Maschera d'argento

di José Luis Zárate

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La seguente non si può considerare una tipica avventura del Santo dalla Maschera d'Argento per queste ragioni:

a) l'assassino psicopatico che in questo istante si affaccia dalla finestra del quarto piano di un hotel di terza categoria non ha un aspetto strano e sinistro. Infatti, sembra più comune e ordinario di qualunque tipo comune e ordinario che tenga un fucile in mano. E' un'arma qualunque, non ha neppure un mirino di precisione, proiettili a frammentazione, silenziatore gigante, puntatore laser e tutte quelle cose lì, anzi pare più un giocattolo che un autentico Remington. Non gli ha attribuito un nome simpatico e vistoso, come si usa tra gli amanti di questi oggetti, così non si tratta della 'chimera' o della 'carina', del 'pacificatore', del 'fermatutti', dell''ammazzasette', ma semplicemente di uno strumento con una funzione ben definita: eliminare esseri umani. Al mondo, per certo, ce ne sono un gran numero uguali e sono facili da usare. Si tratta di caricarli con tranquillità, tenere sotto mano un paio di caricatori e sparare. Se prima di farlo avessero detto a quel tipo di essere in una pellicola del Santo, avrebbe riso con un ghigno degno del Dottor Frankenstein. Non in questo caso, in cui c'è un ometto dall'aria da burocrate che, per predisposizione ed educazione seria e religiosa, si appresta a fare a pezzi qualunque somiglianza con gli antieroi di quei film;

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b) la prima vittima è una giovane di sedici, diciassette anni che non partecipa ad alcun dialogo, non dice alcuna frase a effetto o, almeno, drammatica. Semplicemente si mette sulla traiettoria di una pallottola che non si degna nemmeno di sibilare, prima di colpirla e assassinarla con un colpo perso tra i suoni della città. Questa donna-bambina che si dirige tranquilla Dio-sa-dove, sente subito che qualcosa è andato terribilmente storto, come se la luna piena fosse caduta in mezzo alla strada o un uomo si fosse messo a camminare sui muri. Non c'è dolore, non all'inizio, solo una sensazione di ambiguità, come se qualcuno avesse preparato male la scena, sbagliando la proiezione. Il sangue, improvviso e caldo, non la sorprende più del grido che lei stessa lancia quando si accorge di essere stata colpita, nel rendersi conto che già non respira più, che ha smesso di farlo in qualche momento precedente. Per puro caso dirige lo sguardo verso il luogo preciso da cui arriva il secondo sparo. E' una bambina qualunque, non imparentata con nessuno dei personaggi di questa trama, una vittima di carta che non cade con strepitosa abilità, ma piuttosto come se fosse un vecchio mucchio di vestiti; un corpo morto, placidamente, senza alcuna fretta, senza altro che una grande sorpresa, rilucente e nera;

c) se questa fosse un'avventura del Santo, non ci sarebbe un reporter di una rivista di cronaca nera che arriva con una moto rumorosa sul luogo del crimine, mostrando un sorriso amaro, occhi iniettati di sangue, un gusto per la morte altrui e una fotocamera portatile, il cui flash non verrà neppure usato, per scattare una marea di fotografie e tormentare la testimone che ha visto la prima vittima cadere, intento a trovare un'idea per spostare il corpo una volta terminati gli spari e aprirle leggermente le gambe per rendere il soggetto più squallido e quindi vendibile. È possibile immaginare che il reporter rimarrebbe a bocca aperta nel non vedere il Santo salutarlo, annuire col capo, come se solo quella figura mancasse alla scena;

d) il movimento della polizia non è, in principio, per nulla cinematografico e neppure efficiente. Dieci minuti dopo l'inizio della sparatoria non è ancora arrivato alcun rappresentante dell'ordine e solo verso la mezz'ora un paio di agenti motociclisti confermano che, sì, può darsi ci sia un cecchino in centro e forse è meglio che mandino dei rinforzi perché già ci sono delle vittime. E l'Ispettore non starebbe qui a parlare con l'assassino psicopatico attraverso un megafono mentre le luci intermittenti delle pattuglie illuminano la sua figura, né a dire al Santo che la situazione è pericolosa e difficile senza smettere di usare quell'apparecchio, né ad ascoltare l'eroe mascherato dire 'Non si preoccupi, Ispettore, ho un'idea'. Inoltre, all'arrivo delle pattuglie a sirene spiegate e cariche di uomini armati di mitra e giubbotti antiproiettili pronti all'azione, il Santo se ne sarebbe già andato con tutta la calma del mondo e già l'assassino psicopatico non sarebbe stato più un problema;

