Baal

a cura di Gianluca Turconi

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Dio semitico nato come divinità minore legata ai capricci del clima del Vicino Oriente e poi divenuto Signore dell'Universo, Baal è ampiamente conosciuto dalle citazioni bibliche riferite, in massima parte, agli eccessi del suo culto, con sacrifici umani e prostituzione rituale. Ciononostante, la fede in lui caratterizzò molti popoli del Mediterraneo, dai famosi Egizi, Fenici e Cartaginesi, ai meno conosciuti Cananei, passando dalla sorprendente venerazione degli Israeliti.

Agli albori del mito, nella terra di Canaan

Figurina bronzea del dio Baal, Ugarit, XIV secolo a.C. - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons

Figurina bronzea del dio Baal, Ugarit, XIV secolo a.C.

Baal è un nome utilizzato ampiamente nell'Antico Testamento biblico per indicare inizialmente Dei minori locali e successivamente il Dio supremo dei Cananei, gli abitanti di Canaan, la terra del "rosso porpora", dove i loro stretti parenti, i Fenici, da loro indistinguibili per lingua, recuperavano la preziosa tintura che li avrebbe resi ricchi e famosi nell'intero Mediterraneo.

L'evoluzione da divinità minore a Signore dell'Universo si era già compiuta nel XIV secolo avanti Cristo, come ci viene testimoniato dai testi contenuti nelle tavolette di Ugarit, antica città del Vicino Oriente, attualmente denominata Ras Shamra, non lontana da Latakia, in Siria.

Baal è comunemente chiamato "il figlio di Dagan", sebbene questo Dagan (nei testi biblici Dagon), non appaia come protagonista dei testi mitologici del periodo. Altri titoli con cui veniva caratterizzato erano "Cavaliere delle Nubi" (utilizzato, poi, secondo alcuni studiosi di religioni comparate, anche in Salmi 68:5 per il Dio unico ebraico Yahweh, nonostante nelle versioni attuali la traduzione letterale, corretta dal punto di vista linguistico, sia "che cavalca attraverso i deserti") oppure "l'Onnipotente" e il "Signore della Terra".

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Essendo il dio dei temporali, Baal fu spesso descritto come il più vigoroso e aggressivo degli dei, residente sul Monte Zaphon, a nord di Ugarit, e rappresentato nell'atto di lanciare una saetta, come poi sarebbe successo per il greco Zeus.

L'adorazione di Baal, nella sua molteplice forma di Dio supremo o di divinità minore, è sicuramente molto risalente nel tempo rispetto al XIV secolo avanti Cristo delle tavolette di cui si parlava ed è strettamente collegato ai popoli semitici, secondo la tradizione discendenti di Sem, il figlio maggiore del biblico Noè.

Nella lingua semitica, il termine ba'al significava "signore" o "proprietario". È quindi facilmente comprensibile come tale termine sia poi stato utilizzato per denotare inizialmente il sole in quanto divinità e successivamente Dio, come signore supremo. Il culto di Baal celebrava annualmente la sua morte e resurrezione come parte dei rituali della fertilità cananei. Nell'ambito di tali cerimonie erano compresi non solo la prostituzione rituale, bensì anche i sacrifici umani. Entrambe le pratiche avrebbero portato a notevoli contrasti con gli Israeliti monoteisti e osservanti una morale rigorosa e antipagana.

L'evoluzione di Baal in dio della fertilità si può considerare una conseguenza della sua caratterizzazione originaria come dio delle tempeste. Infatti, sebbene il clima di Canaan non preveda estati torride come quelle della vicina Mesopotania, esso è sufficientemente segnato da periodi secchi e periodi piovosi da far coincidere l'arrivo delle piogge con la rinascita e la fertilità.

Tale evoluzione è ben espressa in un mito antico, frammenti del quale sono riportati sulle tavolette di Ugarit:

Tavolette di Ugarit con scrittura cuneiforme contenente il mito di Baal e della Morte, Museo del Louvre, Parigi - Immagine Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 France, utente Rama, fonte Wikimedia Commons

Tavolette di Ugarit con scrittura cuneiforme contenente il mito di Baal e della Morte, Museo del Louvre, Parigi.

Dopo aver sconfitto il Dio del mare Yam e aver costruito una casa sul monte Zaphon, e dopo aver preso possesso di numerose città, Baal annunciò solennemente che non avrebbe più riconosciuto l'autorità del dio Mot, la Morte. Baal non solo escluse Mot dalla propria ospitalità e amicizia, ma gli disse che avrebbe potuto visitare la Terra solamente nei deserti.

In risposta a questa sfida, Mot invitò Baal presso la propria dimora per gustare il suo cibo, il fango. Essendo spaventato e impossibilitato a rifiutare quella terrificante convocazione nella terra dei morti, Baal si accoppiò con una giovenca in modo da rinforzare il proprio fisico in vista dell'ordalia e partì, rassegnato al proprio destino, ormai segnato. Saputo della morte di Baal, gli altri Dei posero sul suo trono Athtar, il dio dell'irrigazione, credendo che ciò bastasse a cancellare la memoria di colui che aveva osato sfidare la Morte.

