Intervista allo scrittore Stefano Lanciotti

a cura di Andrea Micalone

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Dall'autopubblicazione di successo alle importanti case editrici per cui scrive ora, Stefano Lanciotti ci ha regalato libri fantasy e thriller davvero interessanti. In esclusiva per Letture Fantastiche, una chiacchierata con questo autore, a cura di Andrea Micalone.

Intervista - immagine in pubblico dominio - Fonte Pixabay

Questo mese ho avuto il piacere di intervistare l'autore Stefano Lanciotti. Tra i primi in Italia ad affidarsi al self-publishing, oggi è arrivato a essere uno scrittore affermato di thriller della Newton Compton. Tra le sue passioni letterarie, il fantasy però continua a mantenere un posto primario, difatti in questi anni ha proseguito anche a scrivere i romanzi ambientati nel fantastico mondo di Nocturnia. Ecco l'intervista completa.

ANDREA MICALONE: Gentile Stefano, innanzitutto bentornato sul sito "Letture Fantastiche". Non nego che per me sia un onore intervistarla. Ho letto buona parte dei suoi romanzi e li considero davvero ottimi. Cominciamo subito con l'intervista. Una prima domanda di riscaldamento: quanto manca all'uscita del sesto romanzo ambientato nel mondo di Nocturnia?

STEFANO LANCIOTTI: "L'uscita è prevista per la primavera del 2015 e conto di rispettarla, anche se la chiusura di tutti i fili narrativi sta facendo sì che il romanzo sia più lungo degli altri."

Il sesto romanzo sarà anche l'ultimo? Oppure non esclude un giorno di tornare a ideare nuovi seguiti?

"Il sesto romanzo chiude la Saga di Nocturnia. Per ora non è previsto alcun seguito, anche se non si sa mai. La storia è narrata su tre linee temporali e solo una è stata sviluppata appieno, mentre per le altre ho usato solo flashback e narrazioni in terza persona, dunque non posso escluderlo. Un'altra idea che mi stuzzica è quella di un romanzo ambientato sulla Terra nei nostri giorni, raccontando le conseguenze del contatto con Nocturnia. Nei romanzi della Saga, qua e là, ci sono un po' di indizi che ho lasciato volutamente, per lasciarmi aperta la possibilità. Ma, per ora, non ho deciso nulla, anche perché, onestamente, la seconda trilogia non ha avuto il seguito in termini di lettori della prima e non vorrei aver raggiunto la "saturazione" da Nocturnia."

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Qual è stata l'idea di partenza che l'ha portata a scrivere "Ex Tenebris" e di conseguenza tutti gli altri? Li ha concepiti da subito come una trilogia (e poi una saga) oppure è stata un'evoluzione verificatasi in fase di scrittura?

"La genesi di "Ex Tenebris" è stata un po' particolare. Quando l'ho ideato non avevo ancora pubblicato neppure un romanzo e avevo scritto solo i primi due thriller, dei tre poi editi da Newton Compton. Dunque ero in una fase della mia esperienza di scrittore nella quale mi ero reso conto di essere in grado di produrre qualcosa di buono, ma non avevo un feedback "vero". Poiché mi sembrava assurdo scrivere il terzo thriller di una trilogia inedita, pensai a una sfida con me stesso: avevo dimostrato di saper scrivere, ma mi ero basato su ambientazioni e argomenti che conoscevo bene. Sarei riuscito a inventare un intero mondo, autoconsistente e coerente? Dunque "Ex Tenebris" nacque come un esperimento e doveva essere autoconclusivo. Quando mi resi conto che il mondo che avevo creato aveva bisogno di molto più spazio per essere narrato, pensai alla prima trilogia. Anche questa, all'inizio, doveva concludere definitivamente la narrazione, ma ancora una volta, alla fine, ebbi la sensazione che Nocturnia non era stata esplorata completamente. Dunque pensai alla seconda trilogia che, questa volta, nacque come tale."

Ormai lei è diventato una garanzia nell'ambito del romanzo fantasy italiano. Come ha scoperto questo genere?

"In realtà il fantasy per me è stato un amore adolescenziale, coltivato soprattutto negli anni Ottanta e prima metà dei Novanta. In seguito mi sono un po' disamorato, soprattutto perché non ho trovato autori che mi affascinassero come quelli che avevo letto e amato in gioventù. Parlo di Tolkien, ma anche di Eddings, Brooks, Howard, C.L. Moore. Mi sono riappassionato al genere con l'uscita dei film de Il Signore degli Anelli e con il ciclo del Trono di Spade, anche se mi sono stufato di leggerlo quando ho capito che Martin stava "allungando il brodo", oltre quanto fossi disposto ad accettare."

Quale autore di quelli che ha citato pensa che l'ha influenzata di più?

