Napoleone e la battaglia di Waterloo - Prima parte

traduzione italiana a cura di Gianluca Turconi

AMAZON: clicca sulle copertine per leggere questi romanzi!

Leggi il romanzo thriller "Protocollo Aurora" di Gianluca Turconi su AmazonLeggi il romanzo thriller "La fine del gioco" di Gianluca Turconi su AmazonLeggi il romanzo science fantasy "Gli Dei del Pozzo" di Gianluca Turconi su AmazonLeggi il romanzo science fantasy "Il Cavaliere del Tempio" di Gianluca Turconi su AmazonLeggi il romanzo science fantasy "La Cappella Nera" di Gianluca Turconi su Amazon

Il più grande condottiero di tutti i tempi per alcuni, un tiranno liberticida per altri. Probabilmente Napoleone fu entrambe le cose, ma certamente fu un uomo che sperimentò di persona la buona e la cattiva sorte, dalle sue origini umili, ai fasti di Imperatore fino alla sua doppia caduta finale. Eppure ci fu un momento, sul campo di battaglia di Waterloo, in cui egli ebbe nelle proprie mani non solo il proprio destino, ma anche quello dell'intera Europa e dello stesso XIX secolo. Un punto di svolta che potrebbe essere alla base di molte opere di storia alternativa. Prima parte: il ritorno dall'esilio sull'Elba, l'organizzazione della campagna finale, le battaglie preparatorie a Quatre Bras e Ligny.

Il corso fugge dall'Elba

Napoleone Bonaporte - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia

Napoleone Bonaparte.

Il Congresso di Imperatori, Re, Principi e uomini di stato, riuniti a Vienna per rimodellare il mondo dopo aver rovesciato il possente conquistatore, pensava che Napoleone fosse scomparso per sempre dalla scena della politica europea. Non avevano ancora completato i loro trionfanti festeggiamenti e i loro lavori diplomatici quando Talleyrand, l'11 marzo 1815, si alzò in mezzo a loro e annunciò che l'ex imperatore era scappato dall'Elba e che era di nuovo Imperatore dei Francesi. È ricordato da Sir Walter Scott, come curioso fatto fisiologico, che il primo effetto della notizia di un evento che minacciava di neutralizzare i loro sforzi, fu di provocare un rumoroso scoppio di risa da parte di tutti i membri del Congresso. [Vita di Napoleone, vol. VIII, cap. 1]. Ma lo scherzo dovette dimostrarsi amaro e presto essi furono profondamente indaffarati in ansiose deliberazioni riguardanti il modo con cui contrastare il loro arci-nemico che si era destato dal torpore e dall'oscurità in rinnovati splendore e forza.

[...]

KOBO: clicca sulle copertine per leggere questi romanzi!

Leggi il romanzo thriller "Protocollo Aurora" di Gianluca Turconi su KoboLeggi il romanzo thriller "La fine del gioco" di Gianluca Turconi su KoboLeggi il romanzo science fantasy "Gli Dei del Pozzo" di Gianluca Turconi su KoboLeggi il romanzo science fantasy "Il Cavaliere del Tempio" di Gianluca Turconi su KoboLeggi il romanzo science fantasy "La Cappella Nera" di Gianluca Turconi su Kobo

Appena libero, Napoleone cercò di dividere la formidabile coalizione che sapeva sarebbe stata schierata contro di lui, sforzandosi di negoziare separatamente con ciascuno dei sovrani alleati. Si dice che Austria e Russia furono le prime a non essere disposte a trattare con lui. Dispute e gelosie si erano diffuse tra molti degli alleati in merito alla divisione dei paesi conquistati e l'unanimità cordiale con cui essi avevano agito nel 1813 e nei primi mesi del 1814 si era raffreddata durante alcune settimane di discussioni. Ma gli attivi sforzi di Talleyrand, che rappresentava Luigi XVIII al Congresso e che odiava e temeva Napoleone con tutta l'intensità di cui il suo potente spirito era capace, prevenne la secessione di qualsiasi membro del Congresso dalla nuova grande lega contro l'antico nemico. Tuttavia, era ancora probabile che, se Napoleone avesse trionfato in Belgio sugli Inglesi e i Prussiani, egli sarebbe riuscito ad aprire negoziati con gli Austriaci e i Russi, e avrebbe ottenuto vantaggi simili a quelli ottenuti al suo ritorno dall'Egitto, quando indusse lo Zar Paolo a ritirare le armate russe dalla cooperazione con gli altri nemici della Francia, nell'estremo pericolo in cui sembrava ridotta nel 1799. Ma la fortuna lo abbandonò tanto nella diplomazia quanto in guerra.

