La fine del mondo

a cura di Mike Ashley

traduzione italiana a cura di Gianluca Turconi

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Per secoli la vita fu fragile. La mortalità infantile era alta e le malattie diffuse, così mentre i privilegiati avevano un'aspettativa di vita di sessant'anni, la maggior parte delle persone era fortunata a raggiungere i cinquant'anni. Guerre, epidemie, tempeste, inondazioni, terremoti minacciavano la nostra sopravvivenza. È stato accertato come il nostro destino e senza dubbio la visione biblica dei Quattro Cavalieri dell'Apocalisse - pestilenza, fame, guerra e morte - abbia tormentato i pensieri di molti nostri antenati. Con il progredire del XIX secolo, con l'aumento dell'industrializzazione, l'inquinamento divenne una nuova minaccia e, mentre gli scienziati studiavano i cieli in modo più approfondito, c'era una crescente consapevolezza di una minaccia cosmica. Queste paure alimentarono un nuovo ramo della letteratura apocalittica che aumentò con l'avvicinarsi del XX secolo.

Vulcano in eruzione - Immagine in pubblico dominio, Fonte Wikimedia Commons, utente Quadell

Pur avendo ispirato diverse opere narrative, all'inizio del XIX secolo nessuno aveva collegato l'eruzione di un vulcano indonesiano con l'Anno Senza Estate, funestato da carestie e pestilenze.

Peste e pestilenze

La peste era una minaccia quotidiana all'inizio del XIX secolo. Un raccolto rovinato in Irlanda nel 1816 aveva portato alla carestia. Con essa, un'epidemia di tifo e dissenteria uccise oltre un milione di persone, quasi un quinto della popolazione dell'isola. Allo stesso tempo, un'epidemia di colera iniziata in India si era diffusa in tutta l'Asia e all'inizio del 1820 minacciò l'Europa prima di regredire nel 1826. Uccise milioni di persone, comprese migliaia di soldati britannici di stanza in India.

Mary Shelley, l'autrice di Frankenstein, a quel tempo era ancora in lutto per la perdita del marito (annegato durante una tempesta nel 1822) ed è in quell'atmosfera di desolazione che scrisse L'ultimo uomo (1826). È ambientato verso la fine del XXI secolo, anche se i personaggi principali sono basati su Mary stessa e i suoi ormai morti o persi amici, tra cui Percy Shelley e Lord Byron. La storia segue un crollo della società, accelerato dall'arrivo di una peste asiatica che presto uccide tutti tranne il narratore del romanzo.

L'opera include un riferimento a un cielo buio e a un sole nero, per il quale Mary attinse al suo ricordo della terribile estate del 1816, quando il clima fu influenzato dalla violenta eruzione vulcanica del Monte Tambora in Indonesia nel 1815. Fu questo evento che causò il cattivo raccolto in Irlanda e influenzò il tempo per diversi anni.

Anche se la scienza aveva acquisito una migliore comprensione delle malattie, aveva anche dato accesso a virus e batteri virulenti. Da qui l'idea che le malattie potessero essere rilasciate sull'umanità sia come guerra batteriologica sia per caso. M. P. Shiel parla di invasori cinesi infettati dal colera in The Yellow Danger (1898). In The End of an Epoch (1901) di A. Lincoln Green, un microbiologo cerca di perfezionare un antibiotico universale, ma nel processo una fiala di una tossina altamente virulenta viene accidentalmente versata e spazza via rapidamente tutti in Gran Bretagna, tranne gli anziani, prima di diffondersi nel resto mondo.

Inquinamento

La crescita dell'industria pesante in Gran Bretagna portò a un grave inquinamento nelle città, ulteriormente aggravato dal fatto che ogni casa aveva focolari a carbone, per cui l'atmosfera era piena di fumo e vapore acqueo adatti a produrre smog - anche se questa parola non fu creata fino al 1905. Sia le fognature sia i rifiuti industriali inquinavano i fiumi. In The Doom of the Great City (1880), William DeLisle Hay raffigura Londra soffocata sotto il suo inquinamento.

Lo scrittore Richard Jefferies aveva una passione per la natura e la campagna e, affetto da tubercolosi, non poteva vivere nelle città sommerse dallo smog. Sognava un mondo tornato alla natura e lo descrisse in After London (1885) dove una catastrofe senza nome aveva spazzato via la maggior parte dell'umanità e la natura aveva bonificato la terra. Il suo ritratto del paesaggio rurale è descritto amorevolmente, ma rappresenta i pochi sopravvissuti che cercano di ricostruire la società come barbari e violenti.

Mentre l'era vittoriana diveniva l'epoca edoardiana, lo scrittore di mistery e thriller Fred M. White scrisse opere in cui Londra aveva subito una serie di disastri. Col titolo collettivo The Doom of London (1903) troviamo la città messa in pericolo fin quasi alla distruzione dallo smog, da bufere di neve, dall'inquinamento, dai terremoti, dalla peste e da un crollo commerciale. Ci racconta certamente qualcosa sulla resistenza dei Londinesi che vissero veramente parecchie di quelle calamità.

