La Torre Nera di Stephen King

a cura di Mirco Tondi

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La Torre Nera può essere considerata l'opera magna di Stephen King, quella che raccoglie in sé altri lavori dello scrittore, fungendo da fulcro d'unione di mondi e storie differenti. Un'opera buona, a tratti molto buona, anche se non può essere considerata quella più famosa o la migliore (questa dicitura spetta a L'ombra dello scorpione e It); è comunque uno di quei lavori di King che si dovrebbero conoscere perché riecheggia di epicità, è la rivisitazione del cavaliere alla ricerca del Graal. In questo caso non si ha un uomo in armatura che segue i codici arturiani, ma un pistolero che viaggia tra i mondi e i tempi alla ricerca della Torre Nera. Roland non è l'eroe senza macchia: ha le mani sporche di sangue, ha fardelli da portare per le scelte fatte, ma è risoluto, va sempre avanti, spinto da una forza che intimorisce e spaventa chi gli sta attorno. Un andare avanti, a ogni costo, che gli fa perdere molte cose e anche compiere delle scelte sbagliate; la ricerca della Torre Nera è la sua ragione di vita, un'ossessione si può dire, a cui sacrifica tutto pur di raggiungerla. Il finale che King ha dato alla serie è coerente con il personaggio di Roland e le sue scelte, specchi del voler andare sempre avanti e non accorgersi che la vita non è solo un raggiungere una meta, ma anche, e soprattutto, ciò che s'incontra durante il viaggio, che spesso dà proprio quello che si cerca, anche se non se ne è pienamente consapevoli.

La Torre Nera di Stephen King - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Il cammino di Roland, per i lettori, è un percorso che dura otto romanzi, a cui vanno aggiunti i fumetti dedicati alla serie (in Italia sono stati pubblicati otto volumi, ma in America sono di più), iniziato nel 1982. Tutto comincia con L'Ultimo Cavaliere, dove un Roland solitario è impegnato a inseguire l'Uomo Nero, sua nemesi, attraversando deserti e paesi in rovina, dove vive gente altrettanto in rovina, completamente alla deriva. È con l'incontro con Jake, un bambino che vedrà (lascerà) morire (ma che ritornerà nei volumi successivi e sarà uno dei membri del suo tet), che si scopre il passato di Roland e il motivo della sua cerca. Roland riesce a raggiungere l'Uomo Nero e ha un conciliabolo con lui, avendo rivelazioni sul suo futuro e sulla ricerca che da tanto ha in atto.

Il Pistolero, dopo aver parlato con la sua nemesi (che ora è morta), si risveglia da un sonno confuso, venendo attaccato da un gruppo di aramostre che gli causano la perdita di alcune dita della mano destra: così comincia La Chiamata dei Tre (1987). Menomato e ferito, Roland trova tre porte solitarie sulla spiaggia, ognuna che si apre sul nostro mondo in tre tempi differenti: esse lo porteranno a trovare persone che lo aiuteranno a raggiungere la Torre Nera. Eddie e Susan si uniranno a lui, mentre Jack Mort si rivelerà essere il mezzo per fargli ritrovare Jake: uccidendolo, Roland impedisce che questi elimini il bambino, così che in futuro si unisca al suo gruppo.

Sarà in Terre desolate (1991), che Jake verrà ritrovato (il bambino, morto nel Medio-Mondo, è ancora vivo sulla Terra, ma l'esperienza, di cui si ricorda, gli ha causato un forte trauma), ricucendo lo strappo temporale che lo riguarda. Dopo aver visto le vicende svolgersi nel nostro mondo, King riporta l'attenzione su quello di Roland; con l'aggiunta del bimbolo Oy (un incrocio tra un tasso, un procione, un cane con una limitata capacità di parlare), il tet si completa e i cinque si mettono in cammino sul Sentiero del Vettore. Arrivando prima a Crocefiume e poi a Lud, il gruppo scopre che c'è un treno monorotaia che s'inoltra nelle terre desolate in direzione della Torre Nera. Tra superstiti degenerati di antiche fazioni in guerra tra loro, il pericoloso e pazzo Tick Tock (il cui vero nome è Andrew Quick, discendente di David Quick, fuorilegge leggendario) e il ritorno di Walter (la morte dell'Uomo Nero è stata solo una messinscena), il gruppo riesce a lasciare la città di Lud prima che sia invasa da gas venefico, ma non è salva, perché ora è nelle mani di Blaine il Mono, treno senziente con solo un brandello di razionalità, ormai dominato dalla follia e dalla passione per gli indovinelli. Proprio quest'ultima impedisce a Blaine di uccidere il gruppo, accentando la sfida lanciata da Roland e iniziando il viaggio attraverso le terre desolate.

