Immaginazione e fantasia come difesa dagli orrori del mondo

a cura di Mirco Tondi

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Copertina del romanzo fantasy "La conquista dello scettro" di Stephen R. Donaldson - Immagine utilizzata con finalità di critica o discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633

Copertina del romanzo fantasy "La conquista dello scettro" di Stephen R. Donaldson

Cosa hanno in comune Il labirinto del fauno e La conquista dello scettro?

Il primo è un film del regista Guillermo Del Toro del 2006, il secondo è un romanzo di Stephen R. Donaldson del 1978, primo volume della trilogia Le Cronache di Thomas Covenant l'Incredulo. Il labirinto del fauno ha come protagonista una bambina, Ofelia; La conquista dello scettro un adulto, Thomas Covenant. In entrambe le opere è presente l'elemento fantastico, ma se in Il labirinto del fauno la bambina crede fortemente in ciò che vede e vive, in La conquista dello scettro Covenant ritiene che la Landa, il mondo in cui è finito dopo un incidente, sia un'invenzione della sua mente, un sogno che sta facendo mentre è incosciente (non per niente viene soprannominato l'Incredulo).

Se ci si sofferma su questi punti, le due opere sono molto diverse per storia e ambientazione. Ma se si va oltre la superficie, ci si accorge che hanno elementi in comune. Analizziamo brevemente le due opere per capire che cosa le rende simili.

Il romanzo di Donaldson appare come la solita lotta tra il bene e il male, con un gruppo di persone che parte per riprendere un potente artefatto e salvare il mondo, un po' come succede con Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien (la compagnia dell'Anello che parte per Mordor per distruggere l'Anello e impedire così che la Terra di Mezzo cada sotto i colpi di Sauron): anche qui c'è un signore oscuro che vuole portare rovina, c'è un anello dal grande potere, c'è un consiglio per decidere cosa fare, c'è l'impresa eroica. Ma nonostante le somiglianze, La Conquista dello Scettro è qualcosa di diverso. L'anello che porta Thomas Covenant (la fede nuziale) possiede il potere dell'Oro Bianco, ma è una magia primordiale che nessuno sa usare, a differenza di quanto visto con l'anello di Sauron dove ben si conoscevano gli effetti. Thomas Covenant viene visto come la reincarnazione di Berek Mezzamano (fondatore della dinastia dei Signori) per via della sua menomazione alla mano e pertanto un grande eroe, un salvatore, ma lui rinnega questo ruolo, anzi, rinnega che la Landa e i suoi abitanti siano reali, li considera un sogno.

È su questo che gioca Donaldson: lasciare il lettore con il dubbio se la Landa sia effettivamente un mondo reale oppure una proiezione inconscia di Covenant mentre è privo di sensi dopo l'incidente. Quindi il Signore Immondo che contamina e rovina la Landa può essere la lebbra che distrugge il corpo di Covenant; l'anello di Oro Bianco il simbolo di un legame matrimoniale che Thomas non riesce più a comprendere; la violenza fatta alla giovane Lena è lo sfogo che non è riuscito ad avere e di quello che avrebbe voluto fare alla moglie Joan per averlo abbandonato e lasciato solo nel momento di maggior bisogno; i Ranyhyn, i grandi, liberi cavalli delle Pianure di Ra, sono il regalo di riconciliazione che manda a Lena/Joan per espiare la propria colpa.

La Conquista dello Scettro può avere una doppia chiave di lettura: la storia è davvero reale oppure è tutto frutto della mente del protagonista? Se lo si vede sotto questo punto di vista, il romanzo assume uno spessore diverso rispetto all'uomo che dalla Terra si ritrova catapultato in un mondo medioevale/fantastico con il compito di salvatore.

Anche Il Labirinto del fauno può essere visto in due modi. Il film è ambientato in Spagna nel 1944, con Franco che dà inizio al suo regime, e narra le vicende di una bambina, Ofelia, che si trova coinvolta nella lotta tra partigiani e soldati; una bambina che si trova isolata, lontana da tutti, dove il padre è morto e la madre che, risposata con un ufficiale dell'esercito, è troppo occupata per il parto imminente per darle attenzione. Ma vicino alla casa dove risiede, ci sono antichi resti, dove un fauno le rivela che lei è la principessa del mondo sotterraneo e che può tornarvi se supera alcune prove.

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Il fauno presente nel film "Il labirinto del fauno" di Guilermo Del Toro (2006) - Immagine utilizzata con finalità di critica o discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633

Il fauno presente nel film "Il labirinto del fauno" di Guilermo Del Toro (2006)

Una storia fantastica, anche se cruda e amara: questa può essere la chiave di lettura più semplice e immediata. Ma se si va in profondità, si scopre che la verità della storia può essere anche un'altra.

Quanto raccontato non è un'invenzione, ma la realtà che racconta le brutalità e le efferatezze di momenti che sembrano ripetersi sempre nella storia umana, un piccolo pezzo di mondo presente nella vita di ogni individuo: chi, vedendo le vicende di Ofelia, non prova empatia, non si sente vicino alla protagonista, consapevole che almeno una volta nella sua infanzia non ha vissuto esperienze in cui si è sentito isolato, abbandonato? È facile riconoscersi in lei, consci di quanto si prova in momenti del genere, perché da sempre i bambini (di ogni razza, di ogni colore), i deboli per antonomasia, creano amici, mondi immaginari per difendersi dagli adulti, dalla loro incomprensione; un modo per vincere l'isolamento in cui si trovano, per sopravvivere all'abbandono.

