Il Libro Malazan dei Caduti: 7 - Venti di Morte

a cura di Andrea Micalone

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A differenza dei romanzi precedenti, dove si saltava da un continente all'altro, stavolta facciamo ritorno (e ci rimaniamo) nell'Impero di Lether, poiché lì stanno convergendo in buona parte i protagonisti della storia. Questo settimo romanzo, insomma, è il seguito naturale del sesto.

Copertina del romanzo "Venti di morte", della Saga Malazan

Ecco dunque che la flotta dei Tiste Edur è di nuovo nella capitale per condurvi i Campioni "selezionati" negli altri continenti. Tra questi spiccano Icarium e Karsa Orlong, nostre vecchie conoscenze.

L'Imperatore Rhulad infatti intende affrontare uno per uno questi Campioni, poiché il suo potere è ormai diventato anche la sua maledizione. Legato indissolubilmente alla spada del Dio Storpio, non può più morire: ogni volta che viene ucciso, torna subito a nuova vita tra atroci tormenti. Questo lo ha condotto a un completo stato di follia e il suo desiderio di essere il guerriero più potente al mondo cela (in maniera evidente) la speranza di incontrare qualcuno capace di ucciderlo definitivamente.

Anche i sudditi di Rhulad ormai non fanno più mistero di questa aspettativa. L'Imperatore infatti è stato isolato nella sala del trono e il Cancelliere Triban Gnol ha preso il potere nelle proprie mani. Con l'aiuto dei Patriottisti di Karos Invictad, una vera e propria polizia segreta, costui sta dominando con il terrore. Tehol Beddict, il suo servo Bugg, l'Errante e tutti i personaggi di Letheras che ben conosciamo, sono dunque impegnati a tessere i propri piani per ostacolare questa folle dittatura.

Nel frattempo, a est, nell'Awl'dan la popolazione degli Awl ha trovato un nuovo condottiero: il misterioso Maschera Rossa. Costui, coperto appunto sempre da una maschera e scortato da due K'Chain Che'Malle, è deciso a respingere gli invasori Letherii ed Edur per riconsegnare alla propria gente il territorio che le spetta. Sul suo cammino però incontrerà più di un ostacolo, ma anche alleati inattesi (personaggi che il lettore ritroverà con piacere).

Tra i monti della Rosa Blu, invece, il gruppo di Seren Pedac continua il suo viaggio alla ricerca dell'anima di Scabandari Occhio di Sangue. La tensione nella piccola compagnia è intensa, poiché oltre all'ex schiavo Udinaas e alla piccola Kettle (entrambi colmi di strani segreti), ci sono soprattutto Fear Sengar, fratello di Rhulad, deciso a ritrovare lo spirito di Padre Ombra proprio per far rinsavire il fratello e ricondurlo alla divinità Edur, e Silchas Ruin, fratello a sua volta di Anomander Rake, deciso invece a vendicare il tradimento di Scabandari di cui fu vittima centinaia di anni prima.

Infine, la flotta dei Cacciatori di Ossa, rinnegata ormai dall'Impero Malazan e costretta a una fuga precipitosa, si sta dirigendo proprio a Lether, ufficialmente per vendicare le stragi perpetrate dalle navi Edur, ma in realtà perché l'Aggiunto Tavore cela obiettivi ben più importanti. Proprio sulla sua nave, infatti, sta portando Withal, il fabbro Meckros che forgiò la spada del Dio Storpio ora finita nelle mani di Rhulad.

Cosa non ho apprezzato

Mi duole doverlo ammettere, ma questo romanzo mi è parso il più debole della saga. A differenza dei precedenti, dove gli eventi permeavano le pagine, qui si avanza a stento, con lunghissimi capitoli in cui si scopre poco, si combatte molto, e si conclude ancor meno. Praticamente tutti gli scontri, escludendo quelli del finale, hanno la conclusione che il lettore si aspetta.

Inoltre c'è un eccessivo approfondimento su personaggi (di cui per ovvi motivi non faccio i nomi) che alla fine muoiono, rivelandosi perciò marginali in vista della conclusione e della saga complessiva.

In sostanza, ho trovato questo romanzo molto lento rispetto ai precedenti, e per buona parte inutilmente lungo.

Un'altra cosa che non ho apprezzato è stata la traduzione. Sorvolando (ma non troppo) sui refusi ancora eccessivi, credo anche che i traduttori di questa saga dovrebbero accordarsi meglio tra loro per uniformare i nomi dei personaggi. Dopo sei romanzi in cui avevamo imparato a conoscere Truth, Ricciolo, Volpe d'Argento e Dolente, non capisco perché all'improvviso qui li si ritrovi con i nomi: Verità, Hairlock, Silverfox e Sorry. Se fosse un improvviso ritorno agli originali nomi inglesi potrebbe avere un suo senso, ma allora perché "Verità" al posto di Truth?

Sembreranno sciocchezze, ma da lettore avrei preferito una traduzione più accurata e più coerente, data la qualità dell'opera originale.

Cosa ho apprezzato

Le ultime trecento pagine, per fortuna, sono un'improvvisa esplosione di colpi di scena. Tutte le trame riconvergono all'improvviso, con morti eccellenti, tradimenti inattesi e scontri mozzafiato.

A lettura conclusa mi sono convinto del tutto che questo romanzo, se fosse durato la metà (lasciando il finale inalterato) sarebbe stato al livello degli altri. Non ho ben compreso il bisogno di renderlo così lungo, ma per fortuna alla fine torna all'adeguato livello.

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