"Penso R.E. Howard e i suoi romanzi e racconti su Conan il Cimmero. Anche se il supereroe fortissimo e invincibile è una figura narrativa legata alla Weird Fantasy e dunque improponibile ai giorni nostri, ho sempre trovato le sue ambientazioni meravigliose e affascinanti."

Quali differenze ci sono tra scrivere un fantasy e scrivere un altro genere come il thriller? Lei preferisce uno dei due?

"Ci sono molte differenze. La più evidente è di ambientazione, visto che un thriller è ambientato in genere nel nostro mondo e, spesso, nella nostra epoca. Poi lo stile: il fantasy è più narrativo e descrittivo e meno sincopato, anche se io ho cercato di velocizzare i ritmi tipici del genere. Tra i due generi non ho preferenze, perché mi piace leggere entrambi e una buona regola che ho sempre rispettato è quella di scrivere ciò che mi piace leggere."

Alcuni sostengono che, escludendo Tolkien e pochi altri autori, il fantasy sia un genere prettamente commerciale. È d'accordo?

"Assolutamente no. Non il fantasy "classico" o "High fantasy", che ormai è quasi un genere di nicchia. Altro è tutta la nuova generazione, l'urban fantasy, vampiri, licantropi, distopie varie. In quel caso sì, si tratta spesso di pubblicazioni commerciali, rivolte a un pubblico adolescenziale."

Una domanda particolare: se avesse incontrato Tolkien, cosa gli avrebbe chiesto?

"Probabilmente solo un autografo, vista la soggezione che avrei avuto nei suoi confronti. Forse la cosa che mi incuriosisce di più è se lui ha mai avuto la percezione del fatto che a quasi un secolo di distanza i suoi libri sarebbero stati ancora oggetto di culto."

Lei ha venduto migliaia di copie in ebook, infatti un grande editore ha deciso di pubblicare i suoi thriller. Su alcuni suoi post sui social ho letto che con i fantasy ha invece incontrato delle resistenze. Che opinione si è fatto al riguardo? Perché gli editori italiani sono così restii quando si parla di questo genere?

"Credo che l'editoria in genere e quella italiana in particolare stiano attraversando un periodo di grossissima crisi. Di vendite in primis, ma anche di comprensione di quello che sta accadendo e di posizionamento. Newton Compton, che ha pubblicato i miei tre thriller, mi aveva proposto anche un contratto per la prima trilogia di Nocturnia, ma ho avuto la percezione che non ci fosse alcun progetto editoriale dietro, quindi ho temporeggiato. Il risultato è stato che, dopo qualche mese, mi hanno detto che ci avevano ripensato perché "il fantasy non vende". Tramite un'agente ho proposto e sto continuando a proporre i miei romanzi a vari editori, ma il problema rimane la distanza enorme tra le mie aspettative e quanto essi mi possono eventualmente offrire. A oggi i quattro romanzi ("Ex Tenebris" a parte, che viene distribuito gratuitamente) hanno venduto circa diciottomila copie, pur essendo pubblicati solo in formato elettronico e senza alcun tipo di pubblicità. Da una parte un piccolo editore certi numeri se li sogna, per cui sono io a non essere interessato a lui, dall'altra un grande editore percepisce i miei libri come "non inediti", che hanno già scalfito lo zoccolo duro del possibile pubblico di acquirenti. Insomma, una situazione non facile. La cosa che mi dispiace è di non poter raggiungere il pubblico di chi non può, o non gradisce, leggere ebook."

Diciottomila copie vendute in ebook sono un risultato eccezionale. In Italia le persone che amano leggere i libri elettronici sono ancora un numero ristretto, se paragonate a quelle dei paesi anglosassoni. Pensa che gli ebook potrebbero un giorno eliminare dal mercato i cartacei?

"Ne sono certo, anche se il libro su carta non sparirà. L'ebook sta cambiando non solo il modo di pubblicare, ma anche il mondo degli autori. Se io non avessi mai avuto la possibilità di autopubblicarmi in ebook, probabilmente nessuno avrebbe mai letto nulla di mio. Il libro elettronico permette un abbassamento dei costi del prodotto finale, ma anche una democratizzazione dell'editoria. Ora non dipende più solo da un editor di una casa editrice decidere se vali o no, ma dal pubblico stesso."

Qual è la cosa più divertente da ideare quando ci si accinge a scrivere un fantasy?

"Non saprei dirti, sinceramente. Forse la cosa che più dà soddisfazione è la sensazione che in qualche modo il mondo che hai creato è talmente coerente da darti l'idea di essere "veramente lì"."

Oltre al romanzo in uscita nel 2015, ha già nuovi progetti in mente?

"Progetti no. Ho varie idee, ma non so ancora quale di queste diventerà un romanzo. Di certo so solo che ne pubblicherò uno anche nel 2016."

La ringrazio a nome di "Letture Fantastiche" per la bella intervista. Ritengo che lei sia la prova evidente che il fantasy italiano ha un presente e un futuro radiosi.

Auguri per il suo prossimo romanzo!

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