Lo Hobbit - La Battaglia delle Cinque Armate - Recensione e analisi

a cura di Andrea Micalone

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E' presente nelle sale cinematografiche il nuovo capitolo della saga de "Lo Hobbit", intitolato "La Battaglia delle Cinque Armate". Andrea Micalone ci fornisce la recensione e un'analisi approfondita del film.

L'attore Richard Armitage, immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic, fonte Wikimedia Commons, autore Gage Skidmore

L'attore Richard Armitage, nel ruolo drammatico di Thorin, è forse il migliore del cast nel nuovo capitolo della saga de "Lo Hobbit".

È finita. Se non ci dovessero essere futuri stravolgimenti sui diritti cinematografici de "Il Silmarillion", l'ultimo film dello Hobbit è anche l'ultimo film ambientato nella Terra di Mezzo. Nel vedere i titoli di coda che scendono su "La Battaglia delle Cinque Armate", sembra chiudersi un ciclo che ha legittimato il fantasy tra i grandi generi del cinema.

Ovviamente questo non è il vero finale della vicenda, essendo un prequel, ma il senso di nostalgia emanato alla fine è sicuramente potente, anche grazie alla canzone dei titoli di coda "The Last Goodbye" interpretata da Billy Boyd (l'attore di Pipino nella trilogia dell'Anello). La domanda a questo punto è d'obbligo: dopo tredici anni e oltre venti ore di film complessivo, la saga si è "conclusa" degnamente?

Andiamo dunque a fare un'analisi su l'ultima parte de "Lo Hobbit". Premetto che parlerò liberamente della trama del libro e del film, quindi se non volete spoiler, vi sconsiglio di leggere questo articolo.

Prima di cominciare, credo sia anche necessario dire quali erano state le mie precedenti sensazioni su questa saga de "Lo Hobbit". Ero partito scettico sulla possibile qualità di una trilogia di film, ma "Un Viaggio Inaspettato" mi aveva fatto ricredere. Le modifiche erano ben inserite e non credo si potesse trasporre in modo migliore la prima parte del romanzo. Poi, con "La Desolazione di Smaug" sono invece rimasto deluso. Veder tagliare intere parti di trama, come l'incontro con Beorn, in favore di scene d'azione continue e triangoli amorosi interraziali mi aveva lasciato con l'amaro in bocca. L'Edizione Estesa del secondo mi ha parzialmente fatto ricredere, in quanto si va a riprendere meglio (e in modo più fedele al libro) sia l'incontro con Beorn, sia l'incontro tra Gandalf e Thrain, accennato nelle appendici de "Il Signore degli Anelli".

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Insomma, da questo terzo film non sapevo cosa aspettarmi, ma adesso posso affermare di essere rimasto felicemente sorpreso. Le modifiche stavolta sono corpose, poiché il materiale rimasto era ben poco, ma, come nel primo, sono cambiamenti legittimi e ben incastrati. Il film nel complesso ha un'ottima fluidità. Gli effetti speciali sono tanti, fantastici, ma non stravolgono la vicenda.

Tutto riprende dal cliffhanger del secondo capitolo. Smaug attacca Pontelagolungo in una serie di passaggi a volo radente resi magnificamente. Bard sale sulla torre campanaria e, dopo aver tirato invano un po' di frecce normali, lo abbatte con la freccia nera portatagli dal figlio. La scena è concitata e breve, ma sufficientemente fedele al libro. Non si combatte più del necessario.

A questo punto inizia la vera trama. Thorin, interpretato da un perfetto Richard Armitage, il migliore in questo capitolo, dà subito segni della "Malattia del Drago". Infatti, a differenza del romanzo, egli non è semplicemente deciso a difendere l'oro e la montagna da intrusioni esterne, ma è colpito dalla stessa follia di suo nonno Thror, portandolo a deliri che ricordano il possesso dell'Anello. In queste scene, l'attore si supera. Finalmente troviamo ottimi monologhi e scambi di battute emozionanti, cose che erano mancate nelle due parti precedenti.

Contemporaneamente Gandalf, imprigionato a Dol Guldur, viene liberato dal Bianco Consiglio: Galadriel, Elrond, Saruman e Radagast. In realtà nel Bianco Consiglio ci sarebbero anche Celeborn di Lorien, Thranduil, Cìrdan il timoniere, ma nel film l'arrivo di questi personaggi sarebbe stato di troppo.

Galadriel dunque libera Gandalf, mentre Elrond e Saruman affrontano i Nazgùl, mostrati per la prima volta privi di cappucci, come spettri in armatura. A questo punto Galadriel stessa si confronta con Sauron redivivo, in uno scontro luminoso, ma molto statico. Come infatti disse Tolkien stesso, Galadriel è l'essere più potente nella Terra di Mezzo, perciò è l'unica ad avere la forza di contrastare il Nemico. Sauron viene dunque cacciato da Dol Guldur e fugge a est. Segue un breve scambio di battute in cui i protagonisti sostengono che occorre avvertire Gondor, ma Saruman afferma che ci penserà lui stesso. Un dettaglio interessante è che proprio nel luogo in cui si svolge la battaglia, c'è una statua che regge un globo in mano. Potrebbe trattarsi del Palantìr che prenderà Saruman, ma forse questo lo vedremo solo nell'edizione estesa.

Nel frattempo Bard si reca con i profughi del lago alle rovine di Dale. Lì viene raggiunto da Thranduil. Il Re elfico porta con sé un'armata, giacché è deciso a rivendicare alcune gemme presenti nella montagna anche con la forza, se sarà necessario. Bard, per evitare la guerra, cerca di parlamentare con Thorin, sostenendo che il Principe nanico aveva promesso una parte del tesoro agli uomini del Lago. Thorin però rifiuta duramente.

