Vita e opere di Luigi XIV di Francia, il re Sole

di Marco Crosetto

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La vita e le opere del sovrano francese Luigi XIV, il re Sole, che seppe cambiare non solo la storia europea, ma anche il suo gusto artistico, la tecnologia e, in generale, la sua cultura.

  1. Vita e opere di Luigi XIV (questa pagina)
  2. La cultura francese ai tempi del re Sole e la sua diffusione in Europa
  3. Arte e macchine nell'Europa del '600 e '700
Luigi XIV di Francia, il re Sole - immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia

Luigi XIV di Francia, il re Sole.

Luigi XIV nacque a Saint-Germane-en-Laye il 5 settembre del 1638, figlio di Luigi XIII e Anna D'Austria, assunse direttamente il governo nel 1661 alla morte di Mazarino e iniziò il suo regno promettendo pace, prosperità e riscatti nei confronti della Spagna. La gloriosa politica di espansione e l'enfatizzazione del carattere sacrale del suo potere contribuirono a formare il mito del re Sole. Luigi XIV, doveva ma soprattutto voleva togliere potere politico al Parlamento parigino e ai nobili francesi. Il Parlamento era operante in Francia a partire dal 1239, quale organo di amministrazione regia della giustizia, era quindi la suprema corte giudiziaria francese in età moderna; la sua principale prerogativa consisteva nel diritto di opposizione agli editti reali e all'assolutismo monarchico. Per tali motivi fu protagonista della prima fase dell'opera di riforma luigina. Il re Sole non concordava affatto con le idee parlamentari ed è per questo che il Parlamento durante il suo regno perdette notevolmente potere e prestigio.

In seguito, Luigi XIV si occupò anche della nobiltà.

I nobili a Parigi si dividevano in più categorie: c'erano per esempio gli officers ovvero alti funzionari di Stato, detentori di una carica acquistata dietro pagamento di un'ingente somma di denaro; erano rappresentanti privati di un ufficio pubblico, i loro interessi si scontravano spesso con lo Stato, soprattutto con il monarca, che nel corso del suo regno concesse loro sempre meno onori, titoli e cariche favorendo invece la figura dell'intendente (intendent) che, tra '600 e '700, era un funzionario di nomina regia preposto al controllo delle amministrazioni periferiche con competenze che si estendevano anche nell'ambito giudiziario, fiscale e all'ordine pubblico; svolgeva un ruolo estremamente importante, ma soprattutto, a differenza degli officers, gli intendenti erano ben visti dal re e dallo Stato francese.

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Luigi XIV decise, poco dopo la sua incoronazione, di spostare la capitale e la residenza reale da Parigi a Versailles, dove si attorniò di nobili - a cui voleva togliere, insieme ai cosiddetti appannaggi, anche le decisioni politiche -, ma principalmente di grandi artisti, pittori scultori, musicisti; questo perché voleva rendere pubblico e indelebile il suo prestigio. Tutto ciò aveva un costo molto alto in denaro.

La reggia di Versailles era una cittadina con botteghe, artigiani, passatempi di ogni genere, immersa in uno splendido parco realizzato da Le Notre, un architetto nato nel 1613 a Parigi, tra i cui lavori oltre al parco di Versailles ricordiamo i giardini di Vaux-le-Vicomte e quelli di Clagny. Le Notre fu per oltre trent'anni il supervisore dell'allestimento del parco reale.

Da un luogo scarso di risorse naturali e povero di afflussi idrici, riuscì a ricavare boschetti, un teatro d'acqua, un labirinto e centinaia di opere d'arte ispirate al mito di Apollo, a cui lavoravano ogni giorno più di 6.000 cavalli e oltre 38.000 operai che servivano per le feste sfarzose che il re dava quasi ogni settimana.

Le porte dorate della reggia di Versailles - immagine rilasciata sotto Creative Commons Attribution 2.0 Generic, fonte Wikimedia Commons, utente Magnus Manske

Le porte dorate della reggia di Versailles.