Il 13 marzo 1815, i Ministri di sette potenze, Austria, Spagna, Inghilterra, Portogallo, Prussia, Russia e Svezia firmarono un manifesto col quale dichiararono Napoleone un fuorilegge e questa denuncia fu immediatamente seguita da un trattato tra Inghilterra, Austria e Prussia - al quale altre potenze presto accedettero - col quale i governanti di quei paesi si obbligavano a rendere effettivo il suddetto decreto e a proseguire la guerra finché Napoleone non fosse stato destituito dal trono di Francia e reso incapace di disturbare la pace in Europa. Il Duca di Wellington era il rappresentante dell'Inghilterra al Congresso di Vienna e fu immediatamente richiesto il suo consiglio per il piano delle operazioni militari contro la Francia. Era ovvio che il Belgio sarebbe stato il campo di battaglia e per desiderio generale degli Alleati, il Duca inglese procedette ad assemblare l'esercito con contingenti di truppe Olandesi, Belghe e Hannoveriane, che furono più velocemente disponibili, e con reggimenti inglesi che il suo governo si affrettò a inviare dal suo paese. Un forte corpo prussiano era di stanza vicino a Aix-la-Chapelle, essendovi rimasto dalla campagna dell'anno precedente. Esso fu largamente rinforzato da truppe della stessa nazione e il maresciallo Blücher, l'eroe preferito dalla truppa prussiana e il più formidabile nemico di Francia, assunse il comando di questo esercito che fu chiamato Armata del Basso Reno e che, in congiunzione con le forze di Wellington, sarebbe stato l'avanguardia delle forze delle Potenze Alleate. Nel frattempo, il Principe Schwarzenberg radunò 130.000 austriaci e 124.000 soldati di altri stati tedeschi nell'Armata dell'Alto Reno e 168.000 russi, sotto il comando di Barclay de Tolly, formarono l'Armata del Medio Reno per ripetere la marcia da Mosca alle rive di quel fiume.

Napoleone organizza le forze francesi per prevenire l'invasione

Gli sforzi che le Potenze alleate posero in essere in questa crisi per affrontare prontamente l'imperatore francese possono veramente definirsi giganteschi e mai il genio e la capacità di Napoleone si dimostrarono come nella celerità e la competenza con cui radunò tutte le risorse militari di Francia - sovvertendo la politica pacifica dei Borboni - che durante i mesi della prima restaurazione erano notevolmente diminuite e si erano disorganizzate. Egli rientrò a Parigi il 20 marzo ed entro la fine di maggio, oltre l'invio di una forza in Vandea per sedare la rivolta armata dei realisti in quella provincia e oltre a fornire truppe sotto il comando Massena e Suchet per la difesa delle frontiere meridionali della Francia, Napoleone riunì un'armata nel nord-est per le operazioni attive sotto il suo comando, la quale oscillava tra i centoventi e i centotrentamila uomini, con uno splendido parco di artiglieria e nel miglior stato possibile di equipaggiamento, disciplina ed efficienza. [Cfr. per questi numeri Siborne, Storia della Campagna di Waterloo, vol. I. p. 41.]

L'avvicinamento sul Reno della moltitudine di Russi, Austriaci, Bavaresi e altri nemici dell'imperatore francese fu necessariamente lento, ma le due potenze alleate più attive avevano occupato il Belgio con le loro truppe, mentre Napoleone stava organizzando le sue forze. Il Maresciallo Blücher era là con centosedicimila Prussiani e, entro la fine di maggio, il duca di Wellington sopraggiunse con circa centoseimila soldati, Britannici o in paga britannica. [Ibid. vol. I. cap. 3.] Wellington aveva solo una piccola parte del suo vecchio esercito peninsulare in Belgio. Il fior fiore d'esso era stato inviato in spedizione contro l'America. Le sue truppe, nel 1815, erano principalmente battaglioni di seconda scelta o reggimenti recentemente arruolati con nuove reclute.

Napoleone era determinato ad attaccare i nemici in Belgio. La disparità di numero si poteva considerare davvero grande, ma confidava in un certo ritardo degli alleati per aumentare la superiorità numerica proporzionale dei suoi ranghi nei confronti dei nemici. L'imperatore francese ritenne inoltre che "le truppe nemiche sono ormai acquartierate sotto il comando di due generali e composte da nazioni diverse, sia per interessi sia per sentimenti". [Cfr. Memorie di Montholon, p. 45.] Il suo esercito era invece sotto il suo comando unico. Composto esclusivamente da soldati francesi, la maggior parte veterani, conosceva bene i propri ufficiali ed era pieno di entusiastica fiducia nel proprio comandante. Se fosse riuscito a separare i Prussiani dagli Inglesi, in modo da attaccare ciascuno singolarmente, si sentiva ottimista per il successo, non solo nei confronti di questi, i suoi avversari più risoluti, ma anche contro le masse degli altri che stavano lentamente marciando contro i suoi domini orientali.

