La Notre Dame raccontata da Hugo

a cura di Andrea Moretti

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Salve a tutti, quest'oggi la nostra rubrica mensile si occuperà di un romanzo da molti ritenuto immortale. Uno di quei classici dal valore inestimabile, che chiunque desideri scrivere non potrebbe non elevare all'Olimpo dei tomi irraggiungibili: caratterizzato da un prosa che vanta livelli di formidabile e stentorea magnificenza.

Copertina dell'edizione Oscar Classici Mondadori di "Notre Dame de Paris" di Victor Hugo - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Copertina dell'edizione Oscar Classici Mondadori di "Notre Dame de Paris" di Victor Hugo.

Stiamo parlando di Notre Dame de Paris, l'inarrivabile romanzo di Hugo, dove la personalissima e fatalistica concezione storica dell'autore si mescola al buio mostruoso e siderale del romanticismo europeo.

Come scrive il professor Victor Brombert, uno dei massimi studiosi di questo celebre autore francese:

«In Notre Dame de Paris v'è abbastanza materia per costruire diversi romanzi».

In effetti, la vastità di temi trattata da questo romanzo che indaga negli abissi più oscuri della storia, nei dubbi universali e ancora irrisolti del genere umano, è talmente imponente e incommensurabile da rendere difficile un'analisi univoca e lineare.

Il romanzo si presenta come un pozzo profondo, oscuro, visionario, e attraversato da ombre, dove ognuno vi vede ciò che l'animo suggerisce alla sua percezione.

La struttura del testo, non a caso, ricorda quella di una grottesca e frastagliata cattedrale gotica.

La Notre Dame descritta dall'autore è il cuore pulsante e ipertrofico di tutto il romanzo, le cui propaggini si diramano in ogni rigo.

Ananke, il sublime trasposto in forma di romanzo

Nel ritmo incalzante e allucinatorio del romanzo Notre Dame de Paris vi si scorgono quelli che il filosofo Edmund Burke, in un trattato pubblicato nel 1757, identificava come i caratteri del Sublime. Elementi presenti nei dipinti di Fussli e in quelli di Blake.

Una tecnica costituita da un susseguirsi angosciante e ossessivo di immagini che rimandano sempre a qualcosa di sfuggente, elevato e metafisico; una bellezza ineffabile, che si rastrema in un tumulo angusto di mondi rarefatti, e che lascia i tuoi sensi come intrappolati in un dedalo claustrofobico di visioni.

Eppure, in quelle descrizioni a volo d'uccello di trafori, merli, torri e piombatoi, qualcosa come un'ombra permane, pur non manifestandosi mai concretamente.

Tutta l'architettura del romanzo si costruisce sull'ineffabile concetto di "fatalità".

Ananke: parola greca che sta per destino, dalla quale l'arcidiacono Claude Frollo, anima nera del romanzo, rimane praticamente folgorato.

L'autore asserisce di averla vista incisa in una delle torri della cattedrale.

I fili e gli intrecci di questo romanzo si dipanano proprio a partire da questa parola, la quale pesa come una maledizione sul capo dell'umanità.

Digressioni, sbalzi temporali e proiezioni autobiografiche

Molte sono le digressioni presentate nel corso della narrazione. In ognuna di queste si ha come l'impressione di qualcosa che stia sfuggendo, che non si lasci prendere, che svanisca per un momento per poi ricomparire come un'ombra, a pochi passi da dove eri prima.

Così, nel famoso scorcio di Parigi dall'alto, la città appare come una foresta: frutto di dinamiche incontrollabili che soverchiano tutto il piano urbanistico in cui questa è circoscritta.

L'invenzione della stampa, evocata nel cuore di Claude Frollo proprio dalla parola Ananke, si manifesta come un'innovazione rivoluzionaria, dal carattere fortemente espressivo. Anch'essa tenta di catturare il sublime, l'ineffabile, quello spirito primevo dell'umanità che sempre sfugge alle briglie monumentali dell'arte.

La stampa si figura come il tramonto della staticità delle cattedrali, della visione imponente dei monumenti e delle incisioni secolari sui grandissimi tomi di pietra. Gli stessi monumenti che, nello scorcio veloce della città fornito da Hugo, non mantengono mai preservato il loro posto. Mutano rapidamente, seguendo le evoluzioni imprevedibili della storia: non riuscendo mai a immortalare, a cristallizzare la loro forma, la prima spiritualità, l'essenza nascosta, principio primo dell'umanità e del destino della storia.

Tutto si muove poiché nulla è certo; si piega all'imprevedibilità della storia, all'ineluttabilità di Ananke.

Monumenti simili a cadaveri

È come se l'intero romanzo fosse pervaso da un insondabile vuoto spirituale.

