Charles Manson, il perverso fascino del Male

a cura di Gianluca Turconi

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Caratterizzato da un lucida stravaganza, violento e manipolatorio, Charles Manson è considerato una figura iconica della storia criminale mondiale e, anche oggi che ha ottant'anni e sconta l'ergastolo, è prova inequivocabile del perverso fascino esercitato dal Male sull'Uomo.

Quando nel 1969, la "famiglia Manson", così si facevano chiamare i seguaci della setta guidata da Charles Manson, penetrò nella casa di Los Angeles dell'attrice Sharon Tate, allora incinta, per ucciderla in modo efferato insieme ad altri quattro ospiti dell'abitazione nei primi di quelli che successivamente sarebbero stati indicati dalla stampa come gli "omicidi Tate-LaBianca", si raggiunse l'apice di violenza e controllo che Manson aveva perfezionato in un'intera vita trascorsa a manipolare il prossimo.

La gioventù

Charles Manson in una foto d'archivio del carcere di Saint Quentin, nel 1971 - Immagine in pubblico dominio, utente Night Ranger, fonte Wikimedia Commons

Charles Manson nel 1971, all'apice della sua notorietà, ritratto in una fotografia d'archivio del carcere di Saint Quentin in cui fu rinchiuso in attesa della conclusione del suo processo.

Manson nacque nel 1934 dalla sedicenne Kathleen Maddox, fuggita di casa un anno prima, più volte fermata dalla polizia e infine condannata per rapina a una pena detentiva quando il figlio aveva solo cinque anni. La mancanza della madre obbligò il piccolo Charles a trasferirsi presso la famiglia degli zii Glenna e Bill Thomas che, secondo testimonianze successive, non ebbero altro che problemi dal bambino.

Già all'età di sei anni, durante il primo anno di scuola, Manson diede segno di grande capacità organizzativa e di un perverso fascino sui piccoli compagni, specialmente bambine, che obbedivano ciecamente ai suoi ordini, in veri e propri raid punitivi contro coloro che non si piegavano ai voleri del guru in erba. L'amministrazione della scuola non comminò mai sanzioni disciplinari nei suoi confronti, in quanto Manson riuscì a far credere che i suoi seguaci avessero compiuto quelle azioni violente per proprio conto e non dietro sua istigazione.

L'indole violenta del bambino è confermata da un racconto della cugina Jo Ann, tre anni più grande di lui. In un'intervista rilasciata poco tempo fa, ci narra come nel periodo in cui Manson fu ospitato dai suoi genitori avvenne un episodio che ancora la terrorizza al solo pensiero. Un giorno, infatti, incaricata dalla madre di riassettare la propria camera e di badare al cugino più piccolo mentre i genitori erano assenti, Jo Ann si ritrovò a casa da sola con Charles che avrebbe dovuto aiutarla.

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Incapace di fargli compiere qualunque compito a cui lui non volesse piegarsi, Jo Ann fu costretta a lasciarlo andare a giocare in giardino. Mentre era impegnata in un cambio di lenzuola, lo vide ritornare armato di una tagliente falce recuperata all'esterno. In un gioco intimidatorio, Manson minacciò con l'arma improvvisata la cugina che, essendo più grande in età e nel fisico, riuscì a prevalere facilmente su di lui. Credendo che il "gioco" fosse terminato, Jo Ann sbatté fuori dalla stanza Charles e la sua falce, chiudendogli la porta in faccia. A quel gesto, Manson diede in escandescenze, attaccando con inaudita ferocia e inaspettata forza la porta che resse a fatica i colpi della falce.

Quando i Thomas rientrarono a casa, trovarono la povera Jo Ann traumatizzata e rincantucciata in angolo, mentre Manson cercò in tutti i modi di giustificarsi per tanta violenza, dicendo che era stata la cugina ad aggredirlo per prima.

Durante l'infanzia, Charles Manson mostrò un'accentuata necessità di sentirsi al centro dell'attenzione che si trasformò presto in comportamenti delinquenziali. Già all'età di nove anni si rese responsabile di ruberie nei confronti dei coetanei a cui aggiunse, nel corso dell'adolescenza, vere e proprie rapine e furti d'auto che lo condussero in riformatorio.

