Zona infetta

romanzo horror

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Zona infetta, romanzo horror della scrittrice Giustina Gnasso

Titolo: Zona infetta
Autore: Giustina Gnasso
Editore: 0111 Edizioni
Genere: Horror
Costo: euro 11 (versione cartacea) - euro 5,99 (versione e-book)
Acquista: Versione cartacea - E-book

Anteprima trama

(Trascrizione integrale della registrazione effettuata a Milano per la recensione del romanzo "Zona infetta" dell'autrice Giustina Gnasso. La parte video e i nomi dei partecipanti sono stati omessi, per motivi di privacy e per altre ragioni inerenti alla conclusione della registrazione stessa)

Potenziale Lettore: Be', devo dire che mi sento in imbarazzo... Mi aspettavo la solita recensione scritta con trama, personaggi, pregi e difetti, e invece mi avete invitato e mi trovo a fare questa discussione con te...

Recensore Responsabile: Un po' fuori dal comune?

PL (stringendosi nelle spalle) : Be', sì. È strano.

RR: Ne ho lette di cose strane in vita mia e di sicuro questa non è più strana di tante altre. Nell'era della comunicazione globale via web, si devono sperimentare anche nuove forme di recensione letteraria. Penso che agli utenti piacerà. Almeno me lo auguro. Su, avanti, inizia con le domande, sono qui apposta.

PL: OK. Allora parto con una domanda semplice semplice: c'è abbastanza sangue in questo romanzo?

RR (a sopracciglia alzate per la sorpresa): Che intendi con abbastanza sangue?

PL: Stiamo parlando di un romanzo horror, giusto? Non vorrei spendere per acquistare il libro e poi ritrovarmi ancora con una storia del tipo "Ti mordo o non ti mordo? Ti amo o non ti amo?" e qualche vampiro adolescente con fidanzatina al seguito, complessato dal fatto di dover succhiare sangue alla gente, come va tanto di moda adesso. Non ho niente contro questo tipo di romanzi, ma c'è un limite a tutto...

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RR: No, no! Niente di simile. Da questo punto di vista ce n'è abbastanza, di sangue, in "Zona infetta". E anche i giusti smembramenti, le uccisioni facili, qualche rosicchiamento d'ossa, ma assolutamente nessun vampiro complessato, parola mia.

PL (abbozza un mezzo sorriso): Per fortuna, non avrei resistito. Però ancora non mi hai detto molto sul contenuto del romanzo. Insomma, devo almeno farmi un'idea più precisa di cosa parla prima che mi convinca ad acquistarlo.

RR: Hai perfettamente ragione, scusami. Avrei dovuto iniziare proprio col dirtelo. Ecco, ci sono i protagonisti, i membri di un gruppo executor dell'azienda Zeta Group, che devono contenere la diffusione degli Inquinati, esseri che somigliano parecchio agli zombie...

PL: Nooo! Delusione tremenda! Non sarà per caso un'altra storia fotocopia di Resident Evil e cloni? Virus mutanti che trasformano la gente in non morti particolarmente fastidiosi e roba del genere... Sarebbe peggio dei vampiri complessati. Dimmi che non è così?

RR (con accondiscendenza): Non è così. Prima di tutto non c'è alcun virus mutante, ma si parla di conservanti alimentari che...

PL: Conservanti alimentari? Sai che originalità...

RR (grattandosi insistentemente un braccio attraverso la manica della camicia): La vuoi sentire la storia? Altrimenti ci fermiamo qui e passo a un altro lettore interessato a collaborare all'iniziativa. Non voglio sembrare sgarbato, ma siamo tutti volontari nel realizzare questi lavori e abbiamo davvero poco tempo.

PL: La voglio sentire, la voglio sentire. Continua pure.

RR: Grazie. Come ti dicevo, ci sono questi executor della Zeta Group - Jacopo, Maria, Chris, Andy e Clara - che rischiano la vita ogni giorno per uccidere gli Infetti, una volta esseri umani, prima di divenire pasti consumati a metà, e ora creature non morte particolarmente ghiotte di gente normale. Ma l'ambientazione non è qualche astrusa area del Nord America o un futuro prossimo apocalittico. È la Milano di ogni giorno, descritta molto bene nell'opera, quella degli Ipermercati con le tessere sconto, delle metropolitane affollate di sudamericani, degli spacciatori di droga che aprono uffici di distribuzione nei bagni pubblici, la stessa dove si affittano camere a ore in Motel di terz'ordine per andare a scopare con le mogli degli amici.

PL (arrossendo visibilmente): Si può dire "scopare" in una registrazione pubblica destinata al web?

RR: Ops, ormai l'ho detto, perciò... Ci penseremo in fase di montaggio. Comunque è meglio che ti abitui, perché il linguaggio di "Zona infetta" è molto colloquiale, diretto, in alcuni casi lo definirei caustico per come ti sbatte in faccia situazioni e dialoghi. È uno dei suoi punti di forza, garantito. E sicuramente il contenuto del romanzo non è per bambini.

PL: Quindi è ambientato nella Milano che conosciamo tutti.

RR: Esatto, la Milano che conosciamo tutti. O meglio, nella stessa Milano con in più executor e infetti. Nella narrazione sono incastonati in questa città come se ci stessero da sempre. La vita vera è un po' diversa, ma questi executor ci starebbero bene comunque.

PL: Ah! Un po' diversa...

