Il sogno del mostro

a cura di Stefano Frigieri

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Qualche volta il mostro, smessi temporaneamente gli abiti dell'anima tormentata che vaga alla ricerca di un proprio posto nel mondo, si permette il lusso di sognare.

Frankenstein Jr. - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Sono sogni di gloria, di folle plaudenti, di calorose strette di mano e sorrisi senza paura.

Anche il mostro di Frankenstein, nel buio della stiva della nave che lo porta al suo esilio al Polo, sogna di conquistare il pubblico, facendosi ammirare stretto in un frac mentre balla un improbabile tip tap, oppure più semplicemente lasciarsi andare dolcemente al ritmo di una banale, meravigliosa, vita famigliare (come ci ha narrato Mel Brooks in "Frankenstein Junior").

Dopo il sogno a volte si sveglia farfalla e, aprendo le fragili ali, vola leggero verso mete lontane mentre l'aria freme di un meritato applauso.

"Si può fare!", verrebbe da citare.

È una calda mattina di fine estate.
Una piccola folla si è riunita nel centro del paese, vicino a un incrocio tra due vie trafficate, dove il sindaco, in divisa ufficiale con tanto di fascia tricolore, si appresta a iniziare il suo discorso, su di un piccolo palco improvvisato.
Nella mano destra tiene ben saldo il capo un lungo drappo di velluto che copre un oggetto quadrangolare posto su un piedistallo alla sua destra.
Lì vicino, l'imponente chiesa barocca risplende nel sole, e sembra benedire l'evento.
Egli si schiarisce la voce e comincia la sua presentazione.
Durante l'enfatico monologo il dialetto gioca con l'italiano una vittoriosa partita a rimpiattino, rendendo il tutto più caloroso e spontaneo. La folla approva a ogni pausa, con brevi cenni del capo.
Alla fine del discorso, il sindaco si fa scivolare il drappo tra le dita con un colpo secco, rivelando una grande lapide commemorativa di marmo chiaro, vergata in semplici caratteri: una semplice frase di ringraziamento rivolta al personaggio per cui si è organizzata la manifestazione, a sua imperitura memoria.
Accanto alla scritta, una piccola foto in bianco e nero attaccata con lo scotch, dove un uomo, ritratto a figura intera, sorride in posa. Dalla folla si alza un emozionato mormorio di soddisfazione.
Un  bambinetto nel suo vestito della festa, fino ad allora impegnato a mangiarsi le unghie, si gira e osserva la foto.
Per un attimo rimane interdetto, gli occhi spalancati dallo stupore.
Poi scoppia in una breve risatina maliziosa.
La mamma si gira bruscamente verso di lui, lo strattona con fermezza e gli intima di tacere.
Il momento è solenne, accidenti!
Lui non capisce, non crede di aver fatto nulla di male, ma si adegua per paura di ulteriori rappresaglie.
Come dargli torto, d'altronde : non fa altro che il suo mestiere, quello di bambino, nel cui mondo non esiste la parola "diplomazia", ai suoi occhi tutto è gioco e meritevole di scherno.
Ma questa volta qualcosa di strano, in quella foto, c'è davvero.
Frank Lentini - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

A Rosolini (piccolo borgo siciliano sperduto nelle campagne del siracusano), il 20 e 21 settembre del 2016, la popolazione ha festeggiato un famoso compaesano con una intensa due giorni di dibattiti, incontri e commemorazioni.

L'avvenimento ha avuto una certa rilevanza sui giornali locali, molto meno a livello nazionale.

La ragione è probabilmente semplice: nonostante l'interesse legato a questo personaggio, la sua estrema peculiarità', è ancora argomento imbarazzante.

E Francesco "Frank" Lentini, di cui ricorreva il cinquantennale della morte, ai suoi tempi più conosciuto nel mondo dello spettacolo come "The three legged man" ovvero  "L'uomo con tre gambe", peculiare lo era davvero.

La sua terza gamba, completamente funzionante e da cui spuntava un'altra breve appendice che faceva salire il computo finale degli arti a quattro, era "l'eredità" lasciatagli da un gemello siamese che il suo corpo aveva inglobato, lascito che comprendeva anche un secondo apparato genitale.

Questo arto sussidiario a cui egli, come nella suddetta foto, si appoggiava disinvoltamente come un treppiede umano, divenne il suo marchio distintivo, quello che lo rese all'epoca famoso nel mondo. Egli, durante i suoi spettacoli, la usava disinvoltamente come un vero e proprio attrezzo di scena esibendosi, ad esempio, in complicate acrobazie con un pallone.

Come si può ben immaginare gli inizi non furono così facili.

La Sicilia di fine ottocento in cui Francesco venne alla luce, era un mondo ancora chiuso e superstizioso, che da subito gli dimostrò tutta la sua ostilità e diffidenza.

I suoi vagiti alla nascita si confusero con le urla di orrore della levatrice, e tutto il micromondo che ruotava intorno alla famiglia Lentini venne sconvolto dalla sua venuta.

