La fattoria degli animali di George Orwell

a cura di Mercedes Aguirre

traduzione italiana a cura di Gianluca Turconi

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La fattoria degli animali di George Orwell è uno dei più noti esempi di favola animale, una narrazione simbolica in cui i personaggi animali sono dotati di qualità umane. Le favole di animali più conosciute nella letteratura occidentale sono quelle attribuite a Esopo, un antico narratore greco vissuto intorno al 620-564 a.C.. Le favole di Esopo erano caratterizzate da brevità e chiarezza e dall'inclusione di una morale esplicita alla fine che riassumeva la lezione illustrata dalla storia. Mostrare i valori umani attraverso i personaggi animali permetteva ai lettori di esaminare il loro comportamento da una prospettiva distante.

Copertina de "La fattoria degli animali", nell'edizione Einaudi - immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Copertina de "La fattoria degli animali", nell'edizione Einaudi.

Il racconto satirico di Orwell è una versione più sviluppata della favola animale. Piuttosto che enunciare una morale alla fine, l'enfasi è posta sulla trama della storia, sulla narrazione di diversi episodi che mostrano la progressiva degenerazione dell'amministrazione della fattoria guidata dai maiali. Tuttavia, la novella di Orwell contiene ancora alcune caratteristiche che hanno reso le favole animali tradizionalmente popolari: è relativamente breve e veloce ed è scritta in uno stile diretto.

La maggior parte degli elementi che formano la trama de La fattoria degli animali corrispondono direttamente a specifici eventi storici relativi al regime stalinista e i maiali Napoleone e Palla di neve hanno un rapporto allegorico con Stalin e Trotsky. Tuttavia, La fattoria degli animali può essere letta anche come una favola più ampia che mette in guardia dai regimi totalitari e dal loro uso di repressioni violente e campagne di propaganda.

Gli animali de La fattoria degli animali

Le storie di animali sono tradizionalmente associate alla letteratura per bambini e lo stesso Orwell ha dato alla sua novella il sottotitolo di "Favola". Sebbene l'argomento de La fattoria degli animali sia indiscutibilmente politico, c'è qualcosa di stravagante ed evocativo nell'uso di animali parlanti come personaggi. Il lettore viene a conoscenza degli eventi della fattoria attraverso la prospettiva degli animali, in gran parte ingenui e idealisti, che assistono stupiti all'evoluzione del regime guidato dai maiali.

Sebbene Orwell ci fornisca una cupa descrizione del comportamento brutale e corrotto dei maiali a capo della fattoria, la maggior parte degli animali è ritratta con simpatia. Le favole tradizionali non erano tanto storie di animali quanto di qualità umane espresse simbolicamente attraverso la figura dell'animale. Ma ne La fattoria degli animali Orwell fa un passo in più. Episodi come lo sfruttamento delle galline per le loro uova sono scritti con vera compassione per il maltrattamento degli animali.

Orwell stesso aveva familiarità con gli animali da cortile, poiché nella sua casa di Wallington teneva capre e galline. Nella prefazione all'edizione ucraina de La fattoria degli animali, spiega ai suoi lettori che l'idea di scrivere il romanzo gli era venuta mentre osservava un ragazzo che guidava un cavallo da tiro e lo frustava ripetutamente quando cercava di girare. Orwell spiegò che "mi colpì il fatto che se solo questi animali prendessero coscienza della loro forza non avremmo alcun potere su di loro, e che gli uomini sfruttano gli animali più o meno nello stesso modo in cui i ricchi sfruttano il proletariato". [nota 1]

Diario domestico di Orwell 1939-40

Orwell teneva un diario domestico in cui annotava informazioni sul tempo e sugli animali della sua fattoria, tra cui la capra Muriel, che ispirò l'omonimo personaggio de La fattoria degli animali.

Anche la versione cinematografica animata del 1954 de La fattoria degli animali di John Halas e Joy Batchelor ha prestato particolare attenzione alla corporatura degli animali e a come il loro corpo - per esempio la mancanza di braccia degli uccelli - avrebbe condizionato la loro capacità di gestire la fattoria. Dall'interpretazione comica di come un animale potesse svolgere il lavoro di un contadino umano, alla rappresentazione della sofferenza fisica del cavallo Boxer, il film si sforza di comprendere la storia attraverso la prospettiva dell'animale.

Un nuovo finale

Sebbene il film di Halas e Batchelor fosse generalmente fedele alla trama del libro, vi furono alcune modifiche sostanziali. Alcuni personaggi del libro sono stati eliminati dalla versione cinematografica, tra cui le cavalle Molly e Clover. Tuttavia, il cambiamento più significativo fu il finale. Il romanzo di Orwell termina in modo pessimistico, descrivendo i maiali come indistinguibili dai loro padroni umani. Il film, invece, presenta un finale più edificante, in cui gli animali ottengono l'aiuto esterno di altre fattorie per rovesciare con successo Napoleone.

