Viaggi fantastici, avventure ed esplorazioni nella letteratura del Medio Evo

a cura di Josephine Livingstone

traduzione italiana a cura di Gianluca Turconi

Dal punto di vista del XXI secolo - in un'epoca di viaggi aerei e comunicazioni ad alta velocità - è facile immaginare che gli europei medievali non sapessero nulla del mondo che li circondava. La gente usa persino l'aggettivo "medievale" per indicare qualcuno che ha un aspetto arretrato e barbaro o un pensiero "insulare". Ma gli europei medievali erano in realtà profondamente impegnati nell'esplorare terre al di là dei propri confini. Spesso, questo impegno era più creativo che reale, svolgendosi in testi e mappe influenzati più dalla storia letteraria che dall'esperienza diretta. Ma esploratori e commercianti di quei tempi si sono comunque avventurati molto più lontano nello spazio globale di quanto il nostro stereotipo medievale suggerisca. E dai loro viaggi, reali e immaginari, hanno riportato forti influenze culturali.

Un Monopode dotato, come dice il nome, di un solo piede. Appartiene a una delle popolazioni descritte nei racconti di viaggi fantastici medievali - Immagini in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Chris 73

Un Monopode dotato, come dice il nome, di un solo piede. Appartiene a una delle popolazioni descritte nei racconti di viaggi fantastici medievali.

Il ruolo della narrativa e The Marvels of the East (Le Meraviglie dell'Oriente)

Tra le terre extraeuropee conosciute dai popoli medievali, l'India era probabilmente la più importante. Gli europei hanno tratto la maggior parte delle loro conoscenze sulle Indie dai resti della cultura greca che si era deteriorata nel corso dei secoli dalla fine del periodo classico, ma che era sopravvissuta in alcune opere latine. Il paradiso terrestre è stato reputato come esistente nei pressi dell'India, all'estremità orientale più lontana del mondo. Le storie su Alessandro Magno erano particolarmente popolari, essendo state tramandate dal periodo classico. Alessandro, il leader dell'antico regno greco di Macedonia nel IV secolo a.C., viaggiò notoriamente fino all'India alla ricerca del potere e di nuove terre. Molti manoscritti descrivono le sue battaglie e avventure con creature fantastiche.

Le fonti latine hanno dato agli scrittori medievali e ai cartografi una varietà di opzioni a cui attingere per descrivere le regioni del mondo. Questa serie di fonti, che non sempre erano d'accordo tra loro, consentivano ai nuovi scritti medievali di fondersi facilmente in una cultura già variegata. Scrittori come Gaio Giulio Solino del III secolo d.C., il quale attingeva alle opere di Plinio il Vecchio, incoraggiarono l'idea che l'Asia e l'Africa fossero luoghi molto caldi, pieni di mostri e persone strane: uomini senza naso o con piedi giganti per proteggerli dal sole oppure con la testa di cane, per esempio. The Marvels of the East (Le Meraviglie dell'Oriente), scritto in inglese antico, è uno dei testi che attinge a queste idee, così come a quelle che si trovano in un guazzabuglio di altre fonti latine. Conservato in tre manoscritti, tra cui il libro che contiene Beowulf, questo testo descrive e illustra una vasta gamma di persone e animali strani e magici. Qui troverete draghi, fenici e altre familiari creature leggendarie. Ma presenta anche persone che hanno la pelle "nera", insieme ad altre persone fantastiche che dormono accartocciate nelle loro enormi orecchie (N.d.T un probabile riferimento a popolazioni africane che deformavano per ragioni culturali i lobi delle orecchie). La visione medievale europea di persone di etnie diverse era spesso legata alla meraviglia, alla paura e alla finzione.

Racconti di viaggio medievali: I viaggi di Marco Polo in Asia e The Book di John Mandeville

Sebbene John Mandeville, Marco Polo e Odorico di Pordenone abbiano scritto tutti resoconti di viaggio in cui sostenevano di aver visto in prima persona un certo numero di popoli mostruosi, animali e pratiche culturali, l'autenticità di queste affermazioni è molto variabile.

