Il D-Day, lo sbarco in Normandia degli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale - Quarta parte: lo sbarco della fanteria anglo-americana e le operazioni del D-Day

di Gianluca Turconi

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Arriva la fanteria!

Alle 6 del 6 giugno 1944 l'operazione anfibia alleata denominata "Overlord" era ormai vicina al suo climax. Nel pieno della notte, verso le 2.30 antimeridiane, le LSH (Landing ship Headquarters, Navi da Sbarco, Comandi Generali) Bayfield e Ancon avevano già raggiunto le 11 miglia dalle spiagge Omaha e Utah. Pochi minuti dopo, l'immensa flotta di piccole imbarcazioni, carri armati anfibi, mezzi dei genieri e ogni altro strano vascello utile per lo sbarco cominciò la sua lenta traversata verso il bersaglio designato. Per rispettare l'ordine di attaccare con la marea crescente, l'invasione avvenne in orari differenti da Ovest a Est, partendo dalle 6.30 AM di Utah Beach fino alle 7.20 AM circa della spiaggia Sword. L'avanzata americana verso le spiagge fu lenta e si protrasse per tre lunghe ore. Le Landing ship col loro fondo piatto come previsto erano difficili da governare su un mare molto agitato. Coloro che avevano passato in mare il 4 giugno raccontano che al confronto il beccheggio di quella giornata era una tranquilla gita su un lago se paragonato a ciò che dovettero passare nel D-Day. Alle 5.50 AM le navi della US Navy e della Royal Navy, che dovevano dare l'appoggio tattico alla fanteria, arrivarono nella zona delle 7 miglia nautiche dai bersagli. Da lì cominciarono il pesante bombardamento costiero che doveva servire per annichilire le difese tedesche.

Tutto sembrava procedere nella più assoluta tranquillità, quando improvvisamente sopraggiunsero 3 E-Boat (o S-Boat che dir si voglia) che riuscirono ad affondare lo sfortunato cacciatorpediniere norvegese Svenney. Sarà l'unica vittima navale alleata delle prime ore d'invasione. Pur essendo quasi insignificante, quest'attacco dimostra come la Kriegsmarine fosse a conoscenza dell'avvicinarsi della flotta d'invasione e che si fosse tentata una resistenza. La pochezza dei mezzi a disposizione e la potenza dei bombardamenti aerei alleati sui porti di Le Havre e Cherbourg consentì come unica risposta al fuoco nemico solo quella misera, ma coraggiosa, sortita di motosiluranti di cui abbiamo appena parlato.

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Lo sbarco in Normandia visto da un LST - immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia

Lo sbarco in Normandia visto da un LST - immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia.

Alle 6.30 i primi soldati americani della 4a divisione di fanteria americana cominciarono a sbarcare a Utah Beach. La risacca era minima, la resistenza tedesca ancora inferiore. Tutto si svolse come pianificato. Dieci minuti dopo il primo soldato, scese a terra il generale Theodore Roosevelt Jr, membro della famiglia Roosevelt di Oyster Bay che aveva già dato un presidente agli Stati Uniti, ma che era solo omonimo di Franklin D. Roosevelt. Egli si accorse che incredibilmente la corrente marina aveva trasportato le imbarcazioni d'assalto su una spiaggia sbagliata, più a sud del luogo previsto. Da un errore nacque il successo dello sbarco a Utah Beach. Praticamente nessuna perdita umana e dopo due sole ore, le avanguardie della 4a divisione erano già sulla strada verso S.te Mère Eglise per ricongiungersi con i paracadutisti che difendevano la zona dalla notte precedente.

