Nekromantik: cinema esistenzialista per stomaci forti

a cura di Andrea Moretti

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Salve a tutti, quest'oggi la rubrica mensile di Letture fantastiche andrà a rievocare un lavoro cinematografico così grottesco e particolare da aver letteralmente travalicato i circuiti freak e underground nei quali è nato, ed essere approdato nell'Olimpo dei prodotti non proprio mainstream, ma quasi.

La locandina originale del film "Nekromantik" - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

La locandina originale del film "Nekromantik".

Stiamo parlando del celebre, granguignolesco film Nekromantik, 1987; terrificante e mutante parto del controverso regista tedesco Jorg Buttgereit.

Un lavoro che chi legge conoscerà sicuramente; ma in cui mi è capitato di imbattermi nuovamente nei giorni passati del lockdown.

Per ovvie ragioni, la mia prima visione non era stata proprio delle più gradevoli.

Lo ricordo bene; e informarmi preventivamente sul conto del regista non è bastato affatto a edulcorare quella sensazione di sporco e pruriginosa sordidezza che ogni minimo fotogramma della pellicola ti lascia impressa addosso.

Certo, mi direte che il fine di Nekromantik sarebbe proprio quello di sconvolgerti, di muoverti viscere e anima in maniera viscida e repellente; ma come vedremo fra poco il lavoro di Buttgereit non si limita semplicemente a questo.

Pur tuttavia, la sensazione iniziale, generata da una prima visione, risulta tanto raccapricciante da metterti il fumo - o magari il sangue - negli occhi; impedendoti, così, di scorgere quanto di profondo e di terrificante si annidi nel suo "metamessagio".

D'altra parte, parliamo di un film che non dispone di una vera e propria semplicità e linearità nella narrazione: alcune sequenze appaiono un po' involute e chiuse su loro stesse, quasi fossero lì senza ragione, esenti da qualunque possibile sbocco narrativo; mentre altre vi rimarranno appiccicate in modo così sporco e perverso nel cervello da indurvi a sognarle la notte, non riuscendo a liberarvene tanto facilmente.

Da lavoro amatoriale a oggetto di culto

Nekromantik, a ogni modo, si fregia di un importante e invidiabile vanto: quello di esser stato notato nei circuiti underground, assurgendo rapidamente al mondo degli oggetti di culto.

Prodotto in modo del tutto amatoriale, pieno di effettacci casarecci e low budget, e diffusosi principalmente attraverso il mercato pirata della duplicazione in VHS, il film, oggi, è disponibile addirittura in versione home video, in una portentosa e sanguinolenta uncut version.

Scene perverse e al limite della sanità mentale ne costellano la visione per tutta la breve durata: settantacinque minuti circa.

La trama è quella di un uomo a Berlino di nome Rob che lavora in un'agenzia dedicata al pronto intervento per gli incidenti stradali.

Insieme alla sua ragazza Betty, Rob coltiva un'insana passione per oggetti funerari e inanimati.

Nello sporco e fetido monolocale in cui vivono - da notare piccoli particolari come il poster del famigerato Charles Manson - conservano ogni genere di feticcio, prelevato dai corpi delle vittime degli incidenti con i quali il ragazzo è in costante contatto; finché un bel giorno Rob non porta a casa un souvenir intero e completo. Un cadavere vischioso e macilento con il quale i due indulgono, per giorni, in un repellente ménage à trois.

A seguito del licenziamento di Rob, Betty abbandona l'appartamento del fidanzato, portandosi dietro il suo marcescente Cicerone.

Uno sguardo all'alienazione metropolitana

Una disgustosa scena del film - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Una disgustosa scena del film.

A un'analisi più attenta, si noterà come Nekromantik non si distingua soltanto per l'efferatezza e il raccapriccio provocato dalla trama e dalla necrofila idea di base, del tutto inedita in una pellicola di fine anni ottanta; bensì, anche per il fine taglio con il quale i personaggi vengono caratterizzati psicologicamente, l'ambientazione sporca e incredibilmente decadente della metropoli berlinese, e la fotografia grigia, fumosa, opaca, come se qualcuno vi avesse sbuffato sopra volute di sigaretta, che ne viene offerta e che rimanda inevitabilmente ad alcune pellicole dell'espressionismo tedesco.

Altro punto a favore della pellicola di Buttgereit è sicuramente la colonna sonora: pesante, opprimente, tipicamente teutonica.

In ogni scena si presenta in maniera ossessiva e parimenti ipnotica ed efficace.

Un pianoforte schizofrenico e malsano che ottenebra, fumigante, gli inconfessabili vizi dei personaggi, conferendogli un velo di scellerata poesia; per sfumarsi in un epilogo talmente folle e inconcepibile che chiunque ne rimarrebbe sconvolto.

Tra i principali difetti presenti nel film, vi è senza dubbio il fatto che alcuni effetti speciali risultino talmente casarecci da risolvere il disgustoso e ributtante raccapriccio in una specie di caustico e scanzonato humor nero: vedesi la scena del badile e l'aspetto da manichino vischioso del cadaverico amante.

Tale lacuna, però, è facilmente perdonabile considerando l'epoca di cui il film è figlio e valutando le vette di espressività raggiunte.

Il regista

L'autore Jorg Buttgereit, classe 1963, si è distinto prima di Nekromantik con alcun cortometraggi ugualmente malsani.

Il regista Jorg Buttgereit - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Il regista Jorg Buttgereit.

Ricorrendo a una fotografia fosca e malata, ha trasposto nelle sue pellicole tutto il disagio della Germania divisa in due nella quale è cresciuto: la perdita di identità, la spaesante e rattoppata disgregazione culturale, il fantasma opprimente degli orrori commessi durante il secondo conflitto mondiale.

In modo altrettanto morboso e inquietante, ha fatto parlare di sé con pellicole quali Schramm (1993), dove vediamo un efferato serial killer ricordare in punto di morte la lunga catena dei suoi omicidi.

In Der todesking (1989), considerato il suo capolavoro, tre storie folli si dipanano nel montaggio, intervallate ai fotogrammi di un cadavere in decomposizione.

Di Nekromantik è stato girato anche un sequel ma, in questo caso, ci duole dirlo, a un budget sicuramente più rispettabile si accompagnano una penuria e un riciclo imbarazzante di idee.

C'è da ricordare, in conclusione, che rispetto ad altre pellicole amatoriali di genere estremo - vedi August underground mordum, Violent Shit e la serie di Guinea Pig - le pellicole di Buttgereit spiccano per una loro personale ricerca di profondità che, malata o lucida che sia, non sta a noi giudicare, lascia comunque un suo segno.

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