L'ultimo ruggito della Germania nazista

di Gianluca Turconi

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L'offensiva tedesca sulle Ardenne durante l'inverno del 1944 si può considerare come l'ultimo inaspettato sussulto della Germania ormai condannata alla sconfitta. Fu davvero così o l'attacco avrebbe potuto produrre sconvolgimenti tali nelle linee alleate da rendere inefficaci addirittura le vittorie ottenute dopo lo sbarco in Normandia?

Truppe della 82nd Airborne division americana avanzano in una tormenta durante la battaglia delle Ardenne - immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia

Truppe della 82nd Airborne division americana avanzano in una tormenta durante la battaglia delle Ardenne.

Per comprendere la genesi dell'offensiva tedesca nelle Ardenne è necessario fare un passo indietro nel tempo e passare dal Dicembre 1944, mese in cui ebbe inizio, all'autunno dello stesso anno. Nel Settembre 1944 gli alleati, finalmente usciti dalle sacche in cui erano stati costretti fin dallo sbarco in Normandia, grazie alla loro superiorità aerea e alla grande mobilità delle truppe di terra, avevano bruciato le tappe dell'avanzata verso la Germania nazista. Il 1° Settembre i canadesi si erano impadroniti della città di Dieppe, dove nel 1942 molti loro connazionali avevano perso la vita in un primo inutile sbarco sulle coste francesi. Il secondo giorno dello stesso mese gli inglesi varcano la frontiera belga e avanzano fino a Tournai e il giorno successivo fanno un trionfale ingresso nella capitale Bruxelles. Il cinque, più a sud, arrivano fino a Sedan, mentre l'armata americana sotto la spinta del generale Patton libera Nancy e il giorno sei la 1a Armata americana raggiunge la linea Tirlemont-Namur e successivamente il canale Albert. In una sola settimana gli alleati riconquistarono tutti i territori ottenuti dalla Germania durante la campagna di Francia.

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Tuttavia, dietro alle folgoranti vittorie si celava un pericolo particolarmente insidioso.Il fatto di aver allargato il fronte dalla manica fino al confine con la Svizzera doveva per forze di cose comportare un efficiente servizio di comunicazioni e di approvvigionamento. Esso fu inizialmente garantito dalla cosiddetta "Red Bail Highway" una strada che prendeva il nome dal cerchio rosso che la contraddistingueva sulle carte dello stato maggiore. Costituita da un tratto ascendente che passava da Saint-Lo, Argentan, Dreux, Versailles e da uno discendente che attraversava Fontaine-bleu, Chartres e Alençon per tornare a Saint-Lo, era tenuta sgombra ventiquattrore su ventiquattro affinché un lungo serpente di autocarri, che continuamente la percorreva a una distanza di venti metri l'uno dall'altro, potesse portare a destinazione il proprio carico di carburante. Con questa spola si riusciva a consegnare una quantità pari a 12.000 tonnellate giornaliere. Una cifra più che ragguardevole se non fosse stato per l'insaziabile sete dei carri armati alleati che ne pretendevano almeno 25.000 per proseguire nell'avanzata. Fu chiaro che la chiave di volta per risolvere il problema dovesse essere il porto di Anversa. Preso praticamente intatto nelle sue infrastrutture, esso aveva una capacità commerciale di 80.000-100.000 tonnellate al giorno. La sua riattivazione avrebbe risolto in un sol colpo ogni difficoltà. A impedirlo rimaneva ancora l'occupazione tedesca delle bocche della Schelda, passaggio obbligato per giungere nel porto. Il generale Montgomery, a differenza delle azioni prudenti che aveva sempre caldeggiato sia in Africa sia in Italia, fu il portavoce di un piano molto azzardato. Denominato operazione "Market Garden", consisteva nella conquista della zona di Arnhem e Nimega con il conseguente accerchiamento dell'armata tedesca che occupava la cintura circostante Anversa. Il successo della missione veniva affidato in massima parte a truppe aviotrasportate che avrebbero dovuto tenere le posizioni chiave intorno a Arnhem fino al sopraggiungere da sud delle divisioni corazzate. Progetto teoricamente possibile, se si fosse realizzato avrebbe accorciato la guerra di diversi mesi. Purtroppo "Market Garden" divenne invece uno dei più grandi insuccessi degli alleati.