Ciò che il destino sembrava aver concesso sulla spiaggia Utah, se lo riprese con gli interessi a Omaha Beach. Appena abbandonata la protezione della penisola del Cotentin, il mare era divenuto nuovamente agitato. L'avvicinamento della 1a divisione di fanteria americana era stato travagliatissimo. Alcune imbarcazioni erano affondate nella traversata portando con sé tra i gorghi gli sfortunati occupanti che nulla avevano potuto fare per salvarsi dall'annegamento. I primi plotoni che misero piede sulla spiaggia furono massacrati da una fitta pioggia di piombo proveniente dalla difesa costiera, dove era asserragliata la 352a divisione di fanteria tedesca, comandata dal generale Dietrich Kraiss. Essa, pur non essendo un'unità d'élite, aveva una resistenza incomparabilmente superiore a quella della 719a Divisione, composta per la maggior parte da anziani richiamati per necessità, che avrebbe dovuto inizialmente difendere la regione assegnata al V corpo d'invasione americano. L'avvicendamento era avvenuto solo dopo un'ispezione di Rommel nel mese di maggio. Il lassismo della truppa e la pochezza delle difese lo avevano talmente disgustato che la sostituzione degli uomini era stata pressoché immediata.

Così, per il puntiglio di un generale antinazista che però continuava a fare il proprio dovere di soldato, gli americani si trovarono ad affrontare una resistenza ben superiore a quella preventivata. Un unico elemento pare contraddistinguere le testimonianze di tutti i veterani sopravvissuti a quei primi tragici momenti. Essi ricordano con orrore imperituro come il mare fosse rosso del sangue delle persone che li avevano preceduti o seguiti e come la risacca accumulasse a poco a poco i cadaveri sul bagnasciuga. Alcuni tra questi veterani non si vergognano di dire che tremarono per il terrore. Eppure nessuno si fermò. Gli uomini continuarono a sbarcare, a correre, a scavalcare i commilitoni morti, a cercare quel poco riparo che la nuda spiaggia poteva fornire.

Se la fanteria era in crisi, molto più grave era la situazione delle truppe corazzate d'appoggio.

DD Tanks sulla spiaggia Utah durante lo sbarco in Normandia - immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia

DD Tanks sulla spiaggia Utah durante lo sbarco in Normandia - immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia.

Dei 60 DD tanks che dovevano accompagnare la prima ondata di invasione, 24 scomparvero tra i flutti del mare in tempesta. Gli altri toccarono terra solo per la testardaggine del tenente colonnello Rockwall che rifiutò categoricamente di mandare al massacro il resto della propria unità e fece arenare gli LCT, permettendo ai tanks di uscire sulla spiaggia sparando. Sarà una sopravvivenza momentanea, perché anche tra questi la quasi totalità sarà sventrata da granate da 88mm di cannoni anticarro espressamente voluti da Rommel dopo la fatidica ispezione. Gli americani erano all'oscuro di tutto ciò sebbene si fossero occupati della possibile opposizione delle batterie di artiglieria costiera. In prossimità della Punta d'Hoc (punta d'Hoe nella storiografia anglosassone), era dislocata una fantomatica batteria di pezzi da 155 mm, tanto temuta quanto quella di Merville. Essa aveva una difesa naturale che era reputata inespugnabile. Si trovava alla sommità di una scogliera di diverse decine di metri che era praticamente perpendicolare al mare. Il 2° battaglione dei Rangers americani si era addestrato per mesi sulle scogliere dell'isola di Wight e si era visto come un reparto ben preparato potesse scalare una parete di roccia di quel tipo, almeno in teoria. Nella pratica l'impresa costò la vita a circa il 20% degli americani, i quali, una volta arrivati in cima ed espugnate le casematte tedesche, si accorsero che i pezzi da 155 mm non erano altro che tronchi d'albero. Le vere armi erano state spostate verso l'interno e per la maggior parte sarebbero state distrutte nel seguito della mattinata mentre erano ancora avvolte sugli affusti di trasferimento.

