American Gods - La recensione della serie TV

a cura di Andrea Micalone

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Ho visto finalmente la serie TV di American Gods. In un articolo di qualche anno fa ve la annunciai come una delle più attese (da me e da molti).

Ora possiamo tirare le somme di questa prima stagione, facendo anche i dovuti accostamenti con il romanzo.

Ebbene, innanzitutto sono lieto di poter dire che questa serie funziona, è ben scritta e, dal punto di vista registico e visivo, è una delle migliori degli ultimi anni. A differenza di brutte esperienze passate (leggasi "Shannara"), si distacca dal romanzo con bravura, senza scadere mai nel ridicolo, nel sempliciotto o nello stupido.

Al contempo, però, debbo comunque dire che a mio parere non è perfetta sotto tutti i punti di vista.

Ma andiamo per gradi.

American Gods - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

I personaggi

Il casting (a cui, per quello che so, ha partecipato attivamente lo stesso autore Neil Gaiman) si è rivelato a dir poco perfetto. Se avete letto il libro, rivedrete sullo schermo i personaggi che avevate immaginato riportati quasi alla perfezione. Wednesday appare forse meno sprovveduto rispetto al libro, ma l'attore Ian McShane fa un lavoro magistrale; così anche Ricky Whittle che ci mostra uno Shadow Moon che pare estirpato pari pari dal romanzo; e infine una menzione speciale va soprattutto a Emily Browning che, nel ruolo di Laura Moon (un ruolo molto più ampio di quello che mi aspettavo), riesce a emanare un senso di antipatia e a forgiare un carattere che, pur non avendo niente di empatico, è credibilissimo.

La regia e la qualità visiva

Come ho accennato all'inizio, anche su questo punto credo ci sia da essere più che soddisfatti. La gestione dei colori, delle inquadrature, degli effetti speciali, del montaggio e del comparto visivo in generale crea uno stile abbastanza innovativo e interessante, che da oggi in poi si potrebbe definire proprio "stile American Gods". Molto spesso, più che la trama, sono le stesse scelte di inquadrature e di sequenze a rendere bella una storia che, invece, come vi dirò tra poco, non sempre mi è sembrata all'altezza.

Attinenza al romanzo

Le prime tre/quattro puntate sono di una coerenza quasi maniacale al romanzo. Dal momento in cui Shadow esce di prigione, apprende della morte della moglie e incontra Wednesday, sino alla partita a dama con Chernobog, la sceneggiatura ripercorre gli eventi del libro con estrema attenzione.

Dalla metà in poi, invece, con "l'esplosione" del ruolo della moglie (nel libro poco più che una comparsa, mentre nella serie letteralmente la coprotagonista), si deraglia dai binari del romanzo, ma questo non rovina la qualità complessiva dell'opera.

Del resto, il romanzo è soltanto uno e non ha una lunghezza esorbitante: in vista delle stagioni future, era inevitabile allargare la storia con percorsi diversi.

La sceneggiatura

Arriviamo ora alle note dolenti.

Non troppo dolenti, a dire il vero... perciò potrei meglio dire: arriviamo ora alle note noiose.

Chiunque abbia letto i romanzi e, in particolare, i fumetti di Neil Gaiman, sa che la sua particolarità è quella di mostrare innumerevoli storie secondarie che si riconnettono poco, o per niente, alla trama principale. Questo stile lo si ritrova anche nella serie, con risultati che a volte sono eccezionali e davvero belli (come, per esempio, la storia del Leprecauno, oppure quella di Anubi), a volte invece rallentano un po' troppo l'incedere della vicenda.

Su questo punto si potrebbe comunque chiudere un occhio, ma mi è parso che questo senso di lentezza finisca per spalmarsi un po' su tutta la serie, anche al di fuori di queste sottotrame. La sceneggiatura prosegue sempre netta, con eventi a volte sorprendenti, ma ogni tanto sembra adagiarsi su se stessa, e non per scelta (come avviene in Twin Peaks, dove la lentezza è appunto una chiara scelta registica), ma quasi per caso. La storia procede, ma sembra che non sia poi così importante.

Un esempio di ciò può essere l'incontro con il dio Vulcano, diventato nel mondo odierno un commerciante d'armi. L'idea di partenza è molto carina, ma poi, nel corso della puntata, pare spegnersi e, alla luce del finale (che non vi rivelo), non si può fare a meno di chiedersi: a cosa è servito questo intermezzo?

Conclusioni

In conclusione mi sento di poter dire che la serie guadagna una sufficienza a pieni voti, e vi consiglio di vederla, anche se questa prima stagione manca di sale a sufficienza per essere definita "davvero ottima".

È pur vero che siamo soltanto all'inizio, e queste prime otto puntate sono servite più per presentare tutti i personaggi, che per avviare davvero la storia (la quale, infatti, tranne nel finale, non sembra decollare mai). Non ci resta che vedere come sarà la seconda parte.

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