Mistborn

saga fantasy

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Copertina de "L'ultimo impero" di Brandon Sanderson

"Talvolta mi preoccupa il fatto che potrei non essere il campione che tutti credono... ancora mi domando se non abbiano individuato l'uomo sbagliato."

Con queste frasi si apre L'Ultimo Impero, primo volume della prima trilogia Mistborn di Brandon Sanderson, e il lettore si ritrova a domandarsi se questi siano i dubbi di chi porta sulle spalle un gravoso fardello, oppure se sia davanti a qualcosa che non è andato per il verso giusto. La risposta arriva immediatamente continuando nella lettura delle righe sottostanti: "La cenere cadeva da cielo... Le piogge di cenere non erano insolite nell'Ultimo Impero" (nota 1). C'è qualcosa che non va se invece di acqua, dal cielo piove cenere, se le foglie degli alberi non sono verdi e la nebbia è una presenza costante. Il mondo è stato vicino alla sua fine: una profezia antica l'ha rivelato. E una profezia altrettanto antica ha mostrato che c'era un modo per salvarlo. Ma le profezie spesso sono nebulose, traviate da traduzioni erronee o manipolate perché si raggiungano determinati scopi. Tutto questo ha portato a un mondo che in un qualche modo è riuscito a salvarsi, ma a un certo prezzo. Come un certo prezzo lo deve pagare la maggior parte della popolazione, costretta a vivere in una società gerarchica con il Lord Reggente a capo di tutto, aiutato da Inquisitori e Stipulatori per tenere sotto controllo la nobiltà e assicurarsi che le rigide regole dettate siano rispettate: perfino le nascite sono controllate e soltanto quelle tra simili sono permesse, perché non possa esserci niente in grado di mettere in pericolo il sistema creato.

Il quadro è fosco, ma niente è come appare e in questo Sanderson è bravo a mostrarlo attraverso la sua storia: certe azioni possono sembrare dure, ma sono mosse da una ragione ben precisa. E si capisce che spesso non ci sono scelte spinte da bontà o malvagità, ma solo scelte che si è costretti a prendere facendo del proprio meglio con quello che si ha a disposizione.

La trilogia Mistborn è senza dubbio piena di avventura, scontri, misteri, tradimenti, sotterfugi, intrighi, ma in essa ha un ruolo centrale anche la conoscenza del passato, delle varie culture esistite, vera chiave di volta di tutta la vicenda.

Tra castelli e nebbie, Inquisitori e Allomanti, poteri straordinari e divinità, koloss e kandra, iniziamo il viaggio nel mondo dei Mistborn.

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L'Ultimo Impero

Siamo in un mondo di cenere, avvolto dalle nebbie, diviso in Dominazioni, dove sono i nobili, sotto il pugno di ferro del lord Reggente, a comandare, anzi, a spadroneggiare, e la maggior parte delle persone è succube del loro potere; tanti sono gli schiavi, costretti a vivere in condizioni miserevoli, sfruttati e percossi, senza alcuna prospettiva per il futuro, se non quella di lavorare sempre e di morire. Il mondo è stato sull'orlo della fine, ma in un qualche modo è stato salvato, solo che quello che doveva essere l'eroe è diventato il tiranno del nuovo mondo.

Sanderson crea un sistema di poteri fuori dal comune, dove si attinge forza dai metalli: è questa la novità che immette ne L'ultimo Impero, perché la storia che narra è qualcosa che esiste da sempre. Una tirannia che schiaccia le persone e le fa vivere male, dove tutto le è concesso e gli altri non hanno diritti; la popolazione è rassegnata, ormai abituata alla sottomissione. Si vive in un mondo grigio, senza speranza, almeno fino a quando non compare un uomo che dice che c'è un altro modo di vivere, che ci si deve ribellare alla tirannia. Il compito che si prende sulle spalle Kelsier sembra improbo, perché oltre a lottare contro le forze del lord Reggente (Inquisizione, soldati), deve combattere anche contro la mentalità rassegnata delle persone. "Alcuni di questi nobiluomini lontani stanno scoprendo che degli skaa felici lavorano meglio di skaa maltrattati" (nota 2), è una delle tante frasi che usa per scuotere le persone schiave, per fargli anelare a una vita diversa. Ma le risposte che ottiene sono di chi è rassegnato alla sua condizione: "I nuovi sapori sono come le nuove idee: più invecchi, più sono difficili da digerire", "Alcune battaglie non valgono la pena di essere combattute", "Gli uomini come te predicano il cambiamento, ma io mi domando: questa è davvero una battaglia che possiamo combattere?" (nota 3).

