Martin vs. Erikson, realismo contro magia onnipotente

a cura di Andrea Micalone

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In molte occasioni (sia su Letture Fantastiche, sia su altri siti) ho parlato della logica delle ambientazioni e dell'accorto utilizzo che bisogna fare della magia nei fantasy. Ho sempre ritenuto l'argomento ben definito, ma mi sbagliavo.

George R.R. Martin, autore de "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" - Immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported, fonte Wikimedia Commons, utente David Shankbone

George R.R. Martin, autore de "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco".

Come suol dirsi: non si finisce mai di imparare.

In passato mettevo in guardia gli aspiranti scrittori dall'inserire maghi eccessivamente potenti nel proprio universo, giacché si creerebbero scompensi logici enormi. Questo fatto rimane ancora vero in linea teorica, ma riflettendo negli ultimi mesi sul ciclo di Malazan di Steven Erikson, mi sono accorto che la questione non è così netta come sostiene George Martin.

Ma cosa sostiene nello specifico Martin?

Scendiamo nel dettaglio. L'autore de "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" dice:

"Anche in Tolkien c'è pochissima magia, mentre nei suoi imitatori abbonda. Questa è veramente una grande differenza tra me e chi ha voluto prendere la 'parte peggiore' dell'autore inglese. Per me è fondamentale il realismo. La mia è una Fantasy con un basso contenuto di magia. In questo senso, ho seguito le orme di Tolkien perché, se si legge bene 'Il Signore degli Anelli' come feci io quando stavo scrivendo i miei libri, si vede benissimo che la Terra di Mezzo è un mondo magico nel senso che è un mondo pieno di meraviglie, ma in realtà c'è pochissima magia. Non si vede mai Gandalf lanciare un incantesimo o sparare una palla di fuoco! Se c'è un combattimento, lo stregone tira fuori la spada. Certo, crea fuochi d'artificio e il suo bastone brilla nel buio, ma si tratta di cose minime. Anche gli anelli magici, anche il potentissimo Unico Anello: tutto quel che vediamo è che rende le persone invisibili. Si suppone che l'Unico Anello abbia un grande potere di dominio, ma quando Frodo se lo infila non può dare ordini ai Nazgul che lo circondano. Non è così semplice. È un potere sconosciuto, un potere pericoloso. È questo tipo di magia che va descritta. Un errore grave che ho visto fare da un'enormità di imitatori di Tolkien è proprio l'abuso di magia, la creazione di mondi ad alto contenuto di magia. Ci sono mondi in cui maghi, streghe e stregoni possono distruggere interi eserciti, ma appunto in cui esistono ancora eserciti! È un controsenso: se qualcuno può dire "abracadabra" e distruggere un esercito di diecimila guerrieri, perché c'è bisogno ancora di radunare un esercito? Questi scrittori non si curano del realismo: se esistono dei maghi così potenti come possono esistere ancora re e signori? Perché non sono i maghi che dominano quel mondo?"

Questo discorso mi era sempre sembrato logico e giusto, sino a quando non ho cominciato a riflettere sulla monumentale opera di Erikson.

Nel mondo di Malazan la magia e le divinità superano ogni limite, e ci sono maghi capaci di devastare eserciti e città intere; nonostante questo, però, le guerre sono ancora portate avanti da eserciti e da intrighi (politici, alchemici, esoterici, e chi più ne ha più ne metta). Eppure l'universo di Malazan è un colosso di logica, una torre inscalfibile ancor più complessa (e secondo me ancor più gradevole e ben fatta) di quella di Martin.

Insomma, come è possibile? Chi ha ragione tra Martin ed Erikson?

Cosa è realistico tra "tanta magia" e "pochissima magia"?

Riflettiamo.

Innanzitutto Erikson segue scrupolosamente tutte le conseguenze della propria ambientazione, perciò gli alchimisti e le divinità controllano il mondo (come sosteneva anche Martin al termine del suo discorso). E sin qui la soluzione pare ovvia.

Ma perché in Malazan esistono ancora gli eserciti?

Soltanto negli ultimi tempi mi sono accorto che il ragionamento di Martin, apparsomi sempre molto arguto, in realtà nasconde un errore che lo sconfessa.

Dov'è questo errore?

Molto semplice: nella realtà.

Mi spiego. Ovviamente nel mondo reale la magia non esiste, ma esiste un suo sostituto altrettanto distruttivo: la tecnologia.

Nel nostro mondo ci sono davvero armi capaci di devastare città ed eserciti con un colpo solo: bombe nucleari, termonucleari, ecc. Poniamoci dunque una domanda: queste armi hanno reso inutili gli eserciti? Le guerre ora le si combatte soltanto a suon di bombe?

La risposta è no.

Lo scrittore Steven Erikson - Immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International, fonte Wikimedia Commons, utente Jaqen

Lo scrittore Steven Erikson.

Armi tanto distruttive in realtà creano un problema non da poco: sono utili, appunto, soltanto per distruggere; ma le guerre realistiche (quel realismo che Martin vuole salvare) non si portano avanti per distruggere l'avversario, bensì per conquistarlo.

Conclusione: se si usassero soltanto bombe atomiche, non ci sarebbe più nulla da conquistare e si otterrebbero solo lande desolate.

Gli eserciti perciò sono utilissimi ancora oggi, poiché con essi si conquistano realmente le nazioni nemiche e le loro ricchezze. Le armi di distruzione invece sono potentissimi deterrenti e vengono sbandierate come minaccia, ma il loro utilizzo effettivo è sempre considerato un'ultimissima spiaggia.

Ecco perché Erikson ha creato un mondo geniale. In un certo senso il suo mondo (colmo di maghi potentissimi) è molto più realistico, e contemporaneo, di quello di Martin. I maghi capaci di disintegrare eserciti e città rimangono infatti rinchiusi nelle proprie fortezze (vedi già "I Giardini della Luna", il primo volume) in attesa che gli eserciti facciano il proprio lavoro. Soltanto quando non ci sono altre scelte le "super-armi" escono allo scoperto, creando quegli sconvolgimenti che danno una piega del tutto diversa alla guerra nell'arco di pochissimo tempo.

I maghi insomma, in una simile ottica, sono il corrispettivo delle nostre bombe atomiche.

La logica però continua sempre a fare da padrona. Se Erikson ci ha dimostrato che Martin si sbagliava su alcuni punti, al tempo stesso dobbiamo comunque riconoscere una ragionevolezza di fondo nel discorso dell'autore del "Trono di Spade". Per esempio, non bisognerà mai inserire nel proprio romanzo maghi che possono uccidere in un colpo diecimila nemici, riuscendo però al contempo a salvare tutto l'esercito alleato. In questo caso sì: Martin avrebbe ragione.

Insomma: un conto sono i maghi che creano fiammate enormi e fanno sprofondare interi regni (maghi soltanto distruttivi e capaci di creare lande desolate), altra cosa sono quelli dotati di un qualche "Death Note" (che potrebbero risolvere una guerra in due minuti, rendendo davvero inutili gli eserciti).

Imparare a discernere tra le due cose è molto importante.

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