Una sfida che appare improba, ma che il gruppo riesce a vincere grazie all'antilogica di Eddie. Dopo questa vittoria, in La sfera del buio (1997) il gruppo raggiunge una particolare versione di Topeka nel Kansas, dove non c'è più anima viva a causa di una superinfluenza. In questo scenario apocalittico, Roland racconta agli altri la storia di Susan Delgado, suo primo e vero grande amore, incontrata mentre era in missione a Hambry per spiare le mosse del Rosso con Alain e Cuthbert. Tra streghe, intrighi di corte, tradimenti, duelli e il malefico e pericoloso Pompelmo di Maerlyn (la Sfera del Buio), Roland mostra un passato duro, fatto di decisioni spietate, ma anche toccante e straziante, dove si vede che per il suo voler andare avanti (ma anche dover: sembra che sia mosso da una forza che non gli concede di fare altrimenti), il pistolero inevitabilmente commette degli sbagli che gli fanno perdere quello cui tiene di più, pur credendo di far bene (c'è da aggiungere che in diverse situazioni Roland è manovrato e condizionato da altri, come succede con il Pompelmo di Maerlyn e con Marten, alias Walter).

È da questo romanzo che, nel 2007, comincia la serie a fumetti con il volume La nascita del pistolero. Primo di trenta volumi, questo secondo il progetto, vede coinvolta la Marvel e lo stesso King, che è direttore esecutivo e creativo. Lo scrittore americano non è però l'unico che lavora in pianta stabile alla serie. Ci sono anche Robin Furth (responsabile di soggetto e consulenza, grande conoscitrice del mondo della Torre Nera), Peter David (sceneggiatore delle storie, veterano della Marvel, famoso per il suo ciclo sull'Incredibile Hulk, diventato una pietra miliare in campo fumettistico, ma anche di altri cicli come quello di X-Factor e Spider-Man 2099) e Richard Isanove (l'esperto del colore che ha trasformato i disegni in bianco e nero nelle tavole a colori che i lettori hanno potuto vedere, affiancando sempre il disegnatore di turno, ma ne La caduta di Gilead, il quarto volume, è lui che si occupa anche dei disegni). Tra i disegnatori che hanno lavorato alla Torre Nera quello più presente è stato Jae Lee (quattro volumi), una garanzia di qualità per il suo tratto e la cura dei dettagli; il suo è un lavoro molto buono, le sue atmosfere cupe, a tratti gotiche, danno una connotazione particolare ai disegni, ma forse non sempre adatta. Se il suo tratto è perfetto per descrivere il mondo da incubo in cui finisce Roland quando la sua coscienza viene risucchiata dal Pompelmo Rosa e quando sono mostrati la strega Rea, il Mago Marten e il Re Rosso, risulta essere meno appropriato per il resto, dato che si tratta di un'ambientazione prevalentemente western. A parte quelle che possono essere considerazioni personali, il suo è un lavoro meritevole di plauso. Al sesto volume (Il viaggio comincia), ai disegni si ha Sean Phillips: il suo è un lavoro onesto, ma in alcune tavole non particolarmente curato. A questo va aggiunto che il Roland da lui disegnato, come tratti del volto e modo di muoversi, ricorda l'attore John Wayne, il che non è molto appropriato, dato che, come rivelato da King, il pistolero è ispirato a Clint Eastwood. Nel settimo volume, Le piccole sorelle di Eluria, c'è Luke Ross, il miglior disegnatore che la Torre Nera ha avuto negli otto volumi italiani: il suo è il tratto più adatto per l'ambientazione western che la serie ha mostrato finora, oltre ad avere attenzione dei dettagli e grande espressività dei volti. Nell'ottavo volume, La Battaglia di Tull, Michael Lark fa un buon lavoro, superiore a quello di Sean Phillips, ma che non raggiunge il livello né di Jae Lee né di Luke Ross. Tuttavia è bravo nel mostrare la durezza di un Roland adulto e la follia che si è impossessata del villaggio di Tull.

