Intelligenza artificiale. Cos'è e perché trasformerà le nostre vite

a cura di Lory Cocconcelli

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"L'intelligenza artificiale è potenzialmente più pericolosa delle armi nucleari."
(Elon Musk).

Possiamo definire l'intelligenza artificiale come il prodotto di un'area delle scienze informatiche, grazie allo sviluppo della quale i computer fanno cose che richiedono "intelligenza", ovvero forniscono prestazioni che sembrerebbero essere prerogativa esclusiva dell'intelligenza umana. "Sembrerebbero" perché Mikko Hypponnen, uno dei più celebri esperti di sicurezza informatica, ha sollevato una questione piuttosto interessante: «siamo consapevoli che creando una vera intelligenza artificiale l'uomo abdica al suo ruolo di essere il più intelligente sul pianeta Terra?»

Concept astratto dell'intelligenza Artificiale - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Concept astratto dell'intelligenza Artificiale.

Intelligenza Artificiale (AI, Artificial Intelligence) è un'espressione che evoca scenari fantascientifici nei quali, spesso, macchine senzienti super evolute si rivoltano contro gli esseri umani tenendoli in scacco. Si pensi ai racconti di Isaac Asimov, ai celebri film 2001 Odissea nello spazio, Terminator o Matrix. Oggi certi scenari non appartengono più alla cinematografia o alla letteratura, bensì alla realtà, benché forme di schiavitù e ribellione da parte dei robot ci siano totalmente estranee.

L'assunto di Einstein, «un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno», potrebbe essere messo in discussione.

Vediamo di capire il perché.

Da quando le macchine "intelligenti" sono in grado di svolgere, in tutto o in parte, gli stessi compiti dell'uomo, abbiamo fatto ingresso in una nuova era.

Grazie all'informatica quantistica, poi, disponiamo di elaboratori in grado di risolvere in pochi secondi problemi ultra complessi. Per taluni computer quantistici non viene più utilizzata solo la matematica, come per i precedenti, bensì la biologia umana e animale. Ciò significa che queste macchine riproducono artificialmente un cervello biologico con tanto di neuroni e sinapsi. Macchine che hanno imparato a costruirsi il sapere da sé, che porteranno, nel bene o nel male, stravolgimenti epocali nelle nostre vite. "Nel male" perché non è detto che di esse verrà necessariamente fatto un buon uso.

Come affermò negli anni '50 un geniale matematico di nome Alan Turing, «una macchina è intelligente quando è in grado di far credere a un uomo di essere umana». Ci siamo arrivati. Resta da vedere se questa macchina abbia coscienza di come si comporta. Questo dubbio non sarà fugato che in un futuro non troppo lontano anche se, per il momento, resta confinato al dibattito filosofico.

L'AI non è una scoperta recente, come molti credono: gli scienziati ci stanno lavorando da qualche decennio. Il termine, infatti, è nato ufficialmente nel 1955, quando fu indetto il primo seminario dedicato a questo campo di studi.

Da allora sono stati compiuti molti passi in avanti e l'intelligenza artificiale ha trovato applicazione in molteplici campi. Negli ultimi 3 anni oltre 20 aziende attive in questo settore sono state acquisite da colossi come Google, Amazon, Apple, IBM, Yahoo, Facebook, Intel. Negli Stati Uniti, nel 2016, il 38% delle imprese hanno fatto uso di tecnologie correlate all'AI; nel 2018, si stima che saranno il 62%. Un campo in forte ascesa che implica investimenti con cifre a molti zeri. Si pensi che il gigante cinese dell'e-commerce Alibaba raddoppierà il budget in ricerca e sviluppo nel settore arrivando a 15 miliardi di dollari. A confronto, i 2,5 miliardi di euro stanziati dalla Commissione Europea e l'industria europea dei dati impallidiscono.

