Colazione da Tiffany fra realtà e invenzione narrativa

a cura di Andrea Moretti

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Salve a tutti e ben tornati al nostro appuntamento mensile con Letture Fantastiche.

Quest'anno, inauguriamo la rubrica con uno dei personaggi più iconici del cinema passato e contemporaneo che sopravvive ai giorni nostri come modello di eleganza, femminilità e sensibilità selvaggia e caparbia.

La grande attrice Audrey Hepburn nella scena culto di " Colazione da Tiffany" - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

La grande attrice Audrey Hepburn nella scena culto di " Colazione da Tiffany".

Stiamo parlando del controverso personaggio di Holly Golightly che, sebbene divenuta famosa con la storica interpretazione di Audrey Hupburn nel 1961, prende vita per la prima volta quattro anni prima, dalla penna di Truman Capote.

Salita poi agli onori della cronaca nel 1958, con la pubblicazione di uno dei più grandi capolavori della letteratura americana: Colazione da Tiffany.

Holly Golightly: le vetrine di Tiffany & Co.

Il film si apre con la sequenza di Holly Golightly che consuma una colazione frugale ammirando le vetrine di Tiffany & Co.

Una scena che è già storia da diverso tempo: ancora oggi, sono molte le ragazza che, in visita a New York, si fermano a fare colazione da Tiffany, ricalcando le gesta della loro eroina.

In effetti - sia nel film sia nel romanzo - il personaggio di Holly appare non soltanto una figura dotata di incredibile fascino e seduzione; ma anche una donna incredibilmente leggera, dinamica, ribelle e piena di vita.

Tuttavia non finisce qui.

Gli scheletri nell'armadio di Truman Capote

Holly Golightly mostra la sua complessità, disvelando - o lasciando intuire - aspetti di sé più fragili e drammatici: sogni infranti di attrice, rapporti con i malavitosi e un passato oscuro da sposa bambina di cui al lettore non viene rivelato troppo.

Effettivamente, Holly Golightly risulta, a tutt'oggi, uno dei personaggi più riusciti partoriti dalla penna di Truman Capote.

All'epoca, il Time la definì come

«La gattina più eccitante che la macchina da scrivere di Truman Capote abbia mai creato. È un incrocio fra una Lolita un po' cresciuta e una giovanissima Zia Mame... sola, ingenua e un po' impaurita».

Persino gli aspetti più tragici di Holly vengono comunicati con uno charme e una leggerezza incredibili e seducenti, quasi che il lettore, davanti a un goccio di Gin, se ne stesse lì, nell'appartamento di lei o nel bar di Joe Bell, a contemplarla trasognato mentre la giovane donna lo rende partecipe delle sue paturnie, l'infantile e delizioso vezzo di grattarsi la punta del naso, quando entra troppo in confidenza col suo interlocutore.

Ma sono proprio gli elementi drammatici di Holly a rendere il personaggio interessante, specie se si pensa che, fra le labbra impregnate di rossetto di quest'attrice delusa, si annidano gli scheletri nell'armadio di Capote.

La madre di Capote trasposta in un romanzo

Cresciuto a Monroeville, in Alabama, a mancare nell'infanzia del famoso scrittore è esattamente la figura materna.

Molte le somiglianza fra Lillie Mae "Nina" Faulk - madre di Capote - e Holly Golightly, rese ancor più fascinose dal velo di mistero che, esattamente come nel romanzo, viene creato negli anni attorno al destino della madre.

Dopo aver troncato con il marito, piantandolo a New Orleans, Lillie Mae Faulk lasciava Capote con alcuni parenti nel sud rurale e andava in cerca di fortuna a New York.

Travolta dal fascino di quella città, Lillie sposava un uomo d'affari cubano che portava il nome di Jose Garcia Capote.

Le entrate dei suoi affari, però, non avevano esattamente natura legale, dal momento che il giovane cubano fu arrestato e internato a Sing Sing, con visite regolari da parte della moglie.

Truman Capote nel 1980 - Immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons 4.0 - Fonte Wikimedia Commons, utente Nesnad

Truman Capote nel 1980.

Fred e Holly

Una ragazza del sud sbarcata a New York, rapporti con malavitosi, sogni infranti e addirittura un uomo incarcerato a Sing Sing.

Se escludiamo la presenza di un figlio, sembra di rivedere esattamente Holly Golightly.

Persino l'indirizzo corrisponde: la madre abitava dalle parti dell'Ottantasettesima Strada, poco più a nord rispetto a quanto riportato nell'incipit del libro.

Il rapporto fra Holly e il vicino Fred è inoltre interpretabile come una riproduzione di quello fra Nina Capote e suo figlio.

Non appena sistematasi, Nina fece trasferire il figlio nel suo appartamento e, insieme al marito-patrigno, lo sostenne nel suo sogno di diventare scrittore, fornendogli consigli e contatti, e arrivando a inserirlo negli uffici della prestigiosa rivista letteraria New Yorker.

Qui, il suo talento non tardò a farsi notare, tanto che, nemmeno dieci anni dopo, Capote era già uno scrittore affermato.

Colazione da Tiffany: l'eredità de Il grande Gatsby

A fare da base al rapporto di discrezione e ammirazione che emerge fra Fred e Holly non è soltanto il materiale autobiografico dell'autore, ma anche quello narrativo, mutuato da un altro grandissimo romanzo della letteratura americana: il Grande Gatsby.

Anche Nick guarda a Gatsby con una certa riverenza ed esaltazione, dovuta senza dubbio al fatto che sia Holly sia Gatsby sono persone idealiste che non hanno alcun timore dei giudizi degli altri né della discutibilità del loro modo di vivere.

Entrambi cavalcano il fascino di New York, ricorrendo a ogni mezzo pur di affermarsi e raggiungere le loro ambizioni.

La delusione non li scoraggia e sono disposti a continuare nel loro fervore sognante fino all'autodistruzione.

Sia il personaggio di Fitzgerald sia quello di Capote sono simboli indiscussi di New York, tanto quanto l'Empire State Building e il ponte di Brooklyn.

La lenta espiazione di Capote

Sia Nick sia Fred guardano ai loro idoli con un rispettoso e cortese distacco che non manca però di una certa disillusione e silente senso di rimprovero.

L'ammirazione per il cieco idealismo che nutrono viene smorzata dal disinteressato e pacato cinismo di chi sa che la vita non è fatta per i sognatori che, quasi sempre, finiscono schiacciati da una realtà che non è all'altezza delle loro aspettative.

È sotto queste grinze che si nasconde un rapporto di conflittualità con la madre che, molto probabilmente, Capote non ha mai affrontato, e che ha cercato di esorcizzare attraverso la scrittura.

Alla domanda su che fine abbia fatto Holly, posta da Joe Bell, a cui Fred risponde con «Morta. O in manicomio. O sposata», l'autore risponde finalmente nel 1954.

La madre di Capote morì alcolizzata suicida all'età di quarantanove anni.

Nel film, il personaggio di Holly è stato edulcorato, tacitando su alcuni aspetti come la bisessualità del personaggio, e investendo più sul presunto legame sentimentale fra i due.

Un elemento che nel romanzo - in virtù di quanto detto sopra - rimane del tutto assente.

Nota

Le informazioni per questo articolo sono tratte dalla prefazione di Paolo Cognetti al romanzo Colazione da Tiffany, Garzanti, 2020.

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