La guerra Anglo-Boera

a cura di Simone Pelizza

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La guerra Anglo-Boera, a cavallo tra XIX e XX secolo, sconvolse l'Africa del Sud, fornendo un banco di prova per le armi moderne che sarebbero state successivamente utilizzate nella Prima Guerra Mondiale e per spietate novità destinate al controllo di grandi gruppi sociali e popolazioni, come i campi di concentramento e la segregazione razziale.

Preludio

Come conseguenza delle guerre napoleoniche, la Gran Bretagna aveva ufficialmente acquisito il controllo del Capo di Buona Speranza nel 1814, benché lo occupasse di fatto già dal 1806. Questo avvenimento allontanò i Boeri, i coloni originari di lingua olandese della Colonia del Capo, dall'influenza della propria Madrepatria, l'Olanda appunto, ponendoli direttamente sotto il governo e le leggi britanniche, e alterò drammaticamente il loro sistema di vita, basato su un rigido codice religioso di osservanza puritana. Adesso tali rigide credenze erano minacciate da una cultura e un'amministrazione totalmente estranee a esse, portate da uomini che erano considerati alla stregua di "invasori".

Guerriglieri boeri nel 1899, immagine rilasciata in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Sturm

Guerriglieri boeri nel 1899.

I contrasti emersero già nel 1834, quando la Gran Bretagna ordinò l'emancipazione di tutti gli schiavi in ogni parte dell'Impero, compresa l'Africa del Sud. Per i Boeri, tale provvedimento era inaccettabile proprio dal punto di vista religioso: le rigide concezioni puritane, infatti, avevano radicato in loro la convinzione di essere infinitamente superiori alle antiche tribù indigene che abitavano originariamente le terre ora da loro occupate. A rendere incandescente la situazione, inoltre, contribuì l'inadeguato sistema di compensazione delle perdite economiche fissato dal governo inglese, il quale cercò pure di combinare la misura abolizionista con l'assimilazione dello status giuridico di neri e bianchi. La popolazione boera fu dunque persuasa a cercarsi una nuova patria nell'interno, al di là dei fiumi Orange e Vaal, lontano dall'interferenza del colonialismo britannico.

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Tra il 1842 e il 1848 oltre 12.000 Boeri oltrepassarono il fiume Orange, installandosi tra le montagne del Draskenberg oppure entrando addirittura in territorio Zulu nel Natal. Altrettanti oltrepassarono il fiume Vaal. Era il "Grande Trek", la grande migrazione che tanto avrebbe influito sulla storia dell'odierno Sudafrica.

In effetti, essa portò subito pesanti conseguenze: la Gran Bretagna, insofferente alla sfida lanciatale dai propri "sudditi acquisiti", reagì con la forza, invadendo militarmente l'intera area occupata dai Boeri emigranti. La vittoria di Boomplats segnò tuttavia un effimero successo per i Britannici; l'accanita resistenza boera portò nel 1852 alla completa indipendenza di tutto il territorio al di là del Vaal (Transvaal). Nasceva la Repubblica Sudafricana, seguita due anni più tardi anche dall'indipendenza dei territori oltre l'Orange (Stato Libero dell'Orange).

I Boeri avevano vinto ed erano riusciti a liberarsi dal dominio inglese, ma le loro neonate Repubbliche erano instabili sia politicamente sia economicamente. Inoltre, permaneva una situazione di grave ostilità con la Gran Bretagna. Quando nei decenni successivi (1860-1890) vennero scoperti immensi giacimenti di diamanti proprio nel Transvaal, si aprì la strada per un nuovo conflitto armato. Le potenziali ricchezze minerarie che il Sudafrica poteva garantire ai forzieri imperiali, infatti, fecero rapidamente cambiare idea al governo di Londra, fino ad allora nemico dei Boeri, ma comunque propenso a mantenere un atteggiamento piuttosto pacifico nei loro confronti. Vennero perseguiti numerosi tentativi annessionistici della Repubblica Sudafricana, senza alcun risultato. Anzi, l'occupazione militare di essa nel 1881 portò alla pesante sconfitta di Majuba, una delle pagine più mortificanti nella storia dell'Esercito Coloniale Britannico.

