La vita del generale De Gaulle, prima parte: dal periodo tra le due guerre mondiali allo scontro a Dakar

di Gianluca Turconi

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La vita e la carriera militare del generale Charles De Gaulle, da semplice comandante di un reparto di carri armati a difesa della linea Maginot nella Seconda Guerra Mondiale, a ultimo baluardo della Francia occupata dai nazisti tedeschi.

Il periodo tra le due guerre mondiali

Il generale Charles De Gaulle durante la Seconda Guerra Mondiale, immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Rama

Il generale Charles De Gaulle durante la Seconda Guerra Mondiale.

La figura di Charles De Gaulle sembra appartenere per predestinazione a quella schiera di uomini che in alcuni momenti della storia, per meriti o per occasione, assurgono agli onori delle cronache per le loro azioni che influenzano irrevocabilmente il corso degli eventi.

Nato nel 1890 a Lilla, De Gaulle fu allievo a Saint-Cyr. Prese parte alla Prima Guerra Mondiale, distinguendosi per valore. Al termine del conflitto, entrò dal 1925 nel gabinetto di Petain, allora vicepresidente del Consiglio Superiore della Guerra. La sua vita negli anni trenta fu caratterizzata dall'interesse teorico nell'organizzazione dell'esercito francese che si traspose in tre opere quali Le Fil de l'épée (1932), Vers l'armèe de métier (1934), la France et son armée (1938).

Fu proprio a causa dell'ostracismo provocatogli dalla sua opera del 1934 che De Gaulle rimase decisamente una figura di basso profilo fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Egli si era, infatti, battuto per la creazione di un esercito di mestiere, basato non più sulla coscrizione obbligatoria delle leve giovanili, bensì su soldati di carriera, ben retribuiti, che fossero coadiuvati da divisioni di mezzi corazzati che nella sua previsione della guerra futura avrebbero sostenuto un ruolo fondamentale nelle operazioni terrestri. La diatriba che si scatenò con gli alti vertici del Consiglio Superiore della Guerra fu in riferimento alla catena di comando in cui dovessero essere collocate le divisioni corazzate. Secondo De Gaulle, l'indipendenza dei reparti corazzati in corpi d'armata autonomi, avrebbe consentito il pieno sfruttamento della velocità di questa nuova arma, liberandola da collegamenti con i reparti più lenti. Al contrario i denigratori, anche personali, della teoria gollista si arroccarono su posizioni più tradizionali. Riagganciandosi alle tattiche e strategie utilizzate durante la Prima Guerra Mondiale, si sosteneva che il ruolo dei carri armati si dovesse limitare all'appoggio dei reparti di fanteria, una sorta di artiglieria con le ruote che fungesse da copertura a breve raggio delle avanzate dei soldati appiedati.

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Il punto di vista, perfettamente corretto se analizzato alla luce della guerra di trincea, denotava i propri limiti se visto alla luce delle più moderne teorie sulla guerra di movimento che allora stavano affermandosi nell'esercito tedesco. I mezzi corazzati della Germania sarebbero stati usati come strumento principale di quella blitzkrieg teorizzata nella guerra del 1914 e mai perfettamente realizzata. De Gaulle aveva colto l'essenza dell'utilizzo delle divisioni corazzate, anticipando di un lustro quella che sarebbe stata la realtà della Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo, l'assoluta mancanza di estimatori del suo pensiero negli alti ranghi di comando dell'esercito francese non permise l'utilizzo dei mezzi corazzati se non nell'imminenza dello scoppio del conflitto e secondo l'ormai sorpassato presupposto che dovessero fungere solo da supporto tattico per la fanteria.

L'inizio della Seconda Guerra Mondiale

All'inizio delle ostilità, la tranquillità assoluta del fronte occidentale fece credere a torto che si stesse per rivedere una replica delle grandi battaglie di posizione nello stile di Verdun. Forte delle fortificazioni della linea Maginot, il generale comandante Gamelin rimase nell'assoluta inerzia, in attesa dell'offensiva tedesca. Traendo esperienza dalla campagna di Polonia, dove la Wehrmacht tedesca si era avvalsa delle Panzerdivisionen come punta avanzata d'invasione e puntello per offensive in profondità oltre il raggio d'azione della fanteria, De Gaulle scavalcò l'ordine gerarchico in un atto di aperta insubordinazione e scrisse una lettera a Paul Reynaud, Presidente del Consiglio, nella quale, vista l'impossibilità di una riforma interna dell'esercito, lo invitava a intervenire attraverso il suo potere politico nella creazione di forze corazzate autonome. Durante il Consiglio dei Ministri del 9 Maggio 1940, la riforma fu posta all'ordine del giorno senza essere adottata. Anche se i risultati della riunione fossero stati differenti, difficilmente avrebbero influito su quello che sarebbe avvenuto il giorno successivo: il 10 Maggio ebbe inizio l'offensiva tedesca sul fronte occidentale.

