Bob Marley. Il reggae e il tafarismo.

a cura di Lory Cocconcelli

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«La musica può rendere gli uomini liberi.» (Bob Marley) 

Bob Marley - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Bob Marley.

Robert Nesta Marley. Postura indolente, pettorali squadrati, viso pensoso, la fronte solcata da un paio di rughe profonde e uno strano aroma a impregnargli abiti e capelli, quello della ganja.

Sebbene la data della sua nascita non sia certa (quella del 6 aprile 1945 riportata sul suo passaporto era del tutto approssimativa), non si può dire lo stesso di quella della sua morte, l'11 maggio 1981.

Della vita di Bob Marley, il paladino della libertà dei neri e del panafricanismo moderno, simbolo universale di fratellanza e giustizia sociale, si trova testimonianza in numerosissime fonti. Tra quelle meno note, gli archivi della CIA e altre agenzie governative statunitensi: tra gli anni '70 e '80, il re del reggae fu tenuto sotto stretto controllo nel timore che la sua popolarità e il messaggio che gridava con forza potessero contribuire alla nascita di movimenti pseudo-socialisti che non avrebbero certo giovato agli interessi degli States nella zona caraibica.

Malgrado i testi impegnati delle sue canzoni, inneggianti talvolta alle agitazioni sociali, al di là delle sue simpatie per le lotte di liberazione, Marley credette fermamente che la "via dei neri" fosse quella dell'autodeterminazione.

La sua musica non veicolò soltanto un messaggio politico ma, in simbiosi con la storia e le tradizioni del suo popolo, fu anche intrisa di profondo misticismo. Come lo fu la sua vita, caratterizzata da eventi soprannaturali e strane coincidenze che lo accompagnarono per tutti e 36 i suoi anni. Sogni, incubi e premonizioni rivelarono a Marley molte cose che poi sarebbero effettivamente accadute.

«Fino a che il colore della pelle sarà più importante di quello degli occhi ci sarà sempre la guerra.» (Bob Marley)

Giamaica, terra di enigmi

Nella Giamaica postcoloniale i principali depositari della saggezza popolare erano gli stregoni. I loro predecessori, durante le più importanti rivolte di schiavi del XVIII secolo, avevano agito come strateghi militari oltre che come uomini di magia. Il popolo Akan, dal quale discendevano la maggior parte dei giamaicani neri, come tutti gli animisti, credeva fortemente nell'esistenza dei duppies - spiriti benigni o maligni dotati di libero arbitrio, imprevedibili e capaci di ogni nefandezza, dunque molto temuti.

Omeriah, il nonno di Marley, era un mago, un divinatore o, come diremmo oggi, uno specialista in scienze occulte. In una terra di magia e sortilegi, spiriti ed enigmi, una figura di riferimento della comunità, investito del potere di contrastare l'azione degli spiriti.

Quando Robert Nesta aveva appena quattro mesi, Omeriah captò la mano macabra dei duppies posarsi sul piccolo e minacciare la sua vita. Il vecchio si adoperò per neutralizzarla somministrandogli una misteriosa pozione, tuttavia comprese che quel bambino non avrebbe mai avuto una vita facile: quattro potenti forze si agitavano nel suo petto, quella dell'uomo bianco (suo padre, un anziano sovrintendente della Corona britannica), quella dell'uomo nero (sua madre, una ragazzina giamaicana sedotta, sposata e abbandonata), quella della schiavitù e infine quella delle rive del Nilo (suo nonno discendeva dalla tribù dei cromanty che conoscevano alcuni dei linguaggi segreti dell'Antico Egitto).

Nesta fu un ragazzino precoce, per tale ragione venne iscritto a scuola con un anno di anticipo. Già a sei anni manifestò notevoli capacità divinatorie, probabilmente ereditate dal nonno, con il quale ebbe un legame molto profondo. Nessuno comprese mai la natura del rapporto che lo unì al vecchio, né quali conoscenze questi avesse trasmesso al nipote. Quando Omeriah morì, anni più avanti, lasciò i suoi poderi a Robert nella speranza che divenisse la nuova guida del clan, ma il ragazzo, ormai deciso a proseguire la sua carriera musicale, non si mostrò interessato. Malgrado ciò, buona parte del terzo mondo vide Marley come una sorta di "mago moderno", una figura soprannaturale e simbolica, il cui ingegno fu attribuito alle sue doti mistiche.