Fallito il passaggio del Reno, gli alleati furono costretti a segnare il passo. Anche la natura sembrava avversa alle potenze occidentali. Grandi piogge gonfiarono i fiumi che divennero vere e proprie linee di difesa lungo le quali le forze tedesche si andavano riorganizzando. Dal punto di vista del morale si cominciò a intravedere un'inversione di tendenza. Mentre dopo le disfatte conseguenti lo sbarco in Normandia i tedeschi avevano quasi smesso di combattere e i loro avversari proseguivano sulle ali dell'entusiasmo, dopo la sconfitta di Arnhem si ebbe l'effetto contrario. La Germania divenne cosciente che stava lottando per la propria sopravvivenza e si aggrappò con tenacia a ogni lembo del suo territorio con la forza della disperazione. Sull'altro fronte, soprattutto gli inglesi ebbero una flessione nel loro sforzo bellico. Già dall'inizio di settembre avevano cominciato a piovere su Londra le prime V2, le bombe supersoniche telecomandate che avevano le loro basi di partenza proprio nella zona della Schelda che si voleva liberare. Il disastro avvenuto sul Reno fece precipitare nello sconforto la popolazione civile dell'Inghilterra che dopo essere stata illusa con una veloce fine delle ostilità, apriva gli occhi di fronte alla realtà di una guerra che durava ormai da cinque anni e ancora non faceva intravedere la sua conclusione. Del resto, neppure nei territori liberati la situazione dava adito a grandi speranze. Visto fuggire l'occupante, la Francia aveva considerato conclusa la guerra e ben pochi avevano voglia di combattere una guerra che non sentivano più loro. In Italia la vita era addirittura tragica. Stando alle parole di Pietro Nenni "Il tessuto della società si decompone". La prostituzione, il mercato nero e il ladrocinio dilagavano nel nostro paese. Non migliori erano le condizioni nei paesi alleati. In Canada l'aumento della quota di giovani chiamati alle armi con la coscrizione obbligatoria provocò delle sommosse popolari. Negli Stati Uniti il rinvio del rientro delle truppe dall'Europa preventivato per Natale causò un largo malumore che si ripercosse anche sulla produzione bellica. I rapporti con l'Unione Sovietica si fecero sempre più tesi a causa della rivolta dei comunisti in Grecia che venne duramente repressa dagli inglesi.

Ora, nel bel mezzo di queste difficoltà, nei mesi di ottobre e novembre del 1944, gli alti comandi alleati riuscirono a ottenere quello che era stato solo sfiorato in Settembre: la completa liberazione delle bocche della Schelda. Si può a ragione affermare che fu proprio dalla perdita di questa fondamentale posizione strategica che si cominciò a delineare un contrattacco che riportasse i tedeschi sulle rive della Manica. Fin dalla metà di ottobre, Hitler aveva richiesto all'OKW (Ober Kommand Wehrmacht, Comando Supremo delle Forze Armate) la preparazione di una serie di controffensive sul fronte occidentale. Sebbene il fronte orientale presentasse una precarietà a dir poco dieci volte superiore, il gerarca nazista non si rassegnò mai a vedersi sconfitto davanti alle potenze occidentali. I motivi di questa ostinazione non sono chiari. Hitler continuava ad affermare che la forza dell'Armata Rossa era solo fittizia e presto si sarebbe sgretolata sotto lo stesso sforzo che tentava di portare avanti. Lo avrebbe ripetuto addirittura quando le truppe russe penetrarono nel quartiere di Spandau in piena Berlino. Pur concedendo queste visionarie spavalderie a un condottiero maniacalmente segnato dall'attentato del luglio precedente, è sorprendente constatare come egli abbia fatto sfoggio di un ultimo lampo di genio per contrastare le forze alleate in Europa Occidentale e non per impedire che le forze di Mosca si impadronissero della Germania Occidentale. Quali ne siano stati i motivi, si deve comunque riconoscere la paternità dell'azione delle Ardenne a Hitler. Sebbene passata alla storia come "offensiva Von Rundstedt", il vecchio generale del Reich ebbe poco a che fare con la genesi vera e propria del piano. Come sopra ricordato, Hitler pretendeva dai suoi sottoposti un attacco in grande stile per quell'inverno, ma ciò che gli venne sottoposto furono solo operazioni con obbiettivi limitati nel tempo e nello spazio, nulla che somigliasse a ciò che passava per la mente del Führer.