Tuttavia Anat, sposa di Baal, non si rassegnò mai alla perdita del marito. In principio, supplicò Mot di riportare in vita Baal, ma quando le sue preghiere accorate andarono inascoltate presso di lui e gli altri Dei, si decise ad assalire la Morte riducendola in pezzi con un affilato coltello, passando le sue membra in un setaccio, bruciando ciò che restava nel fuoco, macinando il composto in un mulino e infine spargendo tale orrenda farina sui campi.

Il rituale portò nuovamente la fertilità sulla Terra, con la successiva rinascita del suo Dio, Baal, che cacciò dal proprio trono l'usurpatore Athtar. Nonostante il determinato assalto di Anat, Mot non poteva ovviamente morire, essendo esso stesso la Morte. Gli è così possibile portare nuovi temibili e ciclici attacchi contro Baal che, però, ora è aiutato da tutti gli Dei e può quindi vincere ripetutamente la Morte, dando nuova vita al mondo che inizialmente era stato costretto ad abbandonare.

I Fenici portano il culto di Baal in tutto il Mediterraneo

La fede in Baal si estese dai Cananei ai Fenici, i quali, sebbene più conosciuti come popolo marinaro, erano pur sempre un popolo originariamente agricolo. Egli, insieme ad Astarte, l'equivalente della greca Afrodite, furono gli Dei fenici della fertilità. Baal, divenuto ora Dio del Sole, fu ferventemente adorato in quanto, secondo le predicazioni dei sacerdoti fenici, era responsabile delle siccità, delle malattie e di altre calamità, particolarmente legate ai raccolti e all'allevamento del bestiame. Data l'importanza dei compiti di Baal, in tempi di sventura non era raro che scoppiassero frenesie religiose particolarmente efferate, in cui sacrifici umani, soprattutto di bambini, fossero offerti al grande dio Moloch, nome fenicio di Baal.

I Fenici, come è noto, furono eccellenti navigatori e commercianti. Insieme alle loro merci, nelle traversate del Mediterraneo, portarono con sé anche il culto di Baal che si diffuse tra i Moabiti e i Midiniti, nonché tra gli Israeliti, di cui si parlerà in seguito.

La più famosa delle colonie fenice fu sicuramente Cartagine, città che avrebbe conteso per lungo tempo la supremazia del Mediterraneo occidentale ai Romani. Nelle sue terre si adorava Baal Hammon, il cui nome era scritto anche come Baal Ammon o Amun e ciò fa pensare a una contaminazione tra la religione fenicia e quella egizia che adorava il Dio Amun-Ra. La città di Ammonium in Egitto, visitata anche da Alessandro il Grande durante la sua conquista dello stato egizio, fu famosa per l'importante oracolo di Baal Ammon

Statua del dio cartaginese Baal Hammon, Museo del Bardo, Tunisi - Immagine Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported, 2.5 Generic, 2.0 Generic e 1.0 Generic, utente Elcèd77, fonte Wikimedia Commons

Statua del dio cartaginese Baal Hammon, Museo del Bardo, Tunisi.

Nei templi di Baal Hammon cartaginesi, era comune trovare una statua del dio rappresentato con le braccia protese in avanti e le mani dirette verso il basso, a indicare la fossa dove le vittime sacrificali venivano immolate e bruciate. La pratica dei sacrifici umani, già ricordata in precedenza per i Fenici, fu mantenuta anche presso i Cartaginesi che, in tempi di pericolo estremo per la nazione, arrivarono, secondo la tradizione, a sacrificare i propri primogeniti. Non deve affatto stupire un tale approccio religioso, nei tempi antichi di cui parliamo. La pratica era sufficientemente diffusa nel Vicino Oriente da essere ripresa anche nell'Antico Testamento, con la storia di Abramo che seguendo l'indicazione di Dio, era pronto a sacrificare Isacco, suo primogenito, salvato in extremis dall'intervento di un Angelo (Genesi 22).

Nonostante queste originarie pratiche comuni, l'evoluzione religiosa degli Israeliti li portò a vedere le abitudini sacrificali dei vicini di origine fenicia di far giungere i bambini "attraverso il fuoco a Moloch", così tradizionalmente era descritto il sacrificio umano, come un abominio agli occhi di Dio. Per non parlare della prostituzione rituale compiuta presso i templi di Baal, aborrita dagli Ebrei dalla ferrea morale. A ogni modo, Baal Hammon non era il dio supremo del pantheon cartaginese e già verso il 500 a.C., la Dea Tanit seppe conquistare il primo posto nella devozione dei Cartaginesi credenti.

