La battaglia dello Jutland

a cura di Simone Pelizza

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Famosa per i combattimenti di trincea, la Prima Guerra Mondiale fu teatro anche di scontri epici tra la Royal Navy britannica, marina militare dominatrice degli oceani ai tempi, e la Kriegsmarine tedesca, forza navale tecnologicamente avanzata e impegnata a rompere il blocco commerciale britannico. Questo confronto avrebbe potuto modificare addirittura l'esito del conflitto.

La Prima Guerra Mondiale, combattuta essenzialmente sulla terraferma, ridusse in maniera netta l'importanza delle Marine militari europee, dominatrici della scena mondiale per tutto l'Ottocento. Ciò valse soprattutto per la Royal Navy britannica, che perse la propria posizione di pilastro dell'equilibrio internazionale.

Nave lanciasiluri tedesca durante la battaglia dello Jutland nella Prima Guerra Mondiale, fonte Wikimedia Commons, immagine in pubblico dominio

Nave lanciasiluri tedesca durante la battaglia dello Jutland. Sebbene costituita da navi più piccole e leggere, la Kriegsmarine era però tecnologicamente più avanzata della Royal Navy britannica.

Infatti, l'immenso conflitto 1914-18 ebbe effetti devastanti per la Gran Bretagna, specie dal punto di vista strettamente militare: l'entrata in guerra (5 agosto 1914) mise presto in crisi le tradizionali concezioni strategiche del governo di Londra, basate sulla preminenza dell'elemento marittimo rispetto a quello terrestre. Di fronte ai successi della macchina militare tedesca sul Fronte Orientale (battaglie di Tannenberg e Laghi Masuri, agosto 1914) e su quello Occidentale (fino alla battaglia della Marna, settembre 1914), il Governo Britannico scelse un cambiamento radicale, privilegiando l'Esercito rispetto alla Marina.

Anche così l'impreparazione inglese alla guerra era pesante, visto che si riuscirono a mobilitare e inviare sul fronte francese appena cinque divisioni, poco equipaggiate e dotate di scarsa tecnica militare. Per disporre di un numero maggiormente elevato di soldati sarebbe stato necessario introdurre la coscrizione obbligatoria, ma questa soluzione avrebbe portato a forti proteste popolari, poiché violava apertamente la tradizione liberale; così si decise, giocoforza, di proseguire con l'arruolamento volontario, che però riusciva ad assicurare un apporto insufficiente di uomini.

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L'unica opzione meno "costosa" per Londra restava quindi la Marina che venne presto impegnata nel Blocco totale di ogni via commerciale verso Germania e Austria-Ungheria, tanto nel Mare del Nord quanto nel Mediterraneo. Ma Berlino aveva, nello scenario del Mare del Nord, un asso nella manica, da opporre con decisione a tale mossa: la Kriegsmarine, la seconda flotta più forte del mondo (dopo quella britannica), costituita nell'ultimo decennio dell'Ottocento per volontà del Kaiser e dell'ammiraglio Von Tirpitz. La Kriegsmarine si era rafforzata molto nel corso del primo decennio del Novecento, tanto che agli inizi del 1914 poteva vantare una sostanziale parità nei confronti degli avversari, sia per numero di unità sia per qualità tecnica. Il Secondo Reich poteva quindi tentare di rompere l'isolamento forzato, con buone probabilità di successo.

I primi scontri

Come detto in precedenza, teatro principale del confronto bellico furono le acque del Mare del Nord dove si trovavano i porti-base delle due maggiori flotte da battaglia: la Grand Fleet britannica, comandata dall'ammiraglio Jellicoe, di stanza a Scapa Flow, all'estremità settentrionale della Scozia; e la Hochseeflotte, o Flotta d'alto mare, con sede nella base di Jade, collegata dal canale di Kiel al Mar Baltico, guidata inizialmente dall'ammiraglio Von Ingenohl. Questi però si rivelò incapace di condurre la forza navale tedesca verso il raggiungimento del proprio obiettivo, ovvero non la semplice difesa delle coste patrie bensì la rottura del Blocco inglese, impegnando in combattimento la Grand Fleet e distruggendola.

