Intervista allo scrittore Andrea Micalone

a cura di Letture Fantastiche

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Lo scrittore Andrea Micalone

Conosciuto dagli utenti di Letture Fantastiche soprattutto per le sue recensioni e gli approfondimenti sul fantastico cinematografico e letterario, Andrea Micalone è anche un autore poliedrico di narrativa fantastica. Conosciamolo in questa intervista.

Letture Fantastiche: Partiamo entrando subito nel personale: professione, amori, odi, vite pubbliche e/o segrete?

Marco: Per la professione potrei dire disoccupato, studente e giornalista freelance. Nessuna di queste è un lavoro, lo so, ma soprattutto con l'ultima sto cercando di ottenere qualcosa di più. Ormai collaboro con una gran quantità di blog e siti web di vario genere e l'obiettivo non è troppo remoto.

Per amori umani posso dire che sono fidanzato, mentre per amori ideali ho la scrittura e la lettura.

Per l'odio la prima cosa che mi viene in mente è il disprezzo che provo per l'ignoranza spudorata e tremenda che vedo ovunque, diffusa negli ultimi anni in maniera esponenziale dai social network. Il livello culturale medio non è semplicemente basso, ma infimo. Non credo che si sia abbassato rispetto al passato, ma con i mezzi odierni è divenuto evidente e sfrontato. In troppi confondono la possibilità di dire la propria sul web con la capacità di farlo.

Sei uno scrittore, inutile nascondersi dietro altri vocaboli. Come hai scoperto questa tua capacità o necessità?

Oggi ci si definisce scrittori con un po' troppa facilità, pertanto io mi definirei piuttosto un aspirante tale.

Il bisogno di scrivere è nato in me molto presto, sin da bambino, quando riempivo quaderni interi con storie di dinosauri. Con il tempo questa passione è cresciuta e negli ultimi anni è diventata una vera e propria ossessione. Ora scrivo continuamente e leggo per tutto il tempo "libero" che ho. Lo faccio innanzitutto perché è la cosa che amo di più, ma anche perché sono convinto che non ci si possa improvvisare scrittori, ma che come tutte le attività necessiti di una crescita e di una preparazione continua. Il talento da solo, che ci sia o meno, non può bastare.

Hai avuto modo di entrare nella rosa dei finalisti al prestigioso Premio Urania di Mondadori. Come è stata quell'esperienza? Ti ha aiutato in seguito?

Quell'esperienza mi ha sorpreso perché non mi aspettavo di ottenere un simile risultato al primo tentativo. Soprattutto in Italia siamo ossessionati dall'idea che per ottenere un risultato si debba essere raccomandati e invece in quel caso ho scoperto con molta semplicità che non è così, dal momento che non conoscevo, e non conosco tuttora, nessuno in quell'ambiente.

Sul web ho letto anche svariate accuse proprio nei confronti di quel Premio, ma ora che comincio ad avere un briciolo di esperienza in più mi rendo conto che la maggior parte di quelle critiche sono fondate proprio sull'ignoranza dei detrattori. Torniamo quindi al solito discorso, sul web tutti insultano tutto.

Chi vuole raggiungere un obiettivo deve chiudere le orecchie e andare avanti, ben cosciente che un impegno incrollabile sarà sempre ripagato, anche se dovessero occorrere anni e anni (e nel mondo della scrittura sappiamo tutti che bisogna attendere ere geologiche).

Essere finalista al Premio Urania mi ha comunque dato delle possibilità in più, ma non del tipo che mi aspettavo. Credevo che mi avrebbe aperto più porte sul fronte delle case editrici, invece non è stato così. Piuttosto, quando ho autopubblicato il romanzo finalista poiché volevo fargli "prendere il largo", ho cominciato a fare numeri ben più grandi di qualsiasi aspettativa. "Hodoeporicon" rimane al momento il mio romanzo più venduto e ciò è senza dubbio merito anche del suo essere stato finalista al Premio Urania.

Abbiamo discusso di fantascienza, con l'Urania, tuttavia hai pubblicato diversi romanzi fantasy. Quale genere preferisci scrivere e per quale motivo?

In realtà io amo la buona letteratura, di qualsiasi genere essa sia. Anzi, il concetto stesso di genere non mi è molto simpatico. Il vero obiettivo che continuo a perseguire è quello di ottenere risultati che siano letterariamente e stilisticamente rilevanti.

Il caso ha voluto poi che l'attenzione maggiore cadesse sui miei romanzi fantasy e di fantascienza, poiché sono anche i più vendibili. Di questi due generi forse mi è più caro il fantasy, ma solo per una questione di affetto per alcuni romanzi letti da ragazzino.

In conclusione io scrivo di tutto, ma per adesso sono venute a galla solo le storie di tipo fantastico.

Dato che hai affrontato anche la china dell'autopubblicazione, parliamone. Come ti sei trovato?

Al momento sono convinto che l'autopubblicazione sia migliore delle piccole case editrici. Parlo per esperienza diretta. La piccola CE ti fornisce un editing stentato, una visibilità marginale e un guadagno irrisorio. In questo discorso escludo con forza le case editrici a pagamento, poiché non sono considerabili neanche come editori, ma come semplici stampatori.

L'autopubblicazione invece per definizione è un lavoro completamente tuo, anche quando ci si fa aiutare da editor o correttori di bozze. Il risultato sarà sempre quello che desideri e il guadagno, umano ed economico, nettamente più grande.

Poi, ovviamente, il vero obiettivo rimane il grande editore, poiché né l'autopubblicazione, né la piccola CE ti possono far arrivare troppo lontano.

Oltre alla letteratura, chi segue Letture Fantastiche sa che ti occupi anche di cinema e serie televisive legate al fantastico, in continuo aumento negli ultimi tempi. Pensi che potrà essere una tendenza duratura? Mai pensato di scrivere qualcosa per il piccolo o grande schermo?

Con le nuove tecnologie il fantastico sta entrando prepotentemente nelle arti cinematografiche e non posso che esserne felice. Con il tempo questo processo non potrà che accrescersi, dal momento che a ogni anno la qualità degli effetti speciali aumenta. Il mio unico timore è che queste tecnologie possano prendere il sopravvento, mentre esse dovrebbero sempre essere "sottomesse" alla trama e ai personaggi. Dovrebbero essere un miglioramento visivo e basta. Non amo i film in cui l'effetto speciale diventa l'unica cosa importante dell'opera.

Mi piacerebbe scrivere qualcosa per lo schermo, piccolo o grande che sia, ma al momento questo rimane solo un sogno remoto.

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