Cecità: un romanzo sulla pandemia

approfondimento a cura di Andrea Moretti

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Salve a tutti, quest'oggi la rubrica mensile di "Letture fantastiche", nel lungo protrarsi di una pandemia che si appresta finalmente a terminare con la decisiva accelerazione della campagna vaccinale, si occuperà di recensire quello che è stato consigliato come uno dei testi più rappresentativi di tale situazione.

"Cecità" di Josè Saramago - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

"Cecità" di Josè Saramago.

Un libro menzionato addirittura dall'ex premier Giuseppe Conte, nella sua recente lectio magistralis; e che si presenta come il diario intimo e riflessivo di una quarantena che ci ha costretti a fare i conti con la parte più buia e brutale della nostra anima. Quella che viene fuori in momenti di estremo disagio e difficoltà: la forza che, invece di unirci e connetterci in modo compatto contro le avversità, ci costringe a odiarci l'un l'altro, quasi che del nostro male ne sia responsabile chi ci sta accanto, lottando cinicamente per la nostra sopravvivenza.

Stiamo parlando di Cecità dello scrittore portoghese José Saramago.

Siamo tutti testimoni degli atteggiamenti e dei comportamenti che, uno dopo l'altro, si sono susseguiti in questo particolare momento storico.

Abbiamo osservato, attraverso svariate pagine di cronaca, come all'iniziale spirito di solidarietà e di pacata fiducia verso le istituzioni - i flash mob sui balconi, le canzoni, la retorica dell'"andrà tutto bene" - sia seguito, a partire dalla seconda ondata, un senso di cinica e cupa rassegnazione. Uno stato di abbandono spirituale, di rancore e disgregazione sociale delle cui propaggini abbiamo avuto testimonianza tangibile sui social network.

Epiteti viscerali e raccapriccianti invettive, molti di questi anche fioriti sulle labbra di figure istituzionali, scagliati contro chicchessia: Silvia Romano, il governo, la stampa, i virologi, le esercitazioni NATO, i pensionati, i beneficiari di sussidi, gli statali.

Gente che accusa gli scienziati di possedere titoli accademici immeritati; che scambia ricerche scientifiche sulla zanzara responsabile della malaria, riportate su prestigiosi curricula di ricercatori, per un lavoro di installazione a domicilio di zanzariere.

"Non sei un virologo, torna a montare le zanzariere", si scrive, sui social, al microbiologo romano Andrea Crisanti.

Principalmente in alcune delle più piccole e minute realtà del settore produttivo, percepitesi come abbandonate dalle istituzioni politiche, il feroce individualismo che il filosofo Hobbes sintetizza nella formula: "Homo homini lupus" emerge in modo icastico.

Un volume profetico

Proprio nel bel mezzo di un tale momento drammatico che, come se non lo avessero già scritto abbastanza, bisogna ricordare come il peggiore dal secondo dopoguerra, molti sono stati i romanzi consigliati.

Credo che chiunque rimarrebbe stupito nel constatare come questo Cecità del 1995, scritto dal premio Nobel Josè Saramago, si sia rivelato profetico rispetto ai tragici eventi di cui, a partire dal marzo del 2020, siamo stati tutti testimoni.

Il vaticinio operato dalla penna surreale dello scrittore non concerne tanto le vicende specifiche descritte nel libro - speriamo in verità di non arrivarci mai a scenari tanto apocalittici - quanto le vicissitudini sociali, la tirannia, l'egoismo e la disgregazione che seguono il momento di pandemia.

Del resto, si sa, le intenzioni di Saramago sono proprio quelle di porre il suo romanzo come racconto simbolico rispetto alle contraddizioni e alle problematicità del genere umano.

La trama

Lungi da me volervi anticipare troppo, rovinando la curiosità che potrebbe auspicabilmente immergervi in questa lettura, la trama del libro è, in linea del tutto generale, quella di un'inspiegabile epidemia di cecità, che incomincia a infettare la popolazione di una città qualunque, di cui l'autore non rivela il nome.

