La principessa e il Triangolo Viola: la storia di Mafalda di Savoia e Maria Ruhnau
a cura di Cristiano Cressoni
La storia, quella con la S maiuscola, è fatta di tante piccole storie. Voglio raccontarvi la storia di due donne le cui vicende sono state dimenticate. Raccontarle è il mio modo di affermare che non hanno sofferto invano.
Due donne, due origini diverse, che nella vita non si sarebbero nemmeno incrociate se un crudele "destino" non le avesse fatte incontrare a Buchenwald, "uno dei più grandi campi di concentramento nazisti, circa 8 chilometri a nordovest di Weimar, nella Germania centro orientale". (Fonte).
Una principessa e una semplice donna.
Beffardamente nel cancello dell'entrata di Buchenwald campava la scritta "A ciascuno il suo". Quali erano le colpe di queste due donne? Mafalda di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele III, colpevole di essere italiana dopo l'8 settembre e soprattutto di far parte della famiglia reale che aveva tradito l'alleato tedesco, venne internata per ritorsione e usata come ostaggio. Maria Ruhnau invece colpevole di essere una Bibelforscher (Studente biblica), una Testimone di Geova, le cui divise nei campi erano contrassegnate da un triangolo viola. Fu proprio a Buchenwald che venne per la prima volta usato questo contrassegno. Perché i Bibelforscher si trovavano nei lager? Il Dizionario dell'Olocausto spiega tra le altre cose: "...rifiutavano... (il) saluto nazista Heil Hitler, non volevano esporre la bandiera con la svastica, non votavano in occasione... dei plebisciti nazisti, non volevano aderire al Fronte del lavoro tedesco né versare contributi al Fondo di assistenza invernale, e non permettevano ai propri figli di aderire alla Gioventù hitleriana".
L'annuario dei Testimoni di Geova del 2003 spiega che "A Buchenwald, durante quasi tutta la sua esistenza... c'erano dai 300 ai 450 Testimoni".
Al libro Frau von Weber: vita e morte di Mafalda di Savoia di Renato Barneschi va riconosciuto il merito di aver reso nota la storia di Mafalda - il cui nome in codice nel campo era Frau von Weber anche se i nazisti le affibbiarono il nomignolo umiliante di "Frau Abeba"- e di Maria. Esse alloggiavano nella baracca 15 "composta da dieci camerette e divisa in due parti... In entrambe le parti si trovavano una cucina e un bagno. Intorno alla baracca c'era un giardinetto circondato da un muro alto circa tre metri e mezzo, sormontato da un filo spinato...".
Pister, comandante del lager, scrisse al principe Filippo d'Assia, marito di Mafalda, che Maria era stata assegnata a Mafalda come "inserviente esclusivamente al suo servizio. I loro rapporti erano molto cordiali, questa era come una dama di compagnia" e la vedova Breitscheid aggiunse che "era stata assegnata perché le facesse compagnia e la aiutasse nei servizi".
Il conte Federico Avogadro di Vigliano nel suo diario pubblicato nel 1948 rivela che nella baracca 15 erano internati "i coniugi Breitscheid, la principessa e Maria Ruhnau, la donna assegnata a Mafalda come compagna di camera... Il letto... fatto con semplici tavolette sulle quali era posto un saccone riempito con 'paglia di legno' come materasso". Le loro condizioni erano migliori degli altri detenuti, ma comunque difficili. Il vitto consisteva in "pane nero, margarina, surrogato di caffè..., zuppa d'orzo e carne insaccata" e come risultato "Mafalda era dimagrita in maniera impressionante". Inoltre "per lungo tempo essa non ricevette alcun cambio... appariva molto male vestita: ho potuto accertare che la sua compagna, Ruhnau, dovette cederle un paio delle proprie scarpe".
Purtroppo, il 24 agosto 1944, un bombardamento angloamericano centrò la baracca 15 e Mafalda fu gravemente ferita e trasferita, assieme alla signora Breitscheid, all'ospedale del campo (in realtà il bordello del campo). Fu solo dopo quattro giorni che operarono il suo braccio ustionato fino all'osso e andato in cancrena, ma era troppo tardi e la principessa morì. Il dottor Schiedlausky, medico di Buchenwald ci dice che "Maria Ruhnau... rimase con loro per aiutarle e assisterle".
Dal libro di Barneschi apprendiamo inoltre che Maria "l'assisteva con spirito d'abnegazione", tanto che prima di morire la principessa "aveva espresso il desiderio che [il suo] orologio venisse consegnato a Maria Ruhnau, quale espressione della sua gratitudine per i suoi servigi durante la prigionia e la malattia".
Cristina Siccardi, nel suo libro Mafalda di Savoia. Dalla reggia al lager di Buchenwald, riferisce quanto dichiarato da una testimone presente: "Nei suoi occhi tanta sofferenza. Si lamentava piano... con un filo di voce, come se cercasse di non disturbare nessuno... Dapprima i medici la trascurarono. Fu quell'internata tedesca, Ruhnau ricordo, a chiamare, proprio urlando, i medici".
Nel campo di Buchenwald furono internati personaggi importanti come i Premi Nobel Elie Wiesel e Imre Kertész, statisti come Léon Blum e Willem Drees e scrittori come Bruno Apitz e Jean Améry. "Maria Ruhnau non comparirà probabilmente mai negli elenchi degli internati celebri di Buchenwald, se non raramente all'ombra di Mafalda di Savoia; né, crediamo, abbia mai aspirato a divenire famosa. Di lei sappiamo solo che sopravvisse al lager e che morì alla fine degli anni Cinquanta. Rimane il suo ricordo: quello di un amore cristiano 'che mai tramonterà'. I Corinzi 13, 8, "Parola del Signore". (Fonte).
Dalle testimonianze che abbiamo potuto esaminare si evince che quella di Mafalda e Maria fu una storia di privazioni e sofferenza, ma anche di fede, fratellanza e amicizia perché, si sa, un fiore può nascere anche in un campo di sterminio.
Nota dell'autore
"Dei circa 35mila Testimoni presenti nell'Europa occupata dai nazisti, più di un terzo subì una persecuzione diretta. La maggior parte fu arrestata e imprigionata. Centinaia di bambini furono affidati a famiglie naziste e ragazzi mandati nei riformatori. Oltre 4mila furono deportati nei campi. Si stima che ne morissero 1.600, di cui 370 per esecuzione capitale, prevalentemente giovani obiettori di coscienza". (Fonte).
Per approfondire rimando all'articolo "Cosa accadde ai testimoni di Geova durante l'Olocausto?" nel loro sito ufficiale JW.org.