Qual è il miglior romanzo fantasy?

a cura di Mirco Tondi

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Alle volte si trovano classifiche stilate per decidere quale sia il miglior romanzo fantasy realizzato e può capitare di sentire domande su quale sia il più bello: è davvero possibile dare una risposta a una simile questione?

Di certo, come elemento di valutazione non può essere usata la correttezza grammaticale, elemento indispensabile per uno scrittore, ma non sufficiente per fargli creare una buona storia.

Copertina del primo volume del Libro Malazan dei Caduti

Stessa cosa si può dire per il volume di vendite: un gran numero di copie acquistate dai lettori non è automaticamente sinonimo di bontà. Un libro che vende bene può essere frutto di una campagna pubblicitaria azzeccata, del saper sfruttare la moda del momento, dell'essere arrivato al momento giusto. Ma non dà garanzia di qualità.

Che sia allora il saper cambiare l'immaginario collettivo? Seguendo questo presupposto, alla saga di Harry Potter dovrebbe spettare la palma del vincitore, dato che è andata ad aggiungere alla figura archetipica del mago il personaggio protagonista della serie che porta il suo nome, affiancando figure dello spessore di Merlino e Gandalf. Benché buona e interessante, tale serie non può però essere considerata la migliore per diversi motivi, tra cui la caratterizzazione dei personaggi e diversi errori nel gestire gli elementi magici messi in gioco che fanno nascere diverse domande e perplessità.

Allora che cosa rende un romanzo migliore di un altro?

Lo stile? Il saper sviluppare bene un'idea? Saper sviluppare adeguatamente le trame? Saper caratterizzare i personaggi? Il messaggio che vuole comunicare?

Obiettivamente, trovare una risposta non è facile. E per dimostrare il motivo di quanto affermato occorre fare degli esempi.

Prendiamo quattro saghe che sono ben conosciute: Le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, La Ruota del Tempo di Robert Jordan, Le Cronache della Folgoluce di Brandon Sanderson, Il Libro Malazan dei Caduti di Steven Erikson. La scelta è caduta su queste perché hanno degli elementi in comune: il gran numero di personaggi, la grandezza delle vicende narrate, il diverso numero di volumi che le compongono, lo stesso genere affrontato (fantasy epico).

Ogni autore ha aspetti che distinguono la propria opera dalle altre. Per Martin sono gli intrighi politici. Per Sanderson la ricchezza di elementi fantastici. Per Jordan la ricchezza delle descrizioni. Per Erikson l'importanza che dà alla storia intesa come conoscenza del passato di mondo e personaggi.

Tutte queste opere hanno venduto bene (non si parla solo di mercato italiano, ma si guarda quello globale), hanno un nutrito seguito di fan, sono ben scritte. Come scegliere, dunque?

Viene da rispondere che occorre andare a vedere se ci sono difetti in queste serie.

Per Le Cronache del ghiaccio e del fuoco sono la scarsità di elementi fantastici e magici (almeno all'inizio) e il non aver saputo organizzare adeguatamente lo sviluppo della storia da parte dell'autore, che a oggi è ancora lontana da una conclusione, seppur siano quasi trent'anni che Martin sta lavorando su tale saga.

Per la Ruota del Tempo si tratta di prolissità e ripetitività di certi concetti da parte di Jordan.

Per Il Libro Malazan dei Caduti una trama complessa e per niente immediata, con tutte le vicende narrate da Erikson che cominciano a intrecciarsi e a rendere chiaro il quadro complessivo solo a un certo punto della storia (dal sesto volume).

La Via dei Re

Le Cronache della Folgoluce non presentano al momento difetti di nota, a parte qualche critica su come è stato realizzato il prologo de La Via dei Re, il primo volume della serie, e alcune scene un po' fuori atmosfera di Parole di Luce, il secondo volume.

A seguito di quanto scritto, la palma del vincitore dovrebbe spettare al lavoro di Brandon Sanderson, con Erikson e Jordan al secondo posto praticamente a pari merito e Martin all'ultimo posto per via di essersi smarrito nella sua creazione.

Tuttavia, la logica seguita per prendere tale decisione ha un limite: la soggettività. Per quanto si sia cercato di essere oggettivi, la scelta risente in qualche modo dei gusti personali, come qualsiasi altra decisione legata al gradimento di qualcosa; se la matematica non può essere opinabile, il piacere è qualcosa di strettamente legato al gusto personale.

