Spacefood

fantascienza

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Spacefood, fantascienza dello scrittore Andrea Coco

Titolo: Spacefood
Autore: Andrea Coco
Genere: Fantascienza
Costo: Euro 12,75 (versione cartacea)

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Anteprima del testo

CAPITOLO UNO Il "Ristorante che non c'è"

(pag. 33 - 43)

Il sole tramontava dietro i palazzi, infuocando il cielo e facendo luccicare i tetti degli edifici di New Baile Átha Cliath. Nuvole bianche, appena colorate di un rosa purpureo, decoravano la volta celeste, rispecchiandosi nel New Liffey, che scorreva placido verso il mare. In alto già comparivano le prime stelle, mentre a ponente tramontava Martello's Tower I, pallido spettro di un giorno che moriva, e dal lato opposto del cielo sorgeva Martello's Tower II, ambasciatore della notte.

Infine, in lontananza, si vedeva il mare turchese prendere fuoco via via che la stella si avvicinava al filo dell'orizzonte. Tra poco la notte avrebbe ammantato la città con la sua cappa buia e nel cielo si sarebbero viste soltanto le nuvole bianche, illuminate dall'astro d'argento, che le avrebbe fatte somigliare a tante astronavi fantasma, circondate da stelle tremolanti.

Era senza dubbio un bel tramonto, magnifico se osservato dai tetti del grattacielo che ospitava il "Times of Hibernia", un privilegio che solo poche persone potevano avere. Aner Sims era ovviamente tra queste. Stravaccato dietro la sua postazione di lavoro, con la testa sostenuta da un braccio, osservava il panorama e sognava. Più il sole calava e più lui sprofondava in languidi pensieri.

Era stata una bella giornata, quanto il tramonto. Aveva consegnato tutti i pezzi al suo capo, che si era complimentato con lui per l'ottimo lavoro, e non aveva litigato con nessuno. Nessun ristoratore aveva chiamato per lamentarsi per il punteggio troppo basso o il giudizio troppo critico assegnatogli, nessun lettore bilioso o saccente lo aveva disturbato con i suoi consigli o le sue lagnanze.

Nessun collega aveva sparlato di lui o era salito fin lassù per litigare. Nulla sembrava essere in grado di rompere quella pace interiore, nemmeno i quadri animati dei precedenti critici gastronomici, attaccati sulle pareti del lungo corridoio che portava alla sua stanza.

Ogni critico aveva donato la sua memoria professionale consentendone il salvataggio in una teca multimediale animata, così che chiunque gli fosse passato vicino sarebbe diventato il bersaglio di domande irrispettose e commenti caustici. Avevano lasciato da tempo il giornale, in alcuni casi anche il mondo materiale, ma i cloni cibernetici non lo sapevano e tutti si comportavano come se fossero ancora in servizio.

«Dove vai? Con chi vai? Ma sei sicuro che valga la pena di recensire quel locale? Ho letto il tuo articolo: fa schifo! Non capisci niente di cucina» e così via. Da parte sua Aner si divertiva a farli soffrire, mostrando loro il suo pranzo e facendogli annusare l'odore del cibo, dopodiché si congedava per andare in stanza a mangiare. Per fortuna quel coro di suocere virtuali non faceva distinzioni e rivolgeva le proprie attenzioni a chiunque, ottenendo l'effetto di scoraggiare qualsiasi visita. Grazie alla loro saccenteria, Aner Sims stava in grazia di Dio, viveva in un eremo a stretto contatto con il cielo.

Forse era la solitudine a farli parlare in quel modo... ma a lui non gliene importava nulla - nessuno li aveva obbligati a lasciare un tale ricordo di sé - e men che mai quel pomeriggio.

Pensava, dormiva, sognava. Immaginava il ristorante dove avrebbe dovuto portare il suo cliente, la persona che aveva vinto l'asta di beneficenza bandita dal giornale. Ogni anno "The Times of Hibernia" metteva in palio una cena con il proprio critico gastronomico e se l'aggiudicava chi avesse offerto la somma più alta, puntualmente devoluta a qualche istituzione benefica.

Non aveva ancora deciso in quale Girone VI avrebbe condotto, novello Virgilio, il vincitore, che aveva pagato una fortuna l'onore di uscire con lui.