A complicare le cose giunsero nuovi elementi: nel 1886, sempre nel Transvaal, venne scoperto uno dei maggiori giacimenti auriferi del mondo; nel 1890 il potente finanziere imperialista Cecil Rhodes iniziò a estrarre e a immettere sul mercato internazionale i diamanti della Colonia del Capo, mettendo quindi in crisi le compagnie boere; ancora in quegli stessi anni era Presidente della Repubblica Sudafricana Paul Kruger, deciso a sfruttare la nuova vena aurifera per rilanciare l'economia del proprio paese e garantire a esso anche un accesso all'Oceano, da ottenersi a spese degli "odiati Inglesi". Tali intenti non potevano non attrarre l'attenzione della Germania guglielmina, intenzionata a perseguire una politica di potenza imperiale in aperta concorrenza con Londra. Con il sostegno economico e anche militare (armi e consiglieri) dell'Impero tedesco, quindi, il Transvaal cominciò ad affermare la propria potenza economica, a danno della Gran Bretagna e delle sue ambizioni coloniali.

Ormai la Corona Britannica non poteva più tollerare l'esistenza di una compagine statale boera forte e capace di opporsi alla sua supremazia nell'Africa australe, e per di più legata strettamente ai disegni imperiali tedeschi. La priorità diventava adesso bloccare ogni velleità, politica e commerciale, della Repubblica Sudafricana e costringerla a sottomettersi definitivamente al proprio volere. Importantissima fu, da questo punto di vita, l'azione del già citato Cecil Rhodes: il cinismo e l'abilità con cui riuscì a estendere la linea ferroviaria Port Elizabeth - Stato Libero d'Orange fino ai campi auriferi del Transvaal, a dispetto della vivace opposizione di Kruger, dimostrò ampiamente la volontà britannica di accerchiare e schiacciare il governo di Pretoria.

La nascita del nuovo possedimento della Rhodesia, nel 1895, ancora ad opera di Rhodes, il nome venne dato proprio in suo onore, strinse ulteriormente la morsa; ma Kruger e il nazionalismo afrikaner continuarono a opporsi tenacemente agli obiettivi di Londra. Il tentativo, da parte ancora dell'instancabile Rhodes, con l'appoggio esterno del Foreign Office, di rovesciare il governo di Pretoria fallì infatti miseramente nell'ottobre 1895, rafforzando l'intransigenza boera. Nel 1897 Repubblica Sudafricana e Stato Libero d'Orange firmarono un accordo di mutua assistenza: la guerra si avvicinava inesorabilmente nell'Africa australe.

La "guerra boera": forze in campo e fortune alterne

Un giovane Winston Churchill durante la guerra boera, immagine rilasciata in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Zsasz

Un giovane Winston Churchill durante un discorso seguito alla sua prigionia nella guerra boera, a cui partecipò come corrispondente giornalistico, formandosi tanto nel carattere quanto nelle convinzioni politiche e sociali.

La nomina di Sir Alfred Milner alla carica di alto commissario alla Colonia del Capo (1897) mostrò definitivamente la decisione britannica di porre fine all'indipendenza delle repubbliche boere, a qualunque costo. Consci del pericolo imminente, lo Stato Libero d'Orange e la Repubblica Sudafricana conclusero un'alleanza formale nel 1898 e procedettero con urgenza all'acquisto di grandi quantitativi di armi moderne dalla Germania e dalla Francia.

Il 9 ottobre 1899, Kruger indirizzò un ultimatum all'Inghilterra, intimandole di ritirare entro le successive 48 ore tutte le truppe dislocate lungo la frontiera del Transvaal. In tutto il territorio della Repubblica Sudafricana venne proclamata la legge marziale, mentre lo Stato Libero d'Orange dava il via alla mobilitazione. Gli Inglesi non esaminarono nemmeno l'ultimatum che spirò quindi nel tardo pomeriggio dell'11 ottobre; la guerra anglo-boera, conosciuta anche come "guerra boera", era dichiarata.