Sebbene la sua personalità sociopatica si fosse ormai consolidata, Manson dimostrò grandi capacità camaleontiche che gli consentirono di apparire adatto alla vita in società, tanto che nel 1954 fu rilasciato sulla parola e l'anno successivo si sposò con una giovane cameriera, Rosalie Willis.

La vita da criminale di professione

Il ménage parve dare una certa stabilità all'esistenza di Charles che ebbe anche un figlio dalla Willis, Charles Manson Jr. Dietro la parvenza di normalità, Manson padre non cambiò affatto le proprie abitudine, dato che la principale entrata economica della famiglia consisteva ancora nei proventi dei furti d'auto. Questa sua abitudine gli costò nel 1956 una condanna a un anno di prigione e il matrimonio. Infatti, la moglie chiese il divorzio durante il periodo di reclusione.

Il primo viaggio nelle patrie galere statunitensi rinsaldò in lui la propensione al crimine che, una volta rilasciato, divenne la sua professione a tutti gli effetti. Si dedicò alle truffe con assegni rubati dalle cassette postali e, soprattutto, allo sfruttamento della prostituzione. Proprio in quest'ambito conobbe la sua seconda moglie, Leona Stevens detta Candy, che gli diede il secondo figlio, Charles Luther Manson.

È curioso, sebbene in un certo qual modo anche sintomo patologico, che i due figli si chiamassero come il padre: Charles Manson.

Anche questo secondo matrimonio fu interrotto bruscamente dall'intervento delle autorità che arrestarono e condannarono Manson a trascorrere un nuovo periodo di inattività forzata presso il McNeil Island Penitentiary, stabilimento di pena sull'omonima isola a largo delle coste dello stato di Washington. In quest'occasione Charles incontrò l'uomo che avrebbe cambiato per sempre la sua vita: Alvin "Creepy" Karpis.

Karpowicz, questo era il vero nome di Alvin, fu considerato uno dei grandi "nemici pubblici" negli USA degli anni '30, alleato della famigerata banda Barker e inseguito con mandato federale dalla stessa FBI che alla fine lo arrestò. Dopo una lunga detenzione ad Alcatraz, Karpowicz fu inviato al McNeil Island Penitentiary dove, appunto, incontrò Manson. Tra tutte le capacità che il vecchio gangster avrebbe potuto trasmettere al giovane criminale in carriera, fu l'apparentemente innocuo insegnamento diretto a suonare la chitarra che segnò Charles.

Manson ne divenne ossessionato, si esercitava continuamente, cantava e scriveva canzoni, tanto che si fece largo in lui la convinzione di poter divenire un cantante di professione una volta uscito dal carcere.

Manson si costruisce un seguito

Fu così che Manson, quando il 21 marzo 1967 fu rilasciato, decise di passare dallo stato di Washington all'area di San Francisco, dove con chitarra e droghe cominciò a costruirsi un piccolo seguito di persone che trovarono in questo strano guru con precedenti penali la soluzione ai loro problemi. Ancora ossessionato dalla musica, nel 1968 Manson si spostò nella California meridionale, nel tentativo di intraprendere la carriera in campo discografico. In effetti, ci andò vicino quando una delle sue canzoni, conosciuta come Never Learn Not to Love, fu inserita sul lato B dell'album 20/20 del famoso gruppo The Beach Boys.

Tuttavia le sue aspettative andarono deluse, principalmente per incomprensioni con Terry Melcher, musicista e produttore discografico, figlio dell'attrice hollywoodiana Doris Day. Per tale ragione, Manson, insieme al suo gruppo di seguaci, si spostò nuovamente verso la zona nord ovest della San Fernando Valley, nel cosiddetto Spahn ranch. È proprio qui che il suo gruppo comincerà a farsi chiamare "la Famiglia" e Manson avrà il terzo figlio, Valentine Michael, da una delle sue seguaci, Mary Brunner.