A corte, a disposizione del re, vivevano tantissimi artisti tra cui Jean Racine. Nato il 22 dicembre 1639, fu poeta e drammaturgo, studiò i classici alla scuola di Port-Royal, con la quale interruppe i contatti nel 1666 senza abbandonare la sua fede giansenista. Le sue tragedie, di argomento mitologico e di ispirazione biblica, sono tra le più alte espressioni del teatro del Seicento. Racine, in occasione del matrimonio di Luigi XIV con l'infanta Maria Teresa, come suo esordio letterario in un concorso poetico indetto dal re, scrisse "La Ninfa della Senna, Alla regina" (La Nymphe de la Seine à la Reine) e con quest'opera vinse il primo premio ed entrò nelle grazie di sua maestà.

Da Versailles, Luigi XIV governava la Francia in maniera diretta e assoluta.

Il primo problema che si pose fu quello religioso, infatti voleva allontanare dalla sua patria tutti gli ugonotti. A questo proposito emanò il 18 ottobre 1685 l'editto di Fontainebleu con il quale revocò l'editto di Nantes (1598) e costrinse circa 300.000 ugonotti all'espatrio nel Brandeburgo, in Olanda, in Inghilterra, in Svezia e in America settentrionale. In seguito, nel 1705, il sovrano francese richiese al papa Clemente XI una bolla con la quale chiuse tutte le scuole ugonotte e distrusse il monastero di Port-Royal-des-Champs.

Port-Royal, riformato dall'Arnauld, era il luogo in cui si riuniva un gruppo di studiosi di dottrine morali, di logica e grammatica. Questo gruppo aderiva alle idee giansenistiche e viveva in stretto contatto con la religione; ne facevano parte, tra gli altri, St-Cyran, Arnauld, Nicole e Pascal. Centro di grande influenza sulla vita letteraria e religiosa, il monastero fu oggetto di persecuzioni sino alla sua completa e definitiva scomparsa.

Luigi XIV attuò inoltre una forte politica espansionistica. Questo intento fu possibile, sia per le ricchezze della Francia, anche se venivano continuamente sperperate dal re, sia perché l'esercito riuscì a tenere in scacco le grandi potenze europee: gli effettivi militari, infatti, passarono dalle 65.000 unità del 1667 alle 400.000 del 1705. Crebbero però anche le spese belliche, le truppe vennero equipaggiate con nuove armi, molto costose, le piazzeforti furono potenziate e si sviluppò notevolmente anche la marina da guerra.

La guerra di successione spagnola

Il 1 novembre del 1700, Carlo II, ultimo Asburgo del ramo spagnolo, morì senza eredi diretti. Già due anni prima le maggiori potenze interessate avevano tentato di dirimere la questione della successione fra i vari pretendenti, indicando come futuro re di Spagna il figlio del principe elettore di Baviera, Giuseppe Ferdinando, la cui nonna paterna era sorella del sovrano spagnolo. In questo modo si voleva scongiurare la possibilità che l'eredità andasse ad altri due discendenti indiretti di quella dinastia, Luigi XIV di Francia o l'imperatore Leopoldo I d'Asburgo, che succedendo al trono di Spagna, avrebbero entrambi alterato l'equilibrio europeo. Nell'accordo, peraltro, erano previste importanti compensazioni territoriali per quei due monarchi.

Nel 1699 però la morte del giovanissimo principe bavarese portò le maggiori potenze a stipulare un nuovo trattato in favore del secondogenito dell'imperatore, Carlo d'Asburgo, al quale sarebbero andate la Spagna e le colonie d'America, mentre il delfino di Francia avrebbe dovuto ricevere Napoli, la Sicilia e il Ducato di Lorena, e il duca di Lorena essere compensato con il Ducato di Milano. Questa vera e propria spartizione fu concordata senza la partecipazione di Carlo II che, facendo proprie le idee del "partito" fautore dell'integrità spagnola, un mese prima di morire, nominò erede il duca d'Angiò, Filippo di Borbone, nipote di Luigi XIV, a condizione che rinunziasse per sé e per i suoi successori ai diritti sulla corona francese. Il re Sole decise di disattendere l'accordo precedentemente stipulato e di accettare per il nipote la successione. Alcune iniziative politiche e militari, prese immediatamente dopo, rivelarono la sua intenzione di interferire negli affari spagnoli: truppe francesi furono inviate a Mantova e nei Paesi Bassi, Filippo d'Angiò si circondò di consiglieri francesi e concesse a compagnie commerciali francesi privilegi e vantaggi negli scambi con le colonie americane.