Inizialmente, i Boeri, nonostante l'inferiorità numerica e la scarsa preparazione militare, riuscirono a infliggere ai loro avversari perdite considerevoli: nel febbraio 1900 i soldati del Transvaal lanciarono una pesante offensiva lungo tutto il fronte, dal Natal al confine con la Rhodesia, ottenendo successi importanti ma non decisivi (Kimberley e Mafeking). L'incapacità dei comandanti boeri di incalzare le unità britanniche in ritirata e di sfruttare pienamente il buon esito delle operazioni condotte si rivelarono errori gravissimi, dando tempo all'esercito inglese di reagire. Londra inviò in Africa del Sud oltre 450.000 uomini, affluiti da tutto l'Impero e comandati dai capi più prestigiosi. Contro di loro, i Boeri potevano opporre ancora solo 20.000 guerriglieri, già esausti dopo mesi di furiosi combattimenti. La nomina di Lord Kitchener, il vincitore di Khartum, a capo di Stato Maggiore dell'Esercito Britannico rappresentò la svolta del conflitto.

La macchina da guerra inglese era stata ormai messa in moto. Già ai primi di marzo 1900, lo Stato Libero d'Orange fu invaso dalle "giubbe rosse" inglesi e a fine maggio cessava definitivamente di esistere. Di fronte alla situazione sempre più drammatica, Kruger tentò di sensibilizzare i governi europei a favore della causa boera, ma nessuna potenza, nemmeno quella "amica" tedesca, aveva intenzione di guastare i propri rapporti con la Gran Bretagna per una guerra così lontana e già perduta. Il viaggio del Presidente sudafricano nelle capitali del Vecchio Continente (autunno 1900) si risolse in un completo fallimento. Dopo la capitolazione del Transvaal nel 1902, Kruger si stabilì in esilio in Svizzera, ove morì il 14 luglio 1904. Nello stesso anno le sue ceneri vennero riportate in Sudafrica e tumulate nel cimitero di Pretoria.

All'inizio del 1901, l'esercito boero non esisteva più e solo pochi uomini furono in grado di proseguire la lotta. Iniziò, dopo la caduta di Pretoria (primavera 1901), un periodo di feroce guerriglia, di fronte alla quale gli Inglesi si trovarono completamente impreparati e impotenti. L'insicurezza divenne totale e intere regioni riuscirono a sottrarsi all'autorità britannica. Per affrontare la resistenza boera, Kitchener decise di modificare l'organizzazione delle proprie forze: i soldati inglesi si trincerarono nelle città, costruirono fortini e reticolati a protezione delle linee ferroviarie e formarono unità mobili miste, composte da cavalleria e fanteria montana, capaci in teoria di combattere i Boeri sul loro stesso terreno. Ma tutte queste misure si rivelarono inefficaci. Allora Kitchener scelse la strada della "guerra totale", arruolando le tribù indigene (Kafir e Zulu) nell'esercito e spingendole a dare la caccia ai guerriglieri sul campo, mentre le truppe britanniche "bianche" assaltavano le fattorie boere, dandole alle fiamme e deportandone gli abitanti. Intere famiglie vennero rinchiuse in campi di concentramento, dove si moriva lentamente per epidemie e per fame.

Fu un vero e proprio genocidio: alla fine della guerra, la popolazione boera era ridotta a meno della metà. Le cifre di mortalità nei campi istituiti da Kitchener furono addirittura superiori a quelle dei lager nazisti nella Seconda Guerra Mondiale. L'opinione pubblica inglese, americana ed europea non nascose l'indignazione per queste crudeltà e vi si oppose, ma la guerra continuò senza sosta. Alla fine dell'inverno 1902, stremati e senza più munizioni, gli ultimi guerriglieri boeri si arresero. Il 31 maggio dello stesso anno, con un trattato sottoscritto da Boeri e Britannici, l'Orange e il Transvaal venivano ufficialmente annessi alla Colonia del Capo. L'Africa del Sud era adesso completo dominio di Sua Maestà Britannica.

La Gran Bretagna non abusò comunque della vittoria acquisita a così caro prezzo: ben presto diede vita a una politica di ricostruzione che le guadagnò la stima di buona parte della popolazione afrikaner. I gruppi imperialisti che a Londra erano al potere si impegnarono in una vera e propria "anglicizzazione" della popolazione bianca dell'Africa australe. In breve tempo le due ex repubbliche boere divennero parte integrante dell'Impero Britannico anche dal punto di vista culturale e sociale. Gli ex nemici si erano riavvicinati, spinti da precise necessità economiche e politiche: da un lato, la ripresa economica passava solo attraverso una capillare e organizzata politica d'unione; dall'altro, le due popolazioni bianche si sentivano minacciate dalla nuova consapevolezza acquisita dalla maggioranza nera durante il conflitto e quindi dovevano cercare un'intesa anche su questo punto per preservare privilegi e potere. Si andava lentamente delineando quel sistema infame di segregazione razziale che avrebbe retto la storia del nuovo Sudafrica per quasi ottant'anni. Era questa l'eredità più terribile di un conflitto tra i più sanguinosi dell'epoca contemporanea.