La bellezza e la forza de L'ultimo Impero, più che i poteri soprannaturali e gli scontri, sono racchiusi nella sua trama e in Kelsier, vero e proprio fulcro del romanzo, perché racconta una storia dell'uomo che tante volte nei secoli si è vista: la ribellione a una tirannia, la lotta per la libertà e una vita migliore. Perché c'è sempre qualcuno che si ribella, che dice basta con un sistema iniquo e ingiusto; come ci sono sempre tanti che si rassegnano ad accettare un sistema e una società iniqui, come se non ci si potesse fare nulla. Forse non è un caso che Sanderson abbia scritto un romanzo del genere nel contesto storico che si sta vivendo. Forse non è un caso che il suo romanzo colpisca e attiri l'attenzione con tanta forza, perché esso parla della vita, parla di una mentalità e un modo di vivere molto attuali. Viene subito in mente l'Italia, dove non si ha una tirannia, dove non ci sono schiavi (non in senso legale), ma dove si vive rassegnati, disposti ad accettare di tutto (a esempio nel mondo del lavoro), anche se si vive male, se le condizioni di vita peggiorano, se si perdono diritti ogni giorno che passa, come se fosse qualcosa cui non si può fare nulla, quando invece si può fare tanto. Per questo, dinanzi a uno scenario quotidiano del genere, figure come Kelsier colpiscono tanto: perché c'è bisogno di esempi del genere, c'è bisogno di qualcuno che mostri che le cose possono e debbano essere cambiate perché sono ingiuste. La vita è molto di più di quella che potenti e governi vogliono far credere.

Il Pozzo dell'Ascensione

Copertina de "Il Pozzo dell'Ascensione" di Brandon Sanderson

L'Ultimo Impero è caduto. Con il suo sacrificio, Kelsier è stato la scintilla che ha dato il via alla ribellione della popolazione, portando il Lord Reggente a essere sconfitto.

Una nuova alba si profila sulla Dominazione Centrale, ma non è luminosa: è pervasa da tinte fosche e cupe nubi che si stagliano minacciose all'orizzonte. Perché il nuovo possa sorgere, il vecchio deve essere distrutto, ma ricominciare non è facile e le difficoltà da superare prima di raggiungere la meta sono tante.

Dopo la scomparsa del Sopravvissuto, Vin, Elend e gli amici della banda che hanno sostenuto il famoso mistborn nella realizzazione di un piano all'apparenza impossibile, si ritrovano a portare avanti una pesante eredità.

Senza l'irriverenza e la capacità di ridere del carismatico leader, Il Pozzo dell'Ascensione perde la forza che caratterizzava le vicende del primo romanzo. Gli eventi assumono colorazioni più cupe e l'assenza di Kelsier si fa sentire, sia per i lettori, sia per i personaggi suoi amici: se loro erano gli ingranaggi che hanno fatto funzionare la macchina della ribellione, Kelsier era la spinta che li ha fatti muovere. Vanno avanti per inerzia, ma si accorgeranno che il mistborn li ha cambiati in un modo che non credevano possibile, li ha permeati con la carica con cui li ha guidati. Li ha trasformati da membri di una banda che pensavano solo al loro interesse, in guide e consiglieri di un regno che rischia il crollo.

Come spesso succede a uomini che hanno fatto grandi cose, sorge l'idealizzazione: la mente comincia a ingigantire l'immagine di chi ha agito per gli altri, perché la gente ha bisogno di credere in qualcosa, ha bisogno di fede e speranza. È così che sorgono dei e religioni.