Il 10 settembre 1964 Nesta si svegliò all'una di notte, dopo uno strano sogno: aveva visto che veniva costruita una nuova casa al posto di quella di Omeriah. Si alzò, uscì di casa, udì un ululato funesto e vide una pernice bianca sorvolare il cortile - entrambi presagi di morte. Un paio di giorni dopo, gli giunse la notizia che suo nonno era morto.

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Il tafarismo

Rasta flag - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Rasta flag. Il leone di Giuda (la tribù di re Salomone) sullo sfondo di tre colori. Il verde rappresenta la natura, l'oro il sole e il rosso il sangue.

Il culto messianico del tafarismo sostenuto da Marley ebbe ispirazione in parte (o meglio, ne fu l'evoluzione) dagli insegnamenti di Marcus Mosiah Garvey (1887-1940), fautore del ritorno in Africa dei neri sparsi per il mondo. Ritorno in Etiopia, per l'esattezza, Zion, terra considerata santa per la sua storia millenaria e le sue connessioni bibliche, madrepatria ideale, culla della civiltà di tutti i popoli africani. A Garvey fu attribuita una profezia: «Guardate all'Africa per l'incoronazione di un re nero. Sarà lui il redentore». Quando nel 1930 Ras Tafari Maconnen (Hailé Selassié I) fu incoronato Re d'Etiopia - l'imperatore era discendente della biblica Regina di Saba e di Re Salomone -, i suoi seguaci videro l'avverarsi della profezia. In realtà è dubbio che fu Garvey a pronunciarla, tanto più che fu sempre molto critico nei confronti di Selassié, opponendosi perfino al fatto che fosse considerato una divinità. Maconnen fu un'interessante quanto controversa figura circondata da misteri e leggende, dalla predizione astrologica della sua nascita, all'attribuzione alla sua persona di poteri soprannaturali e conoscenze magico-cabalistico-negromantiche. Per i rastafariani, la reincarnazione in terra di Dio.

Il movimento del tafarismo - inteso come l'evoluzione del garveismo - affondò le proprie radici nella Chiesa Ortodossa Etiope e si propose di affermare la dignità (e l'autonomia) del mondo afro-diasporico nonché di combattere il razzismo e la discriminazione. Tra i suoi fondamenti, una reinterpretazione veterotestamentaria che vedeva il popolo nero come la reincarnazione dell'antico Israele. La Holy Piby, la Bibbia dei neri, ovvero una versione della Bibbia epurata dalle distorsioni apportate dai bianchi, fu uno dei testi di riferimento (al quale si ispirarono peraltro molte canzoni rasta comprese quelle di Bob Marley) insieme al Kebra Nagast, un antico testo sacro etiope narrante dell'amore tra Re Salomome e la Regina di Saba.

Il movimento, dal risvolto religioso, attecchì saldamente in Giamaica in rappresentanza della classe più povera. I primi leader rasta si dedicarono a diffonderne i dogmi. Stabilirono dei precetti igienici e dietetici, il divieto di pettinare e tagliare i capelli (in osservanza al Levitico 21, 5) e promossero l'utilizzo dell'erba di saggezza, la ganja, da fumare come rito religioso ovvero come strumento di connessione tra l'uomo e Jah (Dio), benché severamente proibita dalle autorità.

Secondo i rasta, in un giorno segreto, i convertiti sarebbero tornati in Etiopia. Nel frattempo avrebbero dovuto tenersi alla larga da babylon - l'inferno in terra ovvero il sistema corrotto.

A metà degli anni '30 il movimento raggiunse un forte seguito tra le classi più deboli, persuase che un giorno "gli ultimi sarebbero stati i primi e i primi gli ultimi".

Alla fine degli anni '50 sorsero varie congregazioni rasta, più militanti e meno spirituali: data la pessima situazione in cui versava il paese, la giustizia sociale era divenuta un imperativo. Tuttavia, poiché queste erano in contrasto tra di loro, il tafarismo non riuscì a formare un movimento politico vero e proprio (anche se non fu ininfluente per la politica dell'isola).