Anche non respingendo in toto i piani che gli vennero proposti, egli avrebbe però voluto ottenere gli archivi di guerra della 4a e della 12a armata durante la campagna di Francia del 1940. Erano le due armate che avevano effettuato lo sfondamento di Sedan attraverso le Ardenne. Sfortunatamente per lui, questi importantissimi documenti erano andati perduti durante un bombardamento aereo. Sfidando apertamente la sorte che una volta in più gli si dimostrava avversa, Hitler si apprestò a rimettere mano all'intera pianificazione dell'attacco, nella mal celata speranza di ripetere i successi dell'inizio della guerra. Con un comportamento paranoico, tenne all'oscuro di tutto i suoi stessi generali, spesso tacciati di codardia e disfattismo, sostituendoli in alcuni casi con suoi fedelissimi, come Himmler e Dietrich. Inevitabilmente, lo spostamento dal fronte delle truppe migliori fu noto tanto ai generali tedeschi quanto a quelli alleati. Il 24 ottobre Hitler si decise infine ad avvertire almeno i comandanti del fronte occidentale: Von Rundstedt e Model. Le sue aspettative sono disarmanti nell'ingenuità che dimostrano.

Affermava che gli alleati erano ormai spossati dai combattimenti che avevano portato avanti fin dall'estate e che solo impedendo la riapertura del porto di Anversa, la Germania avrebbe potuto approfittarne, tanto più che a suo dire il fronte orientale si era ormai stabilizzato a tal punto da poterlo privare di alcune divisioni corazzate. L'operazione doveva essere condotta dal corpo d'armata B comandato da Model, con l'aggiunta di trenta divisioni prelevate dal fronte orientale. L'obbiettivo dichiarato era uno e uno solo: Anversa!

Sia Model sia Rundstedt erano coscienti dell'impossibilità materiale di portare a compimento quanto si pretendeva da loro. Se era vero che gli alleati avevano difficoltà logistiche e di approvvigionamento e che tenevano un fronte di 700 Km con sole 70 divisioni, era altrettanto certo che le truppe tedesche erano provate in maniera molto superiore e una sosta dei combattimenti di pochi giorni non poteva servire a recuperare le forze in tempo. Per non parlare poi del materiale che anche se prodotto dalle industrie del Reich in quantità impressionanti nonostante gli imponenti bombardamenti quotidiani, incontrava difficoltà insormontabili per arrivare alle truppe al fronte. Hitler non volle sentire ragioni; aveva previsto l'inizio dell'attacco per il 26 Novembre e pretendeva che si rispettasse la tabella di marcia.