Ma le cose non sono mai come sembrano e la verità è qualcosa di sfuggente. Allo stesso modo lo sono le profezie. Se ne accorgerà per primo Sazed, terrasiano e Custode della conoscenza delle religioni perseguitate e soppresse dall'Ultimo Impero e ora nominato Santo Primo Testimone per la venuta del Campione delle Ere. La conoscenza del passato è qualcosa di labile da ritrovare e scoprire la verità da tempo soppressa è un lavoro lungo e dispendioso.

Che cosa le profezie cercavano di trasmettere sul Pozzo dell'Ascensione e sull'uso del suo potere? Che cos'è il Baratro e qual è la connessione che lo lega alle nebbie e all'uso dell'allomanzia?

Mentre si cerca di sciogliere questa matassa, Elend tenta di costruire un sistema equo per il regno, dove non ci sia schiavitù. In poco tempo deve imparare a essere re, una guida per il popolo, difendendo la città di Luthadel dalla minaccia degli eserciti invasori che si stringono attorno alle sue mura e dai complotti interni che lo vogliono far cadere.

Vin, divenuta l'Erede, colei che ha preso sulle spalle il lascito del Sopravvissuto, si fa guardiana della città e della persona che ama e lentamente comincia a comprendere a fondo il significato dell'amicizia, della fiducia, e cosa Kelsier ha voluto fare con le azioni compiute.

Il Campione delle Ere

Copertina de "Il campione delle Ere" di Brandon Sanderson

Esistono tante verità e sono tutte giuste perché fanno parte di un intero più grande, di qualcosa d'infinito: è questo che Brandon Sanderson rivela ne Il Campione delle Ere, mostrando quanto l'uomo ricerca nella vita e che in tanti modi proietta all'esterno per trovare soluzione a un enigma che sempre gli sfugge.

Sazed incarna questa realtà: il terrisiano è l'uomo che vuole conoscere e trovare risposte. Vede il compito di Custode come una preservazione di conoscenze antiche, ritenendo importante che il sapere d'ogni religione non vada smarrito, perché la fede può sostenere e salvare le persone nei momenti in cui tutto sembra perduto.

Ma come si può dare un aiuto a chi è vicino, se prima non si è in grado d'essere d'aiuto a se stessi?

Dopo gli eventi de Il Pozzo dell'Ascensione, Sazed ha perso la fede e non crede più in niente, avendo scoperto che quanto aveva confidato fino a quel momento non era mai stata una loro libera scelta, ma solo l'assecondare una volontà divina che anelava di distruggere il mondo. Vedere sotto tale luce gli sforzi e i sacrifici degli amici, la perdita di persone amate, fa crollare la convinzione della validità di quanto fatto.

Sotto tali colpi, qualsiasi uomo può perdere fiducia in se stesso e nella vita: tutto appare senza senso, diventa grigio come la cenere che cade senza posa dal cielo e ricopre la terra di strati che uccidono le piante, rendendo il mondo una landa di morte.

Anche scoprire che il Lord Reggente, considerato un tiranno, un mostro da abbattere, era invece un individuo che aveva cercato di fare del suo meglio per salvare gli altri, è una bella mazzata d'assorbire. Nel Lord Reggente non c'era reale malvagità, ma solo mancanza di conoscenza, che purtroppo ha causato al mondo ferite alle quali ha provato a rimediare senza riuscire a riportare le cose allo stato originario. In più, il Lord Reggente sapeva che la forza tenuta a bada quando si era recato al Pozzo dell'Ascensione sarebbe tornata a reclamare il suo diritto di distruggere il mondo; pertanto aveva lasciato indizi tracciati nel metallo che avrebbero portato alla scoperta del suo piano di salvezza per la razza umana: tracce che conducono a rifugi sotterranei, colmi di viveri e beni di prima necessità per sopravvivere e ricostruire la civiltà.

È in simili momenti che occorre resistere e andare avanti, anche se può sembrare un proseguire per inerzia, perché le risposte possono arrivare quando meno le si aspetta, da direzioni che non si ritenevano possibili, perché la realtà non sempre è ciò che appare.

