Lo scrittore assassino: la vera storia di Krystian Bala

a cura di Gianluca Turconi

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Krystian Bala guardato a vista dalla polizia durante il suo processo per omicidio - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

In una gelida mattina del dicembre 2000, un gruppo di pescatori si recò nei pressi del fiume Oder, a Wroclaw, importante città della Polonia, per dedicarsi all'attività preferita. Anziché imbattersi in gustosi pesci di fiume, gli uomini scoprirono un cadavere galleggiante sulla superficie dell'acqua. La vittima, maschio di età indefinibile, era stato denudato, legato, affamato, torturato e infine gettato nel fiume, coi piedi legati insieme, piegati all'indietro e attaccati a un cappio al collo con un solo pezzo di corda, nella più classica delle incaprettature. A ogni minimo movimento, la povera vittima avrebbe potuto stringere il cappio e autosoffocarsi.

Il patologo a cui fu affidata l'autopsia non risolse i dubbi sulle modalità della morte. La vittima poteva essere stata strangolata ante mortem oppure gettata ancora viva nel fiume, dove poi il cappio l'avrebbe soffocata prima di morire annegata. Non vi erano elementi autoptici per poter distinguere tra le due morti.

A ogni modo, le indagini iniziali stabilirono che il corpo ritrovato apparteneva a Dariusz Janiszewski, titolare di un'agenzia di pubblicità, sposato, in attesa di adottare un bambino e scomparso quattro settimane prima proprio da Wroclaw, secondo la denuncia della moglie. Le modalità sadiche della sua uccisione e del successivo ritrovamento resero il caso subito popolare sulla stampa polacca.

Sotto pressione dell'opinione pubblica, la polizia cominciò un'indagine in grande stile, scandagliando il fondo del fiume e perlustrando la foresta circostante, senza trovare indizi. Janiszewski era un semplice pubblicitario che non aveva debiti, nemici e nemmeno un minimo precedente penale. Le autorità brancolavano nel buio.

L'unico aspetto di qualche rilevanza fu confessato dalla moglie. Ella ammise che il loro matrimonio aveva attraversato un momento di difficoltà che si era risolto tanto bene da convincerli a iniziare le procedure di adozione.

Nel giro di sei mesi, nel maggio 2001, senza un solo indizio degno di nota, il commissario Jacek Wroblewski, a capo dell'indagine, decise di archiviare il caso. La stampa finì col soprannominarlo "il crimine perfetto". Rimase chiuso per quattro anni nonostante la pubblicazione nel 2003 del romanzo thriller Amok, di Krystian Bala, un racconto cruento su un gruppo di sadici annoiati, con il narratore, Chris, che raccontava dell'omicidio di una giovane donna.

Poi, nel 2005 - durante un'analisi del cold case nel proprio tempo libero - il commissario Wroblewski notò che il telefono di Janiszewski non era mai stato trovato. Fortunatamente, il fornitore di servizi telefonici riuscì a rintracciare la sua carta SIM. Essa era stata usata da un uomo estraneo ai fatti che aveva acquistato il cellulare in un'asta su Internet pochi giorni prima del ritrovamento del cadavere della vittima. A venderlo era stato l'utente ChrisB7, da un account risultato poi registrato da Krystian Bala, scrittore di professione.

C'erano abbastanza indizi per mettersi al lavoro, così Wroblewski iniziò un'indagine segreta su di lui. Risultò che Bala aveva usato il soprannome "Chris" anche nei suoi frequenti viaggi all'estero. Una soffiata anonima consigliò al commissario di leggere il suo romanzo Amok che avrebbe potuto dare ulteriori elementi d'indagine.

Qui è dove il confine tra realtà e finzione cominciò a sfumare.

Nel romanzo, Wroblewski rinvenne effettivamente quelli che ritenne indizi dell'omicidio di Janiszewski. Il protagonista, anche nel libro chiamato Chris, non uccide un uomo, bensì la fidanzata di lunga data Mary, ma con modalità tali da richiamare immediatamente l'assassinio perpetrato nelle vicinanze di Wroclaw. Il narratore aveva addirittura venduto l'arma del delitto - un coltello - in un'asta su Internet. E quel Chris romanzato aveva troppe somiglianze con l'autore Bala: aveva problemi di alcolismo, era uscito da un matrimonio fallito ed era ossessionato dalla filosofia.

Quest'ultimo punto risultò subito molto importante. Bala, che aveva studiato filosofia a scuola, si considerava un profondo conoscitore di pensatori come Wittgenstein, Nietzsche, Derrida e Foucault. Lo scrittore era affascinato dall'idea che non esista una verità oggettiva e che la realtà sia solo una serie di giochi linguistici o narrazioni concorrenti. Tali filosofie erano presenti in Amok.

Si poteva comunque trattare di semplici coincidenze che, però, finirono con l'ossessionare il commissario Wroblewski. In attesa del rientro di Bala da uno dei suoi viaggi, egli assegnò un capitolo a ciascuno dei suoi colleghi detective per ulteriori analisi e iniziò in via ufficiale l'indagine nei confronti dello scrittore. In quei mesi, molti altri elementi emersero contro Bala.

Alla ricerca di un movente per l'omicidio Janiszewski, la polizia ne trovò uno classico: la gelosia.

Durante l'interrogatorio di un'amica dell'ex moglie di Bala, la donna raccontò che, nell'estate del 2000, le due si erano recate in un locale notturno in cui avevano avuto modo di parlare con un uomo con i capelli lunghi e gli occhi azzurri, tratti fisici distintivi di Dariusz Janiszewski, la vittima.