Marco Polo, infatti, è stato testimone di ciò di cui ha scritto. Nel periodo medievale, alla famiglia Polo appartenevano alcuni dei più grandi viaggiatori europei in Asia. Marco si recò in Cina come diretta conseguenza di un precedente soggiorno del padre Niccolò e dello zio Maffeo, partiti da Costantinopoli nel 1260 per un'impresa commerciale di routine a Sudak, in Crimea. In seguito, accompagnarono una carovana in viaggio lungo il fiume Volga fino a Sarai, capitale di Barka Khan, signore dei mongoli occidentali e nipote di Gengis Khan. Nel 1262, rimasero bloccati nella regione a causa di una guerra. Mentre viaggiavano in quell'area, ricevettero la richiesta di un colloquio dal grande Kublai Khan, signore mongolo della Cina, il quale non aveva mai incontrato alcun europeo. Li incaricò di portare una lettera al Papa per chiedere che cento cristiani istruiti fossero inviati a corte come missionari. Le uniche due persone nominate per il compito si rifiutarono di andare, così presero Marco, che allora aveva diciassette anni. Tornò a Venezia solo ventiquattro anni dopo.

Nel suo Libro delle meraviglie del mondo, noto anche come I viaggi di Marco Polo e meglio ancora come Il Milione, Marco descrive molti dei mercati che attraversò in termini di stranezza dei costumi commerciali visti, suggerendo che fossero irragionevoli e difficili da comprendere. Accusa una popolazione braminica di superstizioni riguardo alla convinzione che le decisioni commerciali potessero essere influenzate dalla direzione da cui le tarantole entravano in una stanza. In uno dei momenti più interessanti, esprime la sua soddisfazione per l'uso della carta moneta alla corte del Khan. Marco Polo si presenta come una sorta di fantasioso ufficio di cambio, un veneziano cosmopolita rimasto in una corte straniera per sua scelta.

Il grande viaggiatore veneziano Marco Polo - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Nikola Smolenski

Il grande viaggiatore veneziano Marco Polo.

A differenza di Marco Polo, il "viaggiatore" medievale John Mandeville si crede non sia mai esistito. Nel testo estremamente popolare The Book of John Mandeville, lo scrittore afferma di essere un cavaliere inglese di St. Albans. Non ci sono prove, tuttavia, che suggeriscano la sua reale esistenza. Il suo "libro" contiene affermazioni in cui John Mandeville era un soldato dell'esercito del grande Khan che aveva viaggiato in lungo e in largo in Oriente. Lì, racconta il libro, si imbatté in ogni sorta di creature mostruose e persone strane, del tipo che potremmo riconoscere da Le Meraviglie dell'Oriente. Questo finto racconto di viaggio era così popolare che Leonardo da Vinci e Cristoforo Colombo consultarono entrambi delle copie dell'opera e la sua mancanza di autenticità non sembra aver fatto alcuna differenza nel recepimento del testo. Il libro sopravvive in ben trecento manoscritti ed è stato tradotto in almeno dieci lingue.

Nella vita dei veri popoli medievali, i viaggi globali rientrano tipicamente nelle categorie del pellegrinaggio religioso, della guerra (cioè i conflitti spesso chiamati crociate) o del commercio a lunga distanza. Dall'VIII al XV secolo d. C., circa, i commercianti veneziani detenevano un monopolio virtuale sul commercio con il Medio Oriente e l'Asia. Materiali come seta, erbe, spezie e droghe viaggiavano dall'Asia meridionale attraverso l'Oceano Indiano fino al Medio Oriente, dove i mercanti li trasportavano via terra in Europa. Nel frattempo, gli europei occidentali avevano intrapreso una serie di guerre contro i paesi musulmani, volte a limitare l'espansione dell'Islam e il potere dei suoi seguaci. Queste potenze europee inquadravano le loro guerre come conflitti spirituali: mandavano i loro soldati a reclamare la Terra Santa in mano ai musulmani. A lungo termine, il controllo musulmano di terre un tempo cristiane come la Palestina e la Siria è rimasto ben saldo.

Cartografia medievale e Mappae Mundi

Se una persona medievale avesse voluto intraprendere un lungo viaggio intercontinentale, ci si potrebbe inizialmente aspettare che avrebbe consultato un "globo" o mappamondo. Ma la maggior parte delle mappe medievali del mondo che sopravvivono oggi non furono progettate per i viaggi, ma contengono informazioni di interesse spirituale e immaginativo sul mondo. Alcuni dei più grandi esempi sono appesi nelle chiese, come la Mappa Mundi di Hereford che si trova ancora oggi nella cattedrale di quella città.

