5 Dicembre 1952, The Big Smoke

a cura di Lory Cocconcelli

Ciò che l'esperienza e la storia insegnano è questo: che uomini e governi non hanno mai imparato nulla dalla storia, né mai agito in base ai principi da essa edotti. (Georg Wilhelm Friedrich Hegel)

Il 5 Dicembre 1952 una cortina di smog avvolse le strade di Londra. Nessuno si sorprese, la città era abituata alla cappa grigiastra di inquinamento e nebbia che oscurava il cielo. Probabilmente, per i londinesi, gli effetti collaterali del massiccio utilizzo del carbone erano il prezzo da pagare in cambio dei posti di lavoro legati all'industria e al comfort delle loro abitazioni. Ma quel giorno del 1952, quel prezzo lievitò. Ciò che accadde scaturì in uno dei più gravi disastri ambientali del Regno Unito, ricordato con il nome di Big Smoke (il Grande Smog), evento che diede impulso alla moderna coscienza ambientalista.

Londra 1952 - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Londra 1952.

Il 6 Dicembre il cielo si fece giallo, l'aria divenne fetida e irrespirabile, e la visibilità sulle strade si ridusse a pochi metri. Nessun mezzo fu più in grado di circolare, solo la metropolitana rimase in funzione. Le autorità chiusero scuole, teatri, cinema e aeroporto. Nei giorni che seguirono, la situazione restò pressoché immutata.

Il 10 dicembre il Grande Smog cessò, lasciando dietro di sé un bilancio catastrofico. 150.000 persone furono ospedalizzate, 12.000 morirono in seguito a gravi infezioni dell'apparato respiratorio e/o ipossia per essersi esposte all'aria.

Quattro anni dopo, malgrado le resistenze del Primo Ministro Winston Churchill, il Governo del Regno Unito emanò il Clear Air Act con l'intento di limitare le emissioni in aria di sostanze inquinanti, imponendo la costruzione di nuove fabbriche al di fuori del centro della città e, tra le altre misure, aumentando l'altezza dei camini. Il Clear Air Act fu uno dei primi provvedimenti legislativi a riconoscere la gravità del problema dell'inquinamento dell'aria. A esso ne seguì un altro nel 1968, successivamente ai nuovi episodi di nebbie di smog che si verificarono tra la fine degli anni '50 e l'inizio dei '60.

Facendo un passo indietro nel tempo, verrebbe da chiedersi se quella non fu una tragedia annunciata. Perché già nel 1905, in un convegno che si tenne proprio a Londra, per la prima volta furono evidenziati i rischi dell'inquinamento atmosferico legati a fenomeni climatici che si manifestavano durante i mesi più freddi, quando la nebbia tratteneva gli inquinanti nelle sue minuscole gocce, ingabbiandoli negli strati più bassi dell'atmosfera. Fu a quel convegno che nacque il termine smog - dalla fusione delle parole smoke (fumo) e fog (nebbia). Per dare una definizione più tecnica, una sorta di "aerosol" in cui le particelle umide dell'aria incorporano polveri sottili (PM10) e ultrasottili (PM2.5) derivanti dalla combustione di carbone, biomasse, benzina e altri inquinanti. Il rispettivo superamento della soglia di 40 e 25 mcg per metro cubo d'aria rende queste polveri pericolose per l'uomo.

Cosa accadde e perché, durante quei cinque interminabili giorni del 1952?

Ebbene, per una serie di coincidenze, le sostanze inquinanti che di solito avvolgevano Londra si trasformarono in un mix letale. Furono giorni molto freddi, le stufe a carbone per il riscaldamento delle abitazioni lavorarono a pieno regime e le loro emissioni andarono a sommarsi a quelle delle ciminiere industriali. Un quanto mai intempestivo anticiclone delle Azzorre portò sulla città una cappa d'aria calda che intrappolò al suolo quella fredda, impedendo la ventilazione. In sostanza si formò un'inversione termica che limitò il rimescolamento verticale dell'aria. La formazione della nube tossica che gravò nel cielo londinese fu caratterizzata dalla presenza di varie sostanze. Tra queste, il biossido d'azoto e il biossido di zolfo, i quali, interagendo in quelle particolari condizioni atmosferiche, si trasformarono in solfato. E' dimostrato che la nebbia di quei giorni fu densa di solfato - un componente del particolato, prodotto dalla combustione di combustibili fossili nonché principale agente chimico delle piogge acide.

In base agli studi effettuati in seguito a quella catastrofe è emerso che in presenza di determinate condizioni atmosferiche, un evento come quello di Londra del 1952, oggi potrebbe manifestarsi ovunque, nei cieli della Cina (dove si trovano 16 delle 20 città più inquinate al mondo e dove secondo uno studio del Berkeley Earth statunitense muoiono circa 4.000 persone al giorno), in India, oppure a Milano o nella pianura padana dove i parametri di PM10 e PM2.5 insieme al monossido di carbonio, biossido di azoto e di zolfo, sforano spesso i limiti consentiti stabiliti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo quanto pubblicato nel rapporto del 2016 (relativo all'anno 2013) sulla qualità dell'aria da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, in Europa sono 467.000 i decessi su base annua imputabili all'inquinamento.