La disastrosa condotta delle operazioni da parte dei Francesi e la fulminea penetrazione delle armate corazzate di Guderian e Rommel si propose come conferma della fondatezza dei timori di De Gaulle. Per somma ironia, proprio nel momento peggiore per i transalpini, nei giorni che vanno dal 16 al 18 Maggio, con i Tedeschi sulla strada di Parigi dopo essersi aperti una stretta testa di ponte nella zona di Sedan, De Gaulle venne a trovarsi al comando dell'unica divisione corazzata (4a) disponibile per contrastare l'avanzata nemica. A onor del vero, definire divisione ciò che esisteva solo sulla carta fino al giorno 11 Maggio sarebbe veramente troppo. Il 15, quando De Gaulle giunse al posto di comando della Divisione a Laon, era l'unico presente. Riorganizzando quel poco che ricevette il giorno successivo e facendo leva su un'abilità tattica ancora non sperimentata, riuscì a portare in assetto di combattimento una forza sufficiente per compiere delle operazioni. Sebbene non gli fosse stato ordinato nulla, a causa del terribile stato di dissesto in cui si trovavano le linee di comunicazione francesi, l'allora colonnello De Gaulle decise di passare all'azione. Al comando di tre soli battaglioni di carri, alcuni dei quali niente più che evoluzioni di mezzi della Prima Guerra Mondiale, eseguì una penetrazione nelle retrovie tedesche, catturando in un solo giorno 120 prigionieri. Le risorse a sua disposizione non gli permisero di fermare o rallentare l'avanzata tedesca, ma furono sufficienti per mostrare quanto avrebbero potuto essere determinanti delle forze corazzate autonome per l'esercito francese.

Come Napoleone durante la Rivoluzione Francese, così nel pieno dei torbidi degli ultimi giorni della resistenza francese De Gaulle salì alla ribalta della scena politica. Venne nominato Sottosegretario di Stato alla Guerra nell'ultimo rimpasto del governo Reynaud. Per espletare le funzioni che competevano alla sua carica fu presente a una riunione tra i Ministri francesi e i rappresentanti britannici a Briare, dove avrà l'occasione di prendere contatto con Winston Churchill. Sebbene De Gaulle provenisse dagli stessi ambienti religiosi e conservatori che si prodigarono per firmare un armistizio con la Germania, egli fu sempre contrario. L'idea di cessare le ostilità, capitolando in una resa senza condizioni che abbandonava metà del paese in mano al nemico, lo faceva inorridire. Si sarebbe potuto continuare la lotta nelle colonie, trasferendo laggiù il governo legittimo e la flotta, pressoché integra. Lo sfinimento morale oltre che fisico dell'esercito francese portò invece alla soluzione contraria.

Trasferitosi a Londra come rappresentate governativo, il giorno precedente l'armistizio si fece latore presso Reynaud di una proposta del governo inglese che prevedeva una fusione tra le due Nazioni alleate. Ogni cittadino inglese avrebbe ricevuto anche la cittadinanza francese e viceversa, creando un'unione tra i due stati che avrebbe permesso all'esercito e alla flotta francesi sopravvissuti di continuare la guerra dal territorio inglese. Ormai, però, si era già sorpassato il momento delle riflessioni e l'accoglimento di un espediente giuridico di tal fatta presupponeva maggiore tempo per valutarne le conseguenze e l'unico bene di cui non si disponeva dopo la caduta di Parigi era proprio il tempo. Se non si fosse accettata la proposta dei Tedeschi, le loro armate avrebbero proseguito l'avanzata verso i Pirenei e tutto sarebbe stato perduto. Per salvare almeno parte della sovranità territoriale della Francia da Bordeaux, dove si era rifugiato il governo, Reynaud presentò le sue dimissioni il 17 Giugno. Le redini del governo vengono affidate al Maresciallo Petain che prese la decisione di proclamare il cessate il fuoco.

La Francia si arrende all'invasore tedesco

Il generale Charles De Gaulle in compagnia di Winston Churchill, immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente G-Man

Il generale Charles De Gaulle in compagnia di Winston Churchill. Il rapporto tra i due non fu mai idilliaco, a causa dei rispettivi caratteri piuttosto scontrosi.