La tripla catena di possenti fortezze che i francesi possedevano sulla frontiera belga, formarono una protezione dietro la quale Napoleone fu in grado di concentrare il suo esercito e di nascondere fino all'ultimo momento la precisa linea di attacco che aveva intenzione di prendere. Dall'altra parte, Blücher e Wellington furono costretti ad acquartierare le loro truppe lungo una linea di aperta campagna, di notevole lunghezza, in modo da proteggersi dalla sortita di Napoleone, da qualsiasi punto della sua catena di fortezze gli fosse piaciuto farla. Blücher, con il suo esercito, occupò le rive del Sambre e della Mosa, da Liegi alla sua sinistra a Charleroi alla sua destra, e il duca di Wellington si posizionò presso Bruxelles, la sua area di accampamento, in parte di fronte a quella città e tra quest'ultima e la frontiera francese, e in parte a ovest della sua estrema destra per raggiungere Courtray e Tournay, mentre la sinistra si avvicinò a Charleroi per comunicare con la destra prussiana. È col movimento verso Charleroi che Napoleone decise il suo attacco, nella speranza di separare i due eserciti alleati e quindi perseguire la sua tattica preferita di attaccare ciascuno separatamente, con una forza superiore sul campo di battaglia, anche se la somma delle loro forze superavano nettamente la sua nel complesso.

Il primo corpo d'armata francese, comandato dal conte d'Erlon, era di stanza a inizio giugno nei dintorni della città di Lille, vicino alla frontiera nord-orientale della Francia. Il secondo corpo, sotto il conte Reille, era a Valenciennes, a destra del primo. Il terzo corpo, sotto il conte Vandamme, era a Mezieres. Il quarto, sotto il Conte Gerard, aveva il suo quartier generale a Metz e il sesto sotto il conte Lobau, era a Laon. Il quinto corpo d'armata era sotto il conte Rapp a Strasburgo. Quattro corpi d'armata di cavalleria di riserva, sotto il maresciallo Grouchy, pure essi nei pressi della frontiera, tra i fiumi Aisne e Sambre. La Guardia Imperiale era rimasta a Parigi fino all'8 giugno, quando marciò verso il Belgio e raggiunsero Avesnes il 13. Nel corso della stessa giornata e della seguente, cinque corpi d'armata con le riserve di cavalleria furono, in virtù di ordini sapientemente impartiti, rapidamente riuniti e concentrati intorno al medesimo luogo, sulla riva destra del fiume Sambre. Il 14, Napoleone arrivò tra i suoi soldati che stavano esultando per l'abilità del loro comandante. Anche se Napoleone troppo spesso si permetteva di utilizzare un linguaggio indegno del proprio titolo, rispettando il suo grande avversario inglese, i suoi veri sentimenti all'inizio di questa campagna possono essere giudicati dalle ultime parole da lui pronunciate quando salì in carrozza, nel viaggio da Parigi per raggiungere l'esercito. "Io vado", disse, "a misurarmi con Wellington."

L'entusiasmo dei soldati francesi nel vedere il proprio imperatore tra loro, fu aumentato dal proclama "del giorno", in cui Egli fece questo appello:

"Napoleone, per grazia di Dio e della Costituzione dell'Impero, imperatore dei francesi, & c. alla Grande Armata.

Presso il quartier generale imperiale, AVESNES, 14 giugno 1815. "Soldati! Questo giorno è l'anniversario di Marengo e di Friedland che per due volte ha deciso il destino dell'Europa. Poi, dopo Austerlitz, come dopo Wagram, siamo stati troppo generosi! Abbiamo creduto nelle affermazioni e nei giuramenti dei principi a cui abbiamo lasciato i loro troni. Ora, però, in lega tra loro, mirano all'indipendenza e ai più sacri diritti della Francia. Hanno iniziato la più ingiusta delle aggressioni. Marciamo, quindi, per incontrarli. Non siamo noi e loro gli stessi uomini?

"Soldati, a Jena, contro gli stessi Prussiani, ora arroganti, siete stati uno contro tre, e a Montmirail uno contro sei!

"Lasciate che quelli tra voi che sono stati prigionieri degli inglesi, descrivano la natura delle loro navi prigione e le miserie spaventose sopportate.

"I Sassoni, i Belgi, gli Hannoveriani, i soldati della Confederazione del Reno, si lamentano di essere costretti ad utilizzare le armi per la causa dei principi, i nemici della giustizia e dei diritti di tutte le nazioni. Sanno che questa coalizione è insaziabile! Dopo aver divorato dodici milioni di polacchi, dodici milioni di italiani, un milione di Sassoni e sei milioni di Belgi, vuole ora divorare gli stati di secondo piano in Germania.

"Folli! Un momento di prosperità li ha disorientati. L'oppressione e l'umiliazione del popolo francese sono al di là del loro potere. Se entreranno in Francia, essi vi troveranno la loro tomba.

"Soldati, abbiamo marce forzate da fare, battaglie da combattere, pericoli da affrontare, ma con la fermezza la vittoria sarà nostra. I diritti, l'onore e la felicità del paese saranno recuperati!

"Per ogni francese che ha un cuore, il momento è arrivato per vincere o morire."

Napoleon.

La Grande Armata francese si muove contro il nemico

Il 15 giugno era appena sorto quando l'esercito francese si mise in movimento per la campagna decisiva e, attraversata la frontiera in tre colonne, fu segnalato vicino Charleroi e dintorni. La linea avanzata francese puntava su Bruxelles, città che Napoleone aveva deciso di occupare, in modo da posizionarsi giusto in mezzo al centro della acquartieramenti degli Alleati.

