Tre spaventose creature di Natale: Krampus, Yule Cat, Tokoloshe

a cura di Gianluca Turconi

Tre agghiaccianti leggende metropolitane legate al Natale hanno origine in continenti e regioni distinti, fondendo l'orrore soprannaturale con presunti eventi reali. Queste storie - Krampus dall'Europa (Austria), lo Yule Cat dal Nord America (tramite la diaspora d'emigrazione islandese verso gli Stati Uniti) e il Tokoloshe dall'Africa (Sudafrica) - hanno terrorizzato generazioni attraverso la tradizione orale e i media moderni. Ciascuna di esse persiste come racconto ammonitore durante le festività natalizie, mettendo in guardia dai castighi i bambini cattivi in mezzo all'allegria festiva.

Krampus (Europa - Austria)

Krampus del Passo Morzger in Austria - Immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported, fonte Wikimedia Commons, utente Fährtenleser
Krampus del Passo Morzger in Austria.

Krampus emerge nel folclore alpino come controparte demoniaca di San Nicola, tormentando i bambini il 5 dicembre, nella Krampusnacht, la notte del Krampus, appunto. La storia si svolge con San Nicola che ricompensa i bambini buoni con regali e dolci, mentre Krampus - cornuto, peloso, con zoccoli fessi e catene - arriva più tardi, frustando i cattivi con rami di betulla, infilandoli in un sacco o trascinandoli all'inferno per divorarli. Raccontata attorno al focolare o in rumorose parate di strada con artisti in costume che schioccano fruste, mette in guardia dalle conseguenze morali delle cattive condotte.

Questa leggenda si è evoluta dai riti pagani precristiani nel XVII secolo in Austria e negli Stati circostanti, fondendosi con le tradizioni cristiane di San Nicola nel contesto degli sforzi della Controriforma cattolica per demonizzare i rituali superstiziosi. Nel XIX secolo, cartoline e giornali diffusero vivide rappresentazioni, amplificando il suo status di leggenda metropolitana attraverso i racconti degli immigrati in America. La repressione post-seconda guerra mondiale sotto l'influenza della Chiesa è svanita, ma la rinascita del XXI secolo attraverso festival a Salisburgo e film come “Krampus” (2015) ha consolidato la sua inquietudine globale.

Alcuni elementi sembrano veritieri: i documenti storici confermano che le processioni "Perchtenläufe" del XVII-XVIII secolo in Tirolo vedessero la partecipazione di figure mascherate che punivano i devianti sociali, radicate in autentiche usanze alpine. Le immagini demoniache attingono alle autentiche paure dei processi alle streghe. Le falsità, invece, includono il cibarsi di bambini, esagerato per spaventare; le moderne scorribande di Krampus sono eventi consensuali per adulti, non rapimenti. In realtà non esistono rapimenti verificati, anche se le frustate con catene riecheggiano le punizioni corporali documentate per reati minori.

Yule Cat (Nord America - Stati Uniti, diaspora islandese)

Rappresentazione artistica dello Yule Cat - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet
Rappresentazione artistica dello Yule Cat.

Il Jólakötturinn, o Yule Cat, il Gatto di Natale, si aggira nelle comunità islandesi-americane la vigilia di Natale, in luoghi come lo Stato di Washington e il Minnesota. Si tratta di un gigantesco gatto nero che divora chiunque non riceva vestiti nuovi in regalo per Natale. Ricordato nelle riunioni di famiglia e nei forum online, la bestia, con occhi ardenti e artigli affilati come rasoi, risparmia chi riceve regali alla moda, ma fa a pezzi i poveri, il cui sangue macchia la neve mentre le luci delle feste lampeggiano. Le versioni statunitensi aggiungono colpi di scena urbani, come il gatto che si aggira nei centri commerciali alla ricerca di acquirenti ingrati.

Nata nell'Islanda del XIX secolo, tra inverni rigidi, la storia è arrivata in Nord America con gli immigrati del XX secolo, evolvendosi nelle città di boscaioli dove le leggende attribuivano la crisi economica alla maledizione del gatto. I creepypasta, racconti brevi dell'orrore diffusi online, e i podcast horror degli anni '80 l'hanno ulteriormente urbanizzata collegandola alla calca del Black Friday; negli anni 2010, i video di TikTok e le leggende delle band metal l'hanno diffusa a livello nazionale, fondendosi con i miti di Babbo Natale per un doppio terrore.

Le verità confermate: l'usanza islandese del "Jólabókaflóð" è legata alle testimonianze del XIX secolo relative ai doni di vestiti che impedivano la morte per ipotermia anche nelle zone rurali degli Stati Uniti. Le saghe vichinghe menzionano gatti di grandi dimensioni derivanti dall'incontro con le linci. I miti esagerano - ovviamente non ci sono uccisioni confermate da parte di gatti a Natale - ma esistono parallelismi reali. Durante la Grande Depressione degli anni '30, alcune famiglie del Minnesota mangiarono gatti per sopravvivere, ribaltando la narrazione. Quindi non ci sono attacchi di bestie verificati, solo metafore di carestia.

Tokoloshe (Africa - Sudafrica)

Il Tokoloshe - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet
Il Tokoloshe.

Nelle township sudafricane come Soweto e la periferia di Città del Capo, il Tokoloshe, un malvagio spirito acquatico, si presenta durante il Natale, evocato dai sangoma (stregoni) gelosi per sabotare i banchetti delle feste. La leggenda descrive un folletto peloso, simile a un nano, con un pene gigante che usa come arma, che si intrufola nelle case durante la messa di mezzanotte per strangolare i bambini addormentati, avvelenare i dolci o possedere i festaioli al fine di scatenare violente risse sotto la Croce del Sud. Gli anziani ne sussurrano davanti ai fuochi del braai (tradizione sudafricana simile al barbecue), avvertendo gli ubriachi di stare attenti alle sue risatine.

Le radici di questa creatura affondano nel folclore zulu e xhosa, ed è diventata una leggenda metropolitana negli slum urbani degli anni '70, durante l'apartheid (segregazione razziale della popolazione di origine africana), quando la carenza di razioni natalizie alimentava storie di creature che rubavano gli aiuti alimentari. Dopo il 1994, si è diffusa attraverso i tabloid che attribuivano gli omicidi durante le festività alle possessioni di Tokoloshe, amplificate dalle bufale dei social media degli anni 2010 che mostravano "avvistamenti" sfocati durante i canti natalizi a lume di candela. Film come quelli horror locali e catene virali su WhatsApp lo mantengono vivo, legando la paura soprannaturale ai mali sociali.

Nucleo fattuale: Tokoloshe attinge da vere credenze animiste documentate nelle etnografie del XIX secolo, con segnalazioni di "nani malvagi" nei fascicoli della polizia dell'Eastern Cape relativi a crimini rituali. I picchi di violenza durante il periodo natalizio sono reali: le statistiche sudafricane mostrano che i tassi di omicidio durante le festività raddoppiano a causa dell'alcol e delle tensioni familiari. Parti false: non ci sono attacchi verificati con armi a forma di pene (!!!); le possessioni sono spiegazioni culturali per crisi di salute mentale o abusi domestici, non letterali. Gli avvelenamenti durante i braai risalgono alla manomissione del cibo in vere rivalità tra township, esagerate fino a diventare un mito.

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