Figlie della decadenza: la Nuova Donna alla fine del XIX secolo vittoriano

a cura di Greg Buzwell

traduzione italiana a cura di Gianluca Turconi

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La fine del XIX secolo vittoriano fu un'epoca di grandi cambiamenti. L'arte, la politica, la scienza e la società erano state rivoluzionate dall'emergere di nuove teorie e sfide alla tradizione. Probabilmente il cambiamento più radicale e di vasta portata riguardava il ruolo delle donne e il crescente numero di opportunità che stavano diventando loro disponibili in un mondo dominato dagli uomini. Con il miglioramento delle prospettive educative e lavorative delle donne, il matrimonio seguito dalla maternità non era più visto come l'inevitabile via per garantire un buon livello di sicurezza finanziaria.

La Nuova Donna nell'Art Noveau - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte British Library

La Nuova Donna nell'Art Noveau (credit British Library).

Anche una nuova aria di libertà sessuale emerse alla fine del secolo. Sebbene ancora oggetto di controversie, scrittori come Thomas Hardy e George Moore affrontarono il desiderio sessuale in romanzi quali Jude the Obscure (1895) e Esther Waters (1894). La fine del secolo evidenziò l'importanza di perseguire nuove sensazioni e, inevitabilmente, anche il sesso e la sessualità giocarono un ruolo sempre più importante nella ricerca di nuove esperienze. Non è un caso che la Nuova Donna e il dandy fossero di moda a quel tempo. Proprio come la Nuova Donna minò la tradizionale visione del femminile, così il dandy minacciò la visione accettata della mascolinità. Tali cambiamenti radicali nei comportamenti suscitarono indignazione, con il critico sociale Max Nordau che denunciò l'abbandono della tradizione, l'effeminatezza degli uomini e la natura sempre più maschile delle donne. Lo proclamò "Il crepuscolo delle nazioni", titolo dato al primo capitolo del suo influente libro Degenerazione (1892). Nel frattempo, la rivista Punch fece della Nuova Donna una figura di scherno, presentandola come una zitella amareggiata e ipereducata.[1].

Le argomentazioni a favore e contro la Nuova Donna non sempre hanno seguito linee ovvie. Molti uomini hanno trovato l'idea di donne che si facevano strada nel mondo tanto ragionevole quanto desiderabile, mentre molte donne - la romanziera Mary Augusta Ward, che ha scritto con il suo nome da sposata Mrs Humphry Ward, ne è un esempio notevole - erano appassionatamente contro l'emancipazione femminile e la minaccia che essa rappresentava per lo status quo del matrimonio e della maternità. In un modo o nell'altro, sia che fosse vista come intelligente e indipendente, ideale per la carriera, oppure come una donna diversa, sessualmente degenerata, anormale, maschile, fumatrice, che odiava i bambini, la Nuova Donna era apparsa per rimanere e, ammirata o disprezzata, restò una forza di cambiamento durante il periodo tardo-vittoriano ed edoardiano.

Origini del termine

Le origini del termine "Nuova Donna" (N.d.T. "New Woman") sono contestate, ma sembra essere entrato nella lingua inglese nel 1894 quando fu usato in un paio di articoli scritti dalle romanziere Sarah Grand (nata Frances Elizabeth Bellenden Clarke) e "Ouida" (lo pseudonimo di Maria Louise Ramé) nella North American Review. Grand pubblicò un articolo intitolato "The New Aspect of the Woman Question" [2] da cui "Ouida" estrapolò poi la famosa frase 'The New Woman' per il titolo del suo saggio.[3] L'espressione di Grand era particolarmente pertinente all'ascesa della Nuova Donna, in quanto affrontava i doppi standard inerenti ai matrimoni vittoriani che insistevano sulla virtù sessuale impeccabile da parte della moglie, ma non su quella del marito - tema che poi affrontò nel suo romanzo Le gemelle celesti (1894). Una volta coniato, il termine divenne popolare per descrivere la nuova razza di donne indipendenti e istruite. Le qualità e le caratteristiche che arrivarono a definire "la donna nuova", tuttavia, esistevano già da tempo, come si può vedere nella letteratura degli anni ottanta del XIX secolo.

La Nuova Donna nella letteratura

La maternità per la Nuova Donna tardo-vittoriana diventa una scelta e non un obbligo -  Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte British Library

La maternità per la Nuova Donna tardo-vittoriana diventa una scelta e non un obbligo (credit British Library).

