La corsa allo Spazio, la conquista della Luna e le prospettive di esplorazione spaziale nel XXI secolo - Seconda parte

a cura di di Gianluca Turconi

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Seconda parte dell'approfondimento: l'entrata in scena di John F. Kennedy, la strenua corsa per la luna, il declino degli anni settanta e il ritrovato interesse mondiale grazie ai paesi emergenti come la Cina.

Kennedy aumenta la posta in gioco

Il razzo Gemini Titan III, una tra le missioni statunitensi del programma Gemini che avrebbe cambiato la storia della corsa allo Spazio - NASA courtesy

Il razzo Gemini Titan III, una tra le missioni statunitensi del programma Gemini che avrebbe cambiato la storia della corsa allo Spazio.

Che la corsa allo Spazio non fosse mai stata una questione puramente scientifica era stato evidente a tutte le parti in gioco. La Guerra Fredda, col suo conflitto ideologico tra Democrazia e Comunismo, non poteva prevedere l'accettazione di un vantaggio, seppure momentaneo, dell'avversario.

Fu così che il Presidente americano John F. Kennedy, forse il politico del XX secolo più legato agli ideali libertari degli Stati Uniti, alzò la posta in gioco. In un memorabile discorso promise al popolo americano che la NASA e la nazione intera si sarebbero impegnati entro la fine della decade degli anni Sessanta a portare sulla Luna l'Uomo, uno statunitense come è ovvio, dimostrando una volta per tutte l'inequivocabile supremazia tecnologica, politica e morale garantita dalla visione del mondo democratica. Il Congresso approvò i relativi finanziamenti che avrebbero dovuto concretizzare le aspirazioni del Presidente. Dall'altra parte della "cortina di ferro", i Sovietici, posti di fronte alla sfida, non poterono fare altro che accettarla.

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E lo fecero con estremo successo. Nonostante i proclami americani, il programma spaziale sovietico portò il cosmonauta Titov al primo giorno interamente speso in orbita, seguito dalla prima doppia missione di lanci in contemporanea (Vostok 3 e 4), dal primo viaggio multi-giorno (5) già nel 1963, dalla prima donna nello spazio (Valentina Tereshkova) e, nel marzo 1965, dalla prima passeggiata nello spazio di un essere umano, effettuata dal cosmonauta Aleksei Leonov il 18 marzo 1965.

La rivoluzione del programma Gemini e la conquista della Luna

Dopo le cocenti sconfitte subite nella prima fase della conquista dello Spazio, agli Stati Uniti non rimaneva altra possibilità se non ripensare dalle fondamenta l'intero programma spaziale, partendo dalla stessa navicella che conduceva i cosmonauti nello spazio. Fu così che nacque il Programma Gemini, destinato al trasporto di più persone, come il concorrente Voskhod sovietico.

Inizialmente, dopo il successo della camminata spaziale di Leonov, molti commentatori ritennero che in verità non fosse cambiato granché nei rapporti di forza tra Stati Uniti e Unione Sovietica nella corsa alla spazio esterno. Tuttavia, le navicelle del programma Gemini costituivano un enorme passo in avanti rispetto alle precedenti, in quanto potevano trasportare due astronauti, manovrare nello spazio cambiando orbita e compiere agganci con altre navicelle.

Ciò che gli americani acquisirono nel corso del programma Gemini fu, in pratica, la conoscenza di come vivere nello spazio per più giorni, fino a due settimane. Proprio ciò che serviva loro per lanciare la sfida finale, la conquista della Luna e ritorno (quest'ultimo da non sottovalutare, dal punto di vista dei cosmonauti!), partendo da una posizione di parità, se non addirittura di vantaggio, rispetto al tradizionale avversario.

Naturalmente, i Sovietici non rimasero con le mani in mano di fronte agli impressionanti progressi statunitensi. Anch'essi apprestarono quattro diversi programmi - Soyuz, Kosmos, Luna A e Zond - che avrebbero dovuto consentire l'acquisizione delle medesime esperienze ottenute dagli americani, prevedendo alla fine manovre e orbite lunari tanto da parte di navicelle robotizzate quanto di velivoli guidati dall'uomo. Purtroppo, ciò che aveva afflitto i vettori statunitensi nella prima fase di questa lotta, cioè la loro sostanziale inaffidabilità, colpì i nuovi missili sovietici, cosicché nel periodo tra il 1960 e il 1976 solo poco più del 30% delle missioni fu coronata da successo.

Neil Armstrong si appresta a risalire sul modulo Eagle dopo aver piantato la bandiera americana sulla Luna - NASA courtesy

Neil Armstrong si appresta a risalire sul modulo Eagle dopo aver piantato la bandiera americana sulla Luna.

Da parte americana, lo sviluppo del definitivo programma Apollo e del suo vettore missilistico Saturn V per raggiungere la Luna non fu per nulla indolore. Anzi, la missione Apollo 1, il 27 gennaio 1967, fu funestata da un tremendo incidente che provocò la morte degli astronauti Virgil Grissom, Ed White e Roger Chaffee. Il sacrificio di questi pionieri spaziali anziché rallentare il progetto servì a temprare i partecipanti e a convincere l'opinione pubblica statunitense che giungere per primi sul nostro satellite non fosse più solamente una questione di prestigio politico, ma anche il simbolo della forza di una Nazione e degli ideali su cui essa si fondava, che poteva ben comportare sacrifici dolorosi.