Il Duca di Wellington - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia

Il Duca di Wellington.

Molte critiche sono state spese per la presunta sorpresa subita dall'esercito di Wellington nei suoi acquartieramenti, a causa della rapida avanzata di Napoleone. Tali osservazioni non sarebbero state fatte se si fosse prestata sufficiente attenzione alla geografia della campagna di Waterloo e se si fosse ricordato che la protezione di Bruxelles era stata giustamente considerata dai generali alleati una questione di primaria importanza. Se Napoleone avesse potuto, mediante la manovra o la lotta, occupare quella città, la maggior parte del Belgio si sarebbe senza dubbio dichiarato in suo favore e i risultati di un tale successo, ottenuto dall'imperatore all'inizio della campagna, avrebbero potuto influenzare in modo decisivo l'intero corso successivo degli eventi. Uno sguardo alla mappa mostrerà le strade che portano da numerose fortezze, a nord, alla frontiera franco-orientale e convergono su Bruxelles, una delle quali Napoleone avrebbe scelto per avanzare un'armata su quella città. L'esercito del Duca era giudiziosamente disposto, in modo da consentirgli di concentrare le truppe su una di queste strade con sufficiente anticipo per contrastare un nemico che volesse assalire Bruxelles. L'esercito fu tenuto, in tal modo, disponibile per il movimento in qualsiasi direzione necessaria, finché il 15 giugno non arrivò un'informativa dell'intelligence in cui si dichiarava che i francesi avevano attraversato la frontiera in forze di grandi dimensioni nei pressi di Thuin, avevano respinto l'avanzata delle truppe prussiane del generale Ziethen ed erano anche in movimento su tutta la Sambre verso Charleroi.

Il Maresciallo Blücher concentrò rapidamente le sue forze, richiamandole da sinistra su Ligny, a nord-est di Charleroi, mentre anche Wellington richiamava le proprie truppe, dalla destra. Ma pure ora, sebbene fosse certo che i francesi fossero in forze di grandi dimensioni e che Charleroi fosse a rischio, il generale inglese posizionò il suo esercito tra quel luogo e Bruxelles, fino a quando non fu sicuro che nessun corpo d'armata nemico fosse in marcia su Bruxelles dalla strada occidentale, attraverso Mons e Hal. Il Duca aveva, perciò, raccolto le sue truppe a Bruxelles e nelle sue immediate vicinanze, pronto a muoversi a sud verso Quatre Bras, e a cooperare con Blücher, che stava prendendo posizione a Ligny, ma anche pronto ad affrontare e sconfiggere qualsiasi manovra che il nemico avrebbe potuto a sua volta fare per aggirare la destra degli Alleati per occupare Bruxelles con un movimento di fiancheggiamento. La testimonianza del Generale prussiano, Barone Muffling, che era distaccato presso lo staff del Duca durante la campagna e che espressamente afferma le ragioni per le quali il generale inglese agì così, dovrebbero aver tacitato per sempre le "deboli invenzioni del nemico" - a proposito del fatto che il Duca di Wellington sarebbe stato tratto in inganno e sorpreso dal suo assalitore - che scrittori della nostra stessa nazionalità, come pure stranieri, hanno incautamente ripetuto nel tempo. [vedi "Passaggi della mia vita e scritti" del barone Muffling, p. 224 della traduzione inglese, edita dal Colonello Yorke.]

Erano circa le tre del pomeriggio del 15, quando un ufficiale prussiano raggiunse Bruxelles, mandato dal Generale Ziethen a Muffling per informarlo dell'avanzata della principale armata francese su Charleroi. Muffling lo comunicò immediatamente al Duca di Wellington e gli chiese se volesse concentrare le sue truppe e quale dovesse essere il punto di concentrazione, facendo osservare che il Maresciallo Blücher in conseguenza di questa informazione avrebbe concentrato i Prussiani a Ligny. Il Duca replicò: "Se tutto è come il Generale Ziethen suppone, concentrerò le truppe sulla mia ala sinistra e ciò per essere pronto a combattere in congiunzione con l'esercito prussiano. Una parte delle forze nemiche, comunque, dovrebbe arrivare da Mons e perciò dovrei concentrare i miei uomini più verso il centro. Questa è la ragione per cui aspetterò notizie positive da Mons prima di decidere. Poiché, tuttavia, è certo che le truppe devono mettersi in marcia, sebbene sia incerto verso quale luogo preciso esse lo debbano fare, ordinerò di rimanere in assetto da marcia e dirigerò una brigata verso Quatre Bras" [Muffling, p. 231]

