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La violenza in Romeo e Giulietta di William Shakespeare

a cura di Andrew Dickson

traduzione italiana a cura di Gianluca Turconi

La violenza in Romeo e Giulietta di William Shakespeare
La violenza in Romeo e Giulietta di William Shakespeare.

Tutte le opere di Shakespeare contengono temi che sono universali come, per esempio, il padre che si separa disastrosamente dai propri figli oppure il matrimonio che collassa sotto la gelosia del marito. Ma gli ingredienti di Romeo e Giulietta sono forse più universali di tutti gli altri: l'amore giovanile, l'odio aspro, comunità guidate dalle faide, morti tragiche e immeritate. Shakespeare disegna la sua storia di una coppia di amanti veronesi dal destino tragico traendola dal poderoso poema narrativo Tragicall Historye of Romeus and Juliet dello scrittore elisabettiano Arthur Brooke, tuttavia in realtà l'idea avrebbe potuto arrivare praticamente da qualunque autore. La storia si può considerare tanto antica quanto l'amore stesso. [nota 1]

"Con grande successo"

Il primo pubblico dell'opera, forse al Curtain Theatre di Shoreditch, sembra aver risposto con grande apprezzamento ed energia a questa storia di passioni ed emozioni volatili vissute fino all'estremo: il primo quarto del 1597 riferisce che l’opera fu "spesso rappresentata in pubblico (con grande successo)", affermazione ripresa dal secondo quarto due anni dopo, in cui si legge che l’opera era stata "rappresentata in pubblico in diverse occasioni". Non è difficile comprendere perché. Seguendo Brooke, l'opera è ambientata a Verona, ma, come accede spesso con Shakespeare, le strade che sentiamo descritte sul palcoscenico sono anche quelle della città frenetica, sovraffollata, pestilenziale, rumorosa e maleodorante in cui egli viveva e lavorava. Londra era una città giovane negli anni della decade del 1590 e le folle che cercavano fortuna tra prostitute e borseggiatori nei distretti dell'intrattenimento erano persino più giovani; rapporti contemporanei suggeriscono che il pubblico nei teatri all'aria aperta fosse predominantemente composto da uomini e - a differenza dei teatri "privati" al chiuso, dove l'accesso costava almeno sei volte tanto - era composto da tutte le classi sociali. Per i membri di queste folle giovani e instancabili, alcuni dei quali saltavano addirittura il lavoro per poter assistere alle opere, le schermaglie violente tra Capuleti e Montecchi che dominavano l'azione devono essere state la massima attrazione e le capacità di duellare con la spada mostrate dagli attori di Shakespeare devono essere state guardate con occhio attento. E' un pensiero divertente che per almeno alcuni di quegli artigiani e apprendisti, gli amanti e la loro passione assoluta potessero sembrare puramente incidentali rispetto al resto. [nota 2]

"Il sangue impazzito che ribolle"

Per gli spettatori più anziani tra il pubblico, l'immagine di giovani uomini a caccia di avventure e di una città che scivola nel caos era fin troppo familiare. Nell'estate del 1595, due anni prima che il primo quarto fosse stampato e forse nello stesso anno in cui Shakespeare scrisse l'opera, una serie di rivolte a Londra causate dall'inflazione galoppante gettarono nel panico le autorità cittadine. Il 29 giugno, un esercito di mille apprendisti e soldati insoddisfatti marciò verso la Torre di Londra; il 4 luglio fu imposta la legge marziale in città. Nei processi che seguirono, i rivoltosi furono accusati di voler "rapinare, rubare, saccheggiare e depredare ricchezza... e di aver sottratto le spade di servizio ai magistrati e ai governatori legittimamente autorizzati. [nota 3] Cinque tra loro furono impiccati, affogati e squartati. Sempre attento al mondo che lo circondava, Shakespeare rispose a quest'atmosfera di ciò che Benvolio definì "il sangue impazzito che ribolle" ponendone una versione sul palcoscenico:

Gregorio Tira fuori il tuo arnese, ecco qualcuno di casa Montecchi.
(Entrano Abramo e Baldassarre)
Sansone: La mia lama è fuori: attacca pure briga; io ti spalleggerò.
Gregorio: In che modo? Voltando le spalle e scappando?
Sansone: Non aver paura di me.
Gregorio: No, diamine! Io aver paura di te?
Sansone: Teniamoci dalla parte della legge: lasciamo che siano loro i primi.
Gregorio: Passando vicino a loro io aggrotterò le sopracciglia: se la prendano un po' come vogliono.
Sansone: No, non avranno il coraggio. Io li guarderò mordendomi il pollice; è un affronto, per loro, se lo sopportano.
(Morde il pollice)
Abramo: Messere, vi mordete il pollice per noi?
(1.1.31–42)

Il pubblico alle prime rappresentazioni deve aver guardato a questi scambi di battute con un brivido di nervosismo e deve essersi chiesto se la coppia nel titolo dell'opera non fosse stata coinvolta per caso nel resto della tragedia.