Analizzando la serie a fumetti, si può affermare che essa mostra il percorso di crescita di Roland in ordine cronologico, a differenza dei romanzi dove si comincia con un Roland già adulto e solo nel quarto romanzo (La sfera del buio) viene mostrata la sua giovinezza. Nei vari volumi sono state approfondite vicende appena accennate nei romanzi; di storie veramente inedite ce n'è soltanto una (Le piccole sorelle di Eluria), mentre le altre aggiungono al massimo qualche novità sul passato di Roland senza però stravolgerlo.

Come già scritto in precedenza, il primo volume a fumetti, La nascita del pistolero, riprende elementi narrati in La sfera del Buio ma anche in L'ultimo cavaliere. Roland non è ancora un pistolero, ma dopo aver scoperto il tradimento della madre con il mago Marten, sfida il suo istruttore Cort per avere le pistole e così poter sfidare chi ha ordito contro l'onore del padre: come arma usa il suo falco David, che perisce nello scontro, e vince, divenendo così il più giovane pistolero di sempre. Il padre, guida di Gilead, per salvarlo dalle grinfie del mago lo invia in missione a Hambry assieme agli amici Alain e Cuthbert, aspiranti pistoleri, per spiare le mosse del Buono, nemico dell'Affiliazione. Il gruppo scopre i piani del nemico e li sventa, scontrandosi con i Cacciatori della Bara e i soldati del Buono, ma anche con forze oscure più grandi di loro, quali sono quelle del malefico Pompelmo di Maerlyn, che lascerà un segno profondo nella vita di Roland: è proprio la sfera a far scoprire i ragazzi, a far cadere prigioniera Susan e farla bruciare sul rogo nel Charyou Tree. Dopo la costosa vittoria, ai tre ragazzi non resta che intraprendere la via del ritorno, che dà appunto il nome al secondo volume (La lunga via del ritorno). Roland, Alain e Cuthbert danno sepoltura al corpo distrutto dalle fiamme di Susan prima di ritornare a Gilead; è in questo frangente che la mente di Roland cade vittima del Pompelmo di Maerlyn e viene imprigionata al suo interno, vivendo in un mondo fatto di visioni e d'incubi con Marten e il Re Rosso come protagonisti. Inseguiti dai nemici, per Alain e Cuthbert le cose non sono facili, avendo a che fare con un Roland che, quando si risveglia, è posseduto dalle visioni che vive nella sfera e non le distingue dalla realtà, mettendo a repentaglio la vita degli amici. Un Roland che sembra perduto, costretto a soccombere alla forza del Re Rosso, se non fosse per il miracoloso intervento di Sheemie, il ragazzo ritardato salvato nel volume precedente dalle grinfie dei Cacciatori della Bara, che con poteri impensabili strappa il pistolero al nemico (elemento che servirà a rendere più chiari alcuni eventi verificatisi negli ultimi romanzi della serie).

Il ritorno a Gilead vede Alain e Cuthbert divenire pistoleri, mentre Roland, benché salvato da Sheemie, è sempre sotto l'influenza del malefico Pompelmo e delle sue visioni. Il terzo volume, come ben suggerisce il titolo Tradimento, mostra il tradimento perpetrato dalla madre di Roland, da Marten e da chi si è infiltrato all'interno dell'Affiliazione, e si conclude con la drammatica scena, già menzionata nei romanzi, di Roland che, sotto l'influsso della sfera, uccide la madre credendola la strega Rhea. Oltre a ciò compaiono nuovi personaggi non presenti nei romanzi, come il nipote di Farson, ma soprattutto viene immessa nella storia Aileen, nipote di Cort, innamorata di Roland e soprattutto desiderosa di essere un pistolero.