Così fa Ofelia, che cerca di difendersi dal mondo duro e cinico degli uomini, così incomprensibile e irrispettoso, creando un mondo fantastico dove sentirsi al sicuro, salvaguardare l'innocenza e non essere raggiunta da ciò che fa male. Crea un mondo nuovo, con protagonisti i personaggi dei libri di fate che legge, e v'interagisce, anche se esso non è altro che uno specchio modificato del mondo reale: il fauno è la guida di cui sente il bisogno, la figura che in qualche modo prende il posto di quel padre che non c'è più ed è la proiezione di una protezione, di un bisogno che la bambina ha e che nella realtà non trova. Tutte le prove che fa non sono altro che un modo per cercare di superare le sue paure, la sua solitudine e l'abbandono che prova e che nessun adulto sa colmare. Tutte le sue avventure sono frutto della sua immaginazione, della fantasia che in lei è tanto sviluppata: una difesa erta tra sé e il mondo circostante così assurdo.

La fantasia, l'immaginazione, come difesa.

La fantasia, che nei periodi bui, sia storici sia personali, sembra ergersi come paladino e brillare con ancora più forza nella sua fulgida corazza.

Spesso chi legge o guarda materiale fantastico viene etichettato come disadattato, come uno che ha la testa tra le nuvole: fumetti, romanzi e film fantasy sono considerati cose da bambini o gente che non è mai cresciuta, che fugge dalla realtà. Chi fantastica è considerato un visionario perché sogna un mondo diverso da quello che lo circonda, con le cosiddette persone mature che cercano di educarlo o, meglio, rieducarlo (come fa la madre di Ofelia che rimprovera la piccola di leggere libri fantastici e la esorta ad adeguarsi alla realtà che la circonda); ma sono questi ultimi che hanno qualcosa che non va, dato che credono di cambiare le cose con l'ambizione, il potere, la forza, seguendo strade traviate (nel film, il fascismo, come lo definisce il regista Del Toro, è una perversione dell'innocenza dell'infanzia). Un sistema che può cambiare nome, ma che continua a ritornare, a perpetrare i suoi danni. I tempi cambiano, ma la storia si ripete, anche in una società come quella attuale, cui tutti hanno contribuito a creare, che calpesta e soffoca i bambini, i deboli, i malati: questo è un altro elemento che accomuna le opere finora citate.

Si vive in un sistema alienante, fatto e guidato da prepotenti, e la gente, non solo i bambini, per difendersi si rifugia in mondi fantastici per preservare la propria sanità mentale e la propria umanità.

Alle volte, ciò che accade è così duro e lacerante, che la mente ha bisogno di creare una versione alternativa per sopportare traumi, dolori, perdite; una versione che attraverso immagini, simboli, spiega sotto metafora quello che è successo, lo rende più accettabile, crea una protezione alla mente per non farla sprofondare nella disperazione, in un abisso nel quale non c'è speranza.

La copertina del romanzo "IT" scritto da Stephen King - Immagine utilizzata con finalità di critica o discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633

La copertina del romanzo "IT", scritto da Stephen King.

Si è parlato di La conquista dello scettro e Il labirinto del fauno per mostrare quale mezzo di protezione sia la fantasia, ma si potevano citare altre opere come Vita di Pi e Neverwas - La favola che non c'è, pellicole che mostrano il ruolo importante che l'immaginazione può avere nella salvaguardia della propria integrità dall'orrore che alle volte è la vita. Nelle quattro opere fin qui citate esso è rappresentato dalla malattia, dalla guerra, da un grave incidente, da una reclusione in un ospedale psichiatrico, ma sono solo alcuni dei modi in cui si manifesta. Ne esistono di più sottili e striscianti, alle volte invisibili, che si nascondono nella quotidianità, orrori silenti che accompagnano esistenze all'apparenza serene. Sono proprio quelli che non si vedono, che agiscono in silenzio, i peggiori: l'indifferenza, la chiusura che gli uomini hanno verso i propri simili, l'egoismo, l'ambizione, la conquista che tante volte calpesta e travolge senza premura chi s'incontra. Energie che penetrano le difese, stordendo, intorpidendo, fino a quando la gente per difendersi diventa insensibile a tutto, isolandosi, chiudendosi in un guscio. Questo sono le persone di fronte all'orrore: tanti gusci che galleggiano nel mare della vita, cercando di non affondare. Involucri che cercano di frenare gli stati interiori del proprio essere che sorgono di fronte alle brutalità, una reazione a quanto è incomprensibile: c'è chi cerca di sfuggirle, chi si lascia travolgere, chi l'affronta e chi in un modo o nell'altro si protegge. Nel narrare questo, Stephen King è stato magistrale nello scrivere il capolavoro che è IT, romanzo ricco, straordinario nel mostrare i tanti orrori della vita (non solo quelli più immediati incarnati dal mostro IT, ma anche quelli nascosti nella vita quotidiana e nelle persone con cui si vive) e come con l'immaginazione ci si possa difendere da essi.

L'analisi potrebbe continuare a lungo perché tanti sono gli esempi che si potrebbero fare (sovviene alla mente anche il romanzo La soglia di Ursula K. Le Guin), ma l'articolo non vuole essere un semplice elenco, quanto far riflettere sull'importanza dell'immaginazione, che è ben più di un mezzo di svago. Per concludere, si lasciano alcune domande che inducano alla riflessione.

Il fatto che negli ultimi anni vadano tanto le opere del fantastico è segno dell'andamento momentaneo del mercato, della moda? E' solo indice della voglia di guadagno e lo sfruttamento di un settore che rende? Oppure inconsciamente è un bisogno che va oltre la mera razionalità del profitto? E' il campanello d'allarme che c'è qualcosa di sbagliato nella società in cui si vive, se si vuole fuggire da essa?

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