Alla fine degli anni '60 attecchì anche tra la borghesia giamaicana, malgrado la repressione delle autorità e della classe dirigente del paese, e si diffuse oltre i confini dell'isola soprattutto grazie al proselitismo di Marley.

A metà degli anni '70 prese piede una delle dottrine rasta più influenti e mistiche, quella delle Dodici Tribù di Israele – che, in sintesi, sosteneva che la razza umana era divisa in dodici tribù sparse per il mondo, ognuna delle quali associata a un mese dell'anno, a un colore e a una benedizione segreta. Marley vi aderì sebbene in seguito fu criticato dalla setta per la sua troppa indipendenza.

Dagli anni '80 in poi il tafarismo, pur frammentato in diverse correnti interpretative, ha compiuto un percorso di storicizzazione e oggi è un movimento conosciuto su scala mondiale al quale aderiscono circa 1 milione di persone (le fonti a riguardo sono controverse).

Il reggae

La parola reggae comparve sul mercato giamaicano solo nel 1968. Secondo alcuni il termine deriva da regga (una tribù del lago Tanganica), secondo altri è una distorsione di streggae (lett. in slang giamaicano puttana). Per Bob Marley significava "musica del re".

Il reggae nacque dall'evoluzione del rock steady della metà degli anni '60, il quale era a sua volta uno sviluppo dello ska della metà degli anni '50 (ovvero una fusione del rhythm and blues americano e jazz).

Sebbene nei decenni passati sia stato veicolo di un importante messaggio politico e culturale, oggi alcuni artisti giamaicani che si professano rasta ne hanno storpiato il significato, svuotandolo della sua poetica originaria. Nella dancehall, una delle sue evoluzioni, spesso i temi omofobici hanno soppiantato quelli dell'anticolonialismo, dell'antirazzismo e dell'uguaglianza sociale. Ma, come sostiene Tanya Stephens (cantante giamaicana): «Il reggae non si deve ridurre all'immagine creata dagli artisti omofobici. Il reggae non è questo: è qualcosa che unisce la gente.»

Bob, la vita, la musica

La complessa personalità di Bob Marley fu un misto di gioia e melanconia caraibiche - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

La complessa personalità di Bob Marley fu un misto di gioia e melanconia caraibiche.

Robert Nesta Marley nacque in Giamaica nella zona rurale di Nine Miles. Dopo il parto, la placenta che lo avvolgeva venne sepolta ai piedi di un albero di mango, che divenne il suo "albero amico". A poco più di 10 anni si trasferì con la madre a Kingston, passando da un tranquillo contesto di campagna a una caotica città traboccante di sporcizia e povertà. I suoi compagni di gioco furono teppistelli rabbiosi sempre pronti a ubriacarsi o a derubare qualcuno, i rude boys.

Quando nel 1961 terminò la scuola, la madre lo mandò a lavorare come apprendista saldatore, ma lui aveva in mente qualcosa di diverso, la musica. Nel 1962 scrisse di nascosto tre canzoni, le propose a una casa discografica e dall'audizione uscì con due dischi di vinile freschi di incisione (che riportavano un nome sbagliato, Bob Morley) e un compenso di 20 sterline. Quello fu l'impulso che lo spinse a inseguire il suo sogno.

«Chi ha paura di sognare è destinato a morire», sosteneva.

Del suo gruppo, i Wailers (inizialmente Teeneagers), lui, Peter McIntosh (meglio conosciuto come Peter Tosh) e Bunny Livingston, ne furono l'anima. In Giamaica i Wailers divennero star indiscusse, dalla metà degli anni '70 registrarono il tutto esaurito da una parte all'altra del globo. Le loro canzoni toccarono spesso questioni sociali nonché il tema delle vessazioni subite dai rasta da parte della polizia.

Ma facciamo un piccolo passo indietro. Nel '63 la madre di Nesta sposò un americano e si trasferì negli States. Nel '66 Marley la raggiunse, dopo aver sposato Rita. In America ci andò per raggranellare il denaro sufficiente per fondare un'etichetta discografica autogestita. Dopo aver fatto il cameriere, l'assistente di laboratorio, l'operaio alla Chrysler e l'autista notturno di carrelli elevatori, fece ritorno in Giamaica.