Da Praga alla Palestina

E mentre Romeo e Giulietta rimasero a malapena fuori dal palcoscenico o dallo schermo da allora - infatti si può considerare l'opera di Shakespeare più rappresentata o adattata - essa ha assunto una particolare intensità in luoghi e periodi dove la violenza è più di un mero strumento letterario. Nella Cecoslovacchia comunista del 1963, il regista ceco Otomar Krejča la mise in scena al Teatro Nazionale di Praga in una famosa versione che, prendendo pesantemente spunto dal contesto della Guerra Fredda, la trasformò in una parabola della gioventù disillusa verso un'età negligente. Vedendola a Parigi nell'anno seguente, Peter Brook la definì "la miglior produzione della tragedia che io abbia mai visto". In effetti, secondo alcuni storici del teatro Romeo e Giulietta fu una delle opere più popolari al di là della Cortina di Ferro. Al teatro di Vakhtangov a Mosca, nel 1956, Josef Rapoport offrì un'immagine degli amanti schiacciati da forze sociali violente, un approccio ripreso dalla produzione ungherese di Tamás Major nel 1971 che rappresentò la faida familiare come una vera e propria guerra civile, repressa da un regime militare autoritario. [nota 4]

Altr conflitti hanno fornito divisioni persino più forti e più drammaticamente potenti. Nel 1994, la compagnia Praline (Fratellanza), fu costretta a rappresentare l'opera in esilio dalla nativa Macedonia, mettendola in scena in Bosnia, con una Giulietta musulmana e un Romeo cristiano, chiudendo la rappresentazione non con una riconciliazione, ma con raffiche d'arma da fuoco. [nota 5] Nello stesso anno, artisti teatrali israeliani e palestinesi si unirono per creare una produzione congiunta a Gerusalemme, con i Montecchi come arabi e i Capuleti come ebrei; la scena del balcone fu rappresentata in un misto di arabo ed ebraico, e le famiglie in lotta si tiravano pietre come fossero nel mezzo dell'intifada. [nota 6]

In India, dove le tensioni per fedi e caste diverse sono impossibili da ignorare, la storia di Romeo e Giulietta ha ispirato innumerevoli versioni, in particolare al cinema: nel 1947, l'anno dell'indipendenza, una versione in cui recitava la grande eroina indiana Nargis fu rilasciata (la pellicola è oggi sfortunatamente andata perduta), mentre nel 1992 un adattamento intitolato Henna fu un successo al botteghino. In esso recitarono Zeba Bakhtiar nei panni di una Giulietta pakistana musulmana e Rishi Kapoor come il suo amante indiano indù.

Più familiare al pubblico occidentale è il molto amato West Side Story (1957) che unisce i considerevoli talenti di Leonard Bernstein, Jerome Robbins e Stephen Sondheim. Ambientata sulle strede principali dell'Upper West Side di New York, rappresenta i violenti scontri tra le bande dei portoricani Sharks e dei bianchi Jets. Quel soggetto originale di Robbins suggerì un conflitto tra cattolici irlandesi e famiglie ebree localizzate nelle completamente differenti comunità del Lower East Side, mostrando quanto possa essere adattabile questa storia. [nota 7]

Anche se Romeo e Giulietta possono indicare le molteplici divisioni nella società, a volte provano a sanarle. Nel 2014, il drammaturgo e regista siriano Nawar Bulbul, lavorando con due gruppi di giovani in Siria e Giordania, rappresentò una versione dell'opera diversa da qualunque altra. [Nota 8] Un dodicenne siriano recitò come Romeo da un ospedale in Amman in Giordania dove era stato costretto a fuggire; Giulietta, col capo coperto con un velo per mantenere segreta la sua identità, era invece a Homs, in Siria. I due gruppi di attori - e il pubblico in ciascun luogo - provarono separatamente per poi collegarsi via Skype per la rappresentazione finale. Il personaggio di Frate Lorenzo fu impersonato da un giovane attore musulmano in memoria di Padre Frans van der Lugt, un prete gesuita assassinato dal regime di Assad. Quella volta, l'opera non terminò con la morte dei protagonisti, ma nella disperata speranza che ci sia qualcos’altro. "Basta con le uccisioni! Basta con il sangue!", grida il compagno di Giulietta. "Perché ci state uccidendo? Vogliamo vivere come il resto del mondo".

Note

[1] Per Romeo and Juliet e le sue fonti, vedi l'introduzione all'edizione rivista di New Cambridge a cura di G. Blakemore Evans (Cambridge: Cambridge University Press, 2003).

[2] Per un'analisi del pubblico delle opere di Shakespeare, vedi specialmente Andrew Gurr, Playgoing in Shakespeare’s London, 3a edizione (Cambridge: Cambridge University Press, 2008).

[3] "Attorney-general v. Blunt", The National Archives: STAC 5/A19/23. Citato in Kristen Deiter, The Tower of London in English Renaissance Drama: Icon of Opposition (London: Routledge, 2008), pp. 92–97, che fornisce anche un'utile descrizione della rivolta.

[4] Per un'introduzione a Krejča e altre rappresentazioni al di là della Cortina di Ferro, vedi Zdeněk Stříbrný, Shakespeare and Eastern Europe (Oxford: Oxford University Press, 2000), specialmente il capitolo 5, pp. 96–135.

[5] Vedi Stříbrný, Shakespeare and Eastern Europe, pp. 141–42.

[6] Vedi Liz Shulman, "Romeo and Juliet and the Politics of Occupation", Mondoweiss, 5 Febbraio 2012

[7] Un buon resoconto della genesi del musical si trova in Alvin Klein, "The Enduring Legacy of West Side Story", New York Times, 15 Maggio 1994.

[8] Vedi Preti Taneja, "Sweet Sorrow as Star-Crossed Lovers in Syria and Jordan connect via Skype", The Guardian, 14 Aprile 2015.

Notizie sull'autore

Andrew Dickson è un autore, giornalista e critico. Già redattore artistico a The Guardian di Londra, scrive regolarmente per i quotidiani ed è speaker per la BBC e altre emittenti. Il suo libro sull'influenza globale di Shakespeare, Worlds Elsewhere: Journeys Around Shakespeare's Globe, è ora disponibile in formato cartaceo. Vive a Londra e potete visitare il suo sito web su: andrewjdickson.com.

Licenza del testo e altre informazioni di copyright

Il testo è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribution 4.0 International, © Andrew Dickson. Traduzione italiana © 2026 Gianluca Turconi.

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