«Potrei portarlo al "Ristorante sul Tetto del Mondo"» pensava fra sé, guardando la bottiglia di vino oramai vuota. «No, troppa scena e poca sostanza. Allora al "Pozzo di Ur"... naahh, troppo cibo e poca sostanza. Potrei... potrei...».

Preso dai suoi pensieri, non si accorse che un incrociatore leggero intergalattico stava atterrando di fronte al grattacielo. La sagoma del velivolo oscurò per un attimo la luce che inondava la stanza e l'impatto con il suolo fu così brusco che l'edificio vibrò e il portapenne si rovesciò sul tavolo. Un paio di penne, spaventate, presero il volo e se ne andarono altrove.

«Perbacco!» pensò. «Questo Passito da Estasi regalatomi da Nando Carsilian e Yukie Roz fa miracoli. Percepisco avvenimenti lontani migliaia di miglia. Dunque, ma dove diamine lo porto questo spendaccione egocentrico?».

Certo, il Passito delle Alpi di Zinc, raccolto con aviomobili dotate di gerle, che raggiungevano i vitigni situati sulle pareti scoscese delle montagne dai riflessi azzurrini, espandeva sì le percezioni sensoriali, ma nel suo caso il problema era un altro... di natura alcolica.

Se naufragar m'è dolce in questo mare, Aner era senza dubbio cullato da onde così dolci da non fargli vedere o sentire quanto stesse avvenendo attorno a lui e in particolare l'arrivo di un titano che indossava una corazza spaziale. Questi, mediante una piattaforma anti-gravità, aveva raggiunto il penultimo piano e grazie a una pistola disintegratrice si era aperto un varco nelle mura dell'edificio.

Zwaaap, zwaaap faceva l'arma, mentre scioglieva le pareti del grattacielo.

«E questo chi è?» si erano domandati i colleghi della cronaca nera, che fino a quel momento avevano tenuto la testa china sui video terminali delle postazioni di lavoro.

«Fuggite, o mortali!» aveva risposto il metallico essere. «O sarà peggio per voi. Io sono Sun il Disintegratore» e sottolineò il suo epiteto roteando per aria il braccio armato, mentre con la testa scuoteva l'elmo coronato che spandeva attorno un'aurea dorata.

L'invito era stato prontamente raccolto dai presenti, che avevano abbandonato l'open space a gambe levate.

«Ma dove andate?» aveva esclamato Jan, il redattore capo, appena arrivato, richiamato dal trambusto. «Avete la fortuna che il lavoro viene a trovarvi e voi ve ne andate?».

«Intervistalo tu» aveva risposto la segretaria di redazione, fuggendo giù per le scale d'emergenza. «Io sono troppo impegnata a fare i 171 piani che mi separano dall'uscita».

«Ho capito, ci penso io». Si rivolse ai sottoposti che si erano rifugiati nelle stanze vicine: «Guardate come si gestisce un caso difficile».

Entrò nel locale.

«Salve, io mio chiamo Jan Country e sono il redattore capo della cronaca nera del "Times of Hibernia". E tu come ti chiami?».

«Sunnn!» urlò illuminandosi e facendo fuoco con la pistola disintegratrice, che questa volta fece uno zwap più corto.

«P... piacere» replicò Jan tramortito. Il raggio disintegratore si era limitato a polverizzargli i vestiti, lasciandolo in mutande.

«Dov'è Aner Sims?» tuonò.

«Al piano superiore» rispose alquanto sollevato, consapevole di essere ancora vivo e soprattutto molto felice di apprendere che il visitatore non stesse cercando nessuno della cronaca nera. «Ci si arriva seguendo il corridoio. Se vuole posso accompagnarla».

«Viaaa!» ringhiò l'irascibile titano, che a colpi di zwaaap si aprì la strada fino a raggiungere il corridoio in questione.

Il redattore capo, invece, prese un'altra direzione: le scale di emergenza.

«Qualcuno dovrebbe fermarlo» suggerì uno dei ragazzi a Jan Country. «Altrimenti Sims farà una brutta fine».