Avendo seguito i romanzi, già si sa che Gilead è distrutta e non si è sorpresi del modo in cui questo accade; tuttavia è difficile in La caduta di Gilead non rimanere toccati dalla sorte in cui incorrono i difensori della città: c'è qualcosa di epico, drammatico, nel loro fato; probabilmente, nel profondo sono già consapevoli di andare incontro a una fine inevitabile, ma nonostante lo sappiano, nonostante non possono fare nulla per cambiarlo, affrontano il loro destino senza tirarsi indietro, sostenendo impavidi i colpi avversi della sorte e i tradimenti da parte di gente di cui non si sospettava nulla. Dei pistoleri non rimangono che Roland, Aileen, Cuthbert, Alain, i loro compagni d'addestramento e poche altre persone adatte a combattere. La popolazione viene messa al sicuro in un rifugio, mentre Roland e i suoi, con l'aiuto delle Fosse (il sistema di autodifesa realizzato da Arthur Eld), cercano di fermare l'avanzata dell'esercito di John Farson. La difesa è strenua, ma i numeri del nemico sono troppo grandi e la capitolazione alla fine giunge. Ridotti a un esiguo manipolo di superstiti (la popolazione è stata sterminata da uomini di Farson infiltratesi nelle file dell'Affiliazione), agli ultimi pistoleri non resta che abbandonare la città per continuare a combattere.

Una lotta che in La battaglia di Jericho Hill risulta essere ancora più drammatica. Roland e i suoi combattono una battaglia impari contro le forze di Farson e del Re Rosso, tuttavia riescono a tenergli testa nonostante l'inferiorità numerica e le armi a disposizione. Uno dei Vettori viene spezzato dai nemici e Roland decide allora di raggiungere la Torre Nera per sconfiggere il Re Rosso e far rivivere Gilead, rimettendo così tutto a posto. Ancora una volta ci sono tradimenti, perché Farson colpisce nei punti deboli dei pistoleri e fa leva sui sentimenti che provano per i loro cari per spezzarli e farli cadere. Roland e Cuthbert involontariamente uccidono Alain (vicenda accennata nei romanzi) ed è in questo punto che si capisce come sia possibile il finale della Torre Nera, con Roland che si maledice per l'eternità per quanto fatto e la potenza della maledizione lo rende quello che in futuro si vedrà. Con la morte nel cuore, Roland combatte a Jericho Hill l'ultima battaglia assieme ai compagni, vedendoli cadere uno a uno e cadendo lui stesso, ma solo per poi rialzarsi da quella che sembrava morte certa, salvato (o dannato) dalla maledizione autoimpostosi e così poter andare avanti, alla volta della Torre Nera.

In Il viaggio comincia, un Roland adulto attraversa il deserto seguendo le tracce dell'uomo nero. Tracce che il mago lascia appositamente perché il pistolero lo segua. Arriva a un capanno dove vivono un contadino, Brown, e un corvo parlante, Zoltan; con lui condivide cibo e acqua e inizia a raccontare la sua storia. Roland è sopravvissuto a Jericho Hill, ma non è l'unico: anche Aileen è viva, seppure in fin di vita. Per questo gli fa una richiesta: essere riportata a Gilead e là sepolta, riposando nella tomba di famiglia con i propri cari. Roland vorrebbe continuare il viaggio verso la Torre Nera, ma acconsente a onorare la sua richiesta. Durante il viaggio incontra un bimbolo, che si unisce a lui dopo avergli salvato la vita (viene ripresa l'affermazione di Roland nei romanzi che un tempo ne aveva avuto uno). Arrivato a Gilead, rammenta un evento del passato, quando scoprì il tradimento del cuoco e lo consegnò alla giustizia (fatto narrato in L'Ultimo Cavaliere). Il viaggio riprende e Roland giunge in un villaggio dove incontra una ragazza che somiglia incredibilmente a Susan (e si chiama come lei); la salva dopo che è rapita dai non-uomini e nel salvataggio il bimbolo viene ucciso (una scena che è familiare per chi conosce già la storia del Roland adulto). Dopo una notte passata insieme, Roland la lascia, riprendo il viaggio verso la Torre perché spinto da una forza più grande di lui, ma anche per preservarla, dato che tutti quelli che hanno a che fare con lui muoiono.