Più tardi nello stesso giorno, un messaggio da Blücher in persona fu consegnato a Muffling. In esso il Feldmaresciallo prussiano informò il Barone che stava concentrando i suoi uomini a Sobref e Ligny e incaricò Muffling di fornirgli rapidamente informazioni in merito alla concentrazione decisa da Wellington. Muffling lo comunicò al Duca che espresse la sua soddisfazione per la sistemazione di Blücher, ma aggiunse che non poteva ancora decidere sul proprio punto di concentrazione prima di aver ottenuto le informative d'intelligence da Mons. Verso mezzanotte questa informativa arrivò. Il Duca andò nei quartieri del Generale Muffling e gli disse che aveva ricevuto i rapporti da Mons e che era sicuro che nessuna truppa francese stesse avanzando su quella strada, ma che la massa delle forze nemiche fosse decisamente diretta su Charleroi. Informò il generale prussiano che aveva ordinato alle truppe britanniche di muoversi verso Quatre Bras, tuttavia con le sue caratteristiche freddezza e sagacia si risolse a non mostrare allarme affrettandosi egli stesso con loro. Quella sera, un ballo avrebbe dovuto essere dato dalla Duchessa di Richmond a Bruxelles e il Duca propose al Generale Muffling di andare al ballo per poche ore e successivamente di cavalcare insieme, di mattina, per raggiungere le truppe a Quatre Bras.

Alle centinaia di persone riunite a quel memorabile ballo, le notizie che il nemico stava avanzando e che il tempo della battaglia era arrivato dovettero essere paurosamente eccitanti sorprese e i magnifici versi di Byron in merito sono tanto veri quanto belli. Ma il Duca e i suoi principali ufficiali seppero terminare severamente quella scena festosa. Uno a uno e in modo tale da attrarre meno attenzione possibile, i capi dei vari corpi lasciarono la sala da ballo e presero posto al comando dei loro uomini che si dirigevano, alle ultime ore di una corta notte estiva, verso l'arena di un massacro annunciato.

[...]

La battaglia di Quatre Bras

Le operazioni di Napoleone nel giorno 16 erano state condotte con abilità e vigore, e i loro risultati erano stati molto vantaggiosi per il suo piano di campagna. Con la sua armata organizzata in tre colonne [Victoires et Conquetes des Francais, vol XXV p. 177) colpì al centro degli acquartieramenti dei nemici alleati e colpì così bene che influenzò il loro passaggio della Sambre, batté con la sua ala destra i corpi prussiani del Generale Ziethen a Thuin e col suo centro egli in persona avanzò attraverso Charleroi diretto a Fleurus, infliggendo perdite considerevoli ai Prussiani rimasti dietro di lui. La sua colonna destra si mosse con poca opposizione fino al ponte di Chatelet.

Napoleone aveva perciò potenti armate immediatamente davanti al punto che Blücher aveva scelto per la concentrazione dell'esercito prussiano, ancora incompleta. L'imperatore francese decise di attaccare i Prussiani l'indomani, con le truppe della sua ala destra e del centro, e di impiegare la sua ala sinistra per respingere le truppe inglesi che fossero avanzate per aiutare i loro alleati e, secondariamente, per supportare il suo attacco contro Blücher. Diede il comando di questa ala sinistra al Maresciallo Ney. Sembra che Napoleone non avesse originariamente inteso impiegare il suo famoso generale in quella campagna. Fu solo nella notte dell'11 giugno che il Maresciallo Ney ricevette a Parigi l'ordine di unirsi all'armata. Affrettandosi verso la frontiera belga, egli incontrò l'imperatore a Charleroi. Napoleone gli ordinò immediatamente di prendere il comando dell'ala sinistra e di muoversi verso Quatre Bras lungo la strada che conduceva da Charleroi a Bruxelles, attraverso Gosselies, Frasne, Quatre Bras, Genappe, e Waterloo. Ney procedette sulla posizione assegnata e prima delle dieci della sera del 15 aveva occupato Gosselies e Frasne, cacciando senza molte difficoltà alcuni deboli distaccamenti belgi che erano di stanza in quei villaggi. La tarda ora e la condizione esausta delle truppe francesi che avevano marciato e combattuto fin dalle dieci del mattino, lo trattennero dall'avanzare ulteriormente per attaccare l'importantissima posizione di Quatre Bras. In verità, i vantaggi che i francesi guadagnarono grazie alla loro quasi sovrumana energia e attività nel corso del lungo giorno del 15 giugno furono necessariamente ottenuti al costo di maggiore ritardo e inerzia durante la notte e la mattinata successive, le quali sarebbero state utilizzabili se non fossero stati sovraccaricati di compiti. Ney è stato incolpato per la mancanza di sollecitudine nel suo attacco a Quatre Bras e Napoleone è stato criticato per non aver combattuto a Ligny prima del pomeriggio del 16, ma i loro censori dovrebbero ricordare che i soldati sono pur sempre uomini e che deve esserci necessariamente un intervallo di tempo prima che le truppe, affaticate e indebolite da venti ore di incessanti fatiche e lotte, possano essere rifocillate, lasciate risposare, riorganizzate e portate nuovamente in azione con qualche speranza di successo.