***

Brandon Sanderson in questa prima trilogia di Mistborn è bravo nel tenere strette le redini della storia creata, tessendo la tela con calma, mettendo ogni pezzo al posto giusto e tirando le fila di eventi che si concatenano in un crescendo di rivelazioni. Il suo mondo è vario, la caratterizzazione dei personaggi buona, il sistema magico (anche se non è corretto parlare di magia, meglio chiamarli poteri) interessante: la trilogia è ricca e prende molti spunti dal nostro mondo.

Partiamo dal sistema di poteri: essi ruotano attorno ai metalli che persone con un particolare metabolismo sono in grado di assimilare, utilizzandoli per sviluppare capacità fuori dal comune. Questa è l'allomanzia, ma non è l'unico potere mistico della saga. Si ha la feruchemia, dove i Custodi immagazzinano in anelli e bracciali metallici capacità fisiche (velocità, guarigione, forza) e mentali (memorie) da utilizzare quando ce n'è bisogno, e l'emalurgia, che trasmette i poteri di un allomante a un'altra persona attraverso un processo cruento utilizzando spuntoni metallici che si conficcano nel corpo.

Poteri che dai più sono considerati divini, tant'è che uno dei sedici metalli usati è il corpo di Rovina, uno dei due dei che hanno fatto nascere l'uomo. Un'idea che può sembrare innovativa quella usata da Sanderson, perché nell'immaginario comune è qualcosa di poco conosciuto, ma esistono miti che narrano di come i metalli fossero parte di esseri divini. Un esempio di ciò viene dall'antica Persia, dove "il primo uomo, l'uomo dell'origine del mondo, chiamato Gayomart, veniva raffigurato come un essere di enorme statura, promanante luce. Quando morì, dal suo corpo sprizzarono tutte le specie dei metalli, e dalla sua anima nacque l'oro". (nota 4)

A seguito di tale passo si può fare l'associazione anima/oro con il potere nato dal consumo di tale metallo in Mistborn: l'anima, oltre come prezioso possesso di ogni individuo (l'insieme di tutte le qualità umane che fanno difetto nell'atteggiamento cosciente (nota 5)), viene visto come orizzonte di conoscenza e infatti la capacità dell'oro come metallo allomantico nella saga è quello di far conoscere il proprio passato.

Dopo i metalli, altro elemento che ha avuto rilevanza nella saga sono i numeri, fortemente presenti nelle religioni e in psicologia. Su tutti il numero 16 (quanti sono i metalli usati dai Mistborn): esso è particolarmente importante risultando composto da quattro volte quattro, dove le manifestazioni più naturali e spontanee del centro psichico sono caratterizzate dal movimento quaternario - cioè a dire dal fatto che presentano quattro aspetti distinti (nota 6). (Carl Gustav Jung ha sempre dato molta importanza al fatto che la psiche fosse divisa in quattro parti: intuizione, sensazione, pensiero, sentimento). Il numerico karmico 16 rappresenta la speranza di elevarsi, di distinguersi, eliminando le false impalcature create: è lampante tutto ciò ne Il Campione delle Ere, quando Elendil capisce cosa significa la ricorrenza di tale numero e come da tale comprensione nasca la conoscenza per far arrivare degli uomini ad avere i poteri di un dio.

Parlando di essere divini, altro mito simbolico dell'antica India che emerge nella lettura della saga è quello di Purusha o uomo cosmico, il "grande uomo" che riscatta l'individuo sollevandolo dal livello del mondo effettuale e delle sue miserie, a quello della sua eterna, originaria sfera. Nell'inno (X, 90) del Rgveda, detto anche Purusa sukta, un inno del tardo periodo vedico, il Purusa è descritto come tanto vasto da coprire lo spazio e il tempo; ma di questo essere immenso, che può essere visto come la personificazione della realtà ancora immanifesta, è visibile soltanto un quarto. Da questo quarto ebbe origine innanzitutto il principio femminile (viraj) e quindi l'umanità. Il Purusa venne poi steso per terra dai deva e offerto in sacrificio secondo il rito, affinché avessero origine il mondo, gli animali, le caste, altri dèi, e i Veda stessi. Il sacrificio è dunque l'atto col quale il mondo viene creato: l'Uomo cosmico, il Purusa, sacrifica una parte di sé per dare origine all'umanità e all'universo (nota 7).