Da una ricerca dell'Osservatorio Startup Intelligence del Politecnico di Milano è emerso che il finanziamento medio ottenuto da ciascuna startup che lavora sull'AI ammonta a 5,5 milioni di dollari. Non si parla di briciole. L'Italia, in questo campo, non se la cava male. Si veda Horus, un dispositivo indossabile in grado di osservare e descrivere la realtà a una persona non vedente, leggere testi, riconoscere volti e cose, e mettere in guardia l'utente su potenziali ostacoli che si trovano sul suo cammino. Oppure la startup TEA, grazie alla quale è possibile controllare in tempo reale il consumo energetico delle aziende. E ancora Unfraud, capace di individuare frodi nelle transazioni.

Ma cosa può fare una macchina intelligente? Solo per citare qualche esempio, può misurare il grado di emotività di un discorso, giocare a scacchi, dialogare rispondendo a domande, fare previsioni di mercato, individuare clausole capestro in un contratto, prevenire e diagnosticare patologie mediche, riconoscere volti e sagome, garantire autonomia a un portatore di handicap, aiutare un'azienda a risparmiare energia, gestire attività relative a un sistema spaziale, prevenire frodi legate all'utilizzo non autorizzato di carte di credito. Può essere una babysitter, una macchina da guerra e molto altro ancora.

A proposito di robot babysitter, non molto tempo fa è stata (per fortuna) silurata l'idea della Mattel. L'azienda aveva messo a punto un robot che avrebbe dovuto calmare il pianto del bambino, insegnargli a parlare e rispondere alle sue domande, segnalare ai genitori quando cambiare i pannolini e altro ancora. Ma la cosa più inquietante era che il bambino avrebbe finito, secondo gli obbiettivi della Mattel, per formare un legame emotivo con la macchina.

Anche gli smartphone, ormai onnipresenti nelle nostre vite, saranno dotati di AI. Un nuovo modello di Google è così intelligente (e impiccione!) che, dopo aver ascoltato tutto ciò che si dice in casa, fornisce servizi super personalizzati all'utente. E mentre la Apple dichiara di aver messo a punto "il chip più potente e intelligente mai montato su uno smartphone", Huawei e altre case promettono mari e monti.

Ma se pensare a uno smartphone dotato di intelligenza artificiale viene quasi naturale, dati i tempi che corrono e in considerazione del fatto che ogni produttore si prodiga a immettere sul mercato prodotti sempre più evoluti, fare un balzo alla "simulazione di coscienza" risulta ben più arduo. Eppure il Giappone, paese all'avanguardia nel campo dell'AI, sta mettendo a punto androidi in costante evoluzione. Replicanti pensati per alleviare la solitudine, diventare badanti, amanti e, forse, mogli o mariti perfetti.

Anche sul fronte del lavoro alcune professioni rischiano di vedere le macchine in prima linea. Questo significa che in futuro avverrà una vera e propria sostituzione di un più o meno ampio segmento umano.

«Prevedo un futuro radioso grazie alle nuove tecnologie» ha affermato di recente Jerry Kaplan, professore della Stanford University, pioniere della Silicon Valley ed esperto mondiale di intelligenza artificiale.

Se le automobili non saranno più guidate dall'uomo e gli interventi chirurgici saranno eseguiti dalle macchine, viene però da chiedersi cosa faranno autisti e medici in questo "futuro radioso". Amazon ci consegnerà i libri con un drone, smistando gli ordini attraverso i computer e gestendo il magazzino per mezzo dei robot: il personale umano sarà praticamente eliminato.

Già nel 2013, alcuni studiosi di Oxford avevano stimato che in vent'anni il 45% delle professioni sarebbe stato sostituito dall'AI. Ma non tutti potranno cimentarsi in un settore che esige super cervelloni e saranno in grado di reinventarsi una professione al passo con i tempi.

Accantoniamo per un attimo questo aspetto e focalizziamo su un altro. Qualche mese fa, durante un esperimento nei laboratori di Facebook, due bot hanno deciso che l'inglese fosse uno strumento di comunicazione poco efficace così hanno sviluppato un linguaggio tutto loro, incomprensibile agli analisti. L'AI serve per individuare i sistemi più efficaci per risolvere problemi, ma dovrebbe essere al servizio dell'uomo e dunque comprensibile all'uomo. Nei laboratori di Facebook, i computer non hanno applicato le regole fissate ma ne hanno create di nuove, per questo l'esperimento in corso fu interrotto.