Il 1968 fu l'anno dell'avvicinamento alla meta, con le orbite lunari del Zond 5 sovietico e dell'Apollo 8 americano. Ormai era tutto pronto per l'attacco finale alla Luna, ma mentre i Sovietici rimanevano impantanati in problemi tecnici che portarono al fallimento del missile lunare N-1 nel 1969, gli Stati Uniti prima testarono con successo, durante la missione Apollo 10, un modulo di allunaggio e poi, il 21 luglio 1969, due astronauti americani, Neil Armstrong e Buzz Aldrin poterono finalmente camminare sulla Luna e impiantarvi la bandiera a stelle e strisce statunitense, in nome e per conto dell'intera umanità.

Terminata la sfida per la Luna, cambiano gli obiettivi e i comportamenti

La vittoria statunitense, in combinazione con la profonda crisi finanziaria degli anni settanta del XX secolo, gettò le basi per una maggiore distensione nei rapporti non solo in ambito politico, ma anche spaziale. Missioni congiunte come l'Apollo Soyuz Test Project (1975) per l'approccio e il collegamento nello spazio di due navicelle Apollo e Soyuz, furono l'apice di un nuovo periodo di collaborazione e riappacificazione.

Ancora una volta, fu la politica a cambiare le carte in tavola. Nel 1979, l'Unione Sovietica invase l'Afghanistan, stravolgendo gli equilibri internazionali. L'elezione dell'intransigente repubblicano Ronald Regan alla presidenza degli Stati Uniti nel 1980 completò l'opera, portando al punto più basso, in oltre un decennio, i rapporti tra lo stato americano e la controparte sovietica. Contemporaneamente, tali eventi causarono anche un ravvivarsi della corsa allo spazio con il concretizzarsi dei progetti americani per uno scudo spaziale - un sistema di protezione antimissilistico che potesse impedire dallo spazio il compiersi delle traiettorie balistiche dei missili intercontinentali sovietici - e per lo Space Shuttle, una vera e propria nave spaziale capace di atterrare sulle proprie ruote come un normale aeroplano.

L'evidente vantaggio tecnologico in campo spaziale ottenuto dagli Stati Uniti ebbe un peso rilevante nei rapporti con l'Unione Sovietica nella prima metà degli anni ottanta, inasprendoli, e divenne il centro delle lunghe e faticose trattative per il disarmo controllato reciproco intervenute tra Reagan e il sovietico Gorbachev.

I pregiudizi nati in questo periodo portarono anche a equivoci a posteriori davvero imbarazzanti, come la definizione su Soviet Military Power, la pubblicazione del Dipartimento della Difesa americano del 1985, del programma Buran (destinato alla creazione di un gemello dello Space Shuttle) e dell'aereo spaziale Bor-4 (velivolo lanciato per il test della protezione termica da applicare al Buran) come due progetti con finalità unicamente militari.

Il futuro visto agli albori del XXI secolo

Yang Li Wei, il primo astronauta cinese nello Spazio - autore MachoCarioca, licenza http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/ , fonte Wikicommons

Yang Li Wei, il primo astronauta cinese nello Spazio.

Il lento ma inesorabile declino del blocco comunista che portò alla sua disgregazione a partire dal 1989, segnò anche una profonda modifica nell'approccio con cui le due nazioni concorrenti si erano affrontate. La supremazia politica e ideologica passò in secondo piano e l'utilizzo dello spazio esterno per finalità commerciali, essenzialmente per le telecomunicazioni, divenne la finalità predominante, per ottenere la copertura finanziaria di lanci scientifici, ma pure per un più prosaico fine di profitto. Ciò comportò anche l'entrata in gioco di nuovi partecipanti. Tra i programmi scientifico-commerciali, quello europeo basato sui missili vettori Arianne si può considerare di assoluto successo.

Il XXI secolo ha segnato probabilmente la fine dell'epoca pionieristica nel campo dell'esplorazione spaziale. La NASA ha ridisegnato le proprie finalità, ponendo il 2010 come termine ultimo per il ritiro dello Space Shutte, che sarà sostituito dall'Orion Crew Exploration Vehicle, e ci si è posti nuove mete: un insediamento stabile sulla Luna e il raggiungimento da parte dell'uomo del "pianeta rosso", Marte.

Per gli Stati Uniti, le nuove sfide non prevedono più solo la concorrenza della Russia, erede del posto che fu dell'Unione Sovietica, ma anche della Cina ed eventualmente dell'India e dell'Unione Europea, se la European Space Agency (ESA) acquisterà maggiore autonomia operativa.

Di particolare interesse è il possente sforzo collettivo posto in essere dal gigante cinese per colmare il divario che lo separava dalle due superpotenze. Da semplici lanci di test, la Cina, in piena autonomia e in pochi anni, nel 2003 è arrivata a inviare nello spazio la Shenzhou 5 con un proprio cosmonauta a bordo, Yang Li Wei.

Ma l'aumento della concorrenza statale è solo la punta dell'iceberg di una rivoluzione epocale nell'esplorazione spaziale. Oltre agli investimenti pubblici, si muovono nel sottobosco dell'iniziativa privata una serie di società di capitale che si prefiggono di organizzare viaggi regolari e addirittura spedizioni fuori dal nostro pianeta. Nomi di aziende come la Scaled Composite e la Virgin Galactic forse in futuro verranno ricordate nella storia della Corsa allo Spazio sullo stesso piano di Gagarin e Armstrong, degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica.

Immagini

NASA/courtesy of nasaimages.org

Fonti, letture consigliate e ulteriori approfondimenti

R. Bulkeley, The Sputniks Crisis and Early United States Space Policy (Bloomington, Ind., 1991);
K. Osgood, Before Sputnik: national security and the formation of US outer space policy, in Reconsidering Sputnik: Forty Years Since the Soviet Satellite, ed. R. D. Launius and others (Amsterdam, 2000), pp. 197-231;
J. Krige e A. Russo, A History of the European Space Agency (2 volumi, Noordwijk, 2000)

Web

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