Da questa descrizione si comprende non solo come Preservazione dà vita agli uomini (il dio che sacrifica una parte di sé per far nascere gli esseri umani), ma anche l'elevazione finale cui va incontro Sazed quando comprende la verità nascosta dietro le profezie del passato (divenendo quello che qui è chiamato l'uomo cosmico).

Che Sanderson possedesse la conoscenza di queste storie o, come dice Jung, fosse qualcosa venuto dall'inconscio, non ha molta importanza, anche se potrebbe essere interessante saperlo: è importante invece come attraverso la storia creata dall'autore venga a galla una conoscenza che rende più consapevole chi la legge.

I riferimenti alle religioni non si fermano però qui.

Le storie apocalittiche del passato della saga ricordano l'Apocalisse della Bibbia o il sapere dei Maya che rivela la fine del mondo (come avviene in molte religioni conosciute del nostro pianeta), messaggere del cambiamento che sempre è una costante nell'esistenza.

Vin ed Elend vestiti rispettivamente di nero e bianco per partecipare a un ballo incarnano il Femminile e il Maschile, lo Yin e lo Yang, gli opposti che si uniscono per compensarsi e formare un intero; non è difficile, osservando il loro comportamento, come essi incarnino l'intuizione e la razionalità della mente umana.

Ma le religioni hanno anche un ruolo chiave in questa serie, dagli studi dei Custodi al sapere dei Dicasteri e degli Stipulatori, perché da sempre ricercano la verità dell'esistenza e dell'origine dell'uomo, e danno molti spunti di riflessione al lettore su di esse.

Se è vero, come affermano le religioni, che esistono forze più grandi agenti sul creato, che lo influenzano e lo creano come succede tra Rovina e Preservazione, è anche vero che è l'uomo a creare i propri Dei, nient'altro che proiezioni degli individui che, non riuscendo a riconoscere come propria la grandezza e la capacità di creare meraviglie, l'associano a qualcosa al di fuori della propria persona, qualcosa d'inarrivabile, esclusivo, che non può essere spiegato.

Questo è quanto fa l'idealizzazione, il non vedere come stanno realmente le cose, capace di trasformare gesti, parole, in qualcosa di straordinario, di alimentarli con la forza del pensiero e renderli capaci di condizionare l'operato delle masse.

Così è stato ai tempi del Lord Reggente, dove le persone vivevano nella rassegnazione di un destino che ritenevano non poter essere cambiato; così è dopo la scomparsa di Kelsier, dalla cui morte è sorta la Chiesa del Sopravvissuto, dove la gente è spinta dalla speranza che un cambiamento sia sempre possibile.

Ma sia Kelsier, sia il Lord Reggente non sono mai stati dei: si è voluto vederli in questo modo, ma erano uomini che avevano raggiunto un'evoluzione della condizione umana che li aveva portati a sfruttare parte del potenziale messo a disposizione dall'esistenza. Difficile per la gente (specie se costretta a vivere nell'ignoranza, non potendo accedere a sapienza e cultura) comprendere una simile verità: affascinata da quanto certi personaggi sono in grado di fare, li ritiene esseri superiori, anelando essere come loro, ma non riuscendo a fare il passo successivo che porta alla comprensione che è nelle possibilità di tutti mettere in atto scelte capaci di portare cambiamenti concreti nella realtà. A meno che non si vivano esperienze che scuotano queste convinzioni, aprendo lo sguardo su nuovi orizzonti.