A salvare per il momento i suoi generali ci si mise il mal tempo che con piogge torrenziali impedì i movimenti delle truppe. Model ebbe così la possibilità di prospettare un'alternativa al piano originale. Invece di procedere fino a Anversa, cosa impossibile al momento, propose di fermarsi intorno a Aix-la-Chapelle, prima della Mosa, in modo da circondare e annientare le truppe americane stanziate in quella zona, poco più di venti divisioni. Ciò avrebbe riportato le armate del Reich in una posizione di forza da cui riprendere l'attacco in direzione di Anversa. Tatticamente più semplice e strategicamente di molto valore, il piano di Model aveva solo un piccolo, ma significativo difetto: non era gradito a Hitler. Egli lo definì una halbe Lösung, una mezza soluzione, nulla più che un diversivo. Anversa sarebbe rimasta il solo sbocco dell'impegno militare congiunto delle forze armate tedesche. Annichilite le remore sulle concrete possibilità di riuscita del colpo di mano, ai generali non restò che obbedire. Il morale dei soldati della Wehrmacht era alto. In massima parte erano giovani sui vent'anni, freschi richiamati per supplire alle grandi perdite di quell'anno. Si prospettava loro un nuovo 1940 e la riconquista di Parigi. Molti tra loro vi credettero, ma i veterani sapevano che di fronte non c'era più l'esercito francese in disfatta e le condizioni climatiche non erano quelle dell'estate vittoriosa di quattro anni prima.

Un M-36 americano nei pressi di Dudelange, Lussemburgo, nel corso della battaglia delle Ardenne - immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia

Un M-36 americano nei pressi di Dudelange, Lussemburgo, nel corso della battaglia delle Ardenne.

I movimenti cominciarono nella notte tra il 15 e il 16 dicembre, gli uomini impegnati da parte tedesca sarebbero stati 250.000 con 970 carri armati, più un appoggio di 1500 aerei. Un simile raggruppamento di mezzi non sarebbe stato sufficiente a rompere il fronte se casualmente non vi si fosse aggiunta una certa negligenza da parte alleata. Infatti, la zona di 130 km su cui sarebbe caduto il primo attacco era ben difesa dalla 2a, 99a, 106a, 28a e 4a Divisione americane agli ordini dei generali Gerow e Middleton. Numericamente sufficienti per reggere l'assalto, le truppe americane erano però dislocate malamente sul territorio e i soldati si erano tranquillamente adagiati nelle mollezze delle retrovie per mancanza di contatto col nemico.

Avvisaglie dell'imminente movimento tedesco si potevano vedere sia nel distaccamento di diversi reparti di truppe scelte nella zona delle Ardenne, sia nel continuo e inutile sorvolo delle linee americane da parte di ricognitori che consumavano il loro prezioso carburante per coprire il rumore delle colonne corazzate in avvicinamento. Ogni avvertimento fu lasciato cadere e la mattina del 16 dicembre il movimento in massa delle forze della Wehrmacht fu una vera e propria sorpresa per gli americani. Il generale Bradley non era neppure al fronte, trovandosi in quell'istante nella lontana Versailles. In aggiunta a questa iniziale impreparazione si ebbe anche una sottovalutazione estrema della portata dell'offensiva. Sul principio essa non venne considerata nulla più che un'operazione di alleggerimento in vista del trinceramento definitivo per l'inverno. Solo nella tarda mattinata del 16 dicembre l'alto comando alleato arrivò a una visione d'insieme sufficiente da spingerlo a buttare nella mischia tutte le truppe corazzate che aveva a disposizione.

Sul versante tedesco era stato previsto che il generale Dietrich fosse la punta di diamante della penetrazione, andando a colpire il fronte della Mosa per prepararsi a raggiungere Anversa. Le previsioni dei generali dell'OKW si rivelarono subito azzeccate. Gli americani arretrarono sotto la spinta delle panzer divisionen, ma il terreno gelato e ricoperto dalla neve trasformò il cammino in una via crucis. Già per il giorno 17 fu chiaro che né la Mosa né tantomeno Anversa avrebbero potuto essere raggiunte. Arenatasi sulla parte del fronte più importante, l'offensiva delle Ardenne ottenne insperati successi in una zona meno importante secondo le direttive iniziali, ma egualmente rilevante sotto il profilo strategico. Nella notte tra il 17 e il 18 dicembre, la 2a divisione corazzata e la famosa "Panzer Lehr" procedettero speditamente in direzione di Bastogne. La cittadina belga era un crocevia essenziale nelle comunicazioni alleate, costituendo la spina dorsale dei collegamenti tra est e ovest. Nonostante il nodo vitale che veniva minacciato, al comando alleato regnava ancora la confusione. Il 17, Bradley, senza avvertire il generale Patton quale diretto comandante, decise di distaccare il Command Combat B della 4a divisione corazzata al VIII Corpo già impegnato intorno a Bastogne. La città era presidiata dalla 101a Divisione aviotrasportata agli ordini del Brigadiere generale McAuliffe, l'unica grande unità di riserva che potesse essere impegnata nel momento dell'emergenza. Il distaccamento del CCB doveva servire come supporto tattico provvisorio in attesa di aiuti dalle retrovie. L'allora comandante Albin Irzik fu inconsapevole testimone dell'inizio e del compimento dell'accerchiamento di Bastogne.