Follia e amore, nei personaggi di Frollo ed Esmeralda - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Follia e amore, nei personaggi di Frollo ed Esmeralda.

Gli edifici appaiono come degli enormi cadaveri di pietra, sconfitti anche loro dalla Fatalità.

La pietra che soggiace all'imprevedibile incursione della stampa come mezzo comunicativo; ma quest'ultima - lascia intuire l'autore - sarà costretta a soccombere a qualcos'altro, che non riuscirà a sua volta a catturare quella prima essenza.

In un certo senso, la profezia letteraria di Hugo ha avuto modo di rivelarsi veritiera con la creazione contemporanea di una realtà multimediale, nella quale ogni apparecchio, pur muovendosi in modo uniforme, quasi fossero attivati tutti da un'unica grande mente, appare del tutto vuoto e despiritualizzato.

Gli stessi personaggi del romanzo si presentano come imprigionati dentro loro stessi: schiavi di un sogno o di una passione destinata a farli soccombere.

L'arcidiacono Frollo, annientato dalla sua fame insana di conoscenza, raschia disperato nel cuore dei libri: alla ricerca di quella spiritualità illibata di cui tutto il romanzo è vuoto.

Fallita la scienza e la religione, si lascia sedurre dal mito dell'alchimia: cerca la pietra filosofale, insegue Nicolas Flamel. Finché, in modo del tutto imprevedibile, cade vittima di ciò a cui non aveva mai recato importanza - l'amore, la passione folle per la zingara Esmeralda - che lo condurrà alla pazzia e all'abiezione totale.

Emblematico, e anche inquietante, il suo delitto nei confronti del cavaliere Phoebus.

Lo stesso amore condurrà alla morte anche Esmeralda e il disperato campanaro Quasimodo, il quale seguirà la sua bella gitana nel tumulo di scheletri della cripta. Destino non molto diverso toccherà all'Insaccata: travolta prima dalle sue ossessive convinzioni e poi dalla verità amara dei fatti.

Altre forme

Tuttavia, la fatalità, l'Ananke, si manifesta, fra le pagine di Hugo, anche attraverso altre forme: come il peso ineluttabile della storia, che sovrasta le singole intenzioni degli uomini.

Significativa la scena in cui, dalla Bastille, il re Luigi XI assiste all'insurrezione gitana, preludendo, con un commento sibillino, a quella che sarà la celebre "presa della Bastiglia".

Il romanzo di Hugo è ambientato nel 1430, ma passato e futuro si mescolano con le suggestioni poetiche e filosofiche dell'autore: perché Ananke non ha tempo. È sempre pronto a rovesciare le azioni degli uomini, sortendo degli esiti diversi.

In questo senso, Hugo riprende le indicazioni di Pierre Simon Ballanche, sul fatto che, nel romanzo storico, la verità debba piegarsi alle intenzioni morali dell'autore, non pretendendo in alcun modo di essere veritiera. Si parla dunque dell'anima della storia, non della successione lineare e cronachistica degli eventi.

Da un certo punto di vista, vittime di Ananke lo sono anche Jehan, il giovane e spregiudicato fratello di Claude Frollo, e Phoebus, che diviene più vittima delle istituzioni e delle convenzioni sociali. Il solo, quest'ultimo, a uscirne tutto sommato da vincitore: costretto soltanto a una vita che odia.

Scritto nel mezzo di un lunghissimo anno di autoreclusione, Notre Dame de Paris disvela, in alcuni personaggi, delle proiezioni autobiografiche dell'autore: lo stato di repressione sessuale che Hugo - amante oltremodo focoso - subiva proprio in quel periodo.

Il gobbo Quasimodo reinterpretato a misura di bambino dalla Disney - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Il gobbo Quasimodo reinterpretato a misura di bambino dalla Disney.

Reinterpretazioni

Reinterpretata sotto diverse prospettive, la storia originale è in verità molto diversa da come la conosciamo.

Nella versione Disney si è riusciti nel difficile compito di edulcorare una trama molto cupa, preservando, tuttavia, la tragicità di alcuni temi. La figura di Frollo è un po' troppo complessa per un bambino, ma decisamente di impatto; mentre a Esmeralda è stato dato uno spessore maggiore rispetto al romanzo dove - sicuramente per la pessima considerazione della donna che vi era alla fine del secolo - appariva invece piuttosto frivola e insignificante.

Nel musical di Cocciante, diversamente, la fedeltà alla trama viene impinguata di un suggestivo comparto scenografico, cupe coreografie e voci davvero magistrali.

A chi ha amato questo lavoro consiglio convintamente la lettura del romanzo.

Non ne rimarrete delusi: come tutti i classici, pretende molto impegno e pazienza, ma soltanto allo scopo di donarvi ancora di più.

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