IT, il film

a cura di Mirco Tondi

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IT - Immagine dal web utilizzata con finalità di critica o discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633

IT, clown e mostro.

IT è il romanzo capolavoro scritto da Stephen King nel 1986. Per chi non conoscesse la trama, la storia inizia nel 1957 nella cittadina americana di Derry con una barchetta di carta, un tombino, un clown e un bambino ucciso brutalmente. Una morte violenta, ma che non è certo l'unica che deturpa la quiete della comunità, come alcuni hanno modo di accorgersi. E quelli che si accorgono davvero di quanto sta accadendo non sono altro che ragazzi poco più che bambini, un gruppo che si fa chiamare i Perdenti e che si trova unito in una lotta contro qualcosa di più grande di loro, un male che periodicamente si risveglia per nutrirsi e quando lo fa, fa dilagare la follia e la violenza di cui è portare. Ben Hanscom, Eddie Kaspbrak, Bill Denbrough, Richie Tozier, Stan Uris, Beverly Marsh e Mike Hanlon sono gli unici a opporsi a IT, l'essere spietato che ha fatto di Derry la sua casa. La cosa non va bene al mostro, che prende a perseguitare i membri del gruppo, ma questo non basta a fermarli: affrontano la malefica creatura, sconfiggendola ma non uccidendola. I ragazzi temono che ritornerà e allora fanno un giuramento di affrontarlo nuovamente se tornerà a saltare fuori.

Passano ventisette anni. Tutti hanno lasciato Derry e hanno avuto successo; tutti tranne Mike, che è rimasto nella cittadina ed è l'unico che non ha dimenticato il mostro e il passato: lui è la memoria del gruppo ed è quello che li ricerca per farli tornare e affrontare IT. Uno di loro non reggerà a questo ritorno, ma gli altri andranno avanti nella lotta, perché sanno che non avranno un'altra possibilità per fermarlo.

Questa è a grandi linee la storia narrata da King, ma la trama del romanzo è molto più profonda e articolata e solo leggendola nella sua interezza si può comprendere l'ampiezza del lavoro dello scrittore, di quanto va a fondo nel caratterizzare i personaggi e scavare nella realtà di Derry e dell'animo umano. IT è molto più di un romanzo dell'orrore: è una storia di consapevolezza, che parla della crescita, dell'amicizia, della memoria e della perdita; è qualcosa di una bellezza difficile da spiegare a parole, ma è qualcosa che rimane dentro.

Proprio per questo, per le sue tante sfaccettature e sfumature, è difficile pensare che una trasposizione per il grande schermo possa riuscire a suscitare le emozioni che il romanzo è capace di creare, e soprattutto possa riuscire a cogliere il vero significato del libro: occorrerebbe una grande sensibilità, aver colto appieno il suo spirito.

Nel 1990 fu fatto un tentativo con la miniserie televisiva in due parti diretta da Tommy Lee Wallace: il risultato non fu all'altezza. Non tanto per le numerose piccole differenze su eventi e personaggi, quanto per non essere riuscito a mostrare l'ampiezza del romanzo e il suo spirito. Inevitabilmente, dato che si trattava di una serie televisiva e il budget a disposizione era di un certo tipo, si sono dovuti fare dei tagli (IT è un romanzo di più di milleduecento pagine); ma dato che si trattava di un prodotto per la televisione, si è anche voluto evitare d'affrontare certe tematiche ben presenti nel libro (es. quelle sessuali), puntando sull'aspetto orrifico dell'opera. Su questo punto il risultato è stato buono, data la convincente interpretazione di IT data dall'attore Tim Curry, rendendolo inquietante e spaventoso come dovrebbe essere il mostro che appare come pagliaccio assassino.

A distanza di ventisei anni da questo lavoro, stando alle voci che girano in rete, nel 2016 dovrebbero iniziare le riprese per due film dedicati a IT: il produttore sarà Roy Lee e il regista Andy Muschietti (è anche co-autore del copione, scritto in collaborazione con Gary Doberman). La scelta di fare due film voluta dalla New Line Cinema (uno dal punto di vista dei ragazzi e un altro dal punto di vista degli adulti) è stata uno dei punti critici che hanno portato il regista Cary Fukunaga ad abbandonare IT dopo quattro anni di preparazione: Fukunaga era vicino a iniziare le riprese, il copione scritto da lui e Chase Palmer pronto, con la benedizione di Stephen King; era stato trovato anche il nuovo Pennywise, ruolo che sarebbe andato al giovane Will Poulter (non è chiaro ora se l'attore prenderà parte a questa nuova versione del progetto). (nota 1)