A Gold, Juno e Sword, i compassati anglo-canadesi avrebbero fatto ricredere gli alleati americani. L'esercito che contava solo sconfitte (a esclusione delle poche vittorie in terra d'Africa) si catapultò fuori dai mezzi da sbarco con un impeto che travolse ogni resistenza. Certo la 716a divisione che difendeva le spiagge non era della stessa qualità degli uomini di Omaha, ma l'avanzata britannica fu incredibile. Nella mattinata del D-Day, essi allargano la propria zona d'influenza alla regione costiera di Arromanches a Ovest e di St. Aubin a Est. La cittadina di Courseulles che doveva essere conquistata nelle prime ore dello sbarco resistette incredibilmente, ma i canadesi non se ne curarono, superando l'agglomerato urbano e prendendo d'assalto le colline che dividono Bayeux da Caen. Quando il sole raggiunse il suo apice sopra l'orizzonte, la 4a divisione americana si era ormai riunita con le truppe aviotrasportate nella zona di S.te Mère Eglise e le truppe britanniche erano a una manciata di chilometri dalle prime case di Bayeux. Solo a Omaha Beach l'invasione segnava il passo. L'epopea patriottica americana, ripresa successivamente nella cinematografia hollywoodiana, racconta che a mezzogiorno del D-Day solo una manciata di uomini aveva lasciato la spiaggia sotto il comando del generale Cota, aprendosi la strada attraverso i reticolati con l'esplosivo trasportato per centinaia di metri da coraggiosi uomini del Genio sotto il fuoco pressante delle mitragliatrici tedesche.

Mentre l'azione procedeva frenetica sulle spiagge, il Comando tedesco era pervaso da un irreale senso di rassegnazione. Rommel era stato avvisato dell'attacco in Normandia solo alle 6.30 della mattina quando già a Utah Beach gli Americani calpestavo il suolo francese. Ripartì immediatamente per il fronte rinunciando al colloquio con Hitler, ormai inutile. Von Rundstedt mantenne un comportamento estremamente prudente. Non impiegò in combattimento le sue truppe migliori e le forze corazzate rimasero saggiamente nascoste nei boschi dell'Alta Normandia intimorite dalla supremazia aerea americana. In quattro punti su cinque, le truppe alleate avevano creato delle teste di ponte che andavano ben oltre le spiagge d'invasione, dove Rommel avrebbe dovuto fermarli. Seguendo i timori della volpe del deserto la battaglia per la Francia era ormai perduta, perché gli angloamericani potevano giovarsi della grande mobilità e degli approvvigionamenti illimitati che si erano accumulati in Gran Bretagna. Eppure i soldati tedeschi tamponavano con grande successo gli sforzi nemici di sfondamento e a Omaha Beach minacciavano di rigettare in mare l'invasore. Allora cosa impedì una reazione tedesca più decisa in quelle ore così cruciali? Probabilmente l'assoluta mancanza di convinzione degli ufficiali che dovevano comandare il contrattacco. Von Rundstedt era per tradizione antihitleriano, Rommel lo era divenuto dopo l'inizio della guerra contro l'Unione Sovietica e molti altri con lui. Si direbbe che essi sperassero in una vittoria degli Alleati. Non certo a livello conscio, perché tutti si adoperarono per contrastare l'invasione, ma molto probabilmente nel loro inconscio, nel soppesare quale fosse il male minore per la Germania, Hitler o la sconfitta contro gli Alleati, molti tra loro dovettero pensare che la seconda soluzione comportasse delle indiscutibili attrattive e il successivo attentato contro il Fuehrer dovrebbe confermare l'ipotesi.