È quanto succede a Spook, il giovane della banda che ha avuto un ruolo marginale in tutti i grandi eventi narrati ne l'Ultimo Impero. Vissuto all'ombra degli altri (con un'adorazione verso Kelsier che sfocia nell'idolatria), spinto dal senso di colpa per non essere stato d'aiuto agli amici nelle varie lotte e dal desiderio di emulare il suo eroe, si ritrova a diventare protagonista nel rovesciare il governo del Primo Cittadino d'Urteau, uno dei centri fondamentali da controllare, sia perché contiene uno dei depositi segreti del Lord Reggente, sia perché la rivolta che vi è in atto non intralci la missione di salvare il mondo. Come fece Kelsier anni prima, utilizza la malavita per minare un regnante dispotico che sfrutta la buonafede delle persone nel Sopravvissuto per consolidare il suo potere, cercando in apparenza di creare un governo libero guidato solo da skaa. Ma dare la possibilità alle persone di potersi recare alle bettole a ubriacarsi a qualsiasi ora non basta a rendere la gente libera, non quando si vive in un clima di paura e sospetto; un clima in cui si vuole distruggere il sistema precedente, ma dove non si fa nulla per creare qualcosa di nuovo.

La responsabilità di tutto ciò è dei governanti, ma anche gli individui (non trovando l'iniziativa di ribellarsi a causa dell'inerzia dovuta alla tradizione e all'essere all'interno di un sistema basato sulla staticità e su regole fisse) hanno la loro parte di colpa.

Così è per tutti gli esseri senzienti, come ha modo di vedere TenSoon, scoprendo come il suo popolo, i kandra, vivendo isolato, ha perso di vista il Primo Contratto, lo scopo per il quale il Padre li aveva creati: nemmeno di fronte alla distruzione totale, loro riescono a comprendere che nessuno è un'isola, ma fa parte del mondo e come tale ha un ruolo in quello che gli succede.

Questo è un breve excursus per mostrare la profondità e lo spessore del lavoro di Sanderson, ma c'è tanto da scoprire ancora. Il motivo per cui dal cielo piove sempre cenere. La natura e la nascita degli Inquisitori, dei Koloss e dei Kandra. La verità sulle nebbie. Il motivo per cui l'atium (uno dei sedici metalli) è considerato così prezioso e così accuratamente custodito. Che cosa lega tra loro religioni in apparenza diverse.

Tanti elementi che rendono la trilogia una lettura consigliata, con L'Ultimo Impero miglior volume della saga, seguito da Il Campione delle Ere; Il Pozzo dell'Ascensione risente dell'essere un volume di passaggio e di possedere una certa lentezza, oltre dell'assenza del miglior personaggio della saga, pur restando un volume di alta qualità.

Le vicende di Vin, Elend e di tutti quelli impegnati in questa epica lotta si concludono in questi tre libri, ma Sanderson ha ancora tanto da dire sul mondo dei Mistborn, come si può vedere ne La legge delle Lande, altro romanzo della serie Mistborn pubblicato in Italia che fa introduzione alla nuova trilogia su questo mondo (al momento non ancora tradotta nel nostro paese).

La legge delle Lande

Copertina de "La Legge delle Lande" di Brandon Sanderson

Trecento anni sono trascorsi dagli eventi che hanno portato le Dominazioni alla rinascita, facendole divenire Scadrial, un mondo dove non piove più cenere e ogni cosa ha assunto il colore che aveva all'origine.

Di quei giorni ci sono leggende a ricordare le vicende compiute, sono sorte religioni per trasmettere i valori di chi è stato impegnato nella salvezza del mondo e della sua popolazione. Le nebbie esistono ancora, ma non hanno più il potere di un tempo, anche se qualcosa ancora si cela in esse. Il potere che apparteneva ai Mistborn si è diluito con il passare delle generazioni; esistono ancora uomini che usano l'allomanzia, ma possono attingere forza solo da un metallo. Tuttavia, possono usare allo stesso tempo la feruchimia e conservare una determinata capacità all'interno di metalloscorte, usandola al momento opportuno. Così si è alle prese con i duomanti, individui capaci di combinare queste due arti insieme, dando forma a svariate combinazioni di poteri, come fin dal prologo Sanderson spiega.