La Gran Bretagna e l'Olanda si allearono con l'imperatore Leopoldo I per impedire che sotto il re di Francia si creasse una nuova "monarchia universale". Si unirono alla Grande Alleanza vari principi tedeschi, fra cui l'elettore di Brandeburgo, premiato nel 1701 con il titolo di re di Prussia. Il duca di Savoia, in un primo tempo alleato della Francia, passò nel 1703 nel campo avversario, ottenendo la promessa del Monferrato; lo stesso cambiamento di campo fu compiuto dal re del Portogallo che con l'accordo Methuen-Alegrete sottoscrisse un trattato commerciale con la Gran Bretagna molto favorevole a questa potenza, a danno di spagnoli e francesi.

Battaglia di Blenheim, resa francese nelle mani del duca di Marlborough - immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons

Battaglia di Blenheim, resa francese nelle mani del duca di Marlborough.

La guerra di successione spagnola mobilitò eserciti più numerosi di ogni altro conflitto del secolo precedente: circa 600.000 uomini furono impegnati sui fronti principali. Dopo alcuni successi iniziali della Francia, le operazioni condotte su diversi fronti volsero in favore della Grande Alleanza che poté contare sulla superiorità marittima anglo-olandese e sulle risorse finanziarie di Londra e Amsterdam. Le grandi capacità militari di Eugenio di Savoia e di John Churchill, duca di Marlborough, risultarono determinanti nell'importante vittoria conseguita dalle armate dell'Alleanza a Blenheim, in Baviera, nell'agosto 1704. Nel frattempo, le truppe francesi invasero il Piemonte e assediarono Torino.

Nel 1706 subirono però una pesante sconfitta da parte dell'esercito di Eugenio di Savoia che prese possesso di Milano a nome dell'arciduca Carlo, proclamatosi a Barcellona l'anno prima - sull'onda del movimento separatista catalano - Carlo III, re di Spagna. Il duca di Marlborough avanzò nelle Fiandre, sconfiggendo i francesi a Ramillies. Alla presa di Gibilterra (1704) fece seguito l'occupazione da parte della flotta inglese di Minorca e della Sardegna (1708), mentre un altro esercito imperiale occupò nel 1707 Napoli. Nel 1708 le truppe anglo-imperiali entrarono nel territorio francese espugnando Lille e arrivando a minacciare Parigi.

Le condizioni della pace

Nell'inverno del 1709 un'eccezionale gelata distrusse i raccolti francesi e provocò una gravissima crisi demografica, economica e finanziaria. Luigi XIV chiese ufficiosamente la pace.

Le condizioni imposte dagli alleati furono così umilianti (tra queste, la richiesta dell'impegno da parte del re di Francia di allontanare, anche con le armi, suo nipote da Madrid) da costringerlo a chiedere al paese un ulteriore sforzo per continuare la guerra. Nel settembre 1709 il maresciallo Villers fermò l'avanzata degli alleati a Malplaquet; anche i tentativi di insediare Carlo III sul trono spagnolo fallirono perché Filippo V riuscì a unire la sua causa a quella dell'indipendenza nazionale. Nel 1710, intanto, cadde a Londra il ministero whig, sostituito da un governo tory, più sensibile alle proteste dei proprietari terrieri contro il peso delle tasse per la guerra.

Nel 1711, la prematura scomparsa del nuovo imperatore Giuseppe I, fratello di Carlo, aprì il problema della successione agli stati ereditari austriaci e alla dignità imperiale e minacciò di sconvolgere, in caso di riconoscimento di Carlo anche come re di Spagna, l'equilibrio europeo. La Grande Alleanza si sciolse e i dissensi fra gli ex alleati portarono a due trattati di pace separati: quello di Utrecht, concluso nel 1713 dalla Francia con la Gran Bretagna e l'Olanda, e quello di Rastatt, l'anno seguente, con la monarchia austriaca. Il primo prevedette la cessione di gran parte del Canada agli inglesi che ottennero anche Gibilterra e Minorca nel Mediterraneo, oltre al riconoscimento dell'asiento, il contratto per la fornitura di schiavi africani nelle colonie spagnole; il secondo portò i Paesi Bassi ex spagnoli, nonché il Ducato di Milano e i regni di Napoli e di Sardegna sotto il dominio austriaco.

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