Recensione de "La Principessa e la Regina, e altre storie di donne pericolose"

a cura di Francesco Riva e Barbara Mariani

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La copertina de "La Regina e la Principessa, e altre storie di donne pericolose", antologia multigenere edita da Mondadori

Titolo: La Principessa e la Regina, e altre storie di donne pericolose
Autore: AA.VV.
Editore: Mondadori
Genere: multigenere
Costo: euro 17 (cartaceo) - euro 9.99 (e-book)
ISBN: 9788804648635

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Recensione

Volendo parlare de "La Principessa e la Regina, e altre storie di donne pericolose", antologia vincitrice dell'importante World Fantasy Award, si potrebbero dire molte cose, parecchie delle quali buone, altre meno buone, secondo il tipo di persona che si dovesse cimentare nella sua lettura. Come spesso accade in queste situazioni, scegliamo di partire da quanto di buono abbiamo visto in questo volume, letto in formato digitale.

Prima di tutto, come si può notare dalla copertina dove i due nomi sono messi in evidenza, l'antologia contiene un'opera di George R.R. Martin ed è curata da Gardner Dozois. Il primo, autore conosciuto a livello mondiale per la Saga del Trono di Spade, affresco epico fantasy caratterizzato da grande successo prima a livello letterario e successivamente con la trasposizione televisiva curata dal network HBO, ci regala il romanzo breve La Principessa e la Regina ovvero I neri e i verdi, prequel della Saga ambientato due secoli prima degli avvenimenti dei libri principali, opera che dà anche il nome all'antologia. Il secondo, vincitore per 15 volte del Premio Hugo per il miglior editor, si può considerare il non plus ultra degli addetti ai lavori che stanno dietro la realizzazione di romanzi, antologie e riviste di narrativa fantasy e di fantascienza.

Già dall'inizio, abbiamo perciò un connubio che dovrebbe garantire grande qualità, sia dal punto di vista narrativo, sia da quello della selezione degli autori e del fil rouge che unisce i restanti racconti dell'antologia. Fugando qualsiasi dubbio sul condizionale usato nella frase precedente, possiamo affermare che in effetti è proprio così.

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L'opera di Martin contenuta in questo volume ci riporta a contatto con le stesse atmosfere del filone principale del Trono di Spade, unendo elementi fantasy a una dettagliata conoscenza del mondo medievale che permette la costruzione di un mondo plausibile, sebbene fantastico. Allo stesso tempo, ci sembra azzeccato il tema scelto da Dozois per l'antologia, cioè le "donne pericolose", quei personaggi femminili che nel bene e nel male sanno detenere il potere, combattere per un ideale, perseguire uno scopo fino alle estreme conseguenze. Un tema di quest'ampiezza e, permettetecelo di dirlo, rarità, non poteva che attirare altri autori di prima grandezza, tanto di origine statunitense quanto britannica, fino a unire due tradizioni letterarie piuttosto diverse e a volte persino contrastanti.

Troviamo quindi racconti scritti da giganti come Joe R. Lansdale e Cecilia Holland, in grado di fornirci la loro visione di donne pericolose tratta da un'esperienza professionale ultra-trentennale, mentre al loro fianco scopriamo nomi emergenti nell'ultimo decennio, come Megan Abbott, Jim Butcher e Joe Abercrombie, ciascuno capace, con ottimo stile e interessanti spunti, di fornire il proprio contributo all'antologia nel suo complesso e al divertimento del lettore in particolare.

Fin qui gli aspetti positivi rilevati. Passiamo ora agli aspetti meno positivi.

Innanzi tutto, la scelta commerciale per noi incomprensibile, essendo lettori, di suddividere l'antologia originale in due distinti volumi, uno già in commercio attualmente e il secondo in uscita a giugno 2015. Ci sono i costi della traduzione italiana da calcolare, la grandezza del volume unico da tenere in considerazione (oltre 700 pagine nella versione cartacea) e altre questioni "tecniche" editoriali simili, tuttavia la divisione dell'antologia in due volumi editi in tempi differenti non solo pesa sulle tasche dei lettori, ma finisce per privarli anche di una visione d'insieme dell'opera, del gusto sottile di leggere in un'unica tornata la sequenza di racconti preordinata dai selezionatori, perché, appena si leggerà il proseguimento di questa breve recensione, la mancanza di metà dell'antologia peserà notevolmente.

Infatti, il secondo difetto, ovviamente sempre a nostro giudizio, è presente già all'origine, nella versione originale in lingua inglese. Esso consiste nel fatto che l'unico elemento unificante dell'antologia è il personaggio della "donna pericolosa" di cui si è parlato, in quanto l'opera è multi-genere. Avete letto bene, non vi è alcuna unità di genere tra tutti i racconti, i più attenti lo avranno già desunto dall'elenco degli autori citati in precedenza. E se almeno ci si fosse limitati a contenere i racconti nell'ambito della narrativa fantastica, dato che si propone George R.R. Martin come traino dell'antologia, i lettori appassionati del fantastico avrebbero potuto essere comunque soddisfatti. Al contrario, si è gettato in un unico calderone praticamente di tutto: fantasy, fantascienza, thriller, mistery, war stories, racconti storici e chi più ne ha più ne metta.

A prima vista questa scelta editoriale, rivendicata dallo stesso Dozois nell'introduzione all'opera, pare essere dovuta, almeno agli occhi di un lettore non sprovveduto, a ulteriori motivazioni commerciali. Forse, si è cercato di includere i nomi di richiamo a scapito dell'organicità dell'opera, dimenticando o facendo finta di dimenticare che la preferenza dei lettori per un genere o per l'altro non è intercambiabile, anche se gli interessi si possono sovrapporre in alcuni casi, difficilmente però fino a comprendere la varietà estrema presente in "La Principessa e la Regina".

In conclusione, arriviamo alla domanda che probabilmente vi ha spinto a leggere queste nostre riflessioni: vale la pena acquistare l'antologia?

Se siete fan di George R.R. Martin o di uno degli altri autori inclusi, sicuramente sì. Se i vostri interessi nella lettura sono molteplici e non disdegnate sortite in generi anche molto diversi tra loro, con conseguente spesa, nuovamente sì. Se invece saltare da un genere all'altro non incontra il vostro favore, forse sarebbe meglio che rivolgeste altrove le vostre attenzioni.

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