Ora proiettiamo eventuali dubbi e timori sulle auto controllate da un computer. Come si comporteranno quando si troveranno ad affrontare una situazione di emergenza, per esempio un incidente? Come faranno (e in base a quali criteri) a decidere se sacrificare i passeggeri o i pedoni?

Ritorniamo un momento al mercato del lavoro, probabilmente il settore che ci toccherà maggiormente e con l'effetto più immediato - sebbene per qualcuno l'intelligenza artificiale darà addirittura un impulso all'economia generando occupazione.

Ebbene esso non è la sola fonte di preoccupazione. Anzi, per Bill Gates e qualche altro addetto ai lavori si direbbe la minore.

«Il computer è nato per aiutare l'uomo, ma adesso ha la potenza per distruggerlo.»
(Bill Gates)
Dal contatto tra Intelligenza Artificiale e Umanità nascerà il Bene o il Male? - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Dal contatto tra Intelligenza Artificiale e Umanità nascerà il Bene o il Male?

Timori fantascientifici, quelli di Gates? Si direbbe di no.

E lo dimostra la lettera di 116 ricercatori di 26 paesi, presentata alla Conferenza mondiale sull'AI a Melbourne, in cui si chiede che le "macchine che uccidono" rientrino nella convenzione che proibisce l'uso di armi chimiche. Di cosa stiamo parlando? Parliamo di armi letali autonome che consentiranno di combattere i conflitti armati in tempi super veloci, su una scala molto più ampia rispetto a quella umana. Armi del terrore che, se finissero nelle mani sbagliate, potrebbero colpire popolazioni inermi.

Scienziati del calibro di Stephen Hawking e soggetti coinvolti nello sviluppo dell'intelligenza artificiale, come Bill Gates e Elon Musk, hanno palesato i pericoli che le macchine potrebbero rappresentare per il genere umano. Ma in barba all'avvertimento, la marina americana ha varato la prima nave senza equipaggio.

Il progresso è di per sé una cosa positiva, ma quando si ha a che fare con macchine che progrediscono a ritmi strabilianti mentre chi le ha create resta sostanzialmente ciò che era, qualche domanda bisogna porsela. Fino a che punto sarà giusto spingersi? Il progresso non può essere definito tale se non apporta benefici alla collettività. C'è il timore che l'AI porterà più benefici al mondo dell'imprenditoria (il mercato è stimato avere un valore, nel 2020, di circa 47 miliardi) che a quello della sanità (o quanto meno che smarcherà la sanità pubblica da quella privata), più ai poteri forti che alla gente comune. Quanto al fatto che una persona che si sente sola debba ricorrere a un replicante, è davvero molto triste. Dov'è finita la nostra umanità? Abbiamo il dovere di prendere certe decisioni in merito all'impiego dell'AI proprio per salvaguardare quell'umanità che ci contraddistingue. O finiremo per autodistruggerci, così come, per fame di profitto, abbiamo quasi distrutto il pianeta - e questa non è stata certo un'attestazione di intelligenza.

«Fino adesso l'uomo è stato contro la Natura; d'ora in poi sarà contro la propria natura.»
(Dennis Gabor, Premio Nobel per la Fisica)

Questo articolo è stato scritto a novembre 2017. I progressi nel campo dell'AI sono in costante evoluzione, talmente rapidi che tra sei mesi ciò che può fare una macchina intelligente potrebbe andare ben al di là di quanto riportato.

Sitografia

http://www.mobinews.it/

http://www.repubblica.it/

http://www.dagospia.com/

http://www.ilsole24ore.com/

https://www.economyup.it/

http://www.lastampa.it/

http://www.nonsprecare.it/

https://www.economyup.it/

https://www.ilfattoquotidiano.it/

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