La nascita del pistolero - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Nel suo viaggio solitario, il giovane Roland giunge a Eluria, un villaggio dove ogni cosa è morta, come se si trattasse di una regione dell'aldilà. Un luogo senza segni di vita, eccetto le macchie di sangue sul legno dei pavimenti, il corpo di un ragazzo in un abbeveratoio per cavalli e un cane inselvatichito che si ciba delle sue carni. E naturalmente i lenti mutanti usciti dall'ombra delle miniere per prenderlo. Per quanto abile e veloce possa essere un figlio di Gilead addestrato all'uso delle pistole, poco può fare contro la brutale e semplice preponderanza numerica, se non andare incontro a un triste destino. Ma il ka ha in serbo un altro fato per l'unico sopravvissuto di Jericho Hill e un aiuto giunge inatteso; un aiuto che ha un suo fine e non è per nulla disinteressato e altruista, non importa se sulle sue vesti c'è il simbolo della Torre Nera: le illusioni alle volte possono essere più forti della realtà. O più semplicemente alle volte occorre tempo alla realtà per essere rivelata, perché non sempre un candido manto è segno di bontà e benevolenza e non sempre una progenie oscura è sinonimo di malvagità e assenza di sentimenti. Le piccole sorelle di Eluria pare essere una storia a sé stante rispetto a quanto letto finora della vita di Roland, ma è una storia che merita e dona qualcosa di nuovo alle vicende del pistolero. Cosa che non avviene in La battaglia di Tull, dove tutta l'attenzione è concentrata sugli eventi che si verificano nel macilento villaggio di Tull, come narrato nella prima parte de L'ultimo cavaliere (si fa riferimento all'edizione del 1982). Uniche novità in questa storia alcune piccole digressioni per mettere un legame con quanto accaduto a Susan Delgado e il famoso numero diciannove che tanto ricorre nella saga.

Chiusa la lunga parentesi sul passato di Roland, con I Lupi del Calla (2003) si ritorna al presente, con il ka-tet di Roland che giunge a Calla Bryn Sturgis, un paesino dove i Lupi di Rombo di Tuono, ogni ventitré anni, giungono per prendere un bambino da ogni coppia di gemelli, che ritorna pochi mesi dopo mentalmente menomato. Qui incontrano padre Callahan (personaggio de Le notti di Salem), giunto dal nostro mondo dopo essere morto cacciando i vampiri in compagnia della Sfera del Buio. Il gruppo ora di sei membri, oltre a difendere il paese e sconfiggere i Lupi, deve difendere una rosa rossa a New York (la sua morte farebbe cadere la Torre Nera) e avere a che fare con le conseguenze di quando Susannah si occupò del demone nel cerchio di pietra (Terre desolate).

È su di lei che è incentrata La canzone di Susannah (2004), romanzo ambientato principalmente nel nostro mondo, soprattutto a New York. Susannah ha a che fare nel 1999 con la demone gravida dentro di lei, con Jake, Oy e Callahan che cercano di salvarla. Roland ed Eddie viaggiano nel Maine del 1977 impegnati nella missione di proteggere la rosa rossa ed è lì che incontrano Stephen King, scoprendo che lo scrittore altro non è che un tramite per narrare le vicende della Torre Nera.