Il governo predispone che i ciechi siano internati in un manicomio in disuso, sotto la supervisione dell'esercito, che presidia il perimetro dell'edificio passando per le armi chiunque tenti la fuga.

I soldati chiedono agli infetti di darsi un ordine e una parziale organizzazione sociale al fine di rendere più ordinata e razionale la quarantena: eleggendo per esempio un responsabile in ogni camerata per la divisione delle razioni di cibo.

Il tentativo, tuttavia, verrà meno nel momento in cui i ciechi aumenteranno.

La comunità sarà spogliata di tutti i valori sociali che conosciamo; attraverserà una fase di regressione civile, arrivando al modello di una società di stampo hobbesiano, dove il potere viene esercitato dai più forti.

Soltanto una donna, dotata di profonda integrità morale, aiuterà i ciechi a non smarrirsi: non solo materialmente, ma anche spiritualmente.

C'è da dire che lo stile molto personale dell'autore - personaggi a cui non viene assegnato un nome, periodi lunghi e aggrovigliati e dialoghi non segnati dalle virgolette - potrebbe scoraggiare qualcuno nel proseguire la lettura. Tuttavia, una volta superato questo primo e difficile scoglio, quello che il libro lascia è di valore incommensurabile.

Del libro esiste una trasposizione filmica, sicuramente molto apprezzabile, considerando le difficoltà oggettive nel tradurre la densità della trama entro i limiti imposti dalla settima arte e l'assoluta fedeltà al romanzo; vi è, poi, una controparte letteraria, alla quale Saramago ha dato il titolo Saggio sulla lucidità.

Josè Saramago - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Josè Saramago.

C'è da sottolineare come il titolo originale del libro in oggetto sia in verità Saggio sulla cecità. In Italia si credeva che un simile titolo potesse risultare troppo scoraggiante per un eventuale lettore, potendo generare equivoci anche sulla natura del testo.

Letture in lockdown

Tante sono state le letture da noi affrontate durante il periodo di quarantena: selezionate perlopiù per la loro capacità di offrire chiavi di lettura interessanti rispetto al momento vissuto.

A tal proposito, La peste di Albert Camus offre una disamina profonda e magistrale circa lo stato di disgregazione sociale derivato dalla pandemia: in analogia con la storia e con tutti gli eventi tragici e sanguinari che attraversano il secolo novecentesco. Forte è il riferimento alle sanguinarie dittature di derivazione fascista; emerge una visione ciclica della storia, in cui l'uomo appare del tutto impotente e in balia di eventi che si ripetono.

Anche l'isolamento vissuto da Anna Frank, descritto con sincero e ingenuo turbamento nel suo Diario, offre uno spunto molto interessante rispetto alla nostra situazione: ricordandoci che, per quanto la nostra quarantena possa esser stata dura, c'è sempre chi ha vissuto situazioni d'isolamento molto più gravi e destabilizzanti del vituperato lockdown, dove a gran parte di noi non mancava certo il cibo né il modo di distrarsi con smartphone, serie tv e social network.

Stessa cosa, sebbene in modo diverso, dicasi del volumetto Inferno dello scrittore e drammaturgo svedese August Strindberg, dove trapelano le conseguenze più nere e angosciose della solitudine e dell'isolamento sociale.

A ogni modo, senza perderci in ulteriori digressioni, vi saluto con la raccomandazione per la quale non esiste momento migliore di questo per leggere Cecità di Saramago, riflettendo, fra le sue righe, su quanto vissuto.

Vi lascio una lista delle letture più consigliate in questo periodo di pandemia:

  1. Cecità - Josè Saramago
  2. La strada - Cormac McCarthy
  3. Nemesi - Philip Roth
  4. La peste - Albert Camus
  5. Diario - Anna Frank
  6. Inferno - August Strindberg
  7. Il velo dipinto - William Somerset Maugham
  8. L'amore ai tempi del colera - Garcia Marquez

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