Il suo ascendente manipolatorio su coloro che lo seguivano fu rafforzato nel 1969 da strane e incomprensibili teorie sulla prossima fine del mondo che, secondo Manson, sarebbe stata annunciata nella canzone Helter Skelter dei Beatles e sarebbe stata portata a termine dalla popolazione nera che in quegli anni lottava per il riconoscimento dei propri diritti civili. L'aspetto razziale di questa sua fine del mondo non è affatto secondario, data la svastica che oggi si può vedere incisa sulla fronte di Manson. Per sopravvivere all'imminente catastrofe, la Famiglia cercò rifugio nei tunnel sotterranei delle miniere d'oro abbandonate, numerose nella San Fernando Valley. Ovviamente, quando la fine del mondo non giunse, alcuni seguaci cominciarono a porre domande scomode al loro guru.

Il massacro al 10050 di Cielo Drive, Los Angeles

La personalità carismatica di Charles Manson lo trasformò in un'icona criminale, tanto da meritarsi la copertina del Life magazine, qui riprodotta in una gigantografia - Immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic, utente Radio Saigon, fonte Flickr e Wikimedia Commons

La personalità carismatica di Charles Manson lo trasformò in un'icona criminale, tanto da meritarsi la copertina del Life magazine, qui riprodotta in una gigantografia.

La risposta netta e precisa che diede Charles a quelle domande fu che la Famiglia avrebbe insegnato al mondo come iniziare un'Armageddon. Ordinò a quattro suoi seguaci di recarsi nella casa al 10050 di Cielo Drive, a Los Angeles, e di uccidere tutti coloro che vi si trovavano.

La scelta dell'abitazione non fu casuale.

A quell'indirizzo, abitava in passato Terry Melcher che aveva infranto i sogni di gloria di Manson. Tuttavia il produttore discografico non risiedeva più in quella casa, in quanto vi si erano trasferiti l'attrice Sharon Tate e il marito, il regista Roman Polanski. All'oscuro di tutto ciò, il 9 agosto 1969, i seguaci di Manson assassinarono in maniera molto cruenta la ventiseienne Tate che, come abbiamo già ricordato, era a sole due settimane dal parto. Insieme a lei furono uccisi quattro suoi ospiti. Roman Polanski si salvò solamente perché era in viaggio per lavoro.

La sera successiva, la Famiglia proseguì il personale insegnamento al mondo di come dovesse essere la sua fine, uccidendo Leno e Rosemary LaBianca nella loro casa.

L'efferatezza degli omicidi e la notorietà della Tate fecero diventare la ricerca dei colpevoli una priorità per la polizia locale. Nonostante ciò, Manson e i suoi seguaci furono arrestati per omicidio e cospirazione solo nel dicembre 1969. Il 29 marzo 1971, Charles fu riconosciuto colpevole di tutte le accuse a suo carico e condannato a morte.

Per sua fortuna, Manson non fece mai conoscenza col boia.

Nel 1972 la Corte Suprema della California dichiarò illegittima la legge che prevedeva la pena di morte sul territorio dello stato e perciò anche la sua condanna fu commutata in ergastolo. Sebbene Manson abbia potuto richiedere il rilascio sulla parola come ogni altro condannato, esso non gli è mai stato concesso.

Manson: serial killer o assassino di massa?

Secondo l'esperto Scott A. Bonn, assistente professore di Sociologia presso la Drew University, Manson non è né un serial killer né un assassino di massa. Basandoci sulla definizione tecnica data dall'FBI, le uccisioni seriali consistono ne "l'uccisione di due o più vittime da parte dello stesso soggetto, in eventi separati", con un periodo di "raffreddamento" tra gli eventi. Il numero delle vittime è stato abbassato a due nel 2005 dall'Unità di Analisi Comportamentale federale.

È di fondamentale importanza questo periodo intercorrente tra i diversi omicidi, in cui l'assassino seriale versa in uno stato di apparente tranquillità emozionale che gli consente di tornare alla sua vita pressoché normale, non destando sospetti nelle persone che lo circondano. E Manson non rientra nel profilo, mancando proprio questo suo rientro nella normalità tra un assassinio e l'altro.

Lo conferma anche l'agente speciale dell'FBI Mark Safarik che, interrogato sulla questione dall'Huffington Post, rispose abbastanza lapidariamente: "Manson fu un serial killer? In base alla definizione, no."

Charles Manson non si può nemmeno chiamare assassino di massa. Stando alla definizione ufficiale data dal Bureau of Justice Statistics degli Stati Uniti, quel tipo di assassino sarebbe un criminale che compia "l'assassinio di quattro o più persone in un solo luogo e in un unico evento".