Bilbo, durante la notte, decide allora di recarsi in segreto all'accampamento di Dale, per portarvi l'Archengemma. Sa che Thorin, pur di averla, potrebbe scendere a patti con uomini ed elfi. Al contempo giunge anche Gandalf a Dale, e cerca di avvertire tutti dell'imminente arrivo dell'armata di Orchi di Azog, ma nessuno sembra dargli ascolto.

Il mattino seguente si raggiunge la massima tensione. Thorin, quando vede l'Archengemma nelle mani di Bard, dà fuori di senno. Bilbo ammette di averla consegnata all'uomo, perciò rischia di essere scagliato ai piedi della fortezza da Scudodiquercia. Questo è uno dei momenti più belli e serrati del film, inoltre anche molto fedele al romanzo.

Ormai la guerra sembra inevitabile, infatti arriva anche Dain Piediferro, cugino di Thorin, con un esercito di nani. Nel momento in cui sta per cominciare la battaglia tra nani, elfi e uomini, ecco però sopraggiungere le mastodontiche armate di orchi. Esse sono precedute dai Mangiaterra, giganteschi vermi sotterranei che creano cunicoli, non presenti nel libro, ma che non sono un innesto eccessivo. Compaiono solo per pochi istanti e si limitano a creare un passaggio per l'esercito del male.

L'attore Ian McKellen, immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Generic, fonte Wikimedia Commons, autore Gage Skidmore

Considerato tra i migliori attori shakespeariani viventi, Ian McKellen difficilmente potrà mai separare la propria fama dal personaggio di Gandalf che lo ha reso una vera e propria icona fantasy.

È a questo punto che il film inizia a discostarsi maggiormente dal romanzo, ma mi è parsa una scelta naturale. Nel libro Bilbo vede ben poco della battaglia, poiché viene colpito sulla testa e sviene. Qui invece egli rimane cosciente per quasi tutto il tempo e lo scontro viene mostrato in modo minuzioso.

Azog è uno stratega attento rispetto ai comandanti che si erano visti ne "Il Signore degli Anelli". Fa segnalazioni con una struttura di legno e degli stendardi, affinché le sue armate prendano su due fronti gli avversari. Le scene di battaglia sono da vedere ed è inutile star qui a descriverle.

Lo scontro si svolge sia nella vallata, sia nella città di Dale. Anche Thorin infine decide di unirsi al conflitto, dopo una serie di visioni e discussioni ideate per il film, ma comunque ben scritte e, soprattutto, ben recitate. Egli, assieme a Dwalin, Fili e Kili, decide poi di raggiungere Collecorvo, il punto da cui Azog guida i suoi (altra differenza dal libro). In quel momento arrivano anche Legolas e Tauriel (per chi ancora non lo sapesse, sono entrambi assenti dal romanzo) e sono loro a comunicare che dal Nord sta giungendo Bolg con l'armata del Monte Gundabad. Questo riprende un elemento dell'opera scritta, poiché nell'originale in realtà è proprio Bolg con questo esercito a portare guerra, e non Azog, morto invece nella battaglia di Moria per mano di Dain Piediferro.

L'attenzione si sposta sulla vetta ghiacciata di Collecorvo. Qui si dà sicuramente più valore alle morti di Fili e Kili, giacché nel libro le loro dipartite sono semplicemente accennate. La presenza di Tauriel risulta quasi necessaria a questo punto, rendendo al tutto un tocco sentimentale che ho gradito. Legolas invece uccide Bolg, come si poteva supporre già nel secondo film, dopo quel pugno che gli aveva mostrato per la prima volta il suo stesso sangue.

Thorin infine, dopo una strenua lotta, elimina Azog, ma viene ferito a morte. Bilbo, dopo uno svenimento di durata ben più breve del romanzo, corre dal nano, ma ormai è troppo tardi. Quest'ultimo gli fa allora il celebre discorso che, a parer mio, contribuisce a rendere "Lo Hobbit" una grande opera letteraria e non una semplice fiaba. Per fortuna nel film lo hanno lasciato quasi invariato, escludendo il luogo dove avviene. Lo scontro viene vinto grazie all'arrivo puntuale delle aquile e di Beorn. Compaiono per pochissimo tempo, ma nel libro in fondo avviene la stessa cosa.

L'epilogo, molto più rapido se paragonato a quello de "Il Ritorno del Re", è adeguato alla trama. Dopo alcuni collegamenti con "Il Signore degli Anelli", come un'allusione di Thranduil che consiglia a Legolas di trovare Aragorn, il film si chiude con l'arrivo di Gandalf al centoundicesimo compleanno di Bilbo. La scena però è mostrata dall'interno di casa Baggins, e non dal punto di vista del mago, come accade invece ne "La Compagnia dell'Anello".

In conclusione, a mio parere, ritengo questo terzo capitolo il migliore della trilogia de "Lo Hobbit". Le differenze dal romanzo naturalmente ci sono, e sono anche parecchie, ma stavolta sono ben inserite e non si ha mai quella sensazione di riempimento che invece si poteva avvertire nel secondo film. A mio gusto, questa è stata una buona conclusione per questi film che ci hanno accompagnato tanto a lungo. Non resta che aspettare anche l'edizione estesa, per avere una visione definitiva e completa di tutta la saga.

Vi lascio con le meravigliose ultime parole di Thorin: "In te c'è più di quanto tu non sappia, figlio dell'Occidente cortese. Coraggio e saggezza in giusta misura mischiati. Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra di tesori d'oro, questo sarebbe un mondo più lieto."

P.S. Ho visto finalmente questo film con il tanto discusso 3D HFR. A mio parere rende una qualità d'immagine e un realismo nettamente superiori. Promosso a pieni voti.

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