Paesaggio glaciale - Immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported - Fonte Wikimedia Commons, utente Loranchet

Il ritorno di un'era glaciale era una delle fini del mondo più gettonate nella narrativa del XIX secolo.

Il clima

Abbiamo già visto come Mary Shelley fu testimone dell'Anno Senza Estate del 1816 e incorporò ne L'Ultimo Uomo la visione apocalittica di un sole nero. Anche Lord Byron ne fu colpito e scrisse il cupo poema 'Tenebre' (1816), che guardava verso la fine del mondo: 'Tutta la terra era un solo pensiero - e quello era la morte...'. Nessuno a quel tempo aveva collegato l'eruzione vulcanica in Indonesia con la carestia in Irlanda. Invece alla fine del periodo vittoriano, in The Purple Cloud (1901), M. P. Shiel aveva sterminato la maggior parte dell'umanità con un gas tossico fuoriuscito dall'esplosione di un vulcano. Il narratore sopravvisse perché si trovava al Polo Nord dove la nube velenosa non arrivò.

In The White Battalions (1900), Fred M. White fa deviare la Corrente del Golfo per portare condizioni artiche in Europa. Herbert C. Fyfe prevedeva, in 'How Will the World End' (1900), un raffreddamento della Terra e il ritorno di un'altra era glaciale. Cutcliffe Hyne sviluppò quel raffreddamento e in 'London's Danger' (1896) si trova Londra congelata, senza acqua disponibile e che tenta di mantenere il calore grazie a una conflagrazione. Con la Gran Bretagna impotente, altre nazioni invadono le colonie. Uno dei personaggi commenta che è la peggiore catastrofe abbattutasi sulla civiltà dalla perdita di Atlantide. Ignatius Donnelly aveva fatto rivivere l'interesse per quel mondo perduto in Atlantis: The Antediluvian World (1882) in cui affermava che la culla della civiltà era stata distrutta dalle inondazioni. Cutcliffe Hyne esplorò ulteriormente Atlantide in The Lost Continent (1900) dove la civiltà avanzata è in grado di controllare i terremoti, ma alla fine la loro scienza fallisce e i terremoti distruggono quel continente che affonda tra le onde.

La catastrofe cosmica

Nel 1705 l'astronomo Edmond Halley predisse quando una cometa che oggi porta il suo nome sarebbe tornata. Non visse abbastanza per vederla di nuovo, ma la Cometa di Halley torna come da lui previsto ogni 75-76 anni. Quando il suo ritorno nel 1835 era imminente, gli scrittori rivolsero i loro pensieri a possibili conseguenze di un eccessivo avvicinamento di una cometa. Sia Oliver Wendell Holmes, nella sua poesia 'La cometa' (1832), sia Edgar Allan Poe in 'La conversazione di Eiros e Charmion' (1839) hanno rappresentato la Terra distrutta dal fuoco a causa del passaggio ravvicinato di una cometa. Anche H. G. Wells ha rappresentato la Terra quasi distrutta in 'The Star' (1897) per via di una collisione cosmica ai margini del sistema solare che invia detriti spaziali verso la Terra. Fortunatamente, la Luna si interpone e salva la Terra dal disastro finale, anche se ci sono ancora inondazioni e terremoti. George Griffith credeva che le nostre conoscenze scientifiche sarebbero venute in nostro aiuto. In 'The Great Crellin Crellin Comet' (1897) evitò il disastro sparando un proiettile contro la cometa canaglia. Fu la prima volta che un'idea del genere apparve in narrativa.

Il Quarto Stato, di Giuseppe Pellizza da Volpedo  - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Drewmutt

In una nazione aristocratico-borghese come la Gran Bretagna del XIX secolo, la fine del mondo poteva anche coincidere con una rivoluzione social-popolare.

Il nostro peggior nemico: l'Uomo

The Last American (1889) è un breve romanzo piuttosto ironico di John Ames Mitchell. Ambientato nel 2951, descrive una spedizione persiana inviata per vedere se la mitica America esiste ancora. Scoprono un mondo in rovina, crollato nel 1990 sotto la sua stessa intolleranza razziale, religiosa e culturale. In The Decline and Fall of the British Empire (1890), l'australiano Henry Marriott Watson credeva che la Gran Bretagna non sarebbe sopravvissuta all'ascesa del socialismo e al dominio delle masse. Il suo crollo è aiutato dalla Corrente del Golfo che viene deviata e da un'era glaciale che ritorna in Gran Bretagna.

Notizie sull'autore

Mike Ashley è uno scrittore e ricercatore freelance con un particolare interesse per la storia della fantascienza, della crime fiction e della letteratura fantastica. Ha accumulato una biblioteca di oltre 30.000 libri e riviste tra cui magazine di narrativa popolare britannica degli anni 1890-1940 che hanno costituito la base per il suo libro The Age of the Storytellers. Ha completato quattro dei cinque volumi previsti per Story of the Science-Fiction Magazines e la sua pubblicazione più recente, Adventures in the Strand, copre il rapporto tra Arthur Conan Doyle e The Strand Magazine.

Licenza del testo e altre informazioni di copyright

Il testo è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribution 4.0 International, © Mike Ashley. Traduzione italiana © 2019, Gianluca Turconi.

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