Il racconto dei racconti - recensione film

a cura di Andrea Micalone

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Il racconto dei racconti - Immagine utilizzata in base all'art. 70 comma 1 legge 22 aprile 1941 n.633, fonte Wikipedia, utente Direktor

Ieri sera ho deciso all'ultimo momento di andare a vedere "il Racconto dei Racconti" costringendo la mia ragazza ad accompagnarmi e, come tutte le risoluzioni prese all'ultimo minuto, si è rivelata un'ottima decisione.

Il film è l'esordio nel fantasy di Matteo Garrone e, oserei dire, l'esordio di tutto il cinema italiano. Quando qualche mese fa ero venuto a sapere che stavano girando un "presunto fantasy" in Italia, ho avuto il sospetto che sarà sorto a tutti: "vogliono seguire l'onda degli astronomici successi hollywoodiani". Ebbene, ora che l'ho visto, posso dire che, se anche quel pensiero può aver attraversato la mente dei produttori, non ha invece toccato la mente del regista. Questo film non è il tentativo di emulare l'estetica fantastica americana, ma ne crea una propria, plasmando un'ambientazione immaginaria tutta all'italiana e trovando proprio qui la sua forza.

Ispirandosi a tre fiabe tratte da "Lo cunto de li cunti", opera di Giambattista Basile, Garrone va a creare un'opera cinematografica molto particolare e, a mio modesto parere, molto riuscita. Non bisogna aspettarsi un film "facile", né tantomeno "fantasy" nel senso classico del termine, bensì, se proprio vogliamo definirlo, è "fiabesco" in tutto e per tutto. Le inquadrature, curatissime e dalla fotografia impeccabile, richiamano sempre alla mente un'estetica da dipinto (fantastica la scena in cui Vincent Cassel si aggira tra le prostitute dopo una nottata di bagordi). A questo si va a sommare la recitazione degli attori che è sopraffina e, guarda caso, tutta estera, poiché escludendo Ceccherini e Pistoni, che hanno comunque ruoli marginali, tutti gli altri protagonisti sono stranieri e questo eleva ancor di più la pellicola (non per cattiveria, ma di attori giovani e bravissimi come Bebe Cave in Italia ce li sogniamo, o almeno io non li ho mai incontrati).

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Il montaggio e la sceneggiatura sono volutamente lenti, e soprattutto per questo il film si distacca molto dai suoi simili d'oltremare, dove si cerca sempre l'azione e la concitazione. In quest'opera tutto invece è sognante, gradevole e ponderato, mai banale e, anzi, in più di un'occasione decisamente complesso. Non si approfondisce molto l'ambientazione politica, anzi, a essere precisi, non lo si fa affatto. Sappiamo solo che ci sono tre castelli, ognuno con un proprio re e proprie vicende legate flebilmente dalle scene di apertura e chiusura. Questo però non è negativo, poiché accentua la carica fiabesca della narrazione che tende a volersi localizzare semplicemente in un "non qui, non adesso". Sulla trama reale non vi dico niente, poiché vi consiglio di vederlo direttamente, inoltre potete trovarne descrizioni in lungo e in largo sul web. Ciò che va invece sottolineato e ribadito è la caratterizzazione favolistica del tutto. La trama non usa meccaniche da romanzo fantasy moderno, ma piuttosto si snoda in un susseguirsi di eventi inspiegati e inspiegabili che cercano la loro forza solo nella propria morale. Dunque, vorrete sapere, qual è la morale? Se ne potrebbero trovare così tante in quest'opera che forse la cosa migliore è non dirne nessuna e pensare solo a gustarsi la storia. ("Ti contraddici!" Mi potreste opporre. Ebbene sì, mi contraddico.)

Se ancora non fosse chiaro, vi dico che è un buon film. Non credo si possa parlare di capolavoro, poiché durante la visione non ho avvertito in me sconvolgimenti emotivi troppo massicci, ma è comunque la dimostrazione che in Italia abbiamo ottimi registi che sanno girare vere e proprie perle.

In conclusione, se lo concepiamo come un film girato in lingua inglese e che ambisce a raggiungere il mercato internazionale, bisogna ammettere che dovrà lottare tanto, ma che comunque ha tutte le carte in regola per dire la propria. Se, invece, lo pensiamo come una produzione (dal punto di vista artistico) principalmente italiana, allora lo ritengo tra i migliori film nostrani degli ultimi anni.

P.S.
Direte ancora voi con il tono da utenti di social network: "Ma come? Neanche una parola sulle location? Sui castelli e tutti i luoghi della penisola che si vedono nel corso del film?"
Risposta: "I luoghi sono bellissimi e siamo tutti orgogliosi di averli. Il film li mette in risalto, ma io voglio mettere in risalto maggiore il film in sé. Che l'Italia sia piena di posti belli lo sanno già tutti, ma che vi si faccia anche buon cinema non è altrettanto scontato."

P.P.S.
Sì, alla fine è piaciuto anche alla mia ragazza. Per fortuna.

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