Quanto alla Cina, pare che in seguito agli studi compiuti sul Big Smoke, abbia ridotto le emissioni di biossido di azoto e ammoniaca proprio per evitare la formazione di solfato, anche se con gli altri inquinanti non se la sta cavando troppo bene. Si pensi che a Pechino, in alcuni periodi dell'anno, la densità delle polveri sottili tocca i 300/400 mcg per metro cubo d'aria.

Un'altra immagine di Londra nel 1952 - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

Un'altra immagine di Londra nel 1952.

Londra oggi

Circa un anno fa, nell'aprile del 2016, il livello di inquinamento della città si innalzò a causa di una nuvola di sabbia e polvere del Sahara che colpì il sud-est del Regno Unito. Quella nuvola non dipese solo da fenomeni naturali bensì anche dal biossido di azoto derivante dai fertilizzanti utilizzati in agricoltura (come sostenuto dagli studi del Centre for Ecology and Hydrology), unitamente ai gas di scarico dei veicoli e a quelli derivanti dalla combustione delle biomasse. Nei primi 8 giorni del 2016, Londra superava i limiti legali dell'inquinamento per l'intero anno. Nel centro della città più di 3.000 decessi all'anno sono attribuibili a cause ambientali. Gli studiosi del King's College, che si occupa di monitorare quotidianamente la situazione dell'ambiente, hanno previsto che in mancanza di misure significative i livelli di inquinamento si estenderanno ulteriormente. Gli attivisti ambientali chiedono a gran voce misure urgenti, la cui attuazione è prevista dal Comune entro il 2025 - carburanti a impatto zero per i mezzi pubblici, introduzione massiccia di mezzi elettrici e stanziamento di fondi per la promozione e lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile. Ma fino ad allora?

Al momento le particelle di PM2.5 sono in crescita in 30 quartieri su 33 - il PM2.5 è da attribuire ai motori diesel, all'agricoltura, al traffico navale e da ciò che viene soffiato sul Regno Unito dall'esterno. Il Comitato sugli Effetti Medici degli Inquinamenti Atmosferici stima che le morti premature causate dagli agenti inquinanti nel paese potrebbe addirittura raggiungere le 60.000 unità all'anno.

E' insensato continuare a confidare nel mito di una crescita illimitata, misurata in base a quel Dio-feticcio che è il prodotto nazionale lordo: una crescita che oltretutto provoca (in termini di rifiuti, desertificazione, inquinamento, consumo del territorio, eccetera) ingenti costi sociali. (Antonio Cederna)

Conclusione

Dalla rivoluzione industriale in poi, l'inquinamento è stata una costante in crescendo che ha causato enormi problemi sanitari e ingenti costi sociali. Il mondo, inseguendo la logica del profitto, non si è preoccupato che di mercato, produttività e competitività. La tragedia del 1952 di Londra non fu sufficiente a far maturare una volontà politica a livello europeo per arginare il fenomeno, ma se allora i tempi potevano essere prematuri, ora, anche a causa dei mutamenti climatici degli ultimi anni, la consapevolezza di dover invertire la rotta è maturata su scala globale. Purtroppo, però, il rispetto dei protocolli internazionali di sostenibilità ambientale che si sono susseguiti nel tempo non ha sempre trovato un riscontro tangibile. L'appeal dell'economia pare essere più forte di una sana cultura volta a preservare la vita umana e quella del pianeta. E ce lo dimostra, in queste ultime settimane, la politica del nuovo Presidente americano che già in campagna elettorale aveva definito le teorie sul cambiamento climatico una «bufala». «Con me si mette fine alla guerra al carbone» ha dichiarato Donald Trump, intenzionato a smantellare le politiche ambientali del suo predecessore.

I ridicoli quanto inefficaci provvedimenti sporadici dei singoli paesi - come ad esempio il blocco domenicale una tantum della circolazione dei mezzi privati dello scorso febbraio in alcune Regioni italiane - sono la dimostrazione che si continua a speculare sull'ambiente. Viene quasi da pensare che in occasioni come quella, il nostro paese si preoccupi più delle sanzioni UE per gli sforamenti del particolato che della salute dei suoi cittadini. Eppure la nostra Costituzione riconosce il diritto alla salute definendolo un diritto fondamentale dell'individuo. Diritto che avrebbe dovuto uscire rafforzato dalla Legge del 22 maggio 2015, che introduceva nel codice penale un nuovo titolo dedicato ai "Delitti contro l'ambiente". E che ambiente e salute vadano a braccetto, non è un segreto per nessuno. Dulcis in fundo, un'aspra ciliegina sulla torta: se i dati che riguardano la mortalità di Londra fanno rabbrividire, meglio non guardare quelli relativi ad alcune città italiane del Nord!

Sitografia

http://www.repubblica.it/

https://www.londradavivere.com/

https://www.avvenire.it/

http://www.ecodallecitta.it/

http://www.ilpost.it/

http://motherboard.vice.com/

sito internet Gazzetta Ufficiale - legge 22 maggio 2015, n. 68 Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente.

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