Nonostante i suoi genitori fossero benestanti e di cultura superiore alla media, crescendo egli dovette fare i conti con le angosce della madre perennemente combattuta tra amore e paura, e con le preoccupazioni del padre che era pienamente consapevole delle difficoltà che la società avrebbe creato a suo figlio, e di conseguenza anche a lui.

All'inizio venne affidato alle cure di una zia e successivamente, per un breve periodo, a un orfanotrofio specializzato in disabilità.

Quest'ultimo atto, che poteva essere per il piccolo Francesco l'inizio della fine, divenne invece un momento importante in cui rivalutare positivamente la propria situazione: a conti fatti lui era più fortunato di molti altri coetanei che incontrava nei corridoi dell'istituto, spesso fortemente menomati nel fisico e nella mente.

Fu allora che, divenendo consapevole delle proprie potenzialità, crebbe in lui la forte determinazione a svilupparle.

Non era infrequente incontrarlo pescare in riva al fiume, appoggiato alla sua appendice come una seggiola da campeggio, mentre meditava sulla situazione, i pensieri come un turbine di nuvole in burrasca a rincorrersi senza pausa.

Come lui stesso stava lentamente cercando di fare, anche il mondo doveva accettare la sua diversità.

Anzi, doveva accettarlo proprio attraverso di essa.

Iniziò ad allenarsi in un campetto palleggiando con un pallone fra le tre gambe, fino a diventare talmente abile da organizzare brevi spettacoli.

E se camminando tranquillamente per le vie del paese, sentivi improvvisamente un forte colpo al fondo schiena, era facile, nel girarsi, incrociare lo sguardo furbamente indifferente di un ragazzetto, apparentemente del tutto estraneo alla cosa ma sospettosamente divertito, immobile sulle sue due gambette, la terza opportunamente nascosta in ampi calzoni.

Egli aveva ormai assunto un completo controllo, emotivo e fisico, della propria condizione.

La famiglia cercò invece di risolverla attraverso un intervento chirurgico, ma il gemello residuale era troppo intimamente legato a lui, e l'operazione sarebbe stata estremamente pericolosa.

E questo, se vogliamo, fu anche la sua fortuna.

Iniziò ad esibirsi in alcuni paesi europei, di fronte a persone con una mentalità più aperta rispetto a quella dei suoi conterranei, finalmente appoggiato dai suoi genitori nella propria scelta.

"U maravigghiusu", veniva chiamato dai compaesani.

Ma anche se successivamente il termine ebbe un'accezione positiva, all'inizio aveva uno scopo derisorio, sottolineando la sua anormalità.

Comunque sia, visto il successo ottenuto, la famiglia decise di fare il grande passo, e trasferirsi in America.

Erano gli anni dove P.T. Barnum, con il suo circo itinerante di fenomeni da baraccone, stava costruendo un vero impero economico sull'esibizione della diversità.

Donne barbute, scheletri umani, nani e giganti: tutto quello che serviva ad attirare un pubblico di curiosi.

Anche semplici donne in sovrappeso potevano servire alla bisogna, magari opportunamente mascherate per esagerarne le dimensioni.

E se per caso rimaneva a corto di materiale, Barnum non si faceva troppi scrupoli a crearsi le proprie mostruosità, come la famigerata Sirena delle Fiji : nient'altro che il corpo mummificato di una scimmia con attaccato una coda di pesce, estroso esperimento tassidermico di, pare, origine giapponese, ma che Barnum riuscì comunque a esibire con successo in giro per tutta Europa.

Frank non fu il primo e nemmeno l'unico ad essere ospitato da Barnum.

Qualche decennio prima un altro "diverso" si era esibito nel suo circo.

L'americana Myrtle Corbin, era in pratica la controparte femminile del nostro Frank.

Gemelle siamesi inglobate - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Anch'essa era infatti dotata di altre due gambe e di un secondo apparato genitale e, come Lentini, trovò in questa anomala forma di spettacolo la sua dimensione umana, riuscendo a farsi accettare ed a trovare fiducia in se stessa.

I suoi arti aggiuntivi, troppo deboli per sostenerla, non le permettevano elaborate esibizioni, se non una semplice esposizione della sua diversità.

Questa esperienza le servì comunque per trovare il coraggio di affrontare la vita, fino a costruirsi una famiglia ed avere ben cinque figli.

Ed ancora il romano Jean/Jaques Libbera, classe 1884, il cui gemello spuntava con il piccolo corpo dal suo ventre,  come se vi si fosse infilato di sua volontà, non riuscendo più a liberarsi.

Barnum non era certo un filantropo e un benefattore, tutto ciò che faceva era per puro lucro, ma comunque offriva a questi poveri sfortunati la possibilità di raggiungere una certa indipendenza finanziaria, un modo di esprimersi, di trovare fiducia in se stessi.