La guerra totale e i campi di concentramento

Il campo di transito di Green Point presso Città del capo durante la guerra boera, immagine rilasciata in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Soerfm

Il "campo di transito" di Green Point presso Città del Capo. Molte di queste strutture si trasformarono presto in veri e propri campi di concentramento in cui venivano ammassati anche anziani, donne e bambini abbandonati al proprio destino, tra epidemie e fame.

Mentre le protagoniste della guerra, vale a dire Gran Bretagna e le due repubbliche Boere, erano nazioni principalmente bianche, questo conflitto non fu esclusivamente la guerra dell'uomo bianco.

Persone nere furono coinvolte come combattenti, in un grado limitato, sebbene entrambe le parti inizialmente avessero convenuto che essi avrebbero assunto un ruolo di non combattenti. Almeno 15000 neri furono armati dagli Inglesi e servirono in colonne mobili britanniche che tentarono di seguire le tracce dei commandos Boeri.

Circa 25000 servirono come guardie dei campi di prigionia inglesi. Essi furono impiegati anche per la manutenzione del Sistema Ferroviario Militare e Imperiale e nelle poche miniere che avevano riaperto nel tentativo di far funzionare nuovamente l'economia. Furono impiegati anche in un ruolo di appoggio militare come esploratori, agterryers (ausiliari) e conducenti di carri.

Durante il conflitto, quasi 30000 case coloniche boere furono distrutte e le donne e i bambini furono deportati in campi di concentramento. I servitori e lavoratori neri dovettero essere deportati di conseguenza per evitare che aiutassero i loro datori di lavoro nei commandos fornendo cibo e informazioni. Trentasette campi di concentramento neri furono aperti in Transvaal (già Repubblica del Sud Africa) e ventinove nella Colonia di Orange River (già libero Stato di Orange).

In questi campi fu imprigionato un totale valutato in 11500 persone adulte. I campi erano principalmente situati lungo le linee della ferrovia che andava da Bloemfontein a nord verso Pretoria e poi a est verso Nelspruit. Da Johannesburg i campi furono stabiliti a sud est, verso Volksrust, e alcuni lungo la linea dal Fiume Orange, a Taung, nella parte settentrionale della provincia del Capo.

Campi locali furono costruiti lungo la ferrovia anche a Thaba Nchu, Winburg, Heilbron e Harrismith. La dislocazione dei campi in Natal, non è ancora stata stabilita. Inizialmente i campi erano sotto il controllo dei militari, ma dopo il giugno 1901 il controllo passò al Dipartimento per i Rifugiati Nativi. Metà delle morti di abitanti indigeni africani accadde nei tre mesi tra novembre 1901 e gennaio 1902. 2831 morti furono registrati nel dicembre 1901. L'81% dei morti erano bambini. Ufficialmente, 14154 morti furono registrati, ma dato che i registri dei campi sono insoddisfacenti, il numero potrebbe essere vicino ai 20000.

Approfondimento conservato su questo sito web dopo la chiusura del Progetto di Documentazione Storica e Militare.

Fonti e letture consigliate

Bernard Lugan, Storia del Sudafrica, ed. Garzanti (titolo originale dell'opera: Histoire de l'Afrique du Sud. De l'antiquité à nos jours, 1986 Librairie Académique Perrin);

D. Denoon, Southern Africa since 1800, London 1984;

W.K. Hancock, General Smuts. The Sanguine Years (1870-1919), Cambridge 1962;

T.J. Noer, Briton, Boer and Yankee. The United States and South Africa (1870-1914), Kent State University, Ohio 1979;

A.N. Porter, The Origins of the South African War: Joseph Chamberlain and the Diplomacy of Imperialism, Manchester University 1980.

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