La Nuova Donna era un fenomeno reale, oltre che culturale. Nella società era una femminista e una riformatrice sociale, una poetessa o una drammaturga che perseguiva il suffragio femminile. In letteratura, tuttavia, come personaggio di un'opera teatrale o di un romanzo, assumeva spesso una forma diversa, quella di una persona i cui pensieri e desideri non solo evidenziavano le proprie aspirazioni, ma servivano anche come specchio in cui riflettere gli atteggiamenti della società. I primi esempi della Nuova Donna nella narrativa includono Nora in A Doll's House di Henrik Ibsen (1879), una donna che lascia il marito per perseguire i propri desideri; Lyndall in The Story of an African Farm di Olive Schreiner (1883) - un libro che affronta temi come il femminismo, il sesso prematrimoniale e la gravidanza fuori dal matrimonio; e Grace Melbury in The Woodlanders di Thomas Hardy (1887), una donna la cui eccellente educazione la isola intellettualmente dalla sua famiglia e dagli amici.

Il periodo di massimo splendore della narrativa della Nuova Donna, comunque, ha luogo a metà degli anni novanta del XIX secolo. Sarah Grand, in seguito al suo articolo "The New Aspect of the Woman Question", sottolineò i doppi standard inerenti alla Società Vittoriana, lanciando un attacco ai Contagious Diseases Acts (N.d.T. leggi sulle malattie contagiose sessualmente trasmissibili) del 1860 nel suo libro Le gemelle celesti. Nel libro, Evadne Frayling, il personaggio centrale, si rifiuta di consumare il suo matrimonio quando scopre, il giorno del matrimonio, il dubbio passato sessuale del marito. I Contagious Diseases Acts consentivano la detenzione forzata delle prostitute negli "Ospedali di blocco", mentre gli uomini che frequentavano le prostitute, in un esempio di doppio standard, rimanevano liberi di diffondere qualsiasi malattia di cui fossero portatori. Il romanzo The Beth Book della Grand, edito nel 1897, affronta temi simili, esplorando anche le disastrose conseguenze per una giovane donna che viene incoraggiata a fare un matrimonio vantaggioso alla prima occasione piuttosto che perseguire una formazione e la libertà intellettuale.

Altri esempi degni di nota della Nuova Donna nella narrativa sono il romanzo di Grant Allen The Woman Who Did (1895), che dimostra i pericoli dell'"amore libero" per le donne economicamente dipendenti da un uomo, e Jude the Obscure di Thomas Hardy (1895), in cui Sue Bridehead dà alla luce i figli di Jude, ma si rifiuta di sposarlo, subendo così l'ira della società. Dopo la morte dei suoi figli, Sue riceve quella che considera una punizione divina per i suoi "peccati". The Odd Women (1893), di George Gissing, è un altro importante romanzo sulla Nuova Donna nel quale si esaminano le contrastanti opportunità e le insidie presentate alle donne dalla ricerca del matrimonio da un lato e dalla ricerca dell'istruzione, del lavoro e dell'indipendenza dall'altro.

La Nuova Donna e il sesso

La visione tradizionale del ruolo di una donna nella società vittoriana era rappresentata dalla poesia di Coventry Patmore "The Angel in the House", pubblicata per la prima volta nel 1854. Il poema descrive l'ideale di femminilità dell'autrice: una moglie amorevole devota al marito, una madre devota ai suoi figli. L'osservazione di William Acton sulla sessualità femminile, pubblicata nel 1862, riassume la visione dell'uomo sui desideri sessuali della donna ideale, o meglio la loro mancanza:

Come regola generale, una donna modesta raramente desidera una gratificazione sessuale per sé stessa. Si sottomette al marito, ma solo per piacere a lui e, per il desiderio di maternità, preferirebbe essere sollevata dalla sua attenzione [4].
La libertà sessuale caratterizza la Nuova Donna, ma raramente è apprezzata in pubblico dove è vista in maniera più satiresca -  Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte British Library

La libertà sessuale caratterizza la Nuova Donna, ma raramente è apprezzata in pubblico dove è vista in maniera più satiresca (credit British Library).