Durante la sua assenza si verificò un evento straordinario: Sua Maestà Hailé Selassié I d'Etiopia fece visita all'isola. Ad attenderlo all'aeroporto, più di centomila persone, in gran parte rasta. Dopo la sua partenza, una scia di eventi misteriosi contribuì a rafforzare la convinzione della sua natura divina: il vice Primo Ministro giamaicano, che aveva calpestato il suo chihuahua, divenne inspiegabilmente pazzo e morì; morì anche un membro del suo gabinetto, che aveva riso dell'incidente.

Quando Marley rientrò nel suo paese non disponeva di grandi risorse. Riuscì a registrare due 45 giri con i Wailers, che tentò di distribuire da solo, in bicicletta, e a fondare la sua etichetta discografica che vendeva i dischi dei Wailers e delle Soulettes (il trio femminile del quale faceva parte Rita – che in seguito divenne una delle sue coriste nelle I Trees).

Il suo avvicinamento alla dottrina rasta fu lento e graduale. Al suo ritorno aveva notato che sempre più giovani si facevano crescere i dreadlocks e il suo interesse nei confronti del tafarismo iniziò a farsi sempre più vivo (forse anche spinto da Rita che aveva aderito al movimento durante la sua assenza).

Nel '70 il primo album dei Wailers a essere pubblicato al di fuori della Giamaica, Soul Rebels, venne accolto con favore dal mercato. Nel '71 uscì Soul Revolution.

Cavalcando il successo del gruppo, quello che era stato il primo produttore dei Wailers raccolse in un album le loro vecchie canzoni. Bunny Livingston si infuriò e gli lanciò una maledizione: se non avesse ritirato il disco dal mercato, sarebbe morto. L'album restò esattamente dov'era. Inspiegabilmente, senza alcuna ragione clinica, il produttore morì.

Nel '73 uscirono Catch a fire, African Herbsman e Burnin'. Alla fine degli anni '70, i Wailers erano la band più famosa della scena musicale. La loro popolarità oltre i confini dell'isola fu possibile anche grazie a Chris Blackwell, il fondatore della Island Records nonché principale esportatore di reggae nel mondo, che occidentalizzò il sound della band imprimendogli un sapore più rock.

Blackwell concesse a Marley l'utilizzo della sua grande villa in Giamaica affinché avesse un punto d'appoggio in cui ricevere la stampa. Essa divenne la casa di Bob, della sua famiglia e dei suoi confratelli, epicentro di sogni ma anche di maledizioni. Fu una sorta di comune in cui abbondavano sesso, musica e ganja, che riuniva rasta giamaicani e hippy americani (approdati sull'isola in seguito alla campagna turistica del governo della Giamaica che tutto voleva tranne che promuovere il tafarismo).

Sull'isola, in quegli anni, la dottrina in cui si riconosceva Marley non fu abbracciata solo dai rude boys dei ghetti, ma anche dai giovani neri borghesi. Tutti presero a copiare l'aspetto dei rasta, ma non tutti tennero conto dei dettami tafarici.

Il mondo accolse il reggae come un nuovo filone da seguire (e sfruttare). Mick Jagger per il suo matrimonio con Bianca volle una band reggae, Paul Simon andò a Kingston per incidere alcune canzoni, il New York Times e l'Herald di Miami dedicarono ampio spazio a Bob e al gruppo. Anche la politica dell'isola sfruttò il movimento. Micheal Manley, il leader dei socialdemocratici giamaicani, entrò nell'orbita del re del reggae e strumentalizzò i rasta per ottenere consensi. Marley da parte sua si batté con impegno per smorzare l'odio politico e fu sostenitore di molte iniziative benefiche, soprattutto attraverso i concerti. Prima di uno di questi, fu vittima di un attentato che secondo un report della CIA fu da ricondurre allo stesso Manley: un martire giamaicano, giovane e progressista, una star internazionale che gli era amica, avrebbe potuto giovare al suo partito politico. In seguito a quell'attentato, Marley si trasferì in Inghilterra. Qui, alcuni rasta londinesi lo misero in contatto con esponenti della Chiesa ortodossa etiope, i quali gli procurarono un'udienza privata con il principe ereditario Asfauossen. Al termine dell'incontro, quando Marley si congedò, l'uomo gli consegnò un anello che lo fece impallidire: quel gioiello, appartenuto a Ras Tafari, dalla pietra nera con la figura del Leone di Giuda, lo aveva sognato molte volte senza comprenderne mai la ragione. Spesso gli bruciava il dito, avrebbe dichiarato in seguito in varie occasioni.