Il contraddittorio ruolo di Baal presso gli Israeliti

La situazione del dio Baal presso il popolo ebraico risultò a lungo contraddittoria. Il suo culto fu ampiamente diffuso tra la popolazione, tanto che diversi re e parte della nobiltà delle dodici tribù originarie ricordate dalla Bibbia lo adorarono. Tuttavia, il successo di Baal subì diverse ondate di arresto e di successivo ritorno causate dall'insofferenza verso gli "eccessi" del suo culto, principalmente i sacrifici umani e la prostituzione rituale già citati. Ciononostante, sono noti templi dedicati a Baal in Palestina, l'esistenza di molti sacerdoti e classi di fedeli tra la popolazione comune, e la sussistenza di sacrifici umani e prostituzione presso tali templi anche in epoca biblica.

Lo scontro definitivo, per così dire, avvenne al tempo dei Profeti biblici che denunciarono con estrema durezza e fermezza il culto di Baal e ciò che avveniva all'interno dei suoi templi. La crescente insofferenza degli Israeliti osservanti le regole di Yahweh può essere una semplice spiegazione dei grandi cambiamenti toponomastici che avvennero in tale periodo, con città come Esh-baal che divenne Ish-bosheth, Jerub-baal che si trasformò in Jerubbesheth e Merib-baal trasformata in Mephibosheth. Il termine "bosheth" o "besheth", secondo i linguisti, indicherebbe il termine "vergogna". Gli israeliti non furono meno intransigenti con i nomi di persona, dove Baal-zebub cambiò in Beelzebub, divenuto poi storicamente famoso col biblico Belzebù, angelo caduto per fedeltà a Satana.

Nel 1978, un gruppo di archeologici israeliani, scavando presso un sito del XVIII secolo a.C. nel deserto del Sinai orientale, rinvenne diverse iscrizioni che menzionavano Baal e El, altro Dio semitico a volte coincidente con Baal, nella forma contratta di Elohim, nome usato per indicare Dio nella Bibbia ebraica.

I sofisticati Egizi e il culto di Baal

L'arrivo di Baal da terre fuori dai domini dei Faraoni è indicato dal modo in cui veniva rappresentato: un possente guerriero, con lunghi capelli e una barba folta e ricurva, alla moda siriana. Solitamente indossava un copricapo conico con due corna alla base. Era un dio armato, con una spada portata sempre alla cintura e, più raramente, con una mazza di cedro o una lancia nella mano sinistra, mentre sollevava nell'altra una seconda arma o la consueta saetta.

Simbolo egizio del dio Baal, con sole o luna nascente - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons

Simbolo egizio del dio Baal, con sole o luna nascente.

L'animale sacro a Baal era il toro che simboleggiava forza e fertilità. Tuttavia fu associato anche a capre e persino mosche. Nell'iconografia mediorientale è stato rappresentato spesso a cavallo di un toro, fatto che deve sicuramente aver facilitato la penetrazione del suo culto in Egitto, dove il toro, nel Nuovo Regno, era particolarmente venerato quale elemento dell'antica teologia. Per un popolo come l'egizio, devoto in maniera assoluta alla tradizione, dovette costituire una facilitazione notevole per l'accettazione della nuova divinità.

Fu proprio durante la XVIII dinastia del Nuovo Regno che il culto di Baal fu formalmente riconosciuto. Tuttavia, la sua presenza come divinità popolare doveva essere precedente e, in maniera ufficiale provvisoria, è possibile che essa abbia fatto la sua comparsa nelle terre dei faraoni durante il dominio straniero dei semitici Hyksos. La similitudine tra la mitologia legata a Osiris e a Baal, sebbene non connesse, dovette contribuire ulteriormente all'accettazione di Baal come Dio nel pantheon egizio. Ulteriori similitudini, in quanto Dio delle Tempeste, possono essere trovate con le divinità egizie Seth e Montu.

L'egittologo E. A. Willis Budge ritiene che il suo nome fosse mutato in Bar o Balu e che coincidesse con il Dio della Guerra e, come originaria divinità semitica legata agli elementi naturali, rappresentasse la personificazione del potere distruttivo del sole e del vento del deserto, divenendo quindi, nell'arido Egitto caratterizzato dall'eterna lotta delle terre coltivabili con la sabbia circostante, un Dio molto specifico e identificabile.

Nell'aneddotica tradizionale, si narra che Ramesse II apparì durante la battaglia di Kadesh "grande della forza di Seth e Baal stesso" e che il suo grido di guerra fosse come quello di Baal in cielo, perciò forte come il tuono che fa tremare le montagne.

Fonti e letture consigliate

Complete Gods and Goddesses of Ancient Egypt, The Wilkinson, Richard H. 2003 Thames & Hudson, LTD

Dictionary of Egyptian Gods and Goddesses, A Hart, George 1986 Routledge

Egyptian Religion Morenz, Siegfried 1973 Cornell University Press

Gods and Myths of Ancient Egypt Armour, Robert A. 1986 American University in Cairo Press, The

Gods of the Egyptians, The (Studies in Egyptian Mythology) Budge, E. A. Wallis Dover Publications, Inc.

"Religion of Carthage"

"Baal, El, Ruler of the Universe"

"Baal"

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