Alla fine del secolo vittoriano si reagì in diversi modi a queste idee tradizionali. Gli scrittori maschi tendevano a descrivere la Nuova Donna come predatrice sessuale o come intellettuale ipersensibile, incapace di accettare la sua natura di essere sessuale. Lucy Westenra in Dracula di Bram Stoker (1897) è un esempio della prima, mentre Sue Bridehead in Jude the Obscure di Thomas Hardy rappresenta la seconda. Per Lucy Westenra il caso è estremo. Anche prima che Dracula la trasformi in un vero e proprio vampiro, Lucy esprime il desiderio per tre mariti (e quindi, naturalmente, per tre partner sessuali). Dopo aver ricevuto tre proposte di matrimonio lo stesso giorno, si lamenta: "Perché non possono permettere a una ragazza di sposare tre uomini, o tutti quelli che la vogliono, e risolvere tutti questi problemi?" (cap. 5). Dopo gli attacchi di Dracula, Lucy diventa una parodia voluttuosa e innaturale della Nuova Donna come Decadente sessuale; una figura che depreda i bambini, senza mostrare alcun istinto materno. L'ultima apparizione di Lucy - con il marito che le infila un paletto nel cuore mentre i suoi amici guardano - dà l'orribile sensazione di uno stupro e rappresenta non solo una terribile punizione per la sua libertà sessuale, ma forse anche una punizione per la sua sottomissione alle attenzioni di una degenerata aristocratica straniera.

Il personaggio di Mina Murray in Dracula è più sottile. È indipendente e intelligente, ma con il suo matrimonio con Jonathan e la sua volontà di interpretare la moglie doverosa, sfugge alla punizione. Il fatto che Mina sopravviva, mentre Lucy incontra una fine così orribile, indica forse che Stoker non amasse particolarmente la Nuova Donna, mentre ammirava la sua controparte più tradizionale.

Un equilibrio con il punto di vista di Stoker sulle donne che amano la loro sessualità può essere trovato nell'opera di George Egerton (il nome d'arte di Mary Chavelita Dunne Bright). I racconti di Egerton, in particolare quelli pubblicati nella raccolta Keynotes (1893), celebravano in modo positivo il lato sessualmente avventuroso della Nuova Donna, come del resto la sua stessa vita. Egerton si era sposata due volte, una volta divorziata e una volta rimasta vedova, e godeva di una serie di relazioni.

Declino e caduta

La Nuova Donna e il Decadente erano spesso legati, ma l'alleanza era difficile. Sarah Grand attaccò il Decadente attraverso la figura disdicevole di Alfred Cayley Pounce in The Beth Book. Pounce lavorava per una rivista che si chiamava in modo significativo The Patriarch. Altre scrittrici che si occuparono della Nuova Donna, tuttavia, inviarono volentieri storie a The Yellow Book che è stato visto come la pubblicazione definitiva del Decadente. The Yellow Book cadde in disgrazia nello stesso periodo di Oscar Wilde. Anche se Wilde non ha mai contribuito a The Yellow Book, è stato visto come in qualche modo colpevole per associazione. La Nuova Donna, insieme al Decadente e al dandy furono coinvolti nella tempesta causata dalla caduta in disgrazia di Wilde e il 21 dicembre 1895 il Punch gongolò scrivendo "LA FINE DELLA NUOVA DONNA - Lo schianto è finalmente arrivato" in una sua pubblicazione. La narrativa della Nuova Donna, dopo il 1895, subì un netto declino, ma come figura nella vita reale e come prototipo di quasi tutti i movimenti femministi che seguirono, l'eredità della Nuova Donna continua a vivere anche oggi.

Note

[1] La rivista Punch, vol. 106 (gennaio-giugno 1894) contiene un fumetto satirico chiamato "Passionate Female Literary Types".

[2] North American Review, 158 (1894) pp. 270-6.

[3] Ibid., pp. 610-19.

[4] William Acton, The Functions and Disorders of the Reproductive Organs in Childhood, Youth, Adult Age and Advanced Life Considered in the Physiological, Social and Moral Relations (Londra: John Churchill, 1862), pp. 101-102.

Autore

Greg Buzwell è curatore dell'Archivio Letterario Contemporaneo della British Library. Ha co-curato tre grandi mostre per la Biblioteca - Terrore e Meraviglia: l'Immaginazione gotica, Shakespeare in Dieci Atti e Gay UK: Amore, legge e libertà. La sua ricerca si concentra principalmente sulla letteratura gotica della fine del secolo vittoriano. Ha anche curato e introdotto collezioni di racconti soprannaturali di autori come Mary Elizabeth Braddon, Edgar Allan Poe e Walter de la Mare.

Licenza del testo e altre informazioni di copyright

Il testo è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribution 4.0 International, © Greg Buzwell. Traduzione italiana © 2019, Gianluca Turconi.

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