Il rito del lupo mannaro

a cura di Gianluca Turconi

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Nelle vicinanze del fiume Samara, non lontano dagli Urali nell'attuale Russia, alla fine del XX secolo fu scoperto un sito abitato da una popolazione denominata Srubnaya, di origine indoeuropea. La località, chiamata Krasnosamarskoe (appartenente alla cultura delle Tombe di Legno), si presentò ai primi archeologi non diversa da molte altre dello stesso periodo, con abitazioni di poco pregio probabilmente in antichità circondate da campi coltivati e recinti per l'allevamento. Tuttavia, ben presto, gli studiosi che si occuparono di questo sito scoprirono che Krasnosamarskoe era diversa da ogni altro ritrovamento precedente nell'area. Infatti, i Srubnaya si installarono su un insediamento più antico di circa mille anni. Come se ciò non bastasse, quella popolazione scelse volontariamente di proseguire nell'uso di terreni di sepoltura denominati kurgans, ancora più antichi di tre millenni, quindi risalenti a circa ottomila anni fa.

Guerriero dell'Età del Bronzo

Guerriero dell'Età del Bronzo. Arrivare all'età adulta in quell'era comportava grandi sacrifici, riti propiziatori e un pizzico di fortuna.

I Srubnaya, come molte altre popolazioni indoeuropee, non avevano chiari canoni religiosi, ma tendevano più allo spiritismo e all'animismo. Nel catalogare le tombe e i resti in esse ritrovati, gli archeologi notarono la presenza in maggioranza di bambini. In un solo caso, tra essi, come causa della morte fu rilevata una malattia ossea degenerativa, ma per gli altri non fu possibile determinarla in base ai resti rinvenuti. Come teoria giustificativa venne proposta la possibilità che i genitori avessero portato i figli in quel luogo in quanto sacro, per tentare di guarirli da un certo numero di malattie diverse. Sono stati infatti dissepolti ventidue bambini di età tra uno e sette anni d'età. A sostegno di questa teoria sono state trovate tracce di polline di Seseli, una pianta con proprietà blandamente sedative che avrebbe potuto essere utilizzata per calmare dolori e spasmi muscolari nei piccoli.

Inoltre, sono stati scoperti anche i resti di cinque adulti, due uomini e due donne più un osso di un individuo di sesso indeterminato, che è possibile lavorassero a Krasnosamarskoe nel corso dei riti e delle sepolture. Difatti, i quattro scheletri completi di adulti presentano lesioni alle ossa di schiena, ginocchia e gomiti derivanti da un'attività lavorativa molto intensa, superiore alla media della popolazione di quest'area nel periodo contemporaneo alle sepolture.

I riti di sacrificio

Quanto esposto fino a ora si può ritenere comune anche ad altre culture in cui le malattie delle nuove generazioni fossero considerate una sciagura, se non addirittura una maledizione. Tuttavia, la particolarità del sito archeologico di Krasnosamarskoe emerse prepotente quando gli antropologi dell'Hartwick College, istituzione dello stato di New York, scoprirono all'interno di uno degli edifici eretti intorno all'area di sepoltura i resti di oltre sessanta cani. Da quel che appare dallo studio delle loro ossa, i cani furono macellati, sfilettati e cucinati, stando ai segni di arrostimento, per poi seppellire gli avanzi in quel luogo. In questa zona, i cani non erano utilizzati comunemente come cibo, ma anzi erano amati compagni di caccia. Ciò, in aggiunta alle attente incisioni con cui le teste venivano recise sempre nei medesimi punti per poi essere sepolte e alla convinzione che questi pasti rituali siano avvenuti sempre in inverno per almeno due generazioni, fa ritenere che ci si sia imbattuti in uno speciale rito dei Srubnaya.

Di quale rito si tratterebbe?

In aree adiacenti, altre popolazioni di origine indoeuropea avevano convinzione che i cuccioli di cane potessero guarire le persone malate. Si è quindi teorizzato, in principio, che tale pasto rituale potesse servire per un rito destinato alla salvezza dei bambini, i cui resti sono stati ritrovati nei kurgans. A smentire questa impostazione sono sopraggiunti gli studi sulle ossa di cane ritrovate. Esse appartengono non a esemplari giovani, ma per la maggior parte a cani molto anziani, ben tenuti e senza segni di maltrattamenti. Cani, quindi, soggetti a cure particolari, come spetterebbe a utili compagni di caccia. Allora per quale motivo sarebbero stati sacrificati e successivamente mangiati?