Giunto il 18 a circa dieci chilometri dall'agglomerato, gli venne ordinato di inviare al suo interno un forte distaccamento a sua discrezione, che nei fatti fu composto da due compagnie corazzate e da un battaglione di artiglieria da campo. Denominata "Task Force Ezell" dal nome del capitano che la conduceva, la squadra non ebbe difficoltà a penetrare nella città. A distanza di poche ore da quell'insperato rinforzo, il Brig. Gen. McAuliffe se ne vide privare altrettanto inaspettatamente. Dietro ordine del diretto superiore, Generale Dager, Irzik aveva intimato a Ezell di ritornare sui propri passi e ricongiungersi col grosso del CCB che doveva a sua volta ripiegare nei pressi di Arlon. Nel tragitto inverso, la Task Force ebbe modo di imbattersi in strani avvenimenti che indicavano la prossimità del nemico. Innanzi tutto una colonna di autocarri americani distrutta con colpi di grossi calibro riconducibile a carri di tipo Tiger, le cui impronte nel fango gelato vennero ritrovate a meno di due chilometri dalle prime case di Bastogne. Secondariamente diversi pezzi di artiglieri americana abbandonati lungo la strada come se il personale servente fosse fuggito di fronte alla vista di mezzi corazzati tedeschi. Giunta sana e salva al ricongiungimento col CCB, quest'ultimo ottemperò agli ordini, raggiungendo la zona di Arlon-Leglise. Solo in seguito avrebbero scoperto di essere passati attraverso le maglie dell'avanzata tedesca. I carri del Reich erano balzati in avanti così velocemente da non permettere alla fanteria che li seguiva di mantenere il contatto. Ciò aveva consentito al CCB di attraversare l'instabile fronte senza sparare un solo colpo. Il fortunato avvenimento era dovuto principalmente all'impossibilità per Manteuffel, il generale tedesco responsabile del settore, di assediare la città e contemporaneamente mantenere il contatto con il fianco sinistro di Dietrich. Il ripiegamento del CCB si sarebbe poi dimostrato fondamentale nella liberazione degli assediati, ma non anticipiamo i tempi.

Dalla puntata in avanti del piccolo gruppo della 4a Divisione, il comando alleato aveva tratto delle conferme importanti. Ora sapevano che i tedeschi si stavano muovendo lungo le stesse strade che avevano percorso nel 1940 e ciò era un bene, dato che conoscere la collocazione del nemico è parte fondamentale per poter imbastire una controffensiva. Nello stesso tempo però mancavano forze sufficienti per poter sferrare il colpo decisivo contro le ancora sfilacciate linee tedesche. Il 19 dicembre nei pressi di Verdun ebbe luogo la riunione fondamentale tra i generali alleati per determinare il da farsi prima che la situazione precipitasse.

Il Generale George S. Patton - immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia

Il Generale George S. Patton.