Ci sono diversi tipi di queste mappe del mondo che gli studiosi chiamano mappae mundi. Ne sopravvivono circa millecento esemplari, molto meno dei manoscritti letterari medievali che ancora abbiamo. Le mappe medievali hanno la parte superiore rivolta a est piuttosto che a nord, ed è per questo motivo che diciamo che una mappa è orientata (oriens è la parola latina per est).

La maggior parte delle mappae mundi sono versioni della forma noachide che prende il nome da Noè dell'Antico Testamento. Ogni continente era stato presumibilmente fondato dopo il Grande Diluvio dai tre figli di Noè - Shem, Japheth e Ham. Queste mappe sono note anche come la forma a ruota, tripartita o T-O, così chiamata perché il contorno del mondo è rappresentato all'interno del cerchio a forma di "O" che è diviso in tre continenti da una 'T' formata dai corsi d'acqua del Nilo, del Mediterraneo e del Don. Molte di queste mappe presentano solo questa forma a T-O, senza ulteriori scritte o disegni.

Poi ci sono le mappae mundi macrobiane, dal nome dello scrittore romano Macrobio, che dividono il mondo in zone climatiche. Queste mappe hanno un contenuto narrativo minore rispetto ad altri tipi di mappe medievali, ma le loro zone climatiche si collegano alle teorie medievali di razza, deterministiche dal punto di vista ambientale. L'idea che il sole abbia "bruciato" le pelli del popolo etiope rendendole di colore marrone, per esempio, è espressa nel vecchio racconto inglese dell'Esodo.

L'altamente complessa "Mappa Mundi" conservata nella cattedrale di Hereford, in Gran Bretagna - Immagine in pubblico dominio, fonte Wikimedia Commons, utente Alexrk2

L'altamente complessa "Mappa Mundi" conservata nella cattedrale di Hereford, in Gran Bretagna.

Le mappe del tipo Beatus XII, o mappe quadripartite, non sono affatto rotonde, sebbene alcune siano incluse in un cerchio, quanto piuttosto approssimativamente rettangolari, e mostrano i viaggi compiuti dagli Apostoli per evangelizzare il mondo.

Sopravvivono anche alcune grandi mappe che chiamiamo mappae mundi "complesse", compresa quella che si trova ancora nella cattedrale di Hereford. Queste mappe sono di solito basate a grandi linee sulla struttura T-O, ma sono piene di disegni, testi e altri dettagli che le fanno apparire più come enormi illustrazioni narrative che mappe come le conosciamo oggi.

Nel XIII secolo, uno studioso di St. Albans chiamato Matthew Paris creò un tipo di mappa completamente diverso. Egli non ha mai lasciato la Gran Bretagna, ma ha creato un documento che mostra un itinerario che va da Londra alla Palestina. La sua opera è in parte una mappa, in parte un documento spirituale e in parte una descrizione del viaggio. È anche un'opera ibrida di illustrazioni e testo. Sebbene il libro sia in un certo senso un viaggio per l'anima, contiene anche disegni di luoghi e cose reali, come castelli, colline e alberi.

Nessuna delle mappe medievali mette al centro l'Europa. Né le letterature "da viaggio" di scrittori medievali come John Mandeville paragonano esplicitamente altre culture ai costumi e ai modi di vita europei. Questo non significa che gli europei medievali non fossero etnocentrici o eurocentrici. Piuttosto la gente medievale pensava a sé stessa nello spazio globale in un modo che è sottilmente diverso dal nostro pensiero geografico. Le influenze della Bibbia e del pensiero classico sono state abbastanza forti da plasmare la visione che una persona medievale aveva di sé stessa nel mondo. Il confine tra il pensiero testuale e geografico su luoghi lontani sulla Terra era permeabile nel periodo medievale e il mondo era parte integrante della vita delle persone.

Notizie sull'autore

La dottoressa Josephine Livingstone fa parte dello staff culturale de The New Republic, noto magazine statunitense. Il suo dottorato è stato in letteratura medievale e studi postcoloniali, ricevuto dalla New York University nel 2015. La sua tesi di laurea si è concentrata su razza e paesaggio nella poesia e nelle mappe tardo medievali. Ha insegnato letteratura medievale a New York, ma ora si concentra sulla critica culturale. Scrive ancora spesso del periodo medievale, soprattutto nel contesto dell'alt-right, la destra alternativa statunitense.

Licenza del testo e altre informazioni di copyright

Il testo è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribution 4.0 International, © Josephine Livingstone. Traduzione italiana © 2019, Gianluca Turconi.

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