A mezzogiorno del D-Day, il mondo era ancora all'oscuro di cosa stesse avvenendo sulle spiagge della Normandia. Certo, la popolazione era stata avvisata attraverso la Radio, sia in Germania sia nei paesi alleati, ma non poteva sapere come si stessero comportando gli invasori, né se il Vallo Atlantico si fosse rivelato insuperabile come aveva promesso la propaganda di Hitler. Poco dopo le dodici, Winston Churchill si presentò davanti alla camera dei Comuni inglese per tenere un aggiornamento sulle operazioni militari in corso. In gioventù era stato un apprezzato cronista di guerra, tanto da rischiare nel 1899, quando era inviato del "Morning Post" in Sud Africa, di essere fucilato dai Boeri dopo essere stato catturato e anche quel giorno seppe ammaliare con le proprie parole tutto il suo pubblico. Trascorse più di venti minuti osannando l'operato delle truppe britanniche in Italia, le quali il giorno prima avevano liberato Roma, ormai dichiarata città aperta. Ci volle una domanda precisa per ottenere la seguente laconica risposta: "L'operazione Overlord prosegue secondo i piani." La frase di Churchill erano vera solo in parte.

Gli Alleati avevano fatto grandi progressi durante la mattinata, ma la situazione a Omaha Beach era ancora preoccupante. Inoltre, con il ritorno di Rommel sul suolo francese, parve che i tedeschi si scuotessero dalla loro apatia. La 709a divisione di fanteria tedesca del generale Dollmann contrattaccò sul Merderet e per più di due ore tra le 13.00 e le 15.00, sembrò possibile che gli americani fossero ricacciati verso Utah Beach; poi, nonostante forti perdite, gli aviotrasportati della 82a e 101a divisione americana mantennero il contatto con la fanteria e fecero fallire definitivamente il contrattacco. Il Generale Kraiss dava erroneamente per fallito lo sbarco a Omaha, un errore che si rivelerò fatale per tutto il lato destro della difesa tedesca. Egli spostò le proprie riserve in direzione Est per coprire il proprio fianco da una possibile sortita delle truppe britanniche che continuavano a proseguire in direzione di Bayeux. Ciò permise agli americani di attuare un vero sfondamento in prossimità della strada di Colleville, dove degli ufficiali risoluti e fortunati fecero arenare gli  LCT 30 e LCI 54, risparmiando ai soldati e ai mezzi che li occupavano di dover affrontare direttamente il fuoco nemico. L'avanzata su quella spiaggia fu lenta e pagata con la vita di migliaia di soldati americani. Prima fu conquistata la zona delle dune in prossimità della prima linea di bunker tedeschi, in seguito. grazie a un bombardamento marino aggiuntivo della US Navy, si poté arrivare alle colline retrostanti il litorale e da lì la via era definitivamente aperta, mancando delle forze di riserva per impedire un'ulteriore avanzata.

Paradossalmente, il pericolo maggiore per l'operazione Overlord venne proprio nella regione dell'Orne, dove la vittoria alleata sembrava essere più salda. La 21a Divisione corazzata di stanza a Caen e forte di ben 127 Panzer Kw4, aveva originariamente ricevuto l'ordine di liberare la zona sinistra del fiume. Il colonnello tedesco Oppeln, comandante del 22° reggimento di carri armati di quella divisione, probabilmente di propria iniziativa, rilesse gli ordini ricevuti interpretandoli alla luce della nuova situazione tattica che si presenta davanti ai suoi occhi. Anziché proteggere Caen e ciò che rimaneva in mano ai tedeschi, egli superò il fiume Orne sull'unico ponte cittadino rimasto in piedi dopo i bombardamenti della mattina e si lanciò in direzione di Bièville. Le truppe canadesi rimasero sorprese dalla presenza di così tanti panzer e preferirono arrestare la propria avanzata e fortificarsi in attesa di rinforzi. Solo un paio di chilometri più a Ovest, il 192° reggimento dei Panzergranadiere della 21a Divisione Corazzata compiva un movimento in profondità che gli consentì di raggiungere il mare in prossimità di Luc-sur-Mer, tagliando in due le forze d'invasione britanniche. Verso le 18.00 le truppe tedesche, spossate dall'enorme sforzo del pomeriggio, si arrestarono e si misero sulla difensiva. Nella zona, entrambe le fazioni erano troppo sparse sul territorio per proteggere le proprie retrovie e attendevano pazientemente i rinforzi promessi dai propri superiori.