«Ma vuoi scherzare? Quello sarà un cuoco infuriato per una recensione troppo dura. Tutto quello che posso fare è avvertire la Garda, la polizia».

Nel frattempo Sun il Disintegratore aveva raggiunto i quadri animati, che lo osservavano con un'espressione schifata.

«E tu dove pensi di andare così ben vestito, mio bel damerino?» aveva esordito Melinda Lisetta.

«Ma guardatelo» aveva commentato Oscar García. «Si è vestito così perché almeno non si sporca!».

«Macché» aveva aggiunto Tour Crastan. «È il vestito della festa».

Risero tutti, ma non poterono aggiungere altri commenti perché Sun disse la sua: zwaaaap, zwaaaap, zwaaaap e nel giro di pochi secondi i critici gastronomici erano andati in pensione. Stavolta per sempre.

Un ultimo zwaaap e la porta che si trovava alla sinistra di Aner Sims scomparve.

Sun il Disintegratore entrò nella stanza e si fermò davanti a lui.

Aner smaltì lo stato di estasi in un secondo e assunse una posizione più consona al ruolo di critico gastronomico del più importante giornale multimediale del pianeta.

«Seguimi» ordinò Sun.

«Sei una qualche divinità?» domandò Aner.

«No» rispose e con il guanto sinistro schiacciò un pulsante che si trovava sull'avambraccio destro. La corazza si dissolse e davanti a lui comparve l'inimitabile Augusto "Rock" Parboni: fiero cipiglio, divisa da alto ufficiale con le tre fasce dorate ai polsi, i capelli a spazzola color dell'argento, l'incarnato rosa porcello e l'occhio azzurro limpido stralunato. Il solito Augusto "Rock" Parboni di sempre.

«Ah!» esclamò Aner. «Chi si rivede».

«Seguimi» ripeté.

«Ma il servizio militare l'ho già espletato».

«E dove?».

«Museo storico della navigazione astrale a Cloud City».

«Imboscato!».

«In effetti...».

«Seguimi. Sei mio».

«Veramente io sarei rigidamente eterosessuale».

«Ma che hai capito!» e con voce tuonante aggiunse: «Io sono la persona che si è aggiudicata l'asta di beneficenza ovvero la cena con il critico gastronomico».

«Ahhh!». Aner si stravaccò di nuovo sulla sedia.

«Basta, seguimi». L'altro, con uno zwap, disintegrò la sedia.

Aner cadde con un tonfo, ma, per fortuna, il pavimento era ancora al suo posto.

«Ciò non è affatto divertente. Inoltre l'appuntamento è previsto per domani e non ho ancora deciso dove andare».

«L'ho deciso io».

«Ma come ti permetti?».

Augusto gli puntò la pistola disintegratrice contro il petto. Aner tacque.

Parboni era pur sempre un personaggio da prendere con le molle.

«Andiamo al "Ristorante che non c'è"».

Aner Sims rimase a bocca aperta. «Dove?».

«Al "Ristorante che non c'è"».

«Tu sai dove si trova il locale, famoso perché non si trova in nessun luogo?».

«Certo che so dove si trova il ristorante che non si trova... ehm che non c'è. E partiamo adesso».

«Tu conosci la strada che porta in quel luogo?».

«Sì. E dobbiamo muoverci, altrimenti faremo tardi».

«In tal caso...».

Aner prese la sua giacca multifunzionale, il computer da polso, appoggiò la mano al comando di apertura della porta e per poco non cadde per terra: si era dimenticato che la porta era stata appena vaporizzata.

«Forse per scendere è meglio utilizzare la mia piattaforma antigravità» propose Augusto.

«Forse».

«Si torna all'astronave».

«Subito» replicò la macchina, ben felice di sbarazzarsi di un peso doppio.

Mentre scendevano, Aner si rese conto che la meravigliosa astronave, il Bucaniere delle Stelle, era atterrata sul Bar del Porto, radendolo al suolo.

«Augusto, non potevi scegliere un posto migliore dove fermarti? Probabilmente, oltre a distruggere il bar, hai ammazzato qualcuno».

«Impossibile. Ho lanciato tre squilli di preavviso e per essere convincente ho utilizzato le trombe di Gerico. Sono usciti tutti allo scoperto come topi da una nave che affonda. Inoltre, ho utilizzato il rivelatore di vite umane e inumane per verificare che dentro non fosse rimasto qualcuno».