Una risposta potrebbe consistere nei riti di passaggio dei giovani verso l'età adulta, anch'essi comuni nelle popolazioni indoeuropee. Quei cani, amati e rispettati in vita, divenivano un mezzo di rafforzamento per i giovani uomini che li sacrificavano, assorbendone gli spiriti e diventando di conseguenza degni di essere chiamati guerrieri. Dagli esami del DNA effettuati sui resti, la quasi totalità dei cani sacrificati era di sesso maschile, ulteriore elemento favorevole al rito di passaggio. È possibile che i cani appartenessero agli stessi giovani che se ne cibarono e che quel primo assassinio costituisse il vero punto di svolta verso un'età adulta caratterizzata da pericolose cacce e sanguinosi scontri con le tribù vicine. Qualunque sia la credenza che portò a tali sacrifici, essa durò a lungo nell'area degli Urali in senso lato, in quanto le razze dei cani sepolti sono molto diverse una dall'altra e alcune provenivano da zone molto lontane. È perciò ipotizzabile che i giovani conducessero i loro compagni canini in un ultimo lungo viaggio fino a Krasnosamarskoe, per onorarli e divenire un unico spirito con loro.

Supporta questa soluzione anche Michael Witzel, vera autorità mondiale nella mitologia comparata e insegnante all'Università di Harvard. Riti di questo genere sono echeggiati in testi dell'Europa orientale di età storica riconducibili al I secolo avanti Cristo. Tuttavia, anche questa seconda spiegazione non è universalmente accettata. Per esempio, il professor Marc Van der Linden dell'University College di Londra ci spiega che "gli archeologi possono intrecciare mitologia e preistoria, ma solo con grande cautela".

Teschio di cane rinvenuto a Krasnosamarskoe - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Teschio di cane rinvenuto a Krasnosamarskoe. Le linee indicano i precisi punti di taglio della carne.

L'unione degli spiriti

Un solo corpo, un solo spirito rafforzato in questi uomini-cani.

La suggestiva visione appena delineata, dal punto di vista antropologico e sociologico è stata ultimamente sviluppata alla luce dei molti miti e leggende che, nel periodo successivo ai tempi delle sepolture di Krasnosamarskoe, hanno riguardato gli uomini-lupo, gli onnipresenti lupi mannari dell'Asia e dell'Europa Orientale. Nei millenni successivi all'utilizzo dei kurgans ci fu infatti un'importante modifica nelle società che se n'erano serviti. Da popolazioni semi-nomadi, gli Indoeuropei divennero stanziali in città-stato fortificate. Come conseguenza, l'amorevole guerriero-cane delle origini, protettore della famiglia e della tribù, si trasformò in un terribile e sanguinario soldato-lupo delle città-stato, combattente di professione ormai separato dal resto della popolazione per impiego e qualità necessarie al lavoro.

L'evoluzione dei rituali di Krasnosamarskoe avrebbe quindi condotto a riti per la creazione di lupi mannari destinati alla guerra? Non necessariamente, perché tale evoluzione potrebbe non aver mai avuto luogo e le sepolture dei cani delle origini sarebbero state sempre a quello scopo, data anche la difficoltosa differenziazione esteriore tra gli esemplari canini di ottomila anni fa e i lupi che infestavano le foreste russe di quell'era. Addirittura, in diciotto casi specifici, le ossa dissepolte a Krasnosamarskoe appartenevano a veri lupi, rendendo ancora più sottile e confuso il confine tra gli spiriti degli uomini-cane e degli uomini-lupo.

Tanto più che questi riti del lupo mannaro potrebbero essere stati molto più diffusi temporalmente e geograficamente rispetto a quanto pensato all'inizio. Infatti, a Ust-Puloi, località siberiana vicina al Circolo Polare Artico, a migliaia di chilometri di distanza da Krasnosamarskoe, è stato recentemente rinvenuto un altro campo per la sepoltura sacra di almeno centoquindici esemplari di cani, datato a non più di duemila anni fa. È quindi possibile che questo rito tanto particolare si sia diffuso e protratto per oltre seimila anni!

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