Si trattava di una questione più legata a motivazioni politico-strategiche che economico-materiali, in quanto la Germania poteva benissimo procurarsi materie prime attraverso i vicini Paesi neutrali, eludendo quindi il Blocco marittimo. Ma era indispensabile, per Guglielmo II, conquistare anche il controllo dell'Acqua, interdipendente con quello della Terra, in modo da poter affrontare in posizione avvantaggiata le prossime sfide del nemico. Il titubante Ingenohl venne rapidamente sostituito con il più esperto ammiraglio Von Pohl che, tuttavia, era decisamente scettico riguardo alle potenzialità delle proprie forze, e quindi si impegnò in poche azioni di disturbo. Per sua fortuna, gli Inglesi non erano messi meglio dal punto di vista del comando; l'ammiraglio Jellicoe era tutt'altro che brillante, anzi la sua supponenza inficiava la qualità e la potenza della Grand Fleet. Legato ossessivamente al potere, mediocre e ossequioso, Jellicoe dimostrò ampiamente di non avere né carattere né abilità strategica; le sue "non" qualità avrebbero portato alle peggiori umiliazioni nella storia della Royal Navy.

Già nell'agosto del 1914 avvenne il primo scontro tra i due contendenti, presso l'isola di Helgoland: vinsero gli Inglesi che riuscirono ad affondare tre incrociatori nemici. Spaventati dall'insuccesso, i Tedeschi fecero ricorso ai sottomarini riuscendo a colare a picco, nei mesi successivi, ben sei incrociatori avversari. Le perdite britanniche risultarono quindi più pesanti rispetto a quelle germaniche; inoltre, la corazzata Audacious, fiore all'occhiello della Grand Fleet, finì disgraziatamente in un campo minato al largo della costa irlandese, subendo a sua volta gravissimi danni. Dopo questa perdita, l'ammiraglio Jellicoe, pressato dalle critiche di governo e opinione pubblica, scelse una tattica "attendista", tenendo la propria flotta rinchiusa nella baia di Scapa Flow, al riparo da mine e siluri nemici.

Si venne a creare una situazione bizzarra: l'Ammiragliato britannico, da un lato, non permetteva alle proprie navi di spingersi fino alle acque costiere nemiche, provocando così la reazione della Hochseeflotte, terrorizzato da ulteriori gravi perdite; dall'altro lato, anche il Kaiser e gli ammiragli tedeschi temevano che le proprie navi da guerra potessero riportare perdite consistenti e così aspettavano le condizioni tattiche favorevoli per scendere in campo aperto. In parole povere, per i Tedeschi spettava agli Inglesi favorire lo scontro e per gli Inglesi era il contrario: sarebbero entrati in scena solo di fronte a una precisa minaccia da parte degli avversari. Così, per tutto il 1915, quasi nulla si mosse nel Mare del Nord, congelato in una condizione di stallo marittimo che non era di vantaggio a nessuno dei due contendenti, ma specialmente ai Tedeschi che subivano le restrizioni derivanti dal Blocco navale. L'insuccesso della guerra marittima gettò discredito sulla Kriegsmarine, e alimentò i dubbi del Kaiser sulle capacità delle proprie navi. Agli inizi del 1916 Von Pohl venne sollevato dal comando della Hochseeflotte; al suo posto giunse l'ammiraglio Scheer, uomo energico e determinato, che impresse subito una netta svolta nel confronto con la flotta britannica.

Una nuova strategia

A differenza dei suoi predecessori, l'ammiraglio Scheer era ben conscio delle capacità della propria flotta; anzi, era fortemente determinato a dimostrarle sul campo. Così, il 31 maggio 1916, la Hochseeflotte lasciò la base di Jade e prese il largo, intenzionata a cercare lo scontro con la prudente flotta britannica. Lo scontro tra le due possenti forze avvenne esattamente lo stesso giorno, nello stretto danese dello Jutland: la battaglia tra la flotta di Scheer e gli incrociatori del viceammiraglio Beatty sarebbe divenuta la maggiore del primo conflitto mondiale, e una delle più importanti nella Storia Navale.

