Black Mirror - La serie TV

a cura di Andrea Micalone

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Black Mirror by Netflix, immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Black Mirror by Netflix.

Una piccola premessa: se siete amanti della fantascienza distopica (ben fatta) lasciate perdere il mio articolo e correte a vedere questa serie.

"Black Mirror" ha avuto il suo inizio nel 2011, trasmessa in origine sul canale britannico Channel 4. La prima e la seconda stagione, ognuna di tre episodi, andarono in onda a un anno di distanza l'una dall'altra, ricevendo subito ottime critiche.

Il creatore della serie, anche sceneggiatore di tutti gli episodi tranne uno (il terzo della prima stagione), è Charlie Brooker, conduttore televisivo e comico britannico.

Sino all'anno scorso l'opera era rimasta decisamente di nicchia, poiché non pubblicizzata in modo massiccio. Nel 2015 però il celebre servizio streaming Netflix annunciò che avrebbe prodotto una terza e una quarta stagione, entrambe di ben sei episodi, sceneggiati tutti da Brooker. Supportata dunque dalla celebre piattaforma, "Black Mirror" ora sta finalmente ottenendo la popolarità che merita.

La particolarità che contraddistingue quest'opera è la sua natura "antologica", poiché ogni puntata racconta una storia a sé stante, completamente distaccata dalle altre (in realtà ci sono dei piccolissimi indizi che a volte fanno sospettare che tutto si svolga nella stessa "storia futura" dell'umanità).

Tutte le vicende narrate sono però legate da un filo conduttore: il rapporto con le tecnologie, in particolar modo quelle dei media e dell'intrattenimento. Non a caso il titolo "Black Mirror" si riferisce allo schermo nero di televisori o cellulari spenti.

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Essendo caratterizzata dalla sua natura episodica, è anche vero però che non tutte le puntate riescono a raggiungere lo stesso livello. Ogni storia ha i suoi pro e i suoi contro, e a gusto personale affermo senza dubbio di aver preferito la prima stagione, dove non si ha mai la benché minima sensazione di "cedimento narrativo".

Al tempo stesso però, se da un lato non tutte le puntate delle stagioni seguenti sono perfette, bisogna anche ammettere che le idee di fondo sono sempre interessanti e intelligenti al punto da sorprendere.

Charlie Brooker, immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Charlie Brooker.

Penso ad esempio alla prima puntata della terza stagione, dove ci ritroviamo in un futuro prossimo in cui i social network hanno preso realmente il sopravvento sulla vita di tutti i giorni. Ogni persona ha un punteggio determinato dai voti che riceve in rete e questo fa sì che la società sia strutturata in base alla celebrità online (più stelline hai, più sei ricco e importante). Nonostante la grande idea di partenza, con il progredire della puntata si avverte una sensazione di prevedibilità, in particolare nella conclusione un po' scontata (per non dire "tirata per i capelli"). Nonostante ciò, la puntata rimane comunque un gioiellino d'ambientazione distopica e suscita un senso di inevitabile spiazzamento, costringendoci infine al paragone con la nostra realtà; si rimane così agghiacciati nello scoprire quanto poco siamo lontani da quel mondo deforme.

Per dirla dunque in poche parole: anche la puntata "peggiore" porta sempre con sé un carico di significato che molte altre serie TV non possono neanche sognarsi.

Un altro esempio di ciò può essere la seconda puntata della seconda stagione, dove a dispetto di un inizio che sembra realmente brutto (e che mi aveva fatto pensare per un momento: "anche Brooker è caduto in fallo") si conclude invece sovvertendo totalmente le aspettative dello spettatore, lasciandolo sconvolto e meravigliato.

In conclusione, se vi sto consigliando di gustarvi anche le puntate "peggiori", vi lascio immaginare quanto invece possano essermi piaciute le migliori.

Inoltre, se ancora non vi ho convinto nel vederla, vi ricordo che il tempo che vi ruberà non è molto. Al contrario delle serie americane, che ci hanno abituato a infiniti episodi, qui oscilliamo tra i tre e i sei episodi per stagione, perciò basta poco per vedere tutto quel che c'è da vedere.

Cominciate dunque dalla prima puntata (purtroppo raccontata ormai su internet in lungo e in largo) e vi sfido a non rimanere piacevolmente sconvolti per la genialità di quest'opera.

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