e) il Santo non ha scalato le pareti dell'hotel, cercando appoggio su ogni sporgenza, scivolando sui balconi per entrare con un poderoso salto nell'appartamento del cecchino. Semplicemente entra vestito con tuta, maschera antigas ed elmetto scintillante della squadra speciale dalla porta principale dell'Hotel, rassicura con un gesto la gente che si è rifugiata nel lobby, volgarmente detta reception, e sale le scale con passo elastico fino ad arrivare tranquillamente al corridoio, dove, dopo aver aperto tre porte, la farà finita in maniera adeguata ('Ma quello non somiglia al Santo?!', dirà qualcuno senza riuscire a trattenersi. 'Sì' risponderà qualcun'altra sussurrando 'Sì, sì, sì, SISISISIIIIII...' 'Cosa? Chi?');

f) questa non può essere una pellicola del Santo, perché nell'aprire la porta per affrontare l'assassino, egli non si gira sparando, né combatte ferocemente contro la Maschera d'Argento, né si propone in un grande dialogo oltre all'incredulo 'Yaaah' scappato all'assassino che, dopo un secondo speso ad ammirare quello che appare proprio come il Santo, dice 'Bene, perché no?', sicuro di essere ormai sprofondato completamente nella pazzia. Il Santo si avvicina in maniera lenta e decisa, con lo sguardo rivolto a terra, più magro di quanto dovrebbe essere, ma ugualmente poderoso nella sua avanzata verso il tizio che sa di essere prossimo alla sua fine. Per il tiratore, non ci saranno più le voci nei sogni, né la certezza che la notte lo conduca in luoghi terribili, né esisterà più quel mormorio nelle orecchie, né l'odio lento e terribile che prova quando si guarda allo specchio. Nulla.

Il Santo che si avvicina è la sua nemesi tanto attesa in quelle notti nelle quali le stelle crepitano di un suono elettrico. Per non rovinare la scena, il tipo dà un pugno timido alla maschera, non per difendersi, ma per provocare il contrattacco. Il colpo di ritorno lo fa piangere. Questo Santo vorrebbe lanciarlo contro il muro per le morti che ha causato, piazzargli un buon calcio volante, ammanettarlo, fare qualsiasi cosa sia eroica, ma quel soggetto è collassato come colpito da un martello e non da un semplice pugnetto che ha fatto più male a chi lo ha dato. Là sotto, in strada, ci sono dodici morti, ma questo Santo prova pena per quell'omuncolo che, asciugandosi le lacrime con un gesto da bambino maltrattato, si alza in piedi e inspira l'aria per dire le ultime parole senza senso prima di gettarsi dalla finestra e incontrare il silenzio da tanto atteso;

g) questa avventura solitaria non ha nulla in comune con una trama completa, con qualche fatto mostruoso non ancora perpetrato o qualche invasione bizzarra propria dei supereroi nordamericani come il Santo, il quale non se ne va mai senza aver risolto situazioni del genere, proprio perché le sue azioni hanno sempre a che fare con qualcosa che accadrà nel futuro. Per esempio salvare dal rapimento la figlia dello scienziato discendente dal dottore che aveva ucciso il vampiro che cercava di resuscitare e che aveva già complottato con i gangster che volevano impossessarsi della città e uccidere di passaggio tutti i parenti dello scienziato, specialmente quella bella figliola che risulta essere la fidanzata del Santo... ma alla fine, in quella concatenazione logica, un'avventuretta scialba come questa appena vissuta è, in fine dei conti, impropria e superflua;

h) chiaramente, non è tipica delle avventure della Maschera d'Argento l'accettazione tacita della sua presenza. Tutto il mondo si sorprende davanti a Superman o lancia esclamazioni all'arrivo di Batman, mentre Ironman è un'apparizione tanto misteriosa quanto quella di Zorro. Invece, questo Santo è atteso. Nessuno, in realtà, si sorprende nel corridoio alla sua entrata, forse, questo sì, più magro del divo del cinema, ma la sua maschera è conosciuta e la sua testa rilucente ben ricordata e inconfondibile. Nessuno osa accompagnarlo al suo appuntamento con l'assassino, perché è per questo che esistono gli eroi come lui e tra la gente comune non se ne trovano abbastanza per dargli compagnia nella salita.

Nessuno pensa che quell'apparizione faccia parte di una pellicola o che sia uno scherzo, semplicemente è logico che nell'irrealtà rappresentata da un cecchino che spara sulla folla inerme, un essere altrettanto raramente visto appaia per risolvere la situazione. Nessuno si ferma a chiedergli un autografo quando procedere a testa bassa, tanto depresso per quanto ha visto fuori che la sua testa non si muove per un solo istante, semplicemente lo lasciano passare senza dire una parola, nessuna domanda, senza sorpresa, come comparse che non sanno cosa fare quando la scena terminerà;

i) in aggiunta, in nessun momento si sente la musica di un organo discordante per rimarcare i fatti in evoluzione, perciò, quanto di più adeguato il lettore possa fare ora è dimenticare questo capitolo di ordinaria follia, tanto comune nella cronaca quotidiana, e proseguire con un'altra lettura come se questa non fosse mai esistita, esattamente nello stesso modo in cui agisce normalmente dopo notizie simili lette su un quotidiano qualsiasi.

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