La fattoria degli animali e la CIA

Negli anni Cinquanta, all'inizio della Guerra Fredda, le opere di Orwell divennero molto popolari. Orwell aveva notoriamente denunciato l'Unione Sovietica come un regime repressivo e totalitario. La versione cinematografica del 1954 de La fattoria degli animali fu finanziata segretamente dall'agenzia di intelligence americana CIA che ne acquistò i diritti dalla vedova dello scrittore, Sonia Orwell. Il film fu commissionato come parte della loro strategia di propaganda anti-Stalin e anti-Unione Sovietica. Halas e Batchelor, che in precedenza avevano lavorato a film per il piano Marshall americano e per il Ministero dell'Informazione britannico, furono scelti per il progetto, anche se non è certo che sapessero chi stava finanziando il film.

Combinare estetica e politica

Orwell si considerava uno scrittore politico. Il suo scopo nello scrivere La fattoria degli animali era quello di esporre i mali del regime stalinista a un pubblico di lettori che riteneva avesse una visione inaccettabilmente acritica di Stalin e del suo governo. Ma era anche molto consapevole della necessità di trovare un equilibrio tra commento politico ed estetica nella sua opera. Nel suo noto saggio "Perché scrivo", pubblicato un anno dopo La fattoria degli animali, Orwell ha delineato i suoi obiettivi nel combinare la scrittura a sfondo politico con l'espressione artistica:

“Ciò che ho desiderato maggiormente negli ultimi dieci anni è stato trasformare la scrittura politica in un'arte. Il mio punto di partenza è sempre un sentimento di partigianeria, un senso di ingiustizia. [...] Ma non potrei fare il lavoro di scrivere un libro o anche un lungo articolo di rivista, se non fosse anche un'esperienza estetica. Chiunque voglia esaminare il mio lavoro vedrà che, anche quando si tratta di vera e propria propaganda, contiene molte cose che un politico a tempo pieno considererebbe irrilevanti". [nota 2]
George Orwell - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons

George Orwell.

La fattoria degli animali è infatti molto più che propaganda politica. Utilizzando la forma della favola, l'uso diretto del linguaggio e la semplicità del punto di vista degli animali, Orwell ha dato a La fattoria degli animali una leggerezza che sarebbe difficile trovare in un saggio politico ed è una delle ragioni del suo successo. L'uso di personaggi animali aggiunge una qualità lirica a un tema politico, aiutandoci a comprendere l'idealismo che caratterizza l'inizio della rivoluzione e facendoci interessare profondamente al destino dei personaggi. Allo stesso tempo, il sistema simbolico della favola fornisce una struttura alla storia e le conferisce il ritmo magico delle fiabe per bambini.

Proposta di introduzione di Orwell a La fattoria degli animali

Orwell scrisse una prefazione per La fattoria degli animali intitolata "La libertà di stampa", in cui criticava la visione acritica di Stalin da parte degli intellettuali di sinistra. La prefazione non fu alla fine utilizzata.

Se per la maggior parte dei lettori il significato de La fattoria degli animali è legato al disincanto dell'autore nei confronti del comunismo, la novella può essere letta a diversi livelli: come una narrazione allegorica del regime stalinista, come una favola sul totalitarismo o come una storia sul tradimento del regime rivoluzionario da parte degli animali della fattoria. In effetti, quando l'opera fu pubblicata, molti conoscenti di Orwell gli scrissero elogiando La fattoria degli animali e affermando che sia loro sia i loro figli avevano apprezzato molto l'opera.

Note

[1] George Orwell, "Appendice II: Prefazione di Orwell all'edizione ucraina de La Fattoria degli animali", ne La fattoria degli animali (Londra: Penguin, 2000), p. 118.

[2] "Perché scrivo", Gangrel (estate 1946).

Notizie sull'autore

Mercedes Aguirre dirige il team curatoriale responsabile dello sviluppo, della gestione e della promozione delle collezioni della British Library pubblicate nelle Americhe e in Oceania dopo il 1850.

Mercedes ha conseguito un master in inglese dell'University College di Londra, dove ha anche conseguito il dottorato di ricerca in Letteratura inglese. Nell'anno accademico 2008-2009 è stata visiting postgraduate fellow presso l'Università della Pennsylvania.

La ricerca di Mercedes si concentra sul rapporto tra letteratura e attivismo politico negli anni Trenta. Attualmente sta lavorando a una monografia sulla letteratura della guerra civile spagnola che analizza le opere di Nancy Cunard, Nicolás Guillén, Langston Hughes, Sylvia Townsend Warner, Pablo Neruda, Ernest Hemingway e Martha Gellhorn. Un secondo interesse di ricerca è la storia delle piccole case editrici moderniste e ha scritto sulla Hours Press di Nancy Cunard e sui suoi legami con il movimento surrealista.

Attualmente è co-supervisore di un progetto di Collaborative Doctoral Partnership (CDP) dell'AHRC con l'Università del Sussex sulla collezione di pamphlet politici americani del periodo tra le due guerre.

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