RR: D'accordo, nella realtà, il loro comportamento ci potrebbe apparire esagerato, ma solo un tantino, come Bruce Willis nei suoi Die hard. Non è forse così? Ci sono persone reali che salvano la gente ogni santo giorno, poi ci sono i Bruce Willis del cinema... Ma ciò non toglie nulla al coraggio e all'abnegazione di chi fa il proprio lavoro nella realtà.

PL: Parole sante. Riassumendo, abbiamo a che fare con cacciatori e zombie, in pratica eroi contro antieroi.

RR (il cui prurito al braccio pare essere peggiorato, visto come se lo gratta): Be', non proprio. Se già il mondo reale non è tutto bianco o nero, ma piuttosto grigio, nel romanzo le varie sfumature tendono al nerastro. Per esempio, Jacopo va a caccia di giovani donne innocenti per procurare cibo alla moglie Anna che è stata infettata...

PL (ridacchiando senza ritegno): Wow... si parla di vero amore gotico.

RR: Se tu sapessi come si è infettata Anna, dovremmo discutere all'infinito di cos'è l'amore al tempo della Milano degli Ipermercati. Non ti voglio rovinare la sorpresa, è gustosa. In fin dei conti, anche gli Infetti hanno un cuore.

PL: In che senso?

RR: Nel senso che l'infezione del romanzo non è poi così definitiva nella trasformazione. Ti lascia un pizzico di memoria nel mezzo della fame di carne umana, così ci si può imbattere in scene in cui madre e figlia infette assalgono con la bava alla bocca i nostri prodi eroi, e la bambina ha il tempo di piagnucolare per la morte della mamma, ammazzata dagli executor, prima di pensare che spolpare una gamba altrui potrebbe essere uno stuzzichino invitante.

PL: È tremendo... quasi rivoltante.

RR: Calma! Non utilizziamo il termine "rivoltante". Nel contesto della narrazione quella scena ci sta alla grande. È persino divertente.

PL: (leggermente a disagio, probabilmente per la frase precedente e per il continuo grattarsi del Recensore): Strano senso dell'umorismo.

RR: Mai sentito parlare di humor nero? "Zona infetta" ne ha una bella dose, mischiata all'horror puro. Alle volte non sai se ridere o lasciarti andare alla nausea per il contenuto di certe descrizioni. È una questione di equilibrio, stilistico e narrativo, un po' come tra lo yin e lo yang, ma con molto più sangue, come piace a te.

PL: Già, proprio come piace a me. Se vuoi l'opinione che mi sono fatto fino a ora su quanto mi hai raccontato, questo romanzo pare decisamente sconclusionato. Ce l'ha in definitiva una trama, un intreccio, in una parola, un senso?

RR (irritato): Ma non mi hai ascoltato? Sì, che ce l'ha un senso, caz... ehm... va bene, meglio moderarsi. Si va sul web, come dicevi tu.

PL: Guarda che lo capiranno tutti che volevi imprecare.

RR: Pazienza, taglieremo anche questa parte. (pausa nel colloquio destinata al marker per il taglio in montaggio) Sì, il romanzo ce l'ha un senso, concreto e accattivante, se colleghi i vari passaggi dell'intreccio. Ha persino un lieto fine, un po' diverso da quelli che siamo abituati a vedere nei film o romanzi horror tradizionali, in cui i protagonisti muoiono tutti tranne i soliti fortunati che hanno estratto la pagliuzza più lunga nel sorteggio per il gioco della sopravvivenza oppure dove i mostri se la godono aspettando la prossima infornata di sprovveduti. Ah, sì, è proprio un lieto fine diverso dagli altri.

(Il Recensore non ce la fa più e si sbottona la manica arrotolandola fino sopra al gomito)

PL: Merda! Che ti sei fatto al braccio?

RR (osservando curioso la ferita all'avambraccio): Non so, devo essermi tagliato con la carta del libro mentre lo leggevo. Sapessi com'è tagliante in alcuni casi quel bastardissimo bordo delle pagine...

PL: Che carta e carta... A me sembra un brutto morso. (strizza l'occhio all'interlocutore) Beccato in qualche rissa da bar, eh?

(I due si scambiano uno sguardo intenso, occhi negli occhi)

PL (deglutendo sonoramente): Perc... perché mi guardi a quel modo?

RR (si passa con desiderio la lingua su labbra e denti superiori): Questo sì che è strano. Improvvisamente sono stato assalito da una sensazione potente di... (Il Recensore si alza e si dirige incontro al Lettore che rimane attonito)... chiamiamola... FAME.

(Seguono quaranta secondi circa di urla del Lettore, fuori quadro, più cinquantotto minuti di silenzio intervallati da gemiti animaleschi, fino all'esaurimento della batteria della videocamera, in seguito recuperata dalla squadra di disinfestazione)

AVVERTENZE E CONTROINDICAZIONI PER I POTENZIALI LETTORI DEL ROMANZO QUI RECENSITO

Letture Fantastiche nega in maniera decisa la veridicità di alcune illazioni apparse sugli organi di stampa in merito all'utilizzo di lanciafiamme o altre armi illegali nel corso dell'autorizzata attività di disinfestazione seguita all'incidente riportato.

Si avverte, inoltre, che il romanzo "Zona infetta" può contenere notevoli tracce non meglio quantificate di sanguinolenta ironia splatter. Per tale motivo, qualunque effetto collaterale della sua lettura, riconducibile anche solo parzialmente alle situazioni riportate nella trascrizione sopracitata, deve essere prontamente comunicato alle autorità sanitarie competenti per la propria zona.

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