Da questi eventi si giunge così a La Torre Nera (2004), il capitolo conclusivo della serie. Il demone che era in Susannah partorisce quello che è il figlio sia di Roland sia del Re Rosso e lo chiama Mordred (chiaro riferimento al figlio illegittimo e incestuoso di re Artù) che, pieno di rabbia verso il padre Bianco (il pistolero), parte alla sua caccia. Callahan muore per dare una possibilità a Jake di continuare la missione, facendolo ricongiungere con Susan. Roland ed Eddie tornano dal Maine, ritrovano gli altri e insieme fermano i Frangitori, un gruppo con poteri mentali usati per far cadere i quattro Vettori e di conseguenza la Torre (qui Roland incontra una vecchia conoscenza, Sheemie). Eddie muore in uno scontro con i kan-toy, seguito poco dopo da Jake che salva la vita a Stephen King nell'incidente nel mondo reale che quasi gli è costato la vita. Al gruppo si unisce Patrick Danville che avrà un ruolo chiave nello scontro finale col Re Rosso, dato che ha la capacità di rendere reali i disegni che fa. Susan capisce che la strada che stanno percorrendo porterà solo alla morte e cerca di farlo capire, inutilmente, a Roland; chiede a Patrick di disegnarle una porta che conduca a un altro luogo e a un altro tempo, dove incontra, in una realtà alternativa, Eddie e Jake, qui fratelli e ancora vivi, potendo così vivere insieme.

Rimasto con Oy e Patrick, Roland continua imperterrito il suo viaggio, scontrandosi con il mostruoso figlio (è un gigantesco ragno, eredità genetica dell'altro padre) e vincendo, anche se la vittoria richiede il sacrificio del bimbolo. Giunge finalmente alla Torre e con l'aiuto di Patrick sconfigge il Re Rosso; entrato nella Torre, comincia a salirla, dove ogni piano, ogni porta, riporta pezzi del suo passato. Apre l'ultima porta e nell'attimo in cui lo fa, si ricorda (per poi subito dimenticarsene) che questa è una cosa che ha fatto centinaia di altre volte e che sarà costretto a farla (come si è capito dalla serie a fumetti, lui è maledetto, una maledizione che ha lanciato lui stesso per aver ucciso involontariamente Alain) finché non avrà imparato a fare scelte diverse. E così Roland si ritrova dove aveva iniziato l'inseguimento all'Uomo in Nero, guarito dalla menomazione alla mano, di nuovo con le due pistole, ma anche con il Corno perso a Jericho Hill, l'ultima battaglia dei pistoleri contro l'esercito del Rosso, segno che c'è una speranza di spezzare il suo destino.

Le vicende di Roland potevano dirsi concluse qui, ma nel 2012 è uscito La Leggenda del vento che, un po' come in La Sfera del Buio, vede Roland raccontare ai compagni parte del suo passato mentre si riparano da una tempesta. Cronologicamente collocabile prima de I Lupi del Calla, è una storia gradevole, che però nulla aggiunge alla trama principale della ricerca della Torre Nera.

La serie della Torre Nera, per quanto ha saputo mostrare e creare, è un'opera con momenti epici, strazianti, pieni di speranza, ma anche con parti di stanca, dove si fa fatica ad andare avanti e sarebbe stato meglio fare dei tagli. Tuttavia occorre riconoscere, per la sua ampiezza e non solo, il merito a Stephen King di essere riuscito a collegare mondi, tempi e storie differenti, dando un legame a quanto creato nella sua lunga carriera: in essa si trovano riferimenti ad altre sue opere quali, a esempio, Gli occhi del drago, Le notti di Salem, Cuori in Atlantide, Mucchio d'ossa, L'ombra dello Scorpione, La casa del Buio, Rose Madder, Il talismano, Insomnia, It, Desperation.

La rivisitazione del cavaliere e della ricerca del Graal, il pistolero ispirato a Clint Eastwood, il mondo che è perno per altri mondi, lo scrittore che incontra i personaggi da lui creati (e dall'incontro c'è un confronto che mette in dubbio che lui ne sia il creatore, rivelando invece che è un semplice osservatore che riporta le vicende di mondi su cui apre una finestra e guarda; anzi, i personaggi rivelano di avere un ruolo importante nello spingere King a continuare a scrivere di loro e della loro storia, e in un qualche modo lo salvano), sono solo alcuni degli elementi che rendono particolare e meritevole d'essere letta questa saga che riesce a unire dentro di sé vari generi (western, horror, fantasy e fantascienza), facendola essere di grande respiro. Certo non è perfetta, ha i suoi punti deboli, ma questo non inficia certo la sua bontà, che rimane alta.

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