La notizia dell'armistizio separato da parte della Francia venne colta con un certo stupore a Londra. Tenuti pressoché all'oscuro dello sfaldamento militare francese, gli Alleati anglosassoni avevano previsto un maggiore lasso di tempo prima della capitolazione, periodo da sfruttare per trovare alternative valide alla venuta meno dell'appoggio francese sul continente. De Gaulle riuscì a prendere in mano la situazione, presentandosi come l'uomo della provvidenza. Il 17 giugno si fece condurre a Downing Street alla presenza di Churchill per rivendicare la possibilità di rappresentare la Francia nella continuazione della lotta armata. Churchill, pur lamentandosi in seguito dell'assoluto anonimato di De Gaulle, fino ad allora semplice corrispondente diplomatico, cedette di fronte alle insistenze, permettendo l'utilizzo della BBC per l'annuncio dell'indomani. Il proclama del 18 Giugno alla fine della guerra sarebbe stato ricordato come il primo di una lunga serie di quello sconosciuto generale che si arrogava il diritto di presentarsi come il vero esponente della legittimità politica di un paese sconfitto. Le reazioni del tempo in Francia al messaggio furono tutt'altro che entusiasmanti. Esso veniva un giorno dopo l'accorato richiamo del Maresciallo Petain, da un uomo quasi sconosciuto che non aveva ancora la statura politica del grande militare vincitore nella Prima Guerra Mondiale. La madrepatria battuta sul campo dalle forze tedesche preferì credere alla propria inferiorità militare piuttosto che a un'utopistica resistenza a oltranza reclamata a viva voce da De Gaulle. Al generale, pur riconosciuto dai Britannici quale interlocutore privilegiato per gli affari francesi, non rimase nulla a disposizione se non la possibilità di crearsi un gabinetto in esilio e tentare di riorganizzare le truppe francesi evacuate a Dunkerque.

Le difficoltà che affrontò De Gaulle per creare un governo della Francia Libera furono enormi. La scarsità di disponibilità finanziarie lo costrinse a usare come ufficio un vecchio immobile commerciale, Stephen's House, nel cuore del porto di Londra. Ancora maggiori furono gli ostacoli da superare per mettere insieme le risorse umane delle nuove forze armate francesi. Gli stessi Britannici gli preclusero l'accesso ai campi dove i soldati francesi sfuggiti al disastro sul continente attendevano il rimpatrio o, nei casi più fortunati, passarono subito dopo di lui per avvertire gli uomini delle clausole dell'armistizio con la Germania che prevedevano la fucilazione per coloro che avessero preso le armi sotto bandiera straniera. I motivi di questa diffidenza nei confronti del generale ribelle erano molteplici. Anzitutto, sebbene il governo Petain avesse firmato una pace separata con Hitler, era indubbio che esso costituisse almeno in linea di principio la continuità e la legalità del governo francese. In secondo luogo, la popolazione era stanca dei combattimenti e non vedeva nella persona di De Gaulle un vero condottiero da seguire anche nei tempi cupi che si prospettavano. Pur con questi problemi, la Gran Bretagna a poco a poco comprese l'importanza di De Gaulle, soprattutto per portare dalla propria parte i grandi possedimenti d'oltremare della Francia.

Come già ricordato in precedenza, si era ipotizzata la possibilità di un trasferimento in Africa del governo francese, ma con le dimissioni di Reynaud la proposta era stata accantonata, lasciando in pratica alla fedeltà dei proconsoli coloniali l'accettazione del nuovo governo di Vichy o l'avventura con la Francia Libera. In Estremo Oriente, l'Indocina, di lì a poco occupata dai giapponesi, fu messa fuori gioco. Tra le colonie più importanti, Marocco, Algeria, Tunisia e Siria arrivarono al limite della disubbidienza aperta nei confronti di Vichy per poi ritornare sui propri passi a causa della mancanza di abboccamenti validi con gli uomini di De Gaulle. Solo l'Africa Equatoriale Francese si unì in blocco sotto la bandiera della Francia Libera. I territori che seguirono il governo in esilio erano vastissimi: due milioni di chilometri quadrati. Sfortunatamente, erano le materie prime oltre che umane a scarseggiare. In quei territori, vi erano solo tre milioni di indigeni e qualche migliaio di Francesi per riorganizzare un esercito dal nulla.

Per ovviare alla evidente inferiorità numerica che avrebbe costretto De Gaulle a un rapporto di sudditanza con Churchill, fu per la prima volta menzionata la possibilità di una spedizione contro Dakar. La florida colonia del Senegal garantiva non solo una giusta e necessaria sicurezza in fatto di materiali, ma contemporaneamente una crescita di prestigio per il generale. L'idea iniziale era di impossessarsi in sequenza prima del Gambia per poi penetrare nel Senegal, sempre via terra. La fattibilità dell'impresa era stata dimostrata con la presa di potere in Camerun di Leclerc, fedele a De Gaulle. Con un pugno di soldati aveva guadagnato l'appoggio di un'intera colonia. Oltretutto, l'autonomia nel compimento dell'operazione non avrebbe permesso ai Britannici di accaparrarsi alcun tipo di merito al riguardo. Nel mezzo di questi preparativi intervenne Churchill in persona.