La situazione bellica era lentamente cambiata e i due contendenti avevano dovuto adeguare i propri iniziali propositi alle novità. Nei primi mesi del 1916, infatti, il Mare del Nord era diventato un nido di U-Boote (i sommergibili tedeschi), poiché, come già ricordato sopra, lo Stato Maggiore tedesco, senza fiducia verso la propria Marina, aveva richiamato molte unità sottomarine dall'Oceano Atlantico. Ciò rispondeva anche a una necessità politica: gli Stati Uniti avevano inoltrato numerose proteste contro Berlino, poiché le loro navi commerciali neutrali venivano spesso attaccate e affondate dai Tedeschi. L'ammiraglio Scheer vide in ciò una possibilità unica per sorprendere e battere la flotta avversaria. In concomitanza all'offensiva dell'esercito verso Verdun, la Hochseeflotte avrebbe simulato, con lo spostamento di poche unità, l'occupazione degli Stretti di Danimarca, importantissimi per la Gran Bretagna, poiché unica via di comunicazione rimasta con la Russia alleata. La Grand Fleet sarebbe caduta nella trappola e avrebbe inviato il grosso delle proprie forze verso gli Stretti; qui, in un braccio di mare limitato, le navi tedesche, più leggere e manovrabili, avrebbero attaccato di colpo gli avversari, distruggendoli. Il piano ottenne l'approvazione dei vertici militari e del Kaiser. Per rendere più credibile la messinscena, il Comando Marina germanico trasmise un segnale radio particolare che sapeva sarebbe stato intercettato dagli Inglesi, lasciando credere che si muovessero solo alcuni incrociatori, mentre invece a salpare era gran parte della Flotta d'alto mare.

L'Ammiragliato di Londra cadde in pieno nel tranello ordinando sia all'ammiraglio Jellicoe che al suo viceammiraglio Beatty, a capo di una squadra formata da sei incrociatori di battaglia e quattro supercorazzate, di dirigersi verso il punto dove riteneva si sarebbero trovati i "pochi" incrociatori tedeschi (lo Stretto dello Jutland, appunto). Beatty mise in moto, oltre alla sua squadra, anche ventiquattro corazzate semplici, altri tre incrociatori da battaglia, ventisei incrociatori leggeri e settantanove cacciatorpediniere. Scheer, dal canto suo, schierava sedici corazzate, undici incrociatori leggeri, cinque incrociatori da battaglia e sessantuno cacciatorpediniere.

La nave tedesca Seydlitz semidistrutta in un bacino di carenaggio dopo la battaglia dello Jutland, fonte Wikipedia, immagine in pubblico dominio, utente Parsecboy

La nave tedesca Seydlitz semidistrutta in un bacino di carenaggio dopo la battaglia dello Jutland. I danni subiti nello scontro le fecero imbarcare 5000 tonnellate d'acqua e causarono 98 morti tra gli uomini dell'equipaggio.

Già nelle prime ore pomeridiane del 31 maggio, le prime unità delle due flotte si avvistarono, iniziando un violento cannoneggiamento. Via via presero parte allo scontro tutte le unità che sopraggiungevano nel teatro delle operazioni. La flotta britannica si trovò subito in difficoltà: uno dopo l'altro numerosi incrociatori rimasero gravemente colpiti già dopo solo un'ora di combattimento; alcuni esplosero, inabissandosi velocemente e trascinando verso le profondità marine migliaia di uomini. L'acume di Beatty permise comunque di raddrizzare la situazione. Le navi con l'Union Jack assunsero nuove tattiche e nuove posizioni, più offensive, riuscendo a infliggere gravi perdite ai nemici. Dopo circa cinque ore, la battaglia, gigantesca per il numero di navi coinvolte, era terminata. Le due flotte si separarono, dirigendosi verso i rispettivi porti. Da parte britannica le perdite furono 6097 morti, tre incrociatori da battaglia, tre incrociatori corazzati, otto cacciatorpediniere, mentre i Tedeschi contarono 2551 morti, l'affondamento di una pre-corazzata, di un incrociatore e di quattro cacciatorpediniere.