Prima dell'uscita di Rasta Revolution e Natty Dread del '74, i Wailers cambiarono formazione, Livingson e Tosh se ne andarono. Da quel momento in poi, la formazione si chiamò Bob Marley & The Wailers.

Nel '76, quando uscì Rastaman Vibration, Bob era una star internazionale.

Il '77 vide l'uscita di Exodus. Durante il tour di presentazione dell'album, Marley si ferì a un dito del piede giocando a calcio. La ferita non guariva. Non a caso, il 1977 era considerato un anno particolarmente infausto dai devoti rasta. Il 7 luglio 1977, si fece visitare da un medico che gli propose l'amputazione del dito - cosa assolutamente inaccettabile per un rastafariano. Quel dito non era che la parte di un problema ben più grave, il cancro. Marley sapeva di essere condannato, ma cercò di tenerlo nascosto il più possibile. Come tenne nascosto alle Dodici Tribù di essersi fatto battezzare dalla Chiesa ortodossa etiope con il nome di Berhane Selassié.

Si fece ricoverare negli Stati Uniti e in Germania ma sapeva già da tempo, grazie a una delle sue premonizioni, che sarebbe morto a 36 anni; si era confidato a riguardo con due amici che però non gli avevano creduto.

Ma torniamo alla discografia. Nel '78 uscì Kaya, nel '79 Survival e nell'80 Uprising. A quest'ultimo seguì un album postumo, Confrontation (1983).

Nell'aprile 1981, per il contributo che diede alla cultura del suo paese, Marley venne insignito dell'Order of Merit, una delle più alte onorificenze giamaicane - un'astuta mossa del partito politico che non aveva mai appoggiato, fedelissimo a Reagan e non certo simpatizzante della lotta dei neri di sinistra.

Un mese dopo, l'11 maggio 1981, poco prima di mezzogiorno, morì. A quell'ora, a Kingston, un tuono poderoso risuonò nel cielo e un fulmine entrò dalla finestra della casa di Judy Mowatt (una delle I Trees) andando a colpire una fotografia di Bob. Pochi minuti dopo, alla radio, la notizia della sua morte. Marley fu sepolto con la sua chitarra, una Bibbia e l'anello appartenuto a Hailé Selaissé.

«Se non fossi diventato un cantante, sarei stato un calciatore... o un rivoluzionario.»
(Bob Marley)

Ebbe da varie donne undici figli legalmente riconosciuti (più due che adottò) e probabilmente altrettanti illegittimi.

Le sue ultime parole furono per il figlio Ziggy: «money can't buy life» (lett. il denaro non può comprare la vita).

Caduti i veli del lutto, molti di coloro che lo avevano circondato mostrarono un volto inquietante. In particolare Rita, la moglie, che confessò in seguito di aver contraffatto alcuni documenti per impossessarsi del (sostanzioso) patrimonio, si autoproclamò "la regina del reggae" e si trasformò in una ricca ereditiera che si faceva riprendere su una specie di trono. La madre, invece, le cui idee sulla spartizione dei beni non collimavano per niente con quelle della nuora, si fregiò di essere "la regina madre del reggae". Eppure Bob, durante tutta la sua carriera, aveva sempre rifiutato i titoli che gli venivano offerti; non ultimo, nel 1978, nel corso di un'intervista aveva dichiarato: «I soldi rendono le persone incoscienti». Come dargli torto?

Oggi la sua immagine è divenuta un marchio la cui commercializzazione vale 20 milioni di dollari l'anno (parte dei quali, è corretto precisare, destinati a scopo umanitario).

La prima volta che Robert Nesta vide un rasta era appena un bambino che giocava nel cortile della scuola. Pensò che quell'uomo avesse in testa un nido di serpenti. E quando il rasta gli sorrise, notò che i suoi denti erano bianchi quanto quelli di una tigre.

One love!

Bibliografia

Foehr Stephen, Risvegliarsi in Giamaica, Feltrinelli, Milano, 2006

White Timothy, Bob Marley. Una vita di fuoco, Feltrinelli, Milano, 2002

Sitografia

http://www.stampalternativa.it/

http://www.lettera43.it/

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