L'esclusione da questa seconda categoria è più complicata, da un punto di vista definitorio, perché l'elemento mancante non sono tanto gli assassinii multipli in unico evento, quanto la morte di chi li ha commessi. Infatti nella quasi totalità degli eventi criminali che comportano assassinii di massa, in base all'esperienza delle autorità statunitensi, i colpevoli o si suicidano sul luogo del massacro o vengono uccisi dalle forze di polizia intervenute. Non è certo il caso di Manson che non solo non ha mai avuto alcuna voglia di togliersi la vita, ma durante il processo si difese.

Inoltre, fatto molto importante, Charles Manson non uccise direttamente alcuna delle vittime per il cui omicidio fu condannato. Egli portò altri individui a commettere quei reati al suo posto. Quindi, in definitiva, in quale categoria si può inserire l'attività criminale di Manson?

Seguendo la terminologia corrente, secondo Bonn, gli omicidi Tate-LaBianca dovrebbero essere considerati come assassinii determinati da "furia omicida", innescata da una missione cui i seguaci di Manson si erano dedicati fino a sfiorare la follia, senza però mai oltrepassare il confine tra punibilità e impunibilità in campo penale per ragioni psichiatriche.

L'irresistibile fascino del Male

Charles Manson nel 2014, a ottant'anni, possiede ancora un misterioso fascino capace di convincere una giovane donna ventiseienne a sposarlo - Immagine in pubblico dominio, autore California Department of Corrections and Rehabilitation, fonte Wikimedia Commons

Charles Manson nel 2014, a ottant'anni, possiede ancora un misterioso fascino capace di convincere una giovane donna ventiseienne a sposarlo.

La carismatica personalità di Charles Manson, capace di spingere altre persone a commettere delitti di cui uomini normali avrebbero orrore, non si è affatto modificata nemmeno ora che ha compiuto ottant'anni e sta scontando la sua condanna all'ergastolo in un carcere di massima sicurezza.

In un'intervista al magazine Rolling Stone nel 2013, questo efferato criminale rivelò per la prima volta la sua bisessualità e l'equivoca promiscuità carceraria con soggetti come Phillip Garrido che violentò e tenne segregata per 18 anni l'undicenne Jaycee Dugard.

Non stupisce quindi che nello stesso periodo sia divenuta di dominio pubblico la corrispondenza tra la ora ventiseienne Afton Elaine Burton e Manson. La giovane donna iniziò a intrattenere una relazione epistolare con l'ergastolano all'età di diciassette anni e, nel novembre 2014, i due hanno ottenuto il rilascio di una regolare licenza matrimoniale che permetterà loro di convolare a nozze entro novanta giorni, se lo vorranno davvero.

La capacità attrattiva di Manson è ben testimoniata dal fatto che Afton, all'età di 19 anni, andò a lavorare nella cucina di una casa di riposo per guadagnare i duemila dollari necessari a trasferirsi dall'Illinois, dove abitava, a Corcoran in California, luogo di reclusione di Charles, e poterlo così incontrare in carcere nelle lunghe ore di visita che le furono concesse.

La fidanzata di Manson, come le altre persone che ne furono ammaliate, non riesce a cogliere nulla di sbagliato nel comportamento del suo affascinante interlocutore, tanto che la Burton sostiene una campagna per la liberazione del futuro marito, a cui ha dedicato anche diversi siti web.

Per individui come lei, Charles Manson sarà sempre e comunque innocente.

Fonti e letture consigliate

Vincent Bugliosi e Curt Gentry, Helter Skelter. Storia del caso Charles Manson, Mondadori, 2006;

Jennifer Rosenberg, Charles Manson, about.com Education;

David Lohr, Charles Manson Is Not A Serial Killer, Experts Say, Huffington Post, 2012;

James Nye, Charles Manson in love behind bars, dailymail.co.uk, 2013

Jeff Guinn, Charles Manson: The Making of a Serial Killer, biography.com, 2014;

Nolan Feeney, 5 Things to Know About the 26-Year-Old Woman Charles Manson Might Marry, time.com, 2014.

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