potevo più guardarla.
Per questo ho preso il cuscino.
E forse gliel'ho premuto troppo forte sul viso perché, a un certo punto, ha smesso di respirare.
Non volevo farlo. In fondo mi piacevi, eravamo diventate amiche, amanti. E' stato bello fare l'amore con te. Fare sesso, con te.
Peccato. Non hai voluto capire.
Pazienza!
Tra una settimana torna Enrico.

^ Torna a inizio pagina ^