La copertina del romanzo "Amok" di Krystian Bala - Immagine utilizzata per uso di critica o di discussione ex articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633, fonte Internet

La copertina del romanzo "Amok" di Krystian Bala.

In principio, la ex moglie di Bala rifiutò di collaborare all'indagine, finché non le fu fatto notare che la protagonista femminile del romanzo Amok, uccisa da Chris, aveva somiglianze notevoli con lei. Spaventata da quell'accostamento, la donna dichiarò che Bala era molto geloso di lei anche dopo la separazione e che, sì, aveva voluto iniziare una breve relazione con Janiszewski, tanto da arrivare al check-in in un motel ma, prima che succedesse qualcosa, Dariusz aveva ammesso di essere sposato, quindi lei se n'era andata.

Ma, soprattutto, rivelò che parecchie settimane dopo quel mancato tradimento, quando già si era separata da Bala, l'ex marito si era presentato completamente ubriaco a casa sua, sfondandone la porta e picchiandola. Le aveva anche rinfacciato l'incontro con Janiszewski al motel, a testimonianza che li aveva pedinati e lo conosceva. Quando la notizia della morte del povero Dariusz era apparsa sui giornali, la donna aveva chiesto a Bala se c'entrasse qualcosa, ricevendone risposta negativa. Non ritenendolo capace di uccidere, nemmeno per gelosia, la ex moglie aveva poi lasciato perdere la questione.

Per il commissario Wroblewski quell'insieme di elementi era sufficiente a incastrare Bala. Nel settembre 2005, Krystian Bala fu arrestato con l'accusa di omicidio volontario. Tuttavia il quadro accusatorio rimase circostanziale e, dopo solo tre giorni, Bala fu scarcerato per insufficienza di prove. Wroblewski rimase comunque convinto di aver trovato l'assassino e non abbandonò l'indagine.

Per tutto il tempo, Bala protestò la propria innocenza, insistendo sul fatto che i dettagli del thriller Amok erano stati ricavati dai resoconti dei media sull'omicidio di Janiszewski. Quando Bala fu nuovamente arrestato e processato, lo scrittore affermò di essere stato rapito, minacciato e brutalmente picchiato dalla polizia, mentre Wroblewski e altri investigatori sostennero di aver seguito tutte le procedure corrette per il suo arresto. Fu l'inizio di narrazioni divergenti e contrastanti relative all'arresto che avrebbero influenzato il processo di Bala.

In esso, l'accusa sostenne che il romanzo di Bala conteneva dettagli sull'uccisione di Dariusz Janiszewski che solo gli ufficiali inquirenti - o l'assassino - avrebbero potuto conoscere.

Bala negò tutto, ma nel corso del processo, le prove contro di lui si accumularono: dal cellulare venduto all'asta, alla storia della relazione dell'ex moglie fino alle modalità dell'omicidio contenute nel romanzo. Le cronache processuali divennero tanto lette in Polonia che Amok, un libro venduto inizialmente in un paio di migliaia di copie, si trasformò in un bestseller del mercato editoriale polacco.

Tuttavia, un elemento decisivo differenzia la narrativa dalla realtà: mentre il Chris del romanzo la fece franca per il suo crimine, Krystian Bala fu giudicato colpevole dell'assassinio di Dariusz Janiszewski e condannato a una pena di 25 anni di reclusione. Nell'emettere la sentenza, il giudice Lidia Hojenska ammise di non poterlo giudicare direttamente colpevole dell'esecuzione dell'omicidio, ma le prove raccolte erano sufficienti per dichiararlo colpevole di aver pianificato e orchestrato il crimine.

Per la decisione della corte fu particolarmente importante la testimonianza di un esperto psicologo in cui si affermava che Bala era un maniaco del controllo, desideroso di mostrare la sua intelligenza, "patologicamente geloso" e incline al sadismo. Dall'altra parte, gli specialisti di salute mentale della difesa misero in guardia dai pericoli di misurare la colpevolezza di un uomo in riferimento alle sue creazioni di fantasia che, spesso, sono modellate dalla sua innocua psiche di narratore.

La condanna in primo grado non pose però fine al "Caso Bala". Deciso a dimostrare la propria innocenza, lo scrittore fece ricorso in appello e riuscì a guadagnarsi un nuovo processo per incoerenze nella "catena logica delle prove". Bala sostenne di essere perseguitato per aver scritto un libro. Si rivolse alle organizzazioni per i diritti umani e alla PEN International (N.d.T. associazione internazionale di scrittori dedita alla salvaguardia della libera espressione del pensiero in narrativa), finché il nuovo processo si svolse nel 2008.

La sentenza fu nuovamente di colpevolezza.

Sempre nel 2008, David Grann scrisse per il New Yorker un lungo e autorevole pezzo sul caso, intitolato "True Crime", che è stato poi opzionato per un adattamento cinematografico (Dark Crimes, proiettato per la prima volta al Warsaw Film Festival nell'ottobre 2016), insieme con la storia della vita di Bala e il suo romanzo Amok. A qualunque versione si creda - che Bala sia stato capace di commettere un omicidio e poi di scriverne nel suo romanzo oppure che un detective ossessionato dal "delitto perfetto" abbia perseguitato uno scrittore innocente usando la sua creazione narrativa contro di lui - si può a buon diritto dire che la storia, nel suo complesso, è davvero avvincente come il migliore dei thriller.

Fonti e letture consigliate

https://the-line-up.com/

https://www.telegraph.co.uk/

https://www.lifedeathprizes.com/

https://www.theguardian.com/

https://www.newyorker.com/

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