Sul principio, parve che fossero i tedeschi a ottenerli con maggiore sollecitudine. Hitler, svegliatosi verso mezzogiorno e informato celermente dell'avvenuta invasione, si convinse che i movimenti in Normandia non fossero altro che un diversivo in vista della vera invasione che sarebbe avvenuta a Calais. In ragione di ciò, egli vietò categoricamente a Rommel di usare la 15a Armata che dovette rimanere a protezione della città sulla Manica, ma acconsentì, per tutelarsi da ogni evenienza, allo spostamento della Panzer Lehr e della 12a Divisione Corazzata SS. Rommel ottenne queste riserve nel tardo pomeriggio e a quell'ora, su quasi tutte le spiagge, era tornata la calma. Esse erano in mano agli Alleati che già si stavano apprestando a montare i porti Mulberry e a cominciare lo sbarco delle divisioni follow up, cioè la 29a e 90a Divisione Americana e la 51a e 7a Divisione Corazzata Britannica. I tedeschi avevano poco tempo per approfittare della disorganizzazione che ancora affliggeva gli Alleati, poi tutto sarebbe stato perduto. Così alle 21.00 cominciò il viaggio della Panzer Lehr che avrebbe dovuto contrattaccare all'alba disperdendo le truppe nemiche intorno a Caen. Il viaggio della speranza della divisione tedesca è raccontato dai veterani come un'odissea. Il cielo era dominato dai Typhoons che sotto la guida di razzi illuminanti fecero strage dei mezzi corazzati, i quali, incolonnati su strade già duramente colpite, ebbero serie difficoltà a trovare un riparo. Il contrattacco previsto alle prime luci dell'alba non si verificò per tutto il giorno 7, concedendo un giorno in più ai rinforzi alleati per giungere dalla Gran Bretagna.

Operazioni di sbarco durante il D-Day in Normandia - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia

Operazioni di sbarco durante il D-Day in Normandia - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia.

Probabilmente l'attacco non sarebbe servito in ogni caso. Pur non esistendo delle cifre precise sul numero esatto di uomini e mezzi sbarcato nel D-Day, rifacendoci al numero degli effettivi delle divisioni impegnate il giorno dell'invasione si può congetturare che il giorno dell'invasione toccarono il suolo francese circa 155.000 uomini delle forze alleate. Gli obbiettivi previsti dal piano originario non erano stati raggiunti, anzi, nelle posizioni intorno a Omaha Beach, le conquiste si limitavano a un paio di chilometri di terreno sabbioso. Caen rimaneva ancora in mano tedesca e con essa il suo vitale aeroporto. Cherbourg era potentemente difesa e non avrebbe mai concesso le proprie strutture portuali intatte. Ciononostante il Vallo Atlantico era stato forzato in cinque punti e, elemento ancor più importante, tutto il mondo libero era a conoscenza che le Democrazie tanto vituperate da Hitler, avevano cominciato la propria marcia sul continente europeo. Fu il riaccendersi della speranza nelle popolazioni delle nazione occupate il più grande risultato di "Overlord". Essa fu testimoniata nel proseguo della guerra dal crescente sentimento antitedesco che andò ad alimentare tutte le formazioni partigiane a partire dai maquis francesi che la sera del 6 giugno 1944 seppero, al di là di ogni menzogna della propaganda nazista, di non essere più soli nella lotta per la riconquista della libertà.

Fonti e letture consigliate:

"D-Day, June 6, 1944: The climactic battle of World War II" di Stephen E. Ambrose, Ambrose-Tubbs, Inc;
"La Seconda Guerra Mondiale" di Raymond Cartier;
"La seconda guerra mondiale" a cura di Cesare Salmaggi e Alfredo Pallavisini, Arnoldo Mondadori Editore.

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