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È presto per dare giudizi, ma quando ci si trova davanti a una trasposizione del libro ci si pone sempre la domanda se la pellicola riuscirà a essere fedele al romanzo, a coglierne lo spirito. Di primo acchito viene da pensare che l'attenzione verrà posta sull'aspetto spaventoso del romanzo, ma chi ha letto IT sa che c'è molto di più della paura dovuta al mostro che colpisce immediatamente: è altrettanto presente quella più sottile e strisciante che l'autore è riuscito a trasmettere attraverso i suoi personaggi, soprattutto i ragazzi. C'è la paura di Bill per l'abbandono e l'isolamento con cui lo trattano i genitori dopo la morte del fratello George. C'è la paura di Beverly per il padre violento, che stride con l'affetto che prova per lui. Quella di Eddie per le malattie causata da una madre troppo apprensiva e iperprotettiva. Quella del gruppo dei Perdenti per il bullo (ma forse più di un bullo: meglio dire un pazzo) Henry Bowers.

Ma la paura non è l'unico sentimento presente in IT: c'è il forte legame di amicizia che lega i sette protagonisti, c'è l'amore. Quell'amore timido, ma allo stesso forte, intenso, assoluto, totale che si prova quando si è appena adolescenti, come quello che Ben prova per Beverly (che a sua volta prova per Bill ed è contraccambiato). L'amore/ammirazione che Mike ha verso il padre. L'amore/odio/terrore che Henry prova per il proprio padre.

Il film riuscirà a mostrare l'importanza della memoria, l'incisività dei traumi infantili, la violenza nascosta dietro una fragile maschera di felicità, la grettezza e la bassezza umana nascoste dietro la facciata di una ridente cittadina, il difficile rapporto padre/figli?

IT viene ritenuto un romanzo horror, e lo è, ma è anche molto di più: è lo specchio della quotidianità, dove il vero orrore è nella realtà, nella società, in chi è vicino. IT è il mostro che spaventa, uccide, (geniale dargli la forma di clown, perfetta incarnazione della follia e di ciò che in realtà si cela dietro la maschera), ma la paura, quella vera, quella reale, è quella che si cela nei lati oscuri dell'uomo, che può emergere in qualsiasi momento, senza preavviso. Quella paura che blocca, che limita, che si aggrappa addosso e non lascia andare, che crea ossessioni, rapporti che sono dipendenze.

King, in questo romanzo corale, che vede la crescita di una generazione, mostra le paure dapprima di quando si è bambini, il non capire le cose, l'incomprensione con i genitori, l'essere schiacciati dalle loro attenzioni o tenuti a distanza per via dell'incomunicabilità che spesso c'è tra adulti e bambini, poi quelle da adulti con scelte sbagliate, fallimenti, tradimenti, sensi di colpa.

Ma c'è dell'altro: c'è quel qualcosa di speciale che si crea in un gruppo quando si è piccoli, quella specie di magia (magia che se si vuole è in un qualche modo davvero presente come elemento tipico del fantasy) che è unica e che purtroppo con il crescere e diventare adulti si perde; è forse questo il tema più importante (e che King riesce così bene a mostrare) del romanzo: la perdita che avviene crescendo, quel qualcosa di unico che anche se non si vuole si lascia indietro. È forse questa la cosa che più spaventa e fa male, quella che crea il maggior rimpianto: IT allora diventa un romanzo toccante e commovente, di grande potenza e strazio, perché fa davvero male guardarsi alle spalle e vedere cosa si è lasciato e perso e che mai più potrà tornare ed essere incontrato. La memoria per King è un tema fondamentale, quella memoria cui tanto spesso non viene data la giusta importanza e che la sua dimenticanza tanto male e dolore può far sorgere. Magnifico ed emblematico è il paragrafo che chiude il libro:

Si sveglia da questo sogno incapace di ricordare esattamente che cosa fosse, a parte la nitida sensazione di essersi visto di nuovo bambino. Accarezza la schiena liscia di sua moglie che dorme il suo sonno tiepido e sogna i suoi sogni; pensa che è bello essere bambini, ma è anche bello essere adulti ed essere capaci di riflettere sul mistero dell'infanzia... sulle sue credenze e i suoi desideri. Un giorno ne scriverò, pensa, ma sa che è un proposito della prim'ora, un postumo di sogno. Ma è bello crederlo per un po' nel silenzio pulito del mattino, pensare che l'infanzia ha i propri dolci segreti e conferma la mortalità e che la mortalità definisce coraggio e amore. Pensare che chi ha guardato in avanti deve anche guardare indietro e che ciascuna vita crea la propria imitazione dell'immortalità: una ruota.
O almeno così medita talvolta Bill Denbrough svegliandosi il mattino di buon'ora dopo aver sognato, quando quasi ricorda la sua infanzia e gli amici con cui l'ha vissuta.
Stephen King, il re dell'horror - Immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic, fonte Wikimedia Commons, autore "Pinguino"

Stephen King, il re dell'horror.