Un capitolo che non convince a livello di stile per come l'autore mostra l'evoluzione delle capacità di uomini fuori dal comune. Pur appartenendo al mondo dei Mistborn, il libro può essere letto anche da chi non ha avuto nulla a che fare con i precedenti volumi e per questo, probabilmente, per non spiazzare il lettore con qualcosa che non capisce, Sanderson ha scelto di spiegare in stile lezione il funzionamento delle capacità dei duomanti. Non che possa ritenersi sbagliato, ma da Sanderson, visto quanto ha dimostrato di saper fare, ci si aspetta qualcosa di diverso.

A parte questo neo, La legge delle Lande nei capitoli successivi è una lettura scorrevole, che porta dagli spazi aperti delle Lande in stile far west (dove territori sconfinati sono sotto la giurisdizione di pochi giustizieri che tentano di portare ordine e giustizia in terre imperversate da banditi), alla metropoli di Elendil che ricorda gli insediamenti urbani del 1800. Il mondo è andato avanti e la civiltà medievale conosciuta nella trilogia precedente è stata lasciata alle spalle: la tecnologia si è sviluppata portando le prime locomotive e automobili, l'elettricità, le armi da fuoco.

Dopo il cliffhanger del prologo, ci si ritrova in un'atmosfera vittoriana con Waxillium Ladrian che ritorna dalle Lande per prendere la guida della propria casata dopo le difficoltà finanziarie create dallo scomparso zio ed essere costretto a stipulare un matrimonio di convenienza per risollevarne le sorti. Una situazione complicata rispetto alla vita dura ma semplice condotta nelle Lande, dovendosi muovere nel mondo dell'aristocrazia e delle sue tante regole ed equilibri da rispettare. Ancora più complicata quando a un ricevimento compaiono gli Evanescenti, autori di furti divenuti famosi in tutta la città. Wax, nonostante la promessa di aver chiuso con la vita del passato, impugna di nuovo le pistole, affiancato dall'amico Wayne. È grazie a lui e ad altri personaggi che si scoprono nuovi metalli e poteri. È grazie alla sua presenza che la storia acquisisce sfumature che ricordano Kelsier ne L'Ultimo Impero.

Le vicende non hanno la drammaticità de Il Pozzo dell'Ascensione e Il Campione delle Ere, ma mescolano mistero e investigazione in stile Sherlock Holmes e duelli in puro stile far west con l'aggiunta degli spettacolari poteri allomantici e feruchemici. Non è difficile, leggendo i dialoghi tra due personaggi, far andare la mente alle scene di C'era una volta il west di Sergio Leone con protagonisti Frank (Henry Fonda) e Morton (Gabriele Ferzetti); naturalmente non vanno esclusi i confronti a fuoco che anche qui hanno il sapore di un'epoca dove l'eroismo lascia il passo al progresso e ai meccanismi della civiltà.

Non mancano spunti di riflessioni sulla morale delle scelte, sulle complessità della vita e sullo sfruttamento di certe classi sociali rispetto ad altre, ma il tutto è amalgamato all'interno di una storia che intrattiene e diverte. Una storia che riesce a sorprendere con i colpi di scena finali, acquisendo così maggiore consistenza e valore, gettando le basi per quella che sarà una nuova trilogia del mondo dei Mistborn.

Note

1 - L'ultimo impero. Brandon Sanderson. 2009 Fanucci Editore, pag. 13

2 - L'ultimo impero. Brandon Sanderson. Fanucci 2009, pag.22

3 - L'ultimo impero. Brandon Sanderson. Fanucci 2009, pag.24

4 - L'uomo e i suoi simboli. Carlo Gustav Jung. Tea 2010, pag.180

5 - Vocabolario - Le parole dei mondi più grandi. Igor Sibaldi, pag.40. Anima Edizioni 2009

6 - L'uomo e i suoi simboli. Carlo Gustav Jung. Tea 2010, pag.180

7 - https://it.wikipedia.org/

Le edizioni dei romanzi presi in considerazione sono le prime pubblicate in Italia: L'Ultimo Impero (agosto 2009), Il Pozzo dell'Ascensione (marzo 2010), Il Campione delle Ere (aprile 2011), La Legge delle Lande (gennaio 2013).

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