Il 6 Agosto dimostrò chiaramente a De Gaulle che i suoi progetti di una lenta avanzata verso Dakar non erano realizzabili in breve tempo, come invece richiedeva la messa in sicurezza della parte meridionale dell'Atlantico. Giusto in quello stesso periodo divampava la lotta sottomarina con gli U-boote tedeschi che minacciavano il traffico mercantile con gli Stati Uniti e i paesi orientali del Commonwealth. Per favorire la riuscita dell'impresa, Churchill si offrì di inviare una flotta britannica per sostenere l'intervento francese. Di fronte alla proposta inglese, De Gaulle si trovò interdetto. Da una missione interamente francese si sarebbe passati a una preponderante maggioranza della Gran Bretagna che avrebbe potuto compromettere le finalità politiche, elemento nient'affatto secondario dell'impresa. Come avrebbe risposto il governatore di Dakar di fronte alla richiesta di aprire le porte a colui che si presentava come un liberatore, ma si faceva accompagnare dalla Royal Navy in assetto di guerra? Inoltre, la segretezza doveva essere assoluta per impedire che giungessero rinforzi tali da modificare i rapporti di forza e di conseguenza anche i valori politici.

Lo scontro a Dakar

La corazzata britannica Barham, immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Wojo overkill

La corazzata britannica di vecchio tipo "Barham" che prese parte all'infruttuosa spedizione anglo-francese contro Dakar..

Non sono ancora chiare le linee di condotta che portarono allo scontro frontale di Dakar. Su un solo punto si concorda e cioè sull'imbarazzante pressappochismo con cui fu portata avanti l'organizzazione dell'attacco da parte francese. La voce dello sbarco in Senegal fu sbandierata dagli stessi militari in licenza che affollavano i pub della city londinese. Al fianco della disorganizzazione si ebbe anche un netto ridimensionamento dell'appoggio britannico. Ventilato inizialmente da Churchill nell'ordine del centinaio di navi, al momento della verità si ridusse a poco più di venti, tra le quali le uniche degne di nota erano le corazzate di vecchio tipo Barham e Resolution, oltre alla portaerei Ark Royal. Il piano prevedeva che di fronte all'imponente dispiegamento di forze della flotta inglese, il governatore del Senegal avrebbe dovuto consegnare le chiavi della città agli emissari di De Gaulle, scesi a terra coperti dalla bandiera bianca, senza spargimento di sangue e con impiego minimo della forza. Non un solo elemento di quanto previsto si realizzò.

Già le condizioni atmosferiche del 23 Agosto 1940, giorno X, si presentarono avverse: nebbia all'alba su tutta la rada di Dakar. I parlamentari di De Gaulle sbarcati non vennero ricevuti dal governatore locale che anzi li fece attendere sul molo, per poi comunicare loro l'ordine perentorio di risalire a bordo e arretrare di venti miglia il dislocamento delle navi, non prima di aver colpito con artiglieria di grosso calibro l'incrociatore inglese Cumberland. Posto di fronte a resistenze inaspettate, De Gaulle azzardò la mossa di far sbarcare un battaglione della Legione Straniera che anziché riuscire nella conquista della città, fu ricacciato in mare a forza.

Fallito l'intervento francese, la flotta britannica intimò due ultimatum consecutivi per i giorni 24 e 25 Agosto che furono disattesi, al che la squadra non poté fare altro che aprire il fuoco. Gli scontri che seguirono costarono la vita a centinaia di uomini da ambo le parti oltre la distruzione di buona parte del naviglio francese presente nel porto di Dakar. Al vantaggio in termini di potenza di fuoco dei Britannici non corrispondeva una reale possibilità di sfruttamento dello stesso attraverso l'impiego di truppe da sbarco, completamente assenti. Trovandosi in una situazione di stallo, la ritirata via mare si rivelò la sola strada percorribile. L'insuccesso registrato nell'operazione in Senegal minò la credibilità di De Gaulle in Francia, senza però intaccarne l'importanza a livello internazionale.

Tale importanza tuttavia cominciò a decrescere col passare del tempo. Le schiere dei sostenitori di De Gaulle rimanevano sempre esigue e l'apporto militare alla continuazione della guerra era davvero irrilevante.

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