La gravità del momento è sottolineata dalla presenza di tutti i generali del supremo comando generale alleato tra i quali Eisenhower, Tedder, Bradley, Devers, Patton. Si gettarono le basi per una risposta immediata all'offensiva tedesca e il compito più gravoso ricadde proprio su Patton. Di carattere estremamente impetuoso, il generale della 4a Divisione aveva scoperto solo in un secondo momento, come vediamo nelle sue memorie La guerra come l'ho conosciuta, di essere stato privato del CCB per ordine di Bradley. E' dietro sua iniziativa che quel reparto venne fatto retrocedere fino a Arlon e solo per una fortunata coincidenza quella mossa si dovrà rivelare la chiave di volta del nuovo piano alleato. Infatti, durante la riunione di Verdun fu chiesto a Patton di apprestare un attacco per liberare Bastogne con almeno sei divisioni. La risposta del focoso comandante fu che sarebbe stato in grado di effettuarla già il 22 Dicembre, ma solo con tre divisioni. Egli ritenne, a ragione, che il tempo più che il numero fosse importante. Colpire l'avanzata della Wehrmacht quando ancora non aveva stabilizzato il proprio fronte fu considerata una priorità assoluta. Ma cosa faceva pensare con tanta sicurezza a Patton di poter vincere lo scontro? Era stata proprio la ritirata del CCB che attraversando con facilità le linee tedesche riguadagnando la zona alleata aveva confermato il suo pensiero: le divisioni nemiche non tenevano il contatto tra loro. In aggiunta, avendo evitato che il CCB finisse nella sacca di Bastogne, Patton poteva mantenere la sua promessa di attaccare il giorno 22 con tutte le forze disponibili. Senza l'unità corazzata CCB che tanto aveva rischiato per una serie di ordini incomprensibili, la risposta americana si sarebbe fatta attendere per diversi giorni, concedendo ai tedeschi il tempo necessario per consolidare le postazioni faticosamente raggiunte.

Un ulteriore fatto di rilievo accade il 20 Dicembre. Eisenhower conferì il comando della 1a e 4a armata americane a Montgomery. L'inglese, ritornato prudente dopo la disfatta olandese, utilizzò il 30° corpo britannico per presidiare i passaggi della Mosa, ponendo un ostacolo invalicabile per le truppe del Reich. Le truppe della 101a Airborne erano allo stremo, ma sebbene completamente accerchiate, rifiutarono costantemente di arrendersi, pur dietro magnanima offerta dei tedeschi. I rifornimenti aerei erano quasi interamente impediti dalle condizioni meteorologiche avverse e il gelo invernale toccava punte record anche per l'Europa continentale. Il solo fattore di vantaggio di questa resistenza disperata stava nel fatto che le stesse difficoltà le vivevano gli assalitori.

Il 22 Dicembre, Patton diede inizio a quanto promesso, spingendo nella mischia le divisioni corazzate 4a, 26a e 80a. Per tutto il giorno gli attacchi risultano infruttuosi e solo l'indomani col miglioramento del tempo e l'appoggio tattico dell'aviazione, ebbe inizio la decisa riconquista del terreno perduto. Il 26 Dicembre gli assediati vengono finalmente raggiunti dalle avanguardie della 4a Divisione. Gli stessi uomini che avevano rischiato di essere accerchiati, effettuarono la liberazione degli assediati!

Lo sblocco della città non comportò la fine della battaglia delle Ardenne, ma significò la perdita d'iniziativa da parte della Wehrmacht. Rundstedt e Model già prima di Natale avevano invano domandato di retrocedere dietro la linea Sigfrido per impedire un'inutile spreco di vite umane. Hitler si oppose con tutte le sue forze e come al solito la spuntò. Nella sua ormai lampante follia, il sacrificio di 100.000 uomini e di materiale insostituibile, non importava più nulla. Egli inveiva stoltamente contro i suoi generali, incapaci di portare a termine un piano impossibile. Con l'inizio del nuovo anno, l'Armata Rossa avrebbe lanciato l'offensiva finale raggiungendo prima all'Oder e poi Berlino e allora si sarebbe dimostrata l'inutilità dell'ultimo ruggito della Germania.

Fonti e letture consigliate

Generale di Brigata Albin F. Irzik, A veteran of the battle of the Bulge tells the story of the 4th Armored Division's Combat Command B and the relief of the encircled city;
Raymond Cartier, La seconda guerra mondiale, Mondadori;
George S. Patton, La guerra come l'ho conosciuta.

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