«Però hai pur sempre distrutto un locale».

«Un locale carissimo. Pensa che un caffè veniva a costare dieci pangee».

«Perbacco, un furto. Bisognerebbe farli chiudere immediatamente».

«Già fatto».

«Hai ragione».

«In tal caso possiamo andare».

«Direi proprio di sì. Anche perché mi sembra di intravedere un gruppo di persone che si sta avvicinando a noi con fare vagamente minaccioso. Forse è meglio che prendiamo il volo».

Era successo che attorno ai resti del costosissimo locale si erano radunati gli ultimi avventori del bar e quanti per motivi affettivi e d'interesse erano soliti frequentarlo. L'ora tarda li aveva portati là a prendere un aperitivo, che per causa di forma maggiore sembrava destinato a esser rimandato a una data non ben precisata.

Alla comitiva si era poi aggiunta la polizia, la Garda, che aveva deciso di sospendere per un attimo, ma solo per un attimo, la ricerca di un critico gastronomico - era pur sempre un giornalista, poteva aspettare - rapito da un fantomatico Sun, per capire chi mai fosse quel barbaro che aveva appena cambiato il panorama del salotto buono della città. Quando finalmente compresero che Sun il Disintegratore, il Bucaniere dello Spazio e il demolitore del Bar del Porto, erano la stessa persona, trovarono quella deviazione molto interessante. E chiamarono i rinforzi.

«Qualcosa mi dice che ce l'hanno con noi» osservò Aner. «Decolliamo».

«Ma neanche a parlarne. Io non mi faccio intimorire. Adesso gliene dico quattro».

«Sembrano molti e molto arrabbiati».

Il commento di Sims era giunto troppo tardi. Parboni, ripreso l'aspetto di Sun, si era fatto avanti e, brandendo la pistola disintegratrice, aveva esordito dicendo: «Argh! Sono Sun il Disintegratore, andate via comuni mortali».

E quelli non furono da meno: «Grrr! E noi siamo dei clienti infuriati. Se non ricostruisci il Bar del Porto così com'era ti disintegriamo noi». Cominciarono a volare le prime pietre.

Uno squillo della sirena e anche gli agenti della Garda vollero dire la loro.

«Sun il Demolitore, sei in stato d'arresto. Per occupazione di suolo pubblico, distruzione non autorizzata di esercizio commerciale, disturbo della quiete pubblica e sequestro di giornalista. Se ti arrendi di tua spontanea volontà...».

«Argh! Il mio nome è Sun il Disintegratore. Sun non si arrende mai. Sun è nemico dei baristi disonesti. Sun...».

Nessuno seppe mai quale altra virtù celasse Sun sotto la sua corazza, poiché un fitto lancio di pietre accolse il commento negativo a riguardo delle scarse virtù morali dei barman.

«Credo che non abbiano gradito l'idea di dover rinunciare al loro aperitivo serale» osservò Aner salendo a bordo dell'astronave, che di sua iniziativa aveva acceso i motori antigravità.

«Peccato, hanno perso un'occasione per risparmiare dei soldi» pensò ad alta voce Augusto.

«E noi stiamo per rischiare di perdere qualcosa di più importante. Fuggiamo».

«Sì, hai ragione. Computer di bordo: decollo immediato».

«Volentieri» rispose questi con voce garrula. «Mi stavo cominciando ad annoiare. Allacciate le cinture di sicurezza, che effettuo un decollo verticale. A proposito, io mi chiamo Orazio, il computer più loquace dello spazio».

E fu così che il Bucaniere delle Stelle si alzò verticalmente, leggero come una libellula, finché, raggiunta la quota riservata all'iperspazio, scomparve sotto gli occhi di tutti.

L'evento provocò parecchio subbuglio a New Baile Átha Cliath, sia tra i quartieri eleganti a nord del New Liffey che quelli residenziali a sud del fiume. Inoltre la redazione centrale del "The Times of Hibernia" fu costretta a rifare l'apertura del giornale - dopotutto un evento del genere meritava la prima pagina - nonché diverse pareti e alcune porte della redazione.

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