Avendo posto sotto il proprio comando le avanguardie francesi nella notte del 15 davanti a Frasne, Ney ritornò a Charleroi, dove Napoleone arrivò verso mezzanotte, di ritorno dall'aver diretto le operazioni del centro e dell'ala destra francesi. L'Imperatore e il Maresciallo cenarono insieme e rimasero in conversazione fino alle due del mattino. Un'ora o due dopo, Ney si diresse ancora a Frasne, dove si sforzò di raccogliere indizi sul numero e i movimenti del nemico di fronte a lui e fu anche occupato nel fondamentale compito di conoscere il numero e la composizione delle truppe sotto il suo comando. Era stato così improvvisamente nominato a quell'alto incarico da non sapere la forza di alcuni reggimenti sotto il suo comando o persino i nomi dei suoi ufficiali comandanti. Ordinò quindi ai suoi aides-de-camp di preparare i rendiconti richiesti e si fece un'idea delle truppe che doveva conoscere prima di poterle usare.

Wellington rimase al ballo della Duchessa di Richmond a Bruxelles fino alle tre del mattino del 16, "mostrandosi molto allegro" come il Barone Muffling, che lo accompagnava, ebbe modo di osservare. [Muffling, p. 233] Alle cinque, il Duca e Il Barone erano a cavallo e raggiunsero la posizione di Quatre Bras alle undici. Poiché i francesi davanti a Frasne erano tranquilli e il Duca era stato informato che una grande forza sotto il comando di Napoleone in persona stava minacciando Blücher, fu ritenuto possibile che solo un piccolo distaccamento fosse stato posto a Frasne per trattenere l'esercito inglese. In quell'evenienza, Wellington, come disse al Barone Muffling, avrebbe impiegato la sua intera forza disponibile per supportare i Prussiani e propose di spostarsi da Quatre Bras alla posizione di Blücher, in modo da concertare con lui le misure da prendere per ottenere una battaglia decisiva con i francesi. Wellington e Muffling si diressero di conseguenza verso Ligny e trovarono il Maresciallo Blücher e il suo staff al mulino di Bry, vicino al villaggio. L'esercito prussiano, forte di 80.000 uomini, era dislocato principalmente lungo una catena di alture, davanti ai villaggi di Sombref, St. Amand e Ligny. Questi villaggi erano potentemente difesi da distaccamenti prussiani e formavano le chiavi della posizione di Blücher. Le avanguardie delle colonne che Napoleone aveva formato per l'attacco erano visibili a distanza. Il Duca chiese a Blücher e al Generale Gneisenau - che era il consigliere di Blücher in materia di strategia - cosa desiderassero che lui facesse, avendo Muffling già spiegato loro in poche parole il sincero desiderio del Duca di supportare il feldmaresciallo e che avrebbe fatto tutto ciò che loro avrebbero voluto, posto che non gli chiedessero di dividere la sua armata, cosa contraria ai suoi principi. Il Duca propose di avanzare col suo esercito, non appena fosse stato concentrato, verso Frasne e Gosselies, e poi muovere contro il fianco e il retro di Napoleone. I capi prussiani preferirono che facesse marciare i suoi uomini da Quatre Bras, lungo la strada di Namur, così da formare una riserva sul retro dell'armata di Blücher. Il Duca rispose: "Bene, verrò se non sarò attaccato." E fece ritorno insieme a Muffling a Quatre Bras, dove stava ora infuriando l'attacco francese.

Il Maresciallo Ney iniziò la battaglia verso le due del pomeriggio. A quell'ora ebbe a disposizione 16.000 fanti, quasi 2.000 uomini di cavalleria e 38 cannoni. La forza che nominalmente Napoleone aveva posto sotto il suo comando eccedeva i 40.000 uomini, ma più della metà di loro consisteva del primo corpo d'armata francese, sotto il Conte d'Erlon, e Ney fu privato del suo utilizzo nel momento in cui maggiormente ne aveva bisogno, in conseguenza della ricezione di ordini di marcia in aiuto all'Imperatore a Ligny. Un magnifico corpo di cavalleria pesante comandato da Kellerman, forte di quasi 5.000 uomini, e diversi battaglioni di artiglieria furono aggiunti all'armata di Ney durante la battaglia di Quatre Bras. Tuttavia la forza effettiva della sua fanteria non superò mai i 16.000 uomini.

Quando la battaglia cominciò, la maggior parte dell'esercito del Duca era ancora in marcia verso Quatre Bras da Bruxelles e altre posizioni di acquartieramento. Le forze degli Alleati, veramente in posizione, consistevano solo di divisioni di fanteria olandese e belga, forti di non più di 7.000 uomini, con un battaglione di artiglieria a piedi e uno a cavallo. Li comandava il Principe di Orange. Un bosco, chiamato Bois de Bossu, si stendeva lungo il fianco destro della posizione di Quatre Bras, una fattoria con un edificio, chiamato Gemiancourt, si ergeva su un terreno elevato là davanti e a sinistra vi erano le recinzioni del villaggio di Pierremont. Il principe di Orange provò ad assicurarsi queste posizioni, ma Ney tenendo Gemiancourt al centro e Pierremont alla sinistra occupò la parte meridionale del bosco di Bossu. Posizionò la parte principale della sua artiglieria sulle alture di Gemiancourt, da dove fece fuoco contro gli alleati durante l'azione, con effetti distruttivi. Era pronto a guadagnare ulteriori vantaggi quando la quinta divisione di fanteria di Sir Thomas Picton e i corpi del Duca di Brunswick fecero la loro apparizione sulla scena. Wellington, ritornato a Quatre Bras dopo il suo colloquio con Blücher poco dopo l'arrivo di queste forze, ricominciò la lotta con loro e, all'arrivo delle forze fresche alleate, si prodigò nel contenere i fieri attacchi che le colonne e gli squadroni di Ney continuavano a portare con inalterati coraggio e zelo.

La sola cavalleria dell'esercito anglo-alleato che raggiunse Quatre Bras durante l'azione, costituita da Olandesi e Belgi, e una piccola forza di uomini del Brunswick, sotto il loro Duca, fu uccisa sul campo. Essa si dimostrò totalmente inadeguata a fronteggiare i corazzieri di Kellerman e i lancieri di Pire; la fanteria olandese e belga fu presto messa in rotta cosicché il peso maggiore dello scontro ricadde sulla fanteria britannica e tedesca. Essa lo sostenne nobilmente. Sebbene ripetutamente caricata dalla cavalleria francese ed esposta al fuoco assassino delle loro batterie che dalle alture di Gemiancourt gettavano fuoco e proiettili nei quadrati di fanteria ogni volta che la cavalleria francese si ritirava, questi uomini non solo respinsero gli assalitori, ma le brigate di Kempt e Pack, condotte da Picton, avanzarono addirittura attraverso le cariche nemiche e con insuperabile determinazione fecero proprio alla fine del giorno il terreno che avevano così audacemente conquistato.

Comunque, alcuni dei reggimenti britannici durante la confusione furono assaliti dalla cavalleria francese prima di organizzarsi in quadrati e subirono pesanti perdite. Un reggimento, il 92°, fu quasi totalmente distrutto dai corazzieri. Un soldato semplice francese, chiamato Lami, dell'ottavo reggimento di corazzieri, catturò una delle bandiere inglesi e la regalò a Ney. Fu un trofeo solitario. L'arrivo della Guardia Inglese alle sei e mezza consentì al Duca di recuperare il bosco di Bossu che i francesi avevano quasi completamente conquistato e il possesso del quale avrebbe permesso a Ney di operare distruttivamente contro il fianco e il retro alleato. Non solo fu recuperato il bosco di Bossu sulla destra britannica, bensì furono raggiunti anche i sobborghi di Pierremont sulla sinistra. Quando scese la notte, i francesi erano stati respinti su tutti i fronti verso Frasne, pur conservando la fattoria di Gemiancourt davanti al centro del Duca. Wellington e Muffling erano all'oscuro dei risultati della battaglia tra Blücher e Napoleone, il cannoneggiamento della quale era stato distintamente udito a Quatre Bras per l'intero pomeriggio e sera. Il Duca fece notare a Muffling che naturalmente i due eserciti alleati avrebbero assunto l'iniziativa contro il nemico durante la mattinata successiva e conseguentemente sarebbe stato meglio catturare la fattoria subito invece di attendere il giorno seguente. Muffling fu d'accordo col punto di vista del Duca e Gemiancourt fu immediatamente attaccata dagli Inglesi, con poche perdite per gli assalitori. [Muffling , p. 242]

La battaglia di Ligny

Il Feldmaresciallo Blücher - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikipedia

Il Feldmaresciallo Blücher.

Nel frattempo, i francesi e i prussiani stavano combattendo nelle vicinanze dei villaggi di Ligny, Sombref e St. Armand, dalle tre del pomeriggio alle nove della sera, con selvaggia tenacia quasi senza pari nella guerra moderna. Blücher aveva sul campo, quando iniziò la battaglia, 83.417 uomini e 224 cannoni. Il corpo di Bülow, forte di 25,000 soldati, non si era unito al combattimento, ma il Feldmaresciallo sperava che potesse giungere rinforzo da lui o dall'esercito inglese prima della fine dell'azione. Purtroppo Bülow, a causa di qualche errore nella trasmissione degli ordini, era lontano nelle retrovie e il Duca di Wellington era impegnato, come abbiamo visto, col Maresciallo Ney. Blücher ricevette presto l'avviso di Muffling che il Duca non avrebbe potuto arrivare in aiuto, tuttavia, come Muffling osserva, Wellington rese ai Prussiani il grande servigio di tenere occupati 40.000 uomini del nemico che altrimenti avrebbero annientato il fianco destro di Blücher. Perciò, lo scontro di Quatre Bras servì a trattenere le truppe francesi che vi presero parte. E anche d'Erlon ricevette ordine da Ney di unirsi a lui, fatto che gli impedì di dare effettivo appoggio a Napoleone. Infatti, l'intero corpo di d'Erlon, in conseguenza delle direttive conflittuali di Ney e dell'Imperatore, marciò e contromarciò, durante la giornata del 16, tra Quatre Bras e Ligny senza sparare un solo colpo in entrambe le battaglie.

Blücher ebbe, in effetti, una superiorità di più di 12.000 uomini sull'esercito francese che lo attaccò a Ligny. La differenza numerica era ancora più grande all'inizio della battaglia, poiché il corpo di Lobau non arrivò da Charleroi fino alle otto. Dopo cinque ore e mezza di lotta disperata e a lungo incerta, Napoleone riuscì a infrangere la resistenza del centro della linea prussiana a Ligny e a forzare i suoi ostinati antagonisti fuori dal campo di battaglia. Il risultato è attribuibile alla sua abilità e non a una mancanza di spirito o risoluzione da parte delle truppe prussiane. Né esse, sebbene sconfitte, persero disciplina, cuore o speranza. Come Blücher osservò, fu una battaglia in cui la sua armata perse la giornata, ma non l'onore. I Prussiani si ritirarono durante la notte del 16 e la prima parte del 17, con perfetta regolarità e preparazione. La ritirata non fu diretta verso Maestricht, dove vi erano i depositi principali alleati, bensì verso Wavre così da poter mantenere le comunicazioni con l'armata di Wellington e seguire ancora il piano originale della campagna. L'eroismo con cui i Prussiani resistettero e ripararono alla loro sconfitta di Ligny fu più glorioso di molte vittorie.

Il messaggero inviato per informare Wellington della ritirata dell'esercito prussiano fu ucciso lungo la strada e non fu prima della mattina del 17 che gli Alleati, a Quatre Bras, seppero i risultati della battaglia di Ligny. Il Duca era pronto, al nascere del giorno, a prendere con vigore l'offensiva contro il nemico, essendo la sua intera armata completamente radunata per quell'ora. Tuttavia, nel venire a conoscenza che Blücher era stato sconfitto, fu chiaramente necessario un differente corso d'azione. Fu ovvio che l'armata principale di Napoleone si sarebbe ora diretta contro Wellington e perciò la ritirata divenne inevitabile. Nell'accertare che l'esercito prussiano si era ritirato su Wavre, che non c'era stato il suo inseguimento da parte dei francesi e che il corpo di Bülow non aveva preso parte all'azione a Ligny, il Duca si risolse a marciare verso Bruxelles, ancora con l'intenzione di coprire la città, a fermarsi in una posizione in linea con Wavre e là restaurare le comunicazioni con Blücher.

Un ufficiale dell'armata di Blücher raggiunse il Duca alle nove ed egli seppe l'effettiva forza che il Feldmaresciallo ancora possedeva e quanto poco scoraggiato fosse stato il suo alleato dalla sconfitta del giorno precedente. Wellington mandò comunicazione al comandante prussiano che egli si sarebbe fermato sulla posizione di Mont St. Jean e avrebbe accettato battaglia con i francesi se Blücher si fosse impegnato ad assisterlo con un singolo corpo di 25.000 uomini. Ciò fu prontamente promesso e dopo aver concesso ai propri uomini un lungo periodo per riposarsi e rinfrescarsi, Wellington si ritirò a metà strada tra Quatre Bras e Bruxelles. Fu inseguito, ma poco infastidito, dalla principale armata francese che verso mezzogiorno del 17 si spostò lateralmente da Ligny e si unì alle forze di Ney che erano avanzate attraverso Quatre Bras quando i Britannici avevano abbandonato quella posizione. Il Conte di Uxbridge, con la cavalleria britannica, coprì la ritirata dell'esercito del Duca con grande abilità e coraggio, e un forte temporale, con torrenti di pioggia, impedì le operazioni degli squadroni d'inseguimento francese. Il Duca si aspettava ancora che i francesi tentassero di aggirare la sua destra e marciassero su Bruxelles per l'alta strada che attraversava Mons e Hal. Per contrattaccare, nell'eventualità si fosse verificata questa manovra, dislocò una forza di 18.000 uomini, al comando del Principe Frederick dei Paesi Bassi, a Hal, con l'ordine di resistere laggiù, nel caso fosse stato attaccato, il più a lungo possibile. Il Duca si fermò col resto del suo esercito sulla posizione vicino a Mont St. Jeanche che, da un villaggio delle vicinanze, avrebbe ricevuto l'imperituro nome del campo di Waterloo.

Note: testo originale inglese tratto da "THE FIFTEEN DECISIVE BATTLES OF THE WORLD FROM MARATHON TO WATERLOO" di Sir Edward Creasy, opera in pubblico dominio. La suddivisione in sezioni non appartiene all'opera originale, ma è stata aggiunta per questioni di migliore comprensione. Traduzione italiana: © 2013 Gianluca Turconi.

Torna a inizio pagina


RSS - FAQ - Privacy

Copyright © 2006-2017 Gianluca Turconi - Tutti i diritti riservati.