La serpe e il mirto (1978)

romanzo mistery/giallo

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La serpe e il mirto (1978), romanzo dello scrittore Stefano Valente

Titolo: La serpe e il mirto (1978)
Autore: Stefano Valente
Genere: mistery/giallo
Costo: euro 2,99 (eBook) - euro 5,99 (cartaceo)
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Trama

Aguilar Mendes, studioso di letteratura portoghese, giunge a Roma il 16 marzo del 1978, esattamente nel mattino cruciale del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. E' un fuoruscito, un esule che fugge dall'Argentina che il regime militare ha trasformato nella terra dei desaparecidos. A Roma hanno così inizio le vicende del letterato: scendendo in una strana - a volte "introvabile" - pensione del centro, Aguilar Mendes sarà proiettato in una girandola di eventi misteriosi che lo porterà avanti e indietro per l'Europa, rendendolo vittima e protagonista di arcani insondabili e intrighi politici. Lo schivo, spaesato Aguilar Mendes si imbatterà negli "ospiti" del piccolo albergo, conoscerà le sue sedute spiritiche; verrà coinvolto in complotti, segreti e amori, in giochi di potere e avvenimenti - antichi e presenti - che lo metteranno in contatto con figure, atmosfere e "presenze" incredibili, e tuttavia reali: con un esercito di epici bravacci che diffonde il terrore e il carnevale fin dentro il cuore del Brasile, con Santi-teologi in bordelli della Terra del Fuoco, con un gatto di Oporto (?) e tre cani infernali, con le malinconie dolci di Lisbona... E anche con Antenati-Serpenti dall'altra parte del mondo. Perché il Tempo - la Serpe-Ouroboros che morde la sua stessa coda - ha determinato di fare di Aguilar Mendes il proprio custode...

Il Mystery si fonde col Giallo esoterico in un romanzo che spazia dai temi contemporanei (come le trame politiche internazionali, la tortura e la repressione sociale) alla Storia vera e propria (quella "ufficiale" accanto alle storie minori - quelle con la S minuscola). Alla fine, al di là dell'oscurità dei vicoli di Roma e del labirinto dei suoi enigmi, attuali e millenari, è il "Mistero dei misteri" ad attendere Aguilar Mendes. Un segreto che andrà oltre le aspettative del lettore e degli stessi personaggi...

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Recensione a cura di Adriana Alarco

La storia di Rosario Aguilar Mendes si svolge in luoghi e in tempi diversi. Il suo arrivo come curioso viaggiatore sudamericano a Roma, in quell'ormai remoto, ma mai dimenticato 16 marzo '78 (la mattina del rapimento di Aldo Moro), è segnato da diversi sconvolgimenti politici tanto in Argentina, la sua patria, quanto in Italia.

È un uomo che non si lascia ingannare facilmente, Rosario Aguilar Mendes, e nel suo andirivieni incontra personaggi interessanti, alle volte disperati, tutti descritti con precisione e fantasia, come il rappresentante di scacchiere, il playboy brizzolato con l'occhio di vetro, gli sconosciuti subdoli, i fantasmi di ragazze belle e gelide oppure donne nude e sensuali che lasciano traccia di profumo di mirto al loro passaggio.

Il protagonista racconta i suoi sogni come hanno sempre fatto tutti nella sua famiglia, per un dono o forse un'eredità ancestrale dal peso insondabile. Sopraffatto dalla stessa letteratura - con cui vive e lavora -, le sue vicende si svolgono quasi in una sorta di dormiveglia: e allora scrive per paura di riflettere. A volte sembra ubriaco o drogato, e nel sogno/realtà si vede vivere al rovescio nel riflesso di uno specchio.

Molte altre persone calpestano i selciati di Roma, impreziosita dal caos delle razze e delle diverse culture, nel racconto di Rosario: fra queste ci sono indecifrabili aborigeni australiani, arlecchini-banditi dall'America Latina, novelli Don Chisciotte; ma anche dottori di medicina, semplici garzoni, barbieri. Aguilar Mendes scorre attraverso la città osservando, cerca risposte alle sue domande in una Roma in penombra, fra i vicoli lastricati, i portici vetrati, gli archi di pietra, le pensioni misteriose che compaiono e scompaiono nell'ombra come in un gioco infinito magico e meraviglioso. In quella Roma eterna, dove si trovano viaggiatori da luoghi diversi del mondo e si sentono parlare tutte le lingue, nessuno si sorprende di nulla: neanche dei miracoli o della morte o degli enigmi.

Si descrivono luoghi tipici e quotidiani come i bar, le banche, le piazze e i giardini o le chiese sommerse nel buio o nei sogni. Il protagonista, odiato dallo stesso autore, recapita pacchi misteriosi di documenti da una città all'altra, mentre si sente colpevole di guerre e di bombardamenti, dei desaparecidos, dei morti in battaglia o di quelli affogati e morti senza combattere, e lo sopraffà una voglia di Caos, tanto umana quanto struggente.

Questa storia di mistero, di spie, di diari, e di sentimenti succede fra le rive del Tevere, fra quelle del Tago e sulla costa della Terra del Fuoco alla fine del mondo.

Diversi animali lo inseguono durante i suoi viaggi: serpenti, gatti e altri con nomi di dèi o dèi con i nomi del Caos, in una babele di culti dove un profumo di mirto, onnipresente, rimane ad aleggiare sulla storia di Aguilar Mendes. Storia di spie con o senza nome e di fantasmi con o senza testa; di sedute spiritiche, segni, simboli; di sacerdoti e catacombe con libri dappertutto, tavoli che ruotano, viaggi nel tempo e nello spazio; di personaggi che non importa più se esistano oppure no, perché ciò che conta è se siano amici o nemici, falsi o reali: un labirinto di nomi e luoghi e non soltanto...

Ogni esistenza narrata ne La Serpe e il Mirto (1978) è un'ansia di Caos e il suo cibo è il Tempo. I suoi luoghi profondi sono tortuosi come le spire di un serpente. E alla fine - suprema, disincantata ironia della realtà, e insieme del mistero, il protagonista cercherà il segreto dei segreti nella melodia inconfondibile di un tango argentino.

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