I due film riusciranno a trasmettere la profondità che brani del genere (così numerosi nel romanzo) hanno dato ai lettori? La struttura che verrà data riuscirà a rendere la storia allo stesso modo del romanzo (il libro non ha una divisione così netta tra età adulta e adolescenza, presenta una narrazione non lineare, con balzi temporali tra i due periodi che accompagnano il lettore fino al finale)?

Anche se i film volessero concentrarsi solo sulla parte horror, riusciranno a cogliere la vera natura di IT? A mostrare che cosa è realmente?

IT è un mostro che uccide adulti e bambini, che compare nelle varie epoche periodicamente con le sembianze di un clown. Chi ben conosce la figura del clown sa che non è l'individuo divertente, comico, che fa ridere; il clown è qualcosa d'inquietante, che incarna la follia, l'irrazionalità, tutto ciò che non ha senso e gli istinti più primordiali.

IT non è solo un mostro sotto le sembianze di clown, è un mostro particolare: è un mutaforma, capace di assumere le sembianze di ciò che fa più paura alla persona che ha davanti. Per alcuni può essere una mummia, un licantropo, un vampiro, il mostro di Frankenstein, un lebbroso; per altri può essere addirittura una persona cara che però li terrorizza.

Fermarsi a questo sarebbe riduttivo, perché IT è ancora più di questo: è un'entità aliena giunta sulla Terra quando il mondo era giovane, quando ancora non c'era l'uomo. Un'entità antichissima come la Tartaruga, la sua nemesi; solo chi ha creato entrambe è più antico. Essendo giunto sulla Terra, IT ha assunto una forma fisica (e pertanto deve sottostare alle leggi del mondo in cui abita, avendo in questo modo un punto debole e potendo così essere sconfitto), ma la verità è che forse il vero io di IT non ha una forma, ma è una luce che non fa luce, è una luce che oscura, capace di distruggere la mente di chi ha la sfortuna di vederla nella sua vera essenza.

King è stato molto bravo nel dare molti volti a IT, nel rendere sfaccettata questa creatura, e non si è fermato a questi aspetti: con IT è riuscito a incarnare una realtà della vita ormai molto diffusa e che ben viene descritta dal seguente brano.

Derry è IT. Mi capite?... Dovunque andiamo... quando IT ci assalirà, la gente non vedrà, non sentirà, non saprà. Vi rendete conto che è così? (nota 2)

King mostra come la cittadina di Derry sia un'estensione di IT, come si sia talmente radicato in essa da condizionare le persone e farle divenire alleate e complici. IT ha trovato terreno fertile in quegli individui dove la cattiveria, lo scarso equilibrio mentale, la malvagità, sono fiorenti e le ha usate come strumenti portatori di violenza e morte. In Derry ci sono state vere e proprie stragi, delitti efferati, ma sono passati come se niente fosse, nell'indifferenza più totale, dove la gente ha chiuso gli occhi o si è voltata dall'altra parte per non vedere. Da parte di molti cittadini c'è stata una condiscendenza non da poco, per la quale sono stati anche ripagati, avendo avuto fortuna nei propri affari e una certa ricchezza: è stato un po' come vendere la propria anima al diavolo.

Se ci si pensa, King sta dicendo ai lettori che IT è sempre esistito, perché IT in realtà non è il mostro venuto da lontano, dallo spazio profondo, ma è una mentalità umana, è quella che se ne frega delle conseguenze di certe azioni, quella che l'importante è poter vivere tranquilli, che finché capita agli altri va tutto bene. È il menefreghismo delle persone che per non avere guai passano oltre a chi è in difficoltà. È l'egoismo che permette che il male dilaghi, che fa pensare solo ai propri interessi, a guardare solo al proprio giardino, disinteressandosi di tutto il resto, anche se questo può portare alla rovina dell'intero paese.

Riuscirà il regista (e chi ha realizzato il copione) a mostrare tutto questo? Il compito preso in consegna non è cosa da poco e non è esente da rischi, come non è esente da ricompense. Se si riesce nell'intento, si può realizzare un capolavoro. Altrimenti si perde una grande occasione.

Note

[1] Fonte: http://www.mondofox.it/

[2] 2. Stephen King, IT, Sperling & Kupfer Economica 2009. Pag. 1085

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