Cyborg: meccanismi cibernetici impiantati su esseri organici, dalla fantasia alla realtà scientifica - Prima Parte

di Gianluca Turconi

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La sintesi tra uomo e macchina, descritta per la prima volta in maniera scientifica col termine "cyborg" nel 1960, ha sempre affascinato gli autori di fantascienza, ma ancor più gli scienziati esperti in molti campi, dalla biologia alla psichiatria, dalla zoologia alla neurologia. I progressi moderni della tecnica e dell'elettronica ci stanno portando dalla semplice teoria alla pratica dell'uomo-macchina.

Il termine cyborg è un'abbreviazione del binomio inglese cybernetic organism, cioè organismo cibernetico, e fu usato per la prima volta nel 1960, all'interno dell'articolo scientifico Cyborgs and Space, scritto da Nathan S. Kline, psichiatra presso il Rockland State Hospital, e da Manfred Clynes, scienziato che lavorava al Dynamic Simulation Lab.

Manfred Clynes, insieme a Nathan S. Kline, fu il padre della teoria dei Cyborg, immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0, fonte Wikipedia, utente Eliot Fintushel

Manfred Clynes, insieme a Nathan S. Kline, fu il padre della teoria dei Cyborg.

Servendosi di questo termine di sintesi, si voleva esprimere la possibilità che grazie all'applicazione di determinate apparecchiature, un organismo potesse vivere al di fuori del suo habitat naturale e adattarsi a un altro, lo Spazio esterno, nello specifico della trattazione scientifica di cui si occupava l'articolo. Così si legge nel testo:

Il cyborg incorpora deliberatamente componenti esogeni per estendere la funzione autoregolatrice dell'organismo in modo da adattarlo ai nuovi ambienti.

In definitiva, il cyborg sarebbe stato, nella visione originaria di Kline e Clynes, un organismo ibrido, in parte naturale e in parte artificiale, migliore rispetto alla versione solamente organica di quell'essere.

Sulla scia di queste prime considerazioni, nel 1965 D. S. Halacy scrisse nell'introduzione a Cyborg: Evolution of the Superman a proposito di una nuova frontiera che non riguardava unicamente il rapporto tra uomo e spazio, ma piuttosto tra l'uomo e se stesso, in un ponte gettato per conoscere i misteri più profondi della relazione mente-materia.

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Ed è proprio su questa nuova strada che si avventurò Clynes nel 1970, nell'articolo Sentic space travel, scritto questa volta da solo, nel quale descriveva un sentic cyborg capace di esprimere le proprie emozioni in accordo con la natura che lo circondava.

Inizialmente rifiutata con vigore dalla comunità scientifica, la proposta delineata da Clynes è tornata prepotentemente alla ribalta sotto il profilo teorico nella moderna modulazione cerebro-cognitiva che utilizza le tecniche TMS e di neurofeedback delle quali parleremo in seguito. Il nuovo confine della scienza non è però scoprire un modo in cui un ibrido uomo-macchina possa inconsciamente adattarsi a nuovi ambienti esterni, ma piuttosto come sistemi autoregolanti cervello-macchina possano essere usati da pazienti con disordini mentali per poter creare nuove dinamiche cervello-mente da utilizzare a fini terapeutici.

Sebbene non indicata esplicitamente, questa evoluzione del cyborg era già compresa nell'ipotesi di Clynes introdotta nel 1970:

Attraverso la comprensione coscia della nostra eredità inconscia, saremo in grado di insegnare ai nostri sistemi automatici a vivere in armonia col nostro vecchio retaggio (N.d.T. Da intendersi come retaggio biologico), come anche con l'esplorazione dello spazio esterno e, a maggior ragione, interno.

E' proprio su queste basi che i moderni psichiatri considerano le tecniche di neurostimolazione cerebrale non solo come una costrizione cerebrale esterna a fini terapeutici, ma anche come un'interazione uomo-macchina in cui la mente del paziente è direttamente impegnata.

I cyborg nella finzione letteraria e cinematografica

Nonostante l'importante apporto teorico di Clynes e Kline abbia ormai superato i cinquant'anni di esistenza, il primo campo in cui l'ipotesi cyborg trovò ampia diffusione è stato quello letterario. Addirittura, il concetto espresso in letteratura, escluse le rilevanti sfumature scientifiche, è molto più risalente negli anni.

Già nel 1843, Edgar Allan Poe descrisse un personaggio dotato di estese protesi nel racconto breve The Man That Was Used Up. Nel 1908, dalla penna di Jean de la Hire nacque Nyctalope, il primo supereroe che incidentalmente era anche un cyborg, protagonista del romanzo L'Homme Qui Peut Vivre Dans L'eau (L'uomo che poteva vivere nell'acqua). Bastò attendere il 1928 per vedere l'idea principale di esploratori spaziali cyborg nel romanzo fantascientifico The Comet Doom di Edmond Hamilton. Lo stesso autore avrebbe immaginato il cervello vivente e parlante di un vecchio scienziato, Simon Wright, fluttuare nell'aria in una teca trasparente, "personaggio" presente nelle avventure del suo eroe più famoso, Capitan Futuro.

Hamilton si servì direttamente del termine cyborg nel racconto breve del 1962 After a Judgment Day (Dopo un Giorno del Giudizio) in cui ci spiega, seguendo l'impostazione Clynes-Kline:

i cyborg furono chiamati così per la prima volta negli anni sessanta... organismi cibernetici.