Dal punto di vista del morale e delle perdite, risultava indubbia la vittoria tedesca, ma l'ammiraglio Scheer aveva mancato il proprio obiettivo principale: l'annientamento della Grand Fleet. E ciò avrebbe avuto conseguenze pesantissime per lo svolgimento della guerra e per la stessa Germania.

Chi ha vinto ?

In Inghilterra, la grave sconfitta ebbe effetti devastanti. Anzitutto, cadde la convinzione dell'invincibilità della propria flotta. L'Ammiragliato si rese conto che la supremazia numerica delle proprie navi poteva poco o nulla contro la superiorità qualitativa del naviglio tedesco. Da questo punto di vista, la batosta fu salutare e portò alla costruzione di navi più veloci e leggere, capaci anche di combattere in spazi angusti. Inoltre, su suggerimento di Beatty, vennero studiate e provate con successo nuove tattiche navali, basate sull'azione rapida e il dislocamento, non più sull'attesa. Già dodici giorni dopo la battaglia, la Grand Fleet aveva del tutto riassorbito le perdite, con il varo di ventisei corazzate e sei incrociatori, costruiti secondo i nuovi criteri e pronti per l'azione. Altro effetto positivo dello Jutland fu l'allontanamento di Jellicoe (in agosto) e la sua sostituzione proprio con Beatty; fu una svolta importante che ridiede efficienza e fiducia all'intera Royal Navy.

I Tedeschi vincitori, al contrario, non seppero cogliere i frutti del proprio importante successo. Anzi, non si resero neppure conto di avere vinto. Il Kaiser giudicò eccessive le perdite subite, in rapporto ai mediocri risultati raccolti; a nulla valsero le richieste dell'ammiraglio Scheer che spingeva per ottenere maggior libertà d'azione. Egli venne a poco a poco ostracizzato e isolato dai vertici militari. Il governo tedesco, disilluso fino alla paranoia nei confronti della propria flotta, decise di affidarsi all'unica arma capace, a suo dire, di garantire risultati strategicamente significativi: il sottomarino. La Hochseeflotte venne sigillata all'interno della base di Jade e poté uscire solo per qualche piccola sortita. L'inattività forzata avrebbe irrimediabilmente compromesso il morale e la fiducia dei marinai e degli ufficiali verso le istituzioni, aprendo di fatto la strada ai violenti moti rivoluzionari dei primi mesi del 1919. Inoltre, l'intensificarsi della guerra sottomarina, non solo nel Mare del Nord ma anche nell'Oceano Atlantico, continuò a irritare gli Stati Uniti che, nella primavera del 1917, avrebbero scelto di entrare in guerra a fianco dell'Intesa.

Insomma, non aver compreso la propria forza navale e le possibilità apertesi dopo la battaglia dello Jutland compromise nettamente l'esito della guerra per i Tedeschi, avviando il Secondo Reich verso la sconfitta e il crollo politico interno.

Fonti e letture consigliate

Gianfranco Benedetto, Potere marittimo e relazioni internazionali nell'età contemporanea. Il potere marittimo britannico nei secoli XIX e XX, (pag. 113-123), ed. Mursia;

A. Santoni, Da Lissa alle Falkland, Milano, 1987;

G. Bennett, Naval Battles of the first world war, London 1983;

J. Steinberg, Yesterday's Deterrent: Tirpitz and the Birth of the German Battle Fleet, London 1965.

Approfondimento conservato su questo sito web dopo la chiusura del Progetto di Documentazione Storica e Militare.

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