Molti gli si offrivano volontariamente, cercando di costruirsi faticosamente tra segatura e polvere, la propria scala per il Paradiso.

Come per esempio Alice Doherty, "The woolly Minnesota baby", affetta da ipertricosi congenita che la faceva assomigliare a una scimmia, e che Barnum, in un atto di delicata galanteria, annunciava come "Alice la meraviglia".

Era in fondo un modo per rendere reale l'American Dream: chiunque, sotto il suo tetto, poteva diventare "Qualcuno".

Il fascino del diverso ha sempre richiamato folle di curiosi morbosamente attratti dal riuscire a sfiorare, anche solo per un breve momento, la parte oscura dell'esistenza, sempre tenendosi ben al sicuro al di là di un palcoscenico o di una pista da circo.

Un modo per confermarsi migliori, o semplicemente più fortunati.

I cosiddetti "mostri", durante il XVII secolo, venivano esibiti in fiere di paese, spesso incatenati e trattati come pura mercanzia, mentre alcuni, nati in condizioni più agiate, diventavano imprenditori di loro stessi, girando fra le corti come un vero e proprio spettacolo itinerante.

I fratelli Colloredo per esempio.

Gemelli siamesi inglobati - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Anch'essi frutto della fusione di due gemelli siamesi (Lazzaro e Giovanni), uno dei quali spuntava con tutto il torso dal ventre di quello più formato, che lo teneva  nascosto da un drappo fino a poco prima della esibizione, quando, con un vero coup de teatre, improvvisamente lo rivelava, tra i gridolini di sorpresa, e orrore, di dame e nobili.

Nel 1890 in Francia furoreggiava uno strano personaggio che di una sua peculiarità anatomica, forse meno evidente ma altrettanto straniante, aveva costruito la sua fama : Joseph Pujol meglio conosciuto come "Il Petomane".

Egli, tramite un completo controllo dei muscoli sfinteriali, riusciva a modulare brevi motivi musicali, versi di animali, fino a riuscire a spegnere una candela a distanza.

La sua stravagante esperienza artistica è stata portata sullo schermo da Ugo Tognazzi nell'omonimo film di Pasquale Festa Campanile.

Questo periodo storico d'altronde faceva da cuscinetto tra vecchio e nuovo secolo, dove il rapido sviluppo industriale costringeva le persone a rivedere tutte le loro convinzioni; dove  le avanguardie artistiche cominciavano a rompere gli schemi con le loro asimmetrie; dove tutti sembravano essere alla ricerca dell'insolito, dello stravagante.

Il mondo intero in tutte le sue sfaccettature, appariva sotto una nuova luce, che fosse quella delle lampadine che iniziavano a sostituire l'illuminazione a gas, dei primi cinematografi, o  quella più tradizionale del palcoscenico su cui Frank si esibiva.

Ma al di là dell'effetto scenico, quello che, forse, affascinava e conquistava nei suoi spettacoli, era  la grande sicurezza, il divertimento con cui mostrava se stesso e la sua diversità.

La gente andava per ammirare incuriosita l'ennesimo mostro e invece si trovava davanti un artista, ma soprattutto un uomo completo.

Scrisse anche un piccolo libricino autobiografico, che distribuiva durante i suoi spettacoli, per rendere il pubblico partecipe della sua esperienza di vita.

Dopo la crisi finanziaria degli anni venti, durante la quale molti circhi rischiarono di chiudere, egli si prodigò per evidenziare la tragica situazione dei suoi compagni di sventura che rischiavano così di perdere in un istante tutte le loro speranze di una vita "normale".

Ebbe una lunga carriera, ed anche una felice vita famigliare coronata dalla nascita di ben  quattro figli, e perfino il "lusso" di un'amante.

Ma fu soprattutto un esempio di orgoglio e determinazione, riuscendo a dimostrare che si possono superare anche le difficoltà imposte da una natura ostile.

Mi piace pensare, seguendo il lungo filo rosso del coraggio che attraversa secoli come fossero brevi istanti, che la sua forza di carattere, abbia creato i presupposti su cui, nel tempo, altre minoranze, sono riuscite a trovare il proprio posto nel mondo.

Che senza di lui, cioè, non ci sarebbe stata una Rosa Parks, un Harvey Milk, una Emmeline Pankhurst a difendere i diritti dei neri, degli omosessuali, delle donne.

"I have a dream!" dirà Martin Luther King qualche decennio dopo.

Anche Frank aveva il suo sogno, e riuscì a realizzarlo.

La festa è ormai finita.
La folla si allontana in silenzio, mentre un vento caldo che viene dal mare si alza sollevando un'onda leggera di scialli e foulards.
Mentre si allontana, il bimbo si gira per un'ultima occhiata.
In quel momento la fotografia, appena trattenuta da un adesivo, vibra come fosse viva.
Il bimbo sorride, mentre nell'aria risuona il fantasma di una risata cristallina.

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