L'idea di far sopravvivere il cervello alla morte del corpo non fu però esclusiva del dottor Simon Wright di Hamilton. Nel 1944, in No Woman Born scritto da C. L. Moore, incontriamo una ballerina il cui corpo è stato completamente distrutto dal fuoco, ma il cui cervello riesce a sopravvivere in un bellissimo simulacro meccanico senza volto, fatto che richiama una tematica tra le più amate in fantascienza: se sia eticamente giusto superare completamente i limiti di vita impostici dalla Natura ibridandoci con le macchine.

Il borg Locutus in Star Trek, immagine rilasciata sotto licenza  Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported, fonte Wikipedia, utente El Carlos

Il borg Locutus in Star Trek.

Grazie allo sviluppo degli effetti speciali cinematografici e televisivi, dalla descrizione letteraria si è passati alla rappresentazione visiva e in movimento dei cyborg. Ne sono così nate due categorie principali: i cyborg rappresentati come principalmente meccanici e i cyborg indistinguibili dagli umani "normali".

Nella prima categoria possiamo includere i Cybermen della serie televisiva BBC Doctor Who e i letali Borg di Star Trek. Della seconda, invece, fanno parte L'Uomo da Sei Milioni di Dollari dell'omonima serie televisiva degli anni '70 e i Cyloni "umanizzati" del remake più recente di Battlestar Galactica.

Quando la parte meccanica è dominante in maniera assoluta, sorge la difficoltà di distinguere i cyborg dagli androidi, semplici robot dalle sembianze umane.

Per capire quanto in definitiva questa distinzione sia di lana caprina, è sufficiente ricordare l'impossibilità pratica di distinguere un androide da un essere umano nel celeberrimo film Blade Runner di Ridley Scott, basato sul romanzo Do Androids Dream of Electric Sheep? di Philip K. Dick. Questa pellicola ci ha lasciato il memorabile monologo del replicante Roy Batty impersonato dall'attore Rutger Hauer:

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E' tempo di morire.

Frasi del genere, con l'autocoscienza di non appartenere al genere umano e di essere in qualche modo superiori nei suoi confronti, caratterizzano molti cyborg letterari e cinematografici, come esemplificato dall'altrettanto famosa uscita dei Borg di Star Trek:

Noi siamo i Borg. Le vostre peculiarità biologiche e tecnologiche saranno assimilate. La resistenza è inutile.

Il passaggio dalla finzione alla realtà

Dopo aver dato una veloce occhiata a quanto ha partorito la fantasia, possiamo ora tornare a parlare di realtà scientifica.

Come spesso accade, l'applicazione scientifica pratica di idee strettamente teoriche prevede un passaggio di sperimentazione nel mondo animale.

Cosa direste se cominciassimo a parlare di insetti cyborg e gatti domestici che brillano sotto la luce ultravioletta? Quasi sicuramente pensereste a storie di fantascienza o, per i più temerari, dell'orrore.

Entrambi gli esempi sono invece sviluppi scientifici attuali delle teorie di Clynes e Kline applicate ad animali. Se ne parla diffusamente nel libro di divulgazione scientifica Frankenstein's Cat: Cuddling up to Biotech's Brave New Beasts, scritto dalla giornalista di divulgazione scientifica Emily Anthes.

Sebbene l'adattamento allo spazio esterno di alcuni degli animali descritti nel libro sia di natura bioingenieristica più che elettromeccanica, è oltremodo interessante analizzare le ragioni per cui la teoria del cyborg sia stata concretamente applicata a esseri viventi, aprendo un'ampia e complessa discussione sull'eticità di tale processo.

I Glofish - Il detentore del copyright di questo file permette a chiunque di utilizzarlo per qualsiasi scopo, a condizione che il detentore del copyright venga riconosciuto come tale, fonte Wikipedia, utente Alexbrn

I Glofish.

Possiamo quindi partire dai Glofish, pesci della specie Brachydanio Rerio più comunemente denominati Pesci Zebra o Zebrati, i quali sono stati modificati geneticamente per brillare nel proprio acquario quando le luci ambientali sono spente. Sono già venduti commercialmente in decine di paesi e i bambini ne sono entusiasti.

La bioluminescenza indotta è caratteristica anche di Mr. Green Genes e di una nutrita serie di animali geneticamente modificati appartenenti a Marc Zimmer, professore di Chimica al Connecticut College negli USA e specialista nella proteina fluorescente verde.

Capire quale possa essere l'utilità di una tale caratteristica negli animali domestici, a parte il sensazionalismo e l'aspetto commerciale, è piuttosto difficile. Tuttavia l'adattamento ambientale degli animali cyborg diviene subito rilevante parlando dei gatti ipoallergenici.

La scoperta di una speciale proteina che funziona da interruttore del gene felino causante le allergie umane a questi animali ha ora portato allo studio di possibili modifiche genetiche definitive o a specifici dispenser terapeutici transitori per gli animali che permettano di avere un gatto domestico "innocuo" anche per le persone allergiche. Naturalmente, ancora una volta, pure in questo caso vi sarebbero notevoli implicazioni commerciali.

Molto più complesso, dal punto di vista etico, è invece l'utilizzo di esseri viventi, principalmente insetti come descritto da Anthes, per scopi militari e di intelligence.

L'innesto di parti robotiche su esseri viventi esistenti permetterebbe l'acquisizione di dati sensoriali con uno "strumento" difficilmente distinguibile dalla sua controparte totalmente organica e perciò maggiormente sicuro e meno individuabile.

Trattandosi di spionaggio, le finalità piuttosto oscure per cui verrebbero creati questi cyborg aumenta notevolmente la ritrosia del grande pubblico verso il loro impiego e, contemporaneamente, l'interesse delle autorità statali (e non solo) per uno studio completo e operativo sul campo.

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