In questo caso, Martin può essere stato penalizzato per l'aver posto grande attenzione agli intrighi politici, elemento che non è tra i preferiti in chi ha letto perché ne ha già abbastanza di quelli della vita reale. Jordan può essere stato penalizzato per l'essere stato troppo prolisso e lento nel far avanzare la sua storia, oltre ad aver esasperato in diversi sui libri il ribadire troppe volte concetti che ormai erano chiari. Erikson, seppur ammirato per la grandiosità di quanto ha saputo creare, ha avuto un approccio alle volte troppo freddo, analitico, quasi da studioso, che non ha saputo avvicinare i personaggi al lettore.

Sanderson ne esce vincitore per il suo saper coinvolgere il lettore, oltre per saper creare un mondo ricco e utilizzare molti elementi magici e archetipici.

Un'altra persona potrebbe invertire il verdetto, con Sanderson ultimo perché considerato noioso e vincitori o Martin per il suo saper caratterizzare i personaggi oppure Jordan, dato che è cresciuto con le storie da lui scritte.

Senza contare che l'espressione del giudizio può essere influenzata dal periodo personale in cui si è letta una certa storia, che è andata a colpire in maniera più o meno marcata il lettore, lasciando un segno più o meno indelebile. Per esempio, per alcuni I draghi del crepuscolo d'autunno è stata una lettura magica perché si è trattato del primo libro fantasy letto, per altri invece è stato qualcosa di scialbo perché il tema si basa su un gioco di ruolo da tavolo e gli autori non sono riusciti a realizzare una storia convincente che si allontanasse da una classica seduta di gioco.

Oltre alla sensibilità personale occorre tenere conto anche di quella del momento: quante volte è capitato di prendere in mano un libro nel momento giusto o in quello sbagliato e così avere un giudizio di un tipo invece di un altro, di portare a delle scelte invece che a delle altre?

Le pietre magiche di Shannara

Personalmente, la cosa è capitata diverse volte, per esempio con la saga di Shannara di Terry Brooks, il ciclo di Death Gate di Margaret Weis e Tracy Hickman, e La Ruota del Tempo. Ho conosciuto il mondo di Shannara con il Ciclo degli Eredi e ne sono stato preso; avessi cominciato invece in ordine cronologico, quindi iniziando con La Spada di Shannara, avrei abbandonato tale mondo per via di un romanzo appena sufficiente, nonostante sia quello che ha aperto a Brooks la via del successo. Stessa cosa con Il Ciclo di Deathgate, che ho iniziato con il terzo volume, Mare di fuoco: avessi iniziato con il primo, avrei lasciato perdere questa serie.

Benché conoscessi la storia di La Ruota del Tempo grazie a chi l'aveva letta che mi ha permesso di farmi un'idea di che storia e mondo si trattasse, è stato grazie a Sanderson che l'ho potuta davvero apprezzare; qualcuno storcerà il naso sentendo che il primo libro che ho letto della serie è il dodicesimo, ma è proprio la lettura di tale volume che mi ha spinto a partire dall'inizio per conoscere nei dettagli tutto quello che c'era stato prima; avessi cominciato da L'occhio del mondo, mi sarei fermato al primo volume, dato che alternava momenti epici a momenti di stanca, perdendomi una storia ricca che però comincia veramente a ingranare dal terzo volume.

Questi sono giudizi soggettivi: altri hanno amato volumi che non sono stati apprezzati da me. Quindi non si può parlare di libri migliori in assoluto, dato che, anche se si riuscisse a essere obiettivi, occorrerebbe conoscere tutte le pubblicazioni fantasy realizzate; come altrimenti si potrebbe stilare una classifica affidabile non conoscendo delle opere? Pochi in Italia conoscono la trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay, eppure non ha nulla da invidiare alle opere finora citate, anzi, in molti aspetti ne è superiore.

In definitiva, seppur alle volte possa essere divertente perdersi dietro classifiche o quesiti del genere, e magari trovare spunti di riflessione, è preferibile non darci troppo peso perché sono elementi che lasciano il tempo che trovano. Meglio concentrarsi sul trovare letture che sappiano arricchire, perché non esiste un libro migliore in senso assoluto, ma esistono tanti buoni